In evidenza

RICORDATI DI ME


RICORDATI DI ME

Charles Greenway, eminente predicatore e direttore per anni delle missioni europee delle Assemblee di Dio, è l’autore di questa predicazione. Quest’uomo, ormai andato avanti a noi per essere per sempre con il Signore, appartiene a quella grande schiera di servitori la cui vita consistente è un riferimento prezioso in un’epoca come questa, dove spesso la Parola di Dio è diluita e banalizzata dal desiderio di protagonismo e visibilità. Questa testimonianza incoraggia ad essere fedeli tino alla fine.

Ricorda che il Re dei re sta per venire. Questo che viviamo è il venerdì, il giorno dell’oscurità, della violenza, della guerra, della droga, della sofferenza, ma viene il giorno della domenica. Viene il giorno della resurrezione e noi finalmente andremo a casa. Più invecchio e più desidero tornare a casa. Ricordo, molti anni fa mi trovai in Lagos -Nigeria. C’erano bandiere dappertutto, addobbi alle finestre e musica per le strade. Chiesi ad una persona, perché tutti erano in festa e mi rispose che il re d’Inghilterra stava venendo in visita. Il re stava venendo e per molti giorni continuò la festa anche nei villaggi dell’interno e c’era- no grandi scritte sui muri: “Benvenuto al re”. E tutti gridavano battendo i tamburi: Il re viene”. Da quel giorno fino ad oggi ho avuto il grande desiderio di proclamare: “Il alio re viene”. Sì. un giorno da ogni tribù, da ogni nazionalità ogni luogo un grande esercito verrà cantando al Re dei re il canto dell’Agnello che li ha redenti. A colui che è. che era e che sarà gloria e onore per sempre. E tu lo stai aspettando con trepidazione?

A volte mi chiedo se non è diventato troppo comodo il nostro cristianesimo. Una volta predicavamo che Gesù poteva tornare stasera. Adesso non lo predichiamo più. Pensiamo che prima devono accadere certe cose secondo i nostri diagrammi escatologici. Mettiamo Dio in vari cicli dispensazionali e diciamo che ancora non verrà finché non si passano certi cicli. E i peccatori ascoltando dicono: “Meno male ho ancora tre cicli prima del Suo ritorno”. Voglio dirti stasera che non mi importa quello che fa la Russia o Israele, quando l’Evangelo sarà predicato – dice Gesù – io ritornerò. Il segno del Suo ritorno è quando il Vangelo sarà predicato fino all’estremità della terra. Quando Lui vorrà allora ritornerà, non quando io vorrò o un teologo deciderà.

Ditelo, predicatelo, cantatelo che il nostro Re tornerà e non tarderà. In Luca 22:19 Gesù spezzando il pane rese grazie e disse Questo è il mio corpo che io ho salvato per me stesso …” No. Disse: “Questo è il mio corpo dato per voi”, dato per essere colpito, ferito, ucciso, ma dato per voi. Tu devi qualcosa a Dio. Alcuni dicono: “Noi dobbiamo qualcosa a Dio.” No, noi dobbiamo a Lui ogni cosa, ogni cosa.

Il prezzo della nostra redenzione è stata la sua vita. L’unica risposta corretta da parte mia è dargli tutto di me, il mio tempo, le mie forze, il mio futuro. Ora devi ricordare che era l’ultima cena. Gesù aveva aspettato questo momento. Le ultime parole, si dice, sono le più importanti. Ora aveva chiesto forse al suo comitato di fare un grande programma. “Io vado … perciò scrivete 99 punti d’istruzioni. “Ora sarebbero rimasti soli con un grande programma. fare uno, due comitati, prendere le statistiche quanta gente c’è nel mondo, quanti giudei, irlandesi, italiani. Questo è ciò che noi facciamo. Mi ricordo quando i metodisti camminavano nella chiesa e gridavano: “Gloria a Dio!” Ora neppure noi pentecostali la facciamo più. Mi ricordo i presbiteriani che avevano un angolo dove trenta uomini accompagnavano la predica con dei solenni e fragorosi “aameeen”. Ora invece si sussurra appena un timido “alleluia” o “amen”. Gridavano e il predicatore doveva aspettare che il popolo dicesse aaameen”. Oh, se ci fosse qualcuno, dico spesso, che dice “amen” senza essere invitato a farlo.

Adesso dobbiamo dire tutto: alzati, siediti, applaudì al Signore, alza le mani. Dio mio; mi ricordo quando tutto questo fu perduto. Quando i metodisti smisero di dire “amen”, ora dicono al predicatore: “smetti in fretta che dobbiamo andare a casa”. Quando i presbiteriani persero la loro potenza ricorsero ai comitati composti dal dottor Tizio, dottor Caio, dottore che non sa nulla, e gli dissero: “fateci un programma che riporti di nuovo la presenza di Dio, gli alleluia e gli amen”, ma più programmano e più perdono potenza. Perché quello che avevano non veniva dai comitati, ma dalle loro ginocchia, dai loro sacrifici, dalle loro decisioni, veniva dall’alto, non da un ufficio.

Signore aiutaci! Vieni Spirito Santo, muovi ancora una volta! Signore usaci!

A volte combatto nel mio cuore la battaglia, conosco la verità e sono stanco dei giochi di chiesa, stanco di essere commosso e mai cambiato. Abbiamo dimenticato la parola: “Vieni presto Signore Gesù!” Questo veniva detto quando i figli di Dio venivano perseguitati e uccisi e gridavano: “Vieni presto Signore Gesù!” Ora viviamo in un mondo comodo e programmato. Parlare di sofferenza è superato. Ora predichiamo un Vangelo positivo senza dolori e senza battaglie. Eppure era dal dolore e sofferenza che i nostri fratelli gridavano: MARANATHA. “Questo è il mio corpo” … il suo corpo era senza bellezza, non era simpatica la crocifissione; era sfigurato affinché io fossi bello, povero affinché io fossi ricco, egli fu prostrato affinché io fossi elevato. Lui ha dato liberamente. Io sono stanco di cercare di convincere le persone a consacrarsi e sacrificarsi. Fratelli, nessuno ha preso da Gesù, egli diede sé stesso liberamente. Perché non diamo allora noi stessi? Parlavo stasera con il fratello Perna. Tutti e due sappiamo che ci resta poco tempo, siamo vecchi, presto la nostra generazione sarà passata. Però abbiamo detto: “nel profondo del cuore sappiamo che la vita che Gesù ci ha dato noi l’abbiamo data»”. Sulla mia tomba desidero solo queste parole: “Il Maestro ha dato, Egli ha dato”.

Gesù sempre ci dice: “RICORDATI di ME”. Quando vengono prove, crisi e malattie e la tempesta si fa intensa e tu sei nei guai, egli ti dice: “RICORDATI di ME”. Quando ti senti di non farcela più, e tutti arriviamo a questo punto prima o dopo, il Signore ti dice: “RICORDATI di ME”. Due settimane fa stavo predicando a 500 giovani pastori e mi chiedevano: “Dicci, fratello Greenway, qual è la cosa più grande che ti è successa?” Certo, sono tante, e non saprei a 80 anni cosa dire, se non che sono grato per ogni singolo giorno e mentre mi avvicino alla fine dico MARANATHA, e mi sento felice soprattutto per una cosa: non sono venuto meno, non mi sono fermato. Per favore, non venir meno, non soccombere, non togliere le mani dall’aratro! Gesù non si è fermato. Egli ha ancora più perdono di quanti peccati tu hai, ha più guarigione di tutte le tue malattie, ha più provvidenza di tutti i tuoi bisogni. Tutto ciò che devi fare è “RICORDATI DI ME”. In Isaia 49:14,15 dice alla natura di esultare perché l’Eterno ha pietà dei suoi afflitti. Israele dice: “Il Signore mi ha dimenticata.” Ma dice il Signore: “Anche se una madre che allatta il suo figlio si dimentica di lui, io non ti dimenticherò. Ecco io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani.”

Anticamente i marinai che passavano anni via da casa si tatuavano i nomi dei loro figli o moglie’ sulle mani. A volte in mezzo al mare in tempesta in situazioni angosciose guardavano le loro mani e dicevano: “Tieni duro perché questo bambino mi ama, sì, vivrò e cercherò di ritornare per te”. Dio dice: “Io ho scolpito il tuo nome nelle mie mani.” Oh, continua! Non importa qual è la tua tempesta solo RICORDA che egli ti ama. Egli ti desidera. Nell’ultima cena disse: “Ho grandemente desiderato mangiare questa pasqua con voi.” “Ricordati di me” – dice il Signore. Tu che sei ammalato, tu che hai figli lontani, tu che hai grandi difficoltà economiche.

“Ricordati di me”, – dice il Signore quando tutte le altre cose ti avranno deluso e abbandonato. Tanti anni fa mi trovavo in una capanna di fango in Africa (DAHOMEY). Eravamo bloccati da tre giorni mangiando sardine in scatola seduti attorno a un fuoco. Non sopporto le sardine in scatola. Eravamo bagnati di sudore, tormentati dalle zanzare giorno e notte e il diavolo ci diceva: Non ce la fai, torna indietro, lascia perdere.” Ma davanti a me Gesù diceva: “Vieni, seguimi e ti porterò fino a casa.” Ricordati, Lui ti porterà fino a casa. Il Dahomey era una nazione al 99% mussulmana e mi dicevano: “Greenway, non riuscirai mai ad avere una chiesa qui e io rispondevo: “Grazie a Dio che non avrò mai la mia chiesa, ma solo la Sua.” Gesù ha detto: “Io edificherò la mia chiesa.” Grazie a Dio abbiamo avuto la prima chiesa in quella nazione, abbiamo visto le prime conversioni e battesimi di Spirito Santo, perché ci siamo ricordati di Lui. Non venir meno, solo ricordati di Gesù!

In evidenza

VINCERE LA PAURA PER MEZZO DELL’INTIMITÀ CON DIO

Download PDF

Dio non ci ha dato uno spirito di  paura, ma di forza, di amore e di disciplina (2Timoteo 1:7).

Dopo avere appreso in che modo Davide vinse le sue debolezze, oggi vediamo come vinse le paure. Prima di parlare di lui, però, il pastore esamina alcuni elementi della vita di Gesù, che pure sperimentò situazioni che Lo esponevano alla paura.

Nella Sua vita Gesù subì tremende opposizioni e dai Vangeli emerge come il Padre Gli parlava e Lo confortava. Da essi risulta che con voce udibile Gli parlò solo tre volte: la prima in occasione del battesimo, la seconda sul monte della trasfigurazione, la terza prima che morisse.

Quando Giovanni Battista Lo battezzò nelle acque del fiume Giordano tutti poterono udire la voce del Padre proveniente dal cielo che diceva «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3:17), dopo di che lo Spirito Lo portò nel deserto, dove  sarebbe stato tentato da satana e dove avrebbe vissuto uno dei Suoi momenti più difficili della Sua vita. Evidentemente  con quelle parole il Padre aveva voluto rassicurarLo del Suo amore e della Sua presenza, aveva voluto rafforzare la Sua intimità con Lui e fortificarLo affinché potesse vincere le tentazioni e le prove imminenti.

Attraverso la Sua presenza, infatti, il Padre ci trasmette la Sua gioia e con essa la forza per superare le avversità, per cui, quando stiamo male ‘dentro’ abbiamo bisogno di andare a Lui e acquistare la forza necessaria per far fronte alle situazioni di pericolo che il nemico cerca sempre di farci incontrare nel cammino della vita e che hanno l’effetto di impaurirci e paralizzarci.

A questo punto il pastore fa riferimento alle profezie bibliche riguardanti gli ultimi tempi che annunciano eventi così paurosi che metteranno a dura prova le fede dei credenti.

Nel Vangelo di Luca leggiamo come Gesù descrive il dramma del giudizio divino su Gerusalemme, dovuto al fatto di avere rigettato il Messia, e l’attività demoniaca degli ultimi tempi.

Luca 21:20 «Ora, quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate che allora la sua desolazione è vicina. 21 Allora, coloro che sono nella Giudea fuggano sui monti; e coloro che sono in città se ne allontanino; e coloro che sono nei campi non entrino in essa. 22 Poiché questi sono giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte siano adempiute. 23 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni, perché vi sarà grande avversità nel paese e ira su questo popolo. 24 Ed essi cadranno sotto il taglio della spada, e saranno condotti prigionieri fra tutte le nazioni; e Gerusalemme sarà calpestata dai gentili, finché i tempi dei gentili siano compiuti». 25 «E vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli, nello smarrimento al fragore del mare e dei flutti; 26 gli uomini verranno meno dalla paura e dall’attesa delle cose che si abbatteranno sul mondo, perché le potenze dei cieli saranno scrollate. 27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nuvola con potenza e grande gloria. 28 Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, guardate in alto e alzate le vostre teste, perché la vostra redenzione è vicina».

In questa profezia sono da riconoscere due parti: la prima (vv. 20-24), che fa riferimento al giudizio su Israele e alla distruzione di Gerusalemme, si è realizzata nel 70 d.C., circa quarant’ani dopo la morte di Gesù, ed è immagine degli eventi che avverranno negli ultimi tempi; la seconda fa riferimento all’attività demoniaca che si manifesterà nella fase finale della storia umana e che produrrà angoscia, paura e smarrimento.

Nell’anno 70 d.C., dopo un lungo assedio iniziato nel 66, l’esercito romano guidato dal futuro imperatore Tito Flavio Vespasiano conquistò Gerusalemme e il conflitto si concluse nel 73 con la caduta di Masada, dove permaneva un residuo di resistenza.

A questo punto il pastore Lirio cita ciò che scrisse lo storico ebreo filoromano Giuseppe Flavio, attendibile in quanto non cristiano, la cui narrazione conferma la realizzazione della profezia. Egli sintetizza così l’avvenimento: “ La città [di Gerusalemme] venne abbattuta dalla rivoluzione, poi i Romani abbatterono la rivoluzione, che era molto più forte delle sue mura; e di questa disgrazia si potrebbe attribuirne la causa all’odio di chi si trovava al suo interno, ai Romani il merito di aver ripristinato la giustizia. Ma ognuno può pensarla come crede, vedendo come accaddero i fatti realmente”.

Durante l’assedio i Romani soffrirono per la mancanza di acqua, la cui fonte era lontana e di scarsa qualità; lo stesso Tito venne colpito alla spalla sinistra da una pietra in modo così grave che ebbe problemi al braccio sinistro per il resto della vita; alcuni soldati romani, depressi a causa del lungo assedio, disertarono. Alla fine l’armata romana ebbe la meglio e s’impadronì di Gerusalemme. La città e il suo tempio furono distrutti e ancor oggi gli Ebrei, nell’annuale festa ebraica della Tisha BeAv, ricordano la distruzione del principale tempio ebraico, mentre l’HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Arco_di_Tito” \o “Arco di Tito”arco di Tito fu eretto a Roma per celebrare il trionfo del generale romano.

Nel Vangelo di Matteo si legge ciò che disse Gesù riguardo alla terribile tribolazione che ci sarà negli ultimi tempi, la peggiore di tutta la storia umana.

Matteo 24:21 perché allora vi sarà una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora né mai più vi sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

La Chiesa di Cristo sarà esposta alla paura, anche gli uomini verranno meno per  la paura (Luca 21:26). Chi ci proteggerà da essa?

Premesso che esiste una paura legittima e positiva che aiuta a scampare qualche pericolo incombente, è da dire che esiste anche una paura patologica.

Il primo a sperimentarla  fu Adamo dopo essere caduto nel peccato. La Scrittura dice che egli ebbe paura e si nascose. Ma cos’era accaduto? Si era allontanato da Dio e dal Suo amore!

Anche Davide ebbe paura quando seppe che tremila uomini gli davano la caccia per ucciderlo, ma come reagì? Nel pericolo non permise alla paura di schiacciarlo e salmeggiava, perché aveva una fiducia incrollabile nel Signore. Nel Salmo 27 testimonia la sua fiducia in Dio.

 27:1 [Salmo di Davide.] L’Eterno è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? L’Eterno è la roccaforte della mia vita; di chi avrò paura? 2 Quando i malvagi, miei nemici ed avversari, mi hanno assalito per divorare la mia carne, essi stessi hanno vacillato e sono caduti. 3 Anche se si accampasse un esercito contro di me, il mio cuore non avrebbe paura; anche se scoppiasse una guerra contro di me, anche allora avrei fiducia. :4 Una cosa ho chiesto all’Eterno e quella cerco: di dimorare nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell’Eterno e ammirare il suo tempio. 5 Perché nel giorno dell’avversità egli mi nasconderà nella sua tenda, mi occulterà nel luogo segreto della sua dimora, mi leverà in alto sopra una roccia. 6 E ora il mio capo s’innalzerà sui miei nemici che mi accerchiano, e offrirò nella sua dimora sacrifici con grida di giubilo; canterò e celebrerò le lodi dell’Eterno. 7 O Eterno, ascolta la mia voce, quando grido a te; abbi pietà di me e rispondimi. 8 Il mio cuore mi dice da parte tua: «Cercate la mia faccia». Cerco la tua faccia, o Eterno.

Davide e Gesù vinsero entrambi la paura cercando la faccia di Dio, la comunione e l’intimità col Padre. 

Salmi 27:13 Oh, se non fossi stato certo di vedere la bontà dell’Eterno nella terra dei viventi! 14 Spera fermamente nell’Eterno; sii forte, si rinfranchi il tuo cuore; spera fermamente nell’Eterno.

Davide era sicuro dell’amore di Dio e ci esorta a sperare in Lui e da Lui trarre forza.

Proverbi 29:25 La paura dell’uomo costituisce un laccio, ma chi confida nell’Eterno è al sicuro.

Questo versetto afferma che avere la rivelazione dell’amore incondizionato del Padre allontana la paura dalla nostra vita.

Gesù era così sicuro dell’amore del Padre che poté affermare:

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa  (Giovanni 3:35); 

Poté dichiarare che tutto quello che diceva e che faceva si basava sull’amore del Padre.

Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa; e gli mostrerà opere più grandi di queste, affinché voi ne siate meravigliati (Giovanni 5:20).

Quando fu arrestato, i discepoli Lo abbandonarono e per paura di essere coinvolti nella persecuzione fuggirono.

Marco 14:47 E uno dei presenti trasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli recise un orecchio. 48 Allora Gesù, rispondendo, disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? 49 Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». 50 Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti.

Giovanni fu l’unico dei discepoli ad avere la piena rivelazione di essere amato da Dio e ai piedi della croce, oltre alle donne: Maria, madre di Gesù, sua sorella e Maria di Magdala, c’era solo lui. In lui l’amore di Dio prevalse sulla paura. Dov’erano finiti tutti gli altri?  Erano fuggiti … per paura!

Giovanni 19:25 Or presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria Maddalena. 26 Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l’accolse in casa sua.

Viene evidenziato che il popolo pentecostale dovrebbe essere il più coraggioso, perché ripieno di Spirito Santo

Romani 5:5 Or la speranza non confonde, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Romani 8:39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

La salvezza degli uomini è nata nel cuore di Dio, il quale ha tanto amato il mondo che, mentre eravamo peccatori e Suoi nemici, ha dato il Suo umico Figlio a morire sulle croce al posto nostro. Per riceverla è necessaria solo una cosa: credere in Lui, nel Suo amore, nella Sua grazia, nel Suo perdono.

Giovanni 3:16 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Romani 5:8 Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Oggi il mondo è pieno di paure, anche molti credenti ne sono attanagliati. La paura allontana dalla fiducia in Dio e abbassa la qualità della vita. Ogni età ha le sue paure, ma la cura di tutte è una sola: l’intimità con Dio e il Suo amore perfetto che le caccia via!  Preghiamo, affinché Dio accresca la rivelazione del Suo amore incondizionato per noi, perché il livello della nostra paura dipende dal livello della rivelazione che abbiamo del Suo amore, non possiamo riceverne  più di quanto crediamo di riceverne. La nostra fede è l’unica cosa che può limitarlo.

1Giovanni 4:16 E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore, e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui. 17 In questo l’amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo.

Dovè lo spirito

Il libro di Roberto Bracco

PERCHE’ E’ NATO QUESTO LIBRO.
Mi trovo qui, dietro la mia scrivania in lotta con le riflessioni che affluiscono disordinate e copiose alla mia mente. Il mio cuore è aggravato da un peso che non mi schiaccia, non mi uccide, ma suscita uno spasimo ministeriale dentro di me… lo Spirito, lo Spirito… dov’è lo Spirito?
Gli occhi miei vagano lontano; seguo il cammino dei figliuoli di Dio di questa generazione, sono gruppi, sono comunità, comunità vicine, comunità lontane… lo Spirito, lo Spirito… dov’è lo Spirito?
Mi sembra che come Lot si separò e si allontanò da Abramo così la chiesa si è separata e si è allontanata dallo Spirito. Non soltanto separata, ma anche allontanata; i passi di questa moltitudine in cammino sembrano volti nella pianura di Sodoma e Gomorra, agli estremi limiti del mondo.
Vedo programmi, vedo attività vedo un servizio che ferve; ma dov’è lo Spirito? Tutti coloro che si muovono o che si agitano pretendono di interpretare un piano divino, un ordine di Dio, ma io vedo che Dio è assente dalle loro opere e dai loro programmi.
Non lo hanno atteso e non lo hanno interrogato e quello che essi compiono non è stato preparato da Lui, guidato da Lui, voluto da Lui. Lo Spirito è assente! E’ presente la vita religiosa, la vita ecclesiastica, ma è assente la vita spirituale e tutto quello che viene prodotto porta il segno inconfondibile del formalismo e dell’esteriorità.
Dovrei chiudere gli occhi per non vedere quali sono gli scopi immediati che vengono perseguiti da questa folla di zelanti operai; è troppo evidente quel che vogliono quel che cercano perché troppo chiaramente ripetono il loro nome e presentano le loro rivendicazioni.
Vogliono esaltare loro stessi, bramano conquistare posizioni e privilegi umani, ma più di questo, mi ripugna l’oltraggio che essi hanno consumato e consumano contro lo Spirito. Lo Spirito è stato espulso, non può più manifestare la Sua presenza ed esprimere la Sua volontà; ormai è stato sostituito, sostituito completamente.
La moltitudine cammina, si allontana; si allontana dallo Spirito. Ormai esiste l’organizzazione, esistono schemi liturgici, esiste tecnica ministeriale; ormai la chiesa è anche approvata dal mondo… perché aspettare lo Spirito, dipendere dallo Spirito?
Lo Spirito conduce per strade pericolose ed impone programmi che sanno di. sovversivismo per il mondo; perché affrontare ancora questi impervi sentieri antichi? Lo Spirito esige di essere atteso, invocato, assecondato; perché consumare anche oggi del tempo p r e z i o s o nelle camere segrete che ci allontanano dell’attività e dalla notorietà?
Non è forse più importante lavorare che attendere? Non conosciamo abbastanza quel che c’è da fare e come dobbiamo farlo? Queste domande salgono dalle moltitudini in cammino e in movimento, ormai tutti sono saggi, tutti conoscono il proprio compito, tutti sanno come formulare programmi personali e collettivi, ma dov’è lo Spirito?
Evangelizzazione senza Spirito, adorazione senza Spirito, programmi senza Spirito, assistenza senza Spirito; c’è tutto, ma manca lo Spirito.
La folla non sembra accorgersi di questa assenza; è soddisfatta, compiaciuta del proprio lavoro e della propria posizione, ma mentre io la guardo non posso fare a meno di chiedermi: Questa moltitudine che cammina gioiosamente verso le case murate e stabili di Sodoma è ancora cristiana? Il sentiero che essa calca con tanta soddisfazione è veramente il sentiero di Dio? Le opere che compiono con visibile compiacimento sono le opere dell’Eterno?
Io sto qui, dietro la mia scrivania e perciò posso rispondere soltanto ai fogli che stanno davanti a me. Vorrei gridare la mia risposta direttamente alla moltitudine, a tutta la moltitudine, ma io sto qui nel mio silenzioso ufficio circondato soltanto dai miei chiassosi pensieri.
Mentre rispondo e scrivo, le parole fluiscono ed i termini s’intrecciano; sembra che un unico tema venga calcato e ricalcato, ma nel guardare da vicino si può vedere , che quel ritornare sopra parole e frasi ha un solo scopo: quello di sottolineare certi aspetti particolari di quello che è realmente «un unico tema»: l’assenza dello Spirito, la presenza della carne.
Esorto perciò ad esercitare pazienza perché se la lettura di questo scritto obbliga a ritornare sovente sulle medesime parole, non è senza uno scopo preciso.
Possa, Iddio far seguire, a questa lettura, una potente effusione di Spirito sopra quanti si volgeranno con fede rinnovata verso Lui.
Chiedo anche tolleranza per questo veloce susseguirsi di frasi, di pensieri: sono stati gettati giù in fretta, proprio come appunti che devono segnare concetti che attraversano rapidamente la mente e tutto questo lavoro è soltanto il lavoro di ore dense di spasimo e di meditazione.
LOT ED ABRAMO SI SEPARARONO
Nelle loro vene scorre sempre quel medesimo sangue che li fa parenti, ed Abramo continua e continuerà ancora ad amare Lot, a lottare per Lot, a pregare per Lot, ma sono giunti all’inevitabile: la separazione.
Neanche Ismaele ed Isacco che pur sono fratelli, figli d’un medesimo padre, potranno stare assieme: «Quel che è generato secondo la carne non può legare per sempre la propria vita a quel che è generato secondo la promessa, secondo lo Spirito».
Per un tempo possono anche stare uniti, camminare assieme, ma essi si muovono fatalmente verso la separazione.
Lot sceglie la sua strada; la sceglie guidato dai «suoi occhi» cioè dai suoi sensi carnali ed Abramo rimane nella sua strada, la strada di Dio che precedentemente ha scelto per fede. Lot calcola, valuta; le sue considerazioni sono umane e contingenti; Abramo rimane sereno nella contemplazione di una visione eterna.
Possiamo osservare che Lot finisce col perdere «ogni cosa» e questo dopo aver trascorsa una vita di oppressione, turbamento e pericolo, mentre Abramo conserva tutte le benedizioni del tempo e dell’eternità, ma questa osservazione è la gratuita e logica anticipazione di ogni separazione nella vita dello Spirito.
Quando la vita religiosa porta in superficie i suoi fenomeni principali e si verifica la grande separazione fra Lot ed Abramo, cioè fra vita formale e vita sostanziale, si può subito anticipare la conclusione e la conseguenza della separazione ed affermare che la vita formale che è poi la vita della carne sia pure sul piano religioso, è condannata all’infelicità, quell’infelicità che viene dalla comunione con Sodoma e Gomorra, cioè con il mondo e con il peccato ed alla fine è condannata alla perdita delle benedizioni divine. La vita sostanziale e cioè la vita della fede o, meglio ancora, la vita dello Spirito è destinata a quella felicità temporale ed eterna che scaturisce dalle benedizioni sempre presenti e sempre in aumento dove è anche presente Iddio con la Sua luce e la Sua verità.
Ma seguiamo ancora il nostro episodio: Da questo punto noi possiamo guardare a Lot come all’uomo che non «conosce» più lo Spirito e quindi possiamo fare di Lot il simbolo di ogni movimento religioso che acquista indipendenza «dallo» Spirito.
Lot era prima sotto la tutela, sotto l’autorità e sotto la guida di Abramo, ma ora è indipendente dal suo grande congiunto; può scegliere la sua strada, può formulare e seguire i suoi programmi.
Purtroppo ora i suoi programmi devono anche assecondare i desideri di una moglie ribelle, incredula ed avara e forse, più tardi, si dovranno anche uniformare alle direttive di due generi scettici e profani…, ma è inevitabile perché avviene sempre così: Nel giorno che un movimento, una chiesa, un popolo si separano dal ministero dello Spirito, appare anche l’indipendenza «dallo Spirito» e, inevitabilmente, la dipendenza o la sottomissione alle più perniciose influenze carnali e peccaminose.
Abbiamo visto molte volte un popolo soggiogato alla volontà espressa dalle correnti più tenebrose del mondo religioso; profeti e dottori sono stati posti in silenzio e sopra i pulpiti hanno ricevuto posto ed onore soltanto quei predicatori che erano disposti e pronti ad assecondare gli appetiti insani di un popolo sviato. La moglie di Lot, i generi di Lot anche oggi, come in tutti i secoli, sanno ed hanno saputo esprimere la propria volontà ed esercitare la propria influenza.
Naturalmente questo non poteva avvenire quando Lot camminava con Abramo, ma ormai Lot è solo, Lot è libero, Lot può muovere i suoi passi anche lontano dalla terra benedetta promessa da Dio.
Guardate alle chiese e ai movimenti che vivono estranei alla vita dello Spirito, che non la conoscono più; sono liberi, indipendenti nella loro gabbia dorata. Non conoscano più l’autorità e la guida dello Spirito, possono andare dove vogliono e fare quello che vogliono, ma sono divenuti schiavi delle influenze che nascono dal proprio seno e, soprattutto, sono divenuti schiavi dei calcoli umani, delle tendenze naturali, delle inclinazioni infernali.
Il ministero disciplinare è stato posto in silenzio; Geremia giace nel suo pozzo di fango, Amos è stato posto in fuga dal cortigiano del re, Giovanni Battista è incatenato nella torre di Macheronte… ormai si può camminare tranquillamente nella valle verdeggiante, verso le città di riposo: Sodoma e Gomorra attendono Lot e tutti i seguaci di Lot.
Le mie pecore « mi seguitano » dirà più tardi il Sommo Pastore, ricordando con queste parole una legge divina incisa nell’eternità: Le pecore seguono il pastore, i puri seguono il ministero spirituale, i sinceri seguono i servi dell’Eterno; ma Lot non segue più Abramo, egli ha scelto la strada più facile, più comoda. Non ha più il peso d’una autorità spirituale che lo domina, e può seguire il sentiero dell’indipendenza, che è il sentiero della schiavitù.
Osservare Lot nelle sue esperienze significa seguire passo passo tutti coloro che si identificano con lui e crediamo perciò di aver detto già abbastanza senza aver detto molto: lontano da Abramo, nel godimento di una libertà che è schiavitù e di un’indipendenza che è soggezione, Lot, assieme a tutti i suoi figli d’ogni generazione e d’ogni secolo, calca fino in fondo il sentiero della separazione… dalla vera benedizione e dalla vera luce.
Esaurito il rapidissimo esame della sorte di Lot, possiamo tornare al punto centrale del complesso problema: la separazione. Perché avviene la separazione fra il vecchio e fedele patriarca e suo nipote?
Il testo biblico ci risponde: a causa delle liti fra i servi dell’uno ed i servi dell’altro o fra i pastori dell’uno e fra i pastori dell’altro. La risposta è significativa perché ci dice che il conflitto nasce sempre nel servizio, nel ministero, ma sorvoliamo questo particolare e fermiamoci ad esaminare un lato ancora più importante della complessa questione spirituale.
La separazione è motivata dai conflitti esistenti, forse tollerati per molto tempo da ambedue, ma da chi è realmente voluta?
Anche qui il testo biblico sembra esprime la propria dichiarazione per dirci che è Abramo a prendere l’iniziativa ed a proporre al nipote la necessaria separazione. E veramente è Abramo a parlare; egli vuol troncare il conflitto e vuol comporre l’incompatibilità in maniera pacifica, ma non è difficile comprendere che il vecchio servo di Dio è profondamente addolorato della circostanza; egli ama Lot e vuole il bene di Lot.
Abramo infatti affronta il problema come un uomo di pace e di giustizia che è pronto a compiere qualsiasi atto di rinuncia a favore della pace e della giustizia. Scegli pure, dice al suo giovane nipote, tutta la terra è davanti a te… e Lot sceglie.
La verità è sempre pronta ad affrontare il sacrificio e la rinuncia anche a favore di un calcolo umano che forse è stato covato lungamente nell’intimità. Molti, attraverso i secoli, hanno criticato il contegno del padre del prodigo che fu pronto ad accogliere l’illegale richiesta del figlio amante della libertà, e noi potremmo anche criticare l’azione di Abramo che abbandona alle voglie del nipote le modalità di una separazione, ma ricordiamoci che la verità e la giustizia sono sempre pronte alla rinuncia.
Se un biasimo deve essere espresso, questo deve andare al giovane figliuolo che pretese anticipatamente la propria eredità per usarla in maniera dissoluta, oppure deve andare a quel Lot che raccolse l’amore pacifico del suo congiunto ed approfittò di esso a proprio esclusivo beneficio. Ma così avvenne e così avviene e noi possiamo assistere, qualche volta meravigliati, allo spettacolo di una separazione che vede i giusti, i puri sacrificati a beneficio dei novelli candidati di Sodoma.
Lo Spirito non contende, non lotta, ma segue il cammino celeste… e quindi possiamo concludere che la separazione deve essere imputata soltanto a colui che seppe trarre beneficio da essa, a colui cioè che l’aveva forse lungamente desiderata e minuziosamente prevista attraverso un
tenebroso calcolo umano che alla fine però, come tutti i calcoli umani, risultò tragicamente errato.
Questa conclusione ci porta col pensiero ad un’esperienza moderna vissuta da una chiesa di una grande città americana. Anche li si verificò una dolorosa separazione ed anche li un vecchio Abramo fu sacrificato a beneficio di un giovane Lot che con calcolata prepotenza riuscì ad usurpare locale di culto, arredamento, beni.
Molti esortarono caldamente il vecchio servitore a resistere all’invadente congiunto, ma egli rispose a tutti: Lasciamogli ogni cosa ed allontaniamoci senza contese, con mani pure, con mani alzate.
Anche questa volta l’incauto Lot proseguì la sua strada fino alla distruzione totale dei beni usurpati e della sua vita stessa ed anche questa volta il vecchio Abramo continuò il cammino sotto la pioggia delle benedizioni divine che produssero per lui e per coloro che erano con lui le ricchezze del cielo.
Lo Spirito sceglie sentieri spirituali, ed usa armi spirituali: non vuole la separazione, ma l’accetta come una circostanza fatale e in essa manifesta soltanto la propria essenza: pace, giustizia, amore.
Non sarebbe stato possibile evitare la penosa separazione? Certamente, ma soltanto a prezzo di sottomissione. Il problema dipendeva esclusivamente da Lot; egli doveva essere disposto a mettere se stesso, la sua famiglia, i suoi servi sotto la completa dipendenza di Abramo.
Doveva essere disposto a mortificare i desideri intimi del suo cuore e a far tacere le voci e le influenze dei suoi impuri congiunti; ma egli non fu disposto a pagare questo prezzo e la separazione si rese necessaria, assolutamente necessaria.
Anche oggi le separazioni sono rese inevitabili da coloro che dovrebbero stare sottoposti al ministero dello Spirito ed invece palesano la libertà della carne fino al punto di permettere la nascita e lo sviluppo dei più dolorosi conflitti. Essi non sanno riconoscere e rispettare l’autorità dei conduttori dati da Dio, e questo in conseguenza anche dei sentimenti intimi della loro vita carnale: hanno già Sodoma nel cuore ed ascoltano ogni giorno la voce di una donna che si è resa tristemente famosa «per aver guardato indietro». Per questi novelli Lot la separazione è la liberazione, è il coronamento dei propri sogni, è il raggiungimento delle proprie mete!
La separazione si sarebbe potuta evitare, ma perché evitarla quando nella separazione la carne si può alfine sciogliere dalle restrizioni imposte sia pure indirettamente dallo Spirito?
Abramo ama ancora Lot, intercede per Lot, ma Lot pensa a fabbricare case nel cuore stesso dell’inferno.
E noi incontriamo Lot ad ogni passo, ma dov’è oggi Abramo? Eppure Abramo c’è perché se Iddio non avesse un «piccolo rimanente», saremmo tutti come Sodoma e Gomorra. Egli non si trova nella valle verdeggiante, non cammina verso le città stabili, le città murate, ma è ancora nomade pellegrino sotto tende in movimento.
Non è facile incontrare Abramo se lo cerchiamo dove c’è la folla plaudente; non è facile cercare Abramo se lo cerchiamo dove c’è il mondo chiassoso e brulicante… egli è ancora un pellegrino perché il sentiero dello Spirito guida il credente lontano dai luoghi e dalle cose che offendono la sensibilità di Dio.
Non lasciamoci ingannare dalle ricchezze di Lot, dal vigore giovanile di Lot, dalle mille iniziative e dai mille programmi di Lot… cerchiamo Abramo, cerchiamolo lontano da un mondo religioso che è soltanto apparentemente spirituale, cerchiamolo dove le realtà non sono state surrogate, cerchiamolo soprattutto dove c’è ancora Iddio in tutta la Sua presenza, in tutta la Sua volontà.
VITA RELIGIOSA E VITA SPIRITUALE
Vita religiosa non vuol dire sempre vita spirituale; dove è presente la liturgia, la dottrina, l’organizzazione ecclesiastica è anche presente la vita religiosa, ma non sempre nel mezzo di queste cose esiste la vita spirituale.
La vita religiosa si può materializzare come tante altre manifestazioni di vita, ed anzi la tendenza più naturale dell’uomo è quella di sottrarre la vita religiosa dal dominio e dalla potenza dello Spirito.
La ragione di questa tendenza è facilmente comprensibile: Nella vita spirituale l’uomo rappresenta soltanto un elemento inerte, subordinato, si potrebbe addirittura dire accessorio; nella vita materiale l’uomo rappresenta invece un elemento attivo e cosciente che domina e controlla tutti o quasi tutti i fenomeni.
L’uomo preferisce essere un dominatore e non un dominato perché preferisce vivere sul piedistallo della propria esaltazione piuttosto che nel ricetto del proprio annichilamento. Per questa ragione la vita religiosa si differenzia dalla vita spirituale e s’incontra più spesso e più in abbondanza di questa.
Ci sono tante religioni nel mondo e quindi ci sono tante diverse forme di vita religiosa, ma sostanzialmente una forma equivale l’altra come una religione s’avvicina ad un’altra religione. Questa verità vale purtroppo anche in relazione alle molteplici confessioni cristiane; le forme religiose anche qui sono varie e sono diverse, ma praticamente s’incontrano e s’identificano.
Una differenza profonda, una differenza d’essenza non esiste fra le varie forme di vita religiosa, ma soltanto fra vita religiosa intesa nel senso abusato di questo termine e vita spirituale. Formalismo ecclesiastico denominato in un modo o formalismo ecclesiastico denominato in un modo diverso è sempre formalismo ecclesiastico e le eventuali varietà di metodo o di schemi non possono distruggere o modificare la sostanza reale della cosa.
Infatti la liturgia di una denominazione si differenzia quasi sempre da quella di una denominazione diversa, ma quando la liturgia è unicamente formalità religiosa la differenza è soltanto apparente. Qualche volta anche la dottrina di un movimento è in conflitto e presenta differenze con la dottrina di un altro movimento, ma quando la dottrina è soltanto una filosofia religiosa, un’idea astratta, una teoria, le due dottrine sostanzialmente si equivalgono.
Chiamarsi di un nome o di un altro; appartenere ad un movimento, ad una chiesa, ad una denominazione non significa affatto vivere una vita spirituale. Etichette cristiane ce ne sono in notevole quantità e di molteplici colori, ma le etichette non creano il contenuto del vaso, neanche se sono le etichette più seducenti o più impegnative. Ricordiamoci che oggi i nomi
tendono a trasformarsi in termini vuoti, privi di significato e noi possiamo incontrare facilmente espressioni come «cristiano», «evangelico», «santo» che non vengono affatto attribuiti ad uomini o movimenti cristiani, evangelici o santi. Per questa ragione l’apostolo Paolo ricordava ai «suoi giorni» che non tutti coloro che si chiamavano israeliti erano veramente israeliti.
Quindi la vita religiosa spesso è soltanto una falsificazione della vita spirituale. Si presenta sotto i nomi più impegnativi e con quei nomi vuol far credere di possedere le più grandiose e gloriose realtà spirituali, ma purtroppo dietro le etichette, le denominazioni, gli articoli di fede, presenta soltanto il vuoto più desolante e l’aridità più opprimente.
Un servo di Dio affermava anni indietro che molti cristiani «non sono più quello che dicono di essere e non credono più a quello che dicono di credere…» Questi cristiani vivono una vita religiosa e sono ancora membri di una denominazione, hanno anche un credo ed una dottrina, ma tutto è falso, tutto è vuoto, tutto è formale, tutto è esteriore.!”
Che cosa è venuto meno nella loro vita? Che cosa, che cosa ha trasformato la vita spirituale in vita religiosa?
La risposta non è difficile perché non è difficile individuare la causa del fenomeno. La chiesa ha dimenticato od ha trascurato un elemento fondamentale di vita: lo Spirito! La trascuranza ha prodotto la tragica metamorfosi perché un orciuolo d’olio, un piccolo orciuolo d’olio di riserva può determinare una grande differenza fra cinque vergini avvedute e cinque vergini stolte o negligenti. Un popolo religioso. può essere nettamente distinto in rapporto a questo unico trascurato elemento. La chiesa che possiede l’olio è la chiesa che realmente può accendere la propria lampada, che realmente è pronta per l’incontro desiderato, che realmente può entrare nel festino nuziale, ma la chiesa che non possiede il piccolo orciuolo è la chiesa che soltanto apparentemente vive la sua vita spirituale.
Vita spirituale vuol dire vita con lo Spirito. Lo Spirito suscita, muove, regola la vita; tutto nasce dallo Spirito, tutto si compie con lo Spirito, tutto ha uno scopo ed un fine nello Spirito.
Nella vita spirituale infatti il credente trova il proprio principio e la propria sussistenza, soltanto nello Spirito e perciò dire che sta in comunione con lo Spirito è dire meno della realtà e dell’esperienza. Lo Spirito ed il credente, od il credente e lo Spirito cercano e trovano la realizzazione di una compenetrazione che giunga
veramente all’assorbimento dell’umano nel divino. Il credente si muove nelle sfere dello Spirito; vive nel cielo e siede nel cielo in Colui per il Quale gli sono stati aperti i tesori del Regno spirituale.
Lo Spirito, in altre parole, diviene per lui veramente il «Paracletos» che è ad uno stesso tempo, il Difensore, l’Animatore e il Consigliere. Difensore, Animatore, Consigliere: è utile considerare questi attributi che ci vengono suggeriti dal nome stesso dello Spirito.
«Difensore»: Nella vita spirituale il credente pone la propria personalità e la propria professione di fede sotto l’autorità legale dello Spirito Santo; il difensore divino parla per lui, imposta i programmi di difesa e sviluppa tutti i temi relativi ai cimenti giudiziari del protetto.
«Animatore»: Lo Spirito Santo solleva, incoraggia, conforta, consola ed il credente che vive una vita spirituale, non ha bisogno di altri mezzi per ritemprare le proprie energie perché ha ogni cosa nello Spirito e dallo Spirito.
«Consigliere»: Il Paracletos suggerisce, guida, consiglia perché il credente, nella vita spirituale, non ha nessuna reale competenza per agire nelle sfere soprannaturali e quindi può essere reso idoneo per compiere le sue azioni soltanto dallo Spirito.
Nel linguaggio classico dell’antichità «Paracletos» era il nome dato all’avvocato della difesa e cioè a colui che aveva la nobile missione di incoraggiare, consigliare ed alfine difendere fino al punto di fare propria la causa dell’imputato. Se Cristo ha promesso l’assistenza dello Spirito presentando lo Spirito stesso con questo nome, dobbiamo accettare che nella vita cristiana lo Spirito non può essere considerato un accessorio marginale; i credenti devono ricevere lo Spirito e sottoporre loro stessi allo Spirito.
Essi sono dei «carcerati», ma hanno un «Paracletos» che è tutto per loro e a questo difensore celeste affidano la loro vita perché sia guidata, consigliata, incoraggiata, difesa. Nella vita spirituale quindi lo Spirito è tutto ed il credente è un debole sottoposto che dipende da Lui e riceve ogni cosa da Lui: dallo Spirito « riceve » gioia e coraggio, dallo Spirito «dipendono» programmi, parole, azioni e dallo Spirito soltanto «dipendono» le grandi battaglie e i grandi cimenti. Tutto viene dalla potenza dello Spirito e si conclude nella potenza dello Spirito.
Può avvenire, qualche volta, che la vita cristiana di una chiesa o di un credente risulta priva di elementi spettacolari e clamorosi, ma non per questo cessa di essere vita soprannaturale, cioè vita spirituale. Nelle piccole, come nelle grandi cose, tutto viene dallo Spirito e porta il segno inconfondibile dello Spirito.
Lo Spirito è tutto; è il fiume stesso della gloria di Dio che porta il credente, abbandonato ad Esso, come un fragile detrito e lo porta verso le sponde eterne della luce e della verità.
La vita spirituale si differenzia dalla vita religiosa per le condizioni che impone ed è utile ricordare che la sottomissione a queste condizioni è indispensabile per poter vivere fuori dalle vane forme religiose. Non si può vivere una vita spirituale, infatti, se non si possiede lo Spirito e se manca un amore ardente per lo Spirito.
Ma c’è anche un’altra condizione fondamentale posta per poter vivere una reale vita spirituale e questa è la santificazione, cioè la separazione dal peccato, la separazione dal mondo, la separazione dalla natura umana.
Il mondo è uno dei più fieri nemici dello Spirito perciò è scritto che «chi si vuole rendere amico del mondo si rende nemico di Dio». Dove il mondo è accolto, lo Spirito è espulso e quindi nessuno può vivere una vita spirituale e mantenere comunione con il mondo.
Quando la Scrittura ci parla del «mondo» presenta davanti a noi il quadro di tutte le cose che possono rappresentare un antagonismo con lo Spirito: «il presente secolo» «mammona», «la superbia della vita», «la vanità e la gloria umana», «la moda ed i facili piaceri». Il mondo contiene tutte queste cose e tutte queste cose fanno il mondo. Avere relazione e comunione con queste cose significa escludere lo Spirito dalla propria vita perché queste cose e lo Spirito sono in perenne conflitto.
La vita spirituale si è rarefatta nel seno della cristianità, proprio in conseguenza della tragica circostanza che il mondo è entrato nelle chiese, nelle case e nella vita dei cristiani. E’ difficile incontrare credenti che sappiano resistere agli allettamenti della moda o alla tentazione delle ricchezze; è difficile che le consuetudini del mondo e che i piaceri del mondo siano oggi banditi come pericolose manifestazioni, dalla chiesa del Signore. Il mondo vive nella chiesa e la chiesa non vive più nello Spirito, ma assieme al mondo.
La vita religiosa invece si può vivere anche assieme al mondo; è possibile conciliare, accordare i più diversi elementi perché in fondo la vita religiosa è una creazione umana e, come tutte le creazioni umane, non conosce regole fisse e leggi stabili, ma tutto viene sistemato mediante una legge di adattamento e di opportunità.
Vita spirituale vuol dire separazione, separazione dal mondo ed anche separazione dal peccato e dalla natura umana; il male, l’orgoglio, la presunzione, la saggezza umana, la prudenza terrena, la diligenza ed il fervore umano sono tutti elementi contrari allo Spirito. Questi elementi possono esistere ed esistono in larga misura nella vita religiosa, ma non possono esistere e sono incompatibili con la vita spirituale.
Possiamo incontrare uomini molto religiosi, molto ferventi, molto zelanti; uomini sempre attivi, sempre pronti per compiere opere ecclesiastiche… che
non hanno il più piccolo grado di spiritualità. Sono guidati da loro stessi, ispirati dalla propria mente, stimolati dal proprio zelo naturale; essi sono gli avversari più decisi dello Spirito o almeno sono tanto ostili allo Spirito quanto quelli che vivono e si corrompono nei peccati della loro carne.
Lo Spirito esige una sottomissione che sia un arrendimento totale, un’umiltà che sia annichilimento completo. Lo Spirito vuole essere amato, cercato, invocato e non può quindi benedire la vita di coloro che non hanno tempo o non sentono il bisogno di cercarLo continuamente; si può affermare che nella vita religiosa esiste un assurdo: si prega senza cercare lo Spirito; non soltanto manca la guida e l’intervento dello Spirito nella preghiera, ma manca anche l’invocazione dello Spirito a mezzo della preghiera. Preghiere formali, meccaniche, che fanno parte di un bagaglio di vanità perché costituiscono l’ipocrita vestimento di un popolo che vuole apparire spirituale mentre è soltanto religioso nel senso più superficiale di questo termine abusato.
L’antitesi fra queste due diverse ed opposte forme di vita appare quindi come un fenomeno interiore; all’esterno, ove esistono le manifestazioni visibili, può anche presentare un’identità di fisionomia, ma all’interno, nella sede dei sentimenti e delle realtà spirituali, il contrasto si delinea in tutta la sua vivacità. E’ vero, ripetiamo, le due forme di vita possono manifestare delle somiglianze esteriori, ma non possono mai conciliare la divergenza che nasce dal fatto che l’una è suscitata dallo Spirito, è alimentata dallo Spirito, è controllata dallo Spirito e si evolve e si sviluppa nella volontà dello Spirito, mentre l’altra raggiunge i suoi effetti esclusivamente con i mezzi e gli stimoli di una causa naturale od umana.
E’ ovvio che la differenza sostanziale non esiste soltanto in relazione all’uomo e al tempo, ma esiste anche in relazione a Dio e all’eternità. La vita religiosa non è gradita a Dio e non è approvata da Dio; la vita religiosa non produce frutti che rimangano per l’eternità.
La vita spirituale invece è la vita stessa dello Spirito e perciò è la vita di Dio, la vita benedetta in Dio, la vita glorificata oltre il tempo, nell’eternità.
Quest’ultima considerazione dovrebbe bastarci per misurare con lo sguardo della fede l’abisso che separa la vita religiosa dalla vita spirituale. A che vale professare una confessione di fede e vivere una regola ecclesiastica se questi elementi non conducono la nostra anima verso Dio e verso la gloria?
Perché questa distanza abissale possa apparire chiaramente a tutti, desideriamo ripetere i termini del problema o definire ancora le caratteristiche del fenomeno affinché la conclusione possa dare enfasi a quanto esposto precedentemente. Affermiamo: La vita religiosa è quel genere di vita manifestata da quelle organizzazioni ecclesiastiche o da quegli individui religiosi che posseggono tutti gli elementi esteriori del
servizio, del culto, della dottrina, senza possedere però lo Spirito o, meglio ancora, senza essere posseduti dallo Spirito.
La vita spirituale invece è la vita dell’organismo cristiano: « la chiesa ». E’ una vita che trova la sua causa ed i suoi effetti nello Spirito. Non c’è servizio all’infuori di quello voluto e guidato dallo Spirito; non c’è culto oltre quello suscitato e reso dallo Spirito; non ci sono azioni, non ci sono parole, non ci sono programmi ispirati da calcoli umani, saggezze umane, prudenze umane: tutto nasce dallo Spirito, si muove nello Spirito, si conclude in Dio.
Per questa ragione vita religiosa possiamo incontrarne in larga misura, perché l’uomo «nell’idolatrare se stesso» ha saputo approfittare anche del piedistallo della religione, ma vita spirituale non può, non potrà mai essere trovata in abbondanza perché essa esiste soltanto dove la personalità umana è stata sconfitta dalla reale potenza della grazia di Dio, e dove lo Spirito può manifestare la Sua presenza in maniera sovrana.
LA PRESENZA DI DIO
Dio riempie l’universo e quindi è logico che sia presente ove si trovi. Cristo è dovunque e perciò è naturale che sia anche lì, dove tu sei.
Il Padre, il Figlio, lo Spirito non possono mancare e sono sensibilmente manifesti soprattutto dove due o tre sono raccolti per adorare e pregare nel nome di Cristo.
Eppure tu puoi vivere, puoi agire, puoi anche predicare o salmeggiare senza entrare vivamente in questa realtà.
Che vale sapere che Dio è presente se io non ricevo e non vivo la Sua presenza in me?
A che giova conoscere la promessa del Redentore, se io, assieme ai miei fratelli, non Gli offro un posto d’onore alla mia tavola, nel mio lavoro, nella mia adorazione?
Ma tu non hai bisogno della presenza di Dio, anzi la presenza di Dio ti sembra una cosa» molesta, forse perché ti obbliga ad inginocchiarti e ti costringe ad abbandonarti come una foglia gialla al volteggiare del vento. Non ti sembra decoroso sacrificare la tua dignità liturgica alla volontà, talvolta incomprensibile, dello Spirito o della presenza di Dio.
La tua simpatia va tutta verso Mical, figliuola di Saul, che seppe sprezzare il proprio marito, il re, l’unto di Dio; il coraggio e la dignità umana di quella donna ti conquistano perché anche tu condividi il suo sentimento. Danzare, profetizzare seduto a terra, gridare di forza davanti a Dio, apparire in preda all’ebbrezza, parlare lingue misteriose, magnificare Dio in una esaltazione mistica: queste cose possono essere seguite soltanto da coloro che si lasciano prendere da accessi di riprovevole fanatismo; almeno così pensi, nel seguire le tue rigide concezioni di conservatore delle più castigate vedute ecclesiastiche.
Ma tu non ti accorgi che quel che persegui non è l’ordine armonico della vita spirituale, ma il formalismo liturgico; tu allontani la presenza di Dio e ti allontani dalla presenza di Dio. Le realtà spirituali che derivano dalla presenza sensibile dell’Eterno si distaccano, si distanziano e finiscono col perdersi fra le nebbie dei concetti intellettuali; quel che era concreto diventa astratto, quel che apparteneva al mondo delle esperienze sensibili, si trasforma in una teoria vuota, fredda, incerta.
Tu prosegui la tua strada senza Dio e sempre più lontano da Dio perché hai saputo riempire i vuoti con i tuoi poveri mezzucci organizzativi. Li hai saputi riempire soltanto apparentemente perché nessun surrogato può compensare la presenza di Dio, ma tu sei soddisfatto e assieme a te sono soddisfatti coloro che ti seguono.
Nel mondo religioso ogni maestro trova discepoli ed ogni dottrina raccoglie assertori e quindi è logico che anche tu abbia saputo reclutare un popolo disposto a rinunciare alla presenza di Dio. Stavano assieme agli altri, a coloro che volevano Dio, ma già possedevano intimamente il desiderio di evadere per rifugiarsi in una chiesa, cioè in un’altra chiesa, in una liturgia, in una organizzazione che avessero offerto quella tranquillità bramata. Sono stati esauditi e assieme a te godono ormai i favori del mondo, lontani da una vita di esuberanza spirituale che non può essere sempre compresa dal mondo e approvata dal mondo.
La tua anima però langue perché è stata privata della presenza di Dio. Il paradosso vive in te: la tua personalità religiosa-sociale gode, è soddisfatta e la tua anima s’indebolisce quotidianamente, consumata dall’anemia spirituale. Credi di aver conseguito progressi meravigliosi, di aver compiuto passi giganteschi e invece tutti quegli elementi «puerili» che hai eliminato, tutti quegli eccessi di «fanatismo religioso » che hai soppressi rappresentavano il nutrimento della tua vita interiore perché erano la manifestazione della presenza di Dio.
Io guardo alla tua vita, soprattutto alla tua attività religiosa e piango. Tu fai tutto nel «nome del Signore» e rifiuti la Sua presenza; tu pretendi di parlare per Lui e di agire come Suo servo e non ti curi di ascoltarLo e di farti guidare dalla Sua voce. Tu ripeti continuamente che Egli è presente, ma vivi ogni ora e in ogni azione senza sentirLo. Tu celebri l’eccellenza della Sua personalità, ma fai tutto quel che fai senza sottomettere l’opera tua a Lui.
Che vale sapere che Egli è lì? Che vale affermare le dichiarazioni e le promesse dell’Evangelo?
Se il Padre, il Figlio e lo Spirito non entrano sensibilmente nella nostra vita e non trasformano le nostre azioni in azioni divine e soprannaturali, ogni affermazione si trasforma in vuota e vana teoria religiosa.
FALSO MINISTERO
I secoli non riusciranno mai ad eliminare quei pericolosi individui che vogliono esercitare un ministero che non hanno ricevuto dal cielo. Core, Datan, Abiraín, sono scesi vivi nell’inferno, ma il loro spirito è presente in mezzo al popolo del Signore e si manifesta attraverso la vita di tutti coloro che considerano il servizio spirituale come un’occasione di esaltazione umana.
Il vero servo dell’Eterno compie umilmente il proprio servizio perché è consapevole della vocazione alla quale è stato chiamato; egli avverte le proprie responsabilità di fronte a Dio e le assume onestamente nell’assolvimento del suo compito. L’opinione degli uomini non ha molto valore per l’uomo che è stato chiamato da Dio al ministero e le circostanze, buone o cattive, non possono avere un’influenza sul suo lavoro: egli è servo di Dio e serve Iddio nell’adempimento del compito ricevuto.
Colui che non è stato chiamato da Dio si preoccupa dell’opinione degli uomini e si preoccupa delle circostanze perché è stimolato al servizio soltanto dalle sue considerazioni e dai suoi calcoli e quindi sente il bisogno dell’applauso, del consenso; sente il bisogno di conseguire vantaggi che comunque possano soddisfare le sue esigenze.
I falsi ministri sono pericolosi, estremamente pericolosi a danno dei veri ministri perché, sempre, ciò che è generato secondo la carne costituisce un pericolo per quello che è generato secondo lo Spirito.
Il pericolo è rappresentato dalla posizione che questi novelli Core possono assumere nel seno del popolo di Dio; posizione di invadente preminenza capace di ostacolare ed anche paralizzare l’opera del ministero spirituale. Non dimentichiamoci, infatti, che il popolo, frequentemente, è disposto a mettersi più dalla parte degli usurpatori che non degli eredi legittimi del ministero.
Core come Absalom; Abimelec come Seba, Imeneo come Diotrefe hanno trovato e troveranno sempre largo consenso nel seno del popolo che anzi vedrà e troverà in questi conduttori delle caratteristiche più corrispondenti alle esigenze comuni delle masse.
Ardimento, franchezza, bellezza naturale, capacità organizzative, energia e tante altre doti capaci di far presa sopra le masse non sono mancate e non mancheranno nella schiera degli usurpatori, ed essi riusciranno sempre a rendersi simpatici a quelle folle poco abituate a discernere le realtà dello Spirito.
Due ministeri in conflitto: uno autentico l’altro falso, uno spirituale e l’altro animale e cioè uno da Dio e l’altro dall’uomo, costringeranno i veri servitori
ad esercitare un lavoro spirituale ostacolato continuamente dalla potenza e dalla prepotenza della carne.
Il pericolo è esistente anche oggi ed è esistente nella stessa misura del passato e tutte le chiese possono essere travolte e frantumate da esso, perché quando diciamo che la «carne e lo Spirito» «sono ripugnanti l’una all’altro» diciamo anche che il ministerio vero è insidiato e combattuto dal ministerio falso. Parlatori, organizzatori, falsi conduttori che sentono una vocazione artificiale e che quindi si muovono ed agiscono per falso zelo, sono esistiti ed esistono in misura sempre maggiore ed il popolo segue incoscientemente questi capitani di cartone che conducono la chiesa verso una falsa spiritualità, una falsa santità, un falso servizio.
Perché negare che la maggior parte delle competizioni o delle concorrenze ministeriali che si verificano nelle chiese sono il risultato diretto di questo eterno conflitto? Molti e molti che non hanno altro desiderio all’infuori di quello di emergere; che non hanno altro traguardo oltre quello del proprio prestigio e che forse non hanno altro programma all’infuori di quello del proprio vantaggio personale, cercano di dare la scalata alle più brillanti posizioni ministeriali non escludendo, naturalmente, da questa loro competizione i mezzi meno leciti e le azioni meno spirituali.
Quando questo avviene, ed avviene spesso, riesce difficile ai ministri, ai veri ministri, far udire la voce del loro messaggio e compiere l’opera del loro ministerio. Il popolo si lascia travolgere facilmente dalla babele religiosa e si lascia sviare dalle luminose vie dello Spirito.
Sviamento è una parola forte, ma non possiamo negare che seguire falsi conduttori è sviamento, ascoltare falsi messaggi è sviamento, permettere false profezie, false preghiere, false testimonianze è sviamento e purtroppo in questi giorni il popolo accetta la strada dello sviamento come la più comoda, la più pacifica.
Si potrà forse anche udir ripetere «gloria, gloria»; si potranno anche vedere programmi e progressi… ma, ma tutto sarà ugualmente sviamento, perché conseguito fuori della «via di Dio».
Soltanto un ritorno al ministerio; al ministero vero, unto da Dio, guidato da Dio, potrà riportare il popolo sul sentiero giusto. Coloro che dichiarano di «sentirsi chiamati» a compiere l’opera del ministero, dovranno dimostrare che la loro «sensazione» viene realmente da Dio perché non ogni sensazione, rende legittima l’azione che si compie nel servizio del Signore; molti, troppi fra coloro che si «sentono», accettano per buona una sensazione che è generata esclusivamente dalla loro natura umana e carnale.
Il popolo deve seguire quei servitori che realmente «si sentono chiamati», ma chiamati da Dio e confermati da Dio ad ogni passo del servizio; le loro parole devono far udire la voce dello Spirito e la loro attività deve riflettere la presenza dell’Eterno.
Forse sarà necessario accettare la lotta contro l’invadenza della carne; bisognerà, probabilmente, sbarrare il passo a tanti affettuosi e simpatici Absalom, ma il popolo dovrà tornare, tornare al ministero vero dello Spirito.
Molte, moltissime posizioni dovranno essere riesaminate e molti programmi riveduti e rivoluzionati; i titoli ecclesiastici, le cariche onorifiche, le elezioni artificiali dovranno essere incenerite perché soltanto le vocazioni spirituali, le chiamate di Dio possano rimanere e giganteggiare nell’opera del ministero.
In quel giorno anche l’esercizio del culto, nell’opera del ministero, dovrà conoscere una profonda revisione i doni dello Spirito e la guida dello Spirito dovranno riprendere il loro posto ed espellere definitivamente dalla chiesa tante azioni stereotipate e meccaniche prive di qualsiasi unzione divina e vuote di qualsiasi guida spirituale. Le competizioni comunitarie tenute oggi per registrare il maggior numero di preghiere o di testimonianze, dovranno scomparire a vantaggio di un servizio armonizzato e controllato dallo Spirito Santo. Dobbiamo dire: Basta, si, basta a tutte quelle cose poste falsamente sotto la divina autorità dello Spirito Santo; turiamo la bocca a questi falsi parlatori e fermiamo i passi a questi falsi ministri che guastano e paralizzano l’opera del vero ministero spirituale.
Nelle azioni del ministero dobbiamo essere assolutamente certi che tutto corrisponda al modello della Scrittura e che tutto, altresì, proceda dalla presenza diretta dello Spirito. Dalla chiesa devono essere eliminati e devono scomparire quegli elementi umani che si sono introdotti per soddisfare programmi umani e non soltanto perciò deve essere smascherato il ministero falso, ma devono anche essere coraggiosamente denunciate quelle attività che non hanno nessun fondamento biblico e che vengono ugualmente esercitate dal popolo cristiano in sostituzione dei doni dello Spirito e del ministero dello Spirito.
Il formalismo che ha fossilizzato molto chiese è il risultato diretto della assurda sostituzione. Tutto si compie e si ripete in maniera uniforme e meccanica e questo monotono dialogo liturgico produce inesorabilmente il risultato di addormentare un popolo che non vive più nell’ansiosa attesa dello Spirito perché segue una regola ecclesiastica rigidamente codificata.
Auspichiamoci l’azione coraggiosa di quei servi di Dio capaci di puntare severamente l’indice contro i grandi ed i piccoli Core, per giudicarli e condannarli nella potenza dell’autorità del ministero e auspichiamoci anche l’azione coraggiosa di quei credenti che sappiano accendere un falò con tutti
i manuali di liturgia ecclesiastica. In conclusione auspichiamoci che lo Spirito torni a soffiare per conferire potenza al ministero e vita, vita carismatica a tutta la chiesa cristiana.
A COLUI CHE NON CONOSCE LO SPIRITO
Tu hai problemi ecclesiastici, ma non hai problemi spirituali.
Non distingui più la differenza che esiste fra organizzazione religiosa e organismo spirituale.
Nel ministero hai sostituita la guida dello Spirito con la tua formazione tecnica. Nella vita religiosa il formalismo dottrinale, morale, liturgico hanno preso il posto della potenza dello Spirito. Quando dici che vuoi adorare, sai soltanto far sentire le tue parole e le tue melodie o sai soltanto presentare le tue emozioni, ma non sai più condurre la tua anima a Dio.
Non distingui, non conosci, non discerni: tutti i programmi ti entusiasmano, tutti i metodi ti conquistano, tutti ti vincono, quando programmi, metodi e morali sono profani.
Credi ormai fermamente che la lettera valga quanto lo Spirito, e che gli sforzi umani e le imprese carnali siano tanto preziose quanto lo sono i fenomeni spirituali.
Il tuo cristianesimo si è cristallizzato, formalizzato, umanizzato. Ci sono in esso tutti gli elementi che ti possono conciliare il mondo, la carne ed anche l’inferno… se l’inferno ti combatte ancora lo fa soltanto per giuocarti l’ultima beffa, quella dell’illusione.
C’è molta saggezza, c’è molta prudenza, ci sono molti calcoli nella tua vita, ma lo Spirito non c’è più; è ormai il «grande assente» per te!
La tua politica religiosa, la tua amministrazione ecclesiastica, la tua organizzazione cultuale e missionaria rappresentano gli obbrobriosi «dagon» che sono stati eretti davanti alla gloria di Dio. Eppure essi stanno ritti ed il popolo, sempre amante delle forme smaglianti, è anche disposto ad osannare davanti ad esse, come un giorno levò gli osanna davanti al brillante e prezioso vitello offerto dall’accondiscendente Aronne.
Tu credi che questi «osanna » siano una conferma divina al tuo ministero e non ti accorgi che essi sono soltanto l’espressione folle di una cecità spirituale. Coloro che inneggiano al tuo cristianesimo fossilizzato, inneggiano alla tua caduta, alla tua condanna.
Lo Spirito non è più presente nella tua vita e non è neanche più presente nelle tue opere e nei tuoi programmi ma tu non sai dolertene perché non sai più distinguere le realtà dell’universo spirituale. Sei orfano, ma non lo sai e la solitudine che è stata riempita da te in maniera artificiosa non riesce a farti sentire il peso della tua infelicità.
Uomo religioso, non hai lo Spirito eppure non sai piangere la tua povertà.
MIRACOLI E MIRACOLI
I miracoli che si verificavano ai giorni di Gesù erano così evidenti che s’imponevano al riconoscimento degli amici e dei nemici. Nessuno poteva negare o diminuire quello che avveniva perché il fenomeno appariva chiaramente, in tutta la sua soprannaturale manifestazione.
Il miracolo era miracolo, cioè era l’evidente dimostrazione di una potenza capace d’imporsi alla natura e a tutte le leggi di essa. Gli avversari potevano forse insinuare che la potenza manifestata veniva dall’inferno e non da Dio, potevano anche calunniare Colui che l’aveva messa in azione, potevano osservare che quella potenza era stata manifestata in opposizione ai loro principi e ai loro metodi liturgici, ma non potevano assolutamente negarla; essa era lì, vibrante, brillante, evidente nel miracolo compiuto.
La potenza di Cristo poteva giustamente essere definita «manifestazione evidente dello Spirito»; c’erano i miracoli perché c’era lo Spirito e lo Spirito agiva in tutta la potenza della Sua personalità. Quando c’è lo Spirito e lo Spirito si può muovere incontrastatamente, ci sono i miracoli, ma quando lo Spirito è assente o è contrastato dalla metodologia umana, i miracoli cessano. Naturalmente quando diciamo che cessano, diciamo che cessano i miracoli veri, quelli evidenti, quelli che devono essere riconosciuti ed ammessi anche dagli avversari, mentre purtroppo incominciano ad apparire le sostituzioni, i surrogati, le falsificazioni.
Non dimentichiamoci infatti la tragica realtà della vita moderna; vita convulsa che genera stati nevrotici e nevrastenici. Questa vita di emozioni violente può sempre subire metamorfosi sotto la spinta di suggestioni o di emozioni nuove e può quindi essere sempre trattata con abili accorgimenti psicologici. Quando un’emozione o una suggestione modificano uno stato fisico che era stato prodotto da altra emozione o suggestione, l’apparente miracolo si verifica, ma in realtà nulla di soprannaturale è avvenuto e se la guarigione è evidente, è evidente soltanto al soggetto che la esperimenta e che è stato unico testimone di due condizioni connesse più con il suo psichismo che non con il suo organismo.
Possiamo anche congratularci con il metodo psicologico che ha saputo produrre un’emozione o ha saputo esercitare un’influenza benefica con la forza della suggestione, ma non possiamo assolutamente ammettere che esso impersonifica la persona e l’opera dello Spirito Santo. Non soltanto non l’impersonifica, ma la sostituisce e cioè la rigetta e quindi molti ministeri religiosi di questi giorni oltre ad ignorare l’opera e la guida dello Spirito, si oppongono ad Esso nella manifestazione d’un metodo che può essere definito scientifico, forse igienico, ma non spirituale.
Naturalmente questi ministeri incontrano ugualmente il favore popolare: le masse amano le emozioni e perciò accettano volentieri coloro
che le sanno suscitare. Osservate quale popolarità ottengono i grandi attori o i grandi sportivi; non è tutto questo la conseguenza logica dei gusti interiori delle folle? Ebbene anche le folle religiose, purtroppo, hanno spesso questi gusti e si sentono naturalmente attratti da quei ministri o da quei ministeri -che ignorano lo Spirito, ma che sanno suscitare ed alimentare le più vivaci emozioni.
Un pio servo di Dio diceva un giorno: – Vorrei esaminare i risultati di molte campagne evangelistiche di questi tempi e particolarmente vorrei esaminare i risultati delle così dette campagne di guarigione divina, ma vorrei esaminarli alla distanza di alcuni mesi per vedere se realmente tutti i dati notificati o sbandierati hanno potuto resistere alla prova del tempo e meglio ancora a quella del mutamento delle circostanze.
Anche noi ci permettiamo di formulare lo stesso desiderio, perché purtroppo molte volte siamo stati delusi dall’ostentata pubblicità che è stata fatta intorno ad una serie di miracoli e guarigioni che poi sono risultati miracoli di menzogna e guarigioni immaginarie. Noi crediamo ai miracoli e crediamo che «l’epoca dei miracoli non è passata», ma crediamo anche che i miracoli autentici si possono verificare esclusivamente in un’atmosfera spirituale e per la potenza dello Spirito. Eccitare una folla e tentare un’opera di suggestione religiosa non è uguale a creare un abbiente «saturo della potenza di Dio» per lasciare allo Spirito tutta la Sua onnipotente autorità; tutti e dovunque possono compiere una operazione di natura psicologica, ma soltanto i ministri costituiti da Dio possono esercitare il mandato spirituale nei modi e nei tempi stabiliti dallo Eterno.
Oggi molti di questi ministri specializzati ripetono: «Siete già tutti guariti; forse la guarigione non è ancora visibile, ma la esperimenterete gradatamente…». Sono frasi pronunziate a folle in parte deluse; sembra quasi che si voglia prolungare nel tempo l’azione dell’emozione perché questa continui ad esercitare una influenza sul soggetto anche dopo la riunione, ma soprattutto sembra che si voglia affermare che la potenza divina sia un’entità astratta che noi possiamo anche ricevere senza vedere, sentire, conoscere… No! I passi biblici che vengono citati per avvalorare questa dottrina non si esprimono affatto a favore di essa: il miracolo è miracolo, la guarigione è guarigione e quando il miracolo e la guarigione si verificano, non abbiamo bisogno che altri ci convincano, perché siamo convinti da noi stessi per l’evidenza di quel che abbiamo realizzato mediante la potenza divina. Perché palparsi, muoversi; perché essere sottoposti ad un fuoco di fila di domande pressanti ed imbarazzanti? Quando siamo miracolati, guariti, sentiamo e vediamo in noi l’azione soprannaturale della potenza dello Spirito.
E non soltanto la vediamo noi, ma la vedono tutti in noi, perché essa appare come una chiara manifestazione della gloria di Dio e anche se la guarigione è relativa ad una infermità intima, invisibile, non rimane nascosta, perché l’evidenza di essa traspare da tutta la nostra personalità.
Non vogliamo poi dimenticare che i miracoli non sono costituiti soltanto dalle guarigioni, ma che essi includono tutte quelle azioni nelle quali avviene il superamento delle leggi naturali; il mutamento dell’acqua in vino, la moltiplicazione dei pani, la tempesta domata, il fico seccato sono miracoli al pari della guarigione del cieco e della purificazione del lebbroso; e noi crediamo che quando lo Spirito è presente e lo Spirito si muove liberamente, ci sono insieme alle guarigioni od oltre le guarigioni, anche le operazioni di potenza, perché le une e le altre sono ugualmente presentate dalla Scrittura nel catalogo dei doni dello Spirito.
Insomma, il soprannaturale deve diventare naturale nel ministero, ma si deve vedere chiaramente che quello che il ministero compie naturalmente è una realtà soprannaturale. Il ministro non deve mai apparire un abile parlatore dotato di profonda forza di convinzione, cioè una specie di illusionista, ma deve apparire come un autentico strumento di Dio, cioè come un canale della potenza divina.
In una meravigliosa atmosfera soprannaturale i miracoli devono nascere come frutti normali del ministero cristiano e devono essere così chiari, così inequivocabili da non poter essere posti in dubbio o smentiti neanche dagli avversari più accaniti del cristianesimo. Nel libro degli Atti troviamo scritto: «Iddio faceva dei miracoli straordinari per le mani di Paolo…» (Atti 19:11); non soltanto miracoli, ma miracoli straordinari, perché i discepoli di Cristo possono compiere opere maggiori di quelle che Cristo stesso ha operate.
Oggi non è difficile incontrare un cristianesimo in miniatura, un ministero in miniatura, ma è difficile incontrare un ministero corrispondente alle promesse di Cristo. Ci sono uomini che sanno sfoggiare uno spiegamento di organizzazione e di mezzi pubblicitari capaci di conquistare l’interesse di una intera città; uomini che promettono il cielo, la potenza, la guarigione, i miracoli… ; le folle curiose e bisognose corrono, ma dietro ai mezzi, alla pubblicità, alle promesse non trovano nulla o quasi nulla.
Noi pensiamo che dove ci sono veramente i miracoli non siano necessari neanche i mezzi umani e la pubblicità moderna; i grandi complessi organizzativi sono in loro stessi una dimostrazione di debolezza spirituale, perché quando lo Spirito è assente bisogna ricorrere «alla forza e agli eserciti».
Gli apostoli operavano nel nome del Signore e quando i miracoli apparivano ed apparivano evidenti, le folle correvano, ma correvano da loro stesse attirate da una pubblicità che rifuggiva dai comuni mezzi umani. Lo Spirito Santo attirava le moltitudini, lo Spirito Santo parlava alle moltitudini e lo Spirito Santo operava nel mezzo delle moltitudini: l’inferno veniva turbato, il mondo veniva posto sottosopra, ma nessuno fra quelli che accorrevano poteva affermare di « essere stato deluso » nella propria aspettativa. Tutti trovavano quello di cui avevano udito parlare ed anche più di quello.
La chiesa apostolica non ha mai deluso e se noi la seguiamo attraverso le pagine del libro degli Atti, abbiamo modo di constatare che il « miracolo » è stato sempre l’elemento nel quale la chiesa si è mossa. Ogni capitolo di questo libro meraviglioso, dal primo fino all’ultimo, ci riporta davanti l’immagine di una chiesa che senza mezzi, senza ricchezze, senza pubblicità, senza organizzazione ha sbalordito e rivoluzionato il mondo fino ai confini raggiungibili in quei giorni.
Anche Anania e Saffira, Elima, la schiava di Filippi, ci parlano di miracolo, di potenza e di autorità soprannaturali; la loro tragica o sconvolgente esperienza ci dice chiaramente che dove il ministero è saturo di Spirito, il miracolo è qualche volta potenza per spezzare le forze del male.
Ma non vogliano soffermarci troppo sopra i caratteri esteriori del miracolo; esso è per noi «un lavoro di potenza soprannaturale» e quando questa potenza esiste ed agisce, qualsiasi legge della natura può essere vinta e qualsiasi potenza inferiore può essere domata; quindi si possono verificare le guarigioni, le guarigioni vere, autentiche e possono avvenire le liberazioni dalle possessioni demoniache; possono apparire i giudizi divini od essere compiute le azioni straordinarie… tutto, tutto ciò che rientra direttamente e completamente nel miracolo può essere manifestato nella dimostrazione di un’esperienza celeste e di un servizio soprannaturale.
Lasciamo i venditori di fumo al loro facile commercio; folle non mancheranno mai intorno ai loro banchi di vendita, perché in quei luoghi si commercia l’illusione e la falsificazione in cambio di gloria, di prestigio e di denaro…, ma invochiamo umilmente lo Spirito di Dio, perché ci prenda e ci possegga con tutta la Sua divina potenza, affinché possiamo di nuovo e profondamente esperimentare il cristianesimo soprannaturale.
Chiediamo a Dio che la chiesa possa riacquistare una notorietà, non a mezzo della pubblicità moderna, ma per l’evidente e potente manifestazione della gloria dello Spirito. Chiediamo che il mondo possa vedere di nuovo in questo popolo povero, incolto, sprezzato il sacro deposito dell’onnipotenza divina posta a disposizione dei perduti e degli ammalati nel compimento del miracolo della salvezza, del miracolo della guarigione e del miracolo della manifestazione dell’autorità di Dio.
LO SPIRITO E LA CHIESA
«Le mie parole sono Spirito»; «vi manderò lo Spirito»; «son figliuoli di Dio coloro che son condotti dallo Spirito»; «se alcuno non ha lo Spirito … non è di Cristo»; «Perché nessuno può dire che Cristo è il Signore se non per lo Spirito».
Lo Spirito è la promessa alla chiesa, la potenza della chiesa, e se la chiesa opera le opere di Dio, le opera soltanto per lo Spirito «or tutte queste cose opera quell’uno e medesimo Spirito».
La vita soprannaturale della chiesa ci appare in queste espressioni: «… uomini pieni di Spirito.. »; «e lo Spirito Santo disse: – Appartatemi…»; «Lo Spirito disse a Filippo…»; «lo Spirito rapi Filippo…»; «avendo lo Spirito Santo vietato…»; «ma lo Spirito non lo permise loro…».
Lo Spirito era anche l’autorità nella chiesa; nello Spirito ogni gerarchia era assorbita. Perché dunque pretendere di appartenere alla chiesa, di essere la chiesa, senza lo Spirito?
Autorità, gerarchia, opere, potenza senza lo Spirito, diventano elementi di un’organizzazione umana e la più perfetta e la più pia delle organizzazioni umane è lontana dall’essere un organismo spirituale.
Come l’anima e lo spirito stanno all’uomo, anzi sostanzialmente « sono » l’uomo, così lo Spirito sta alla chiesa. perché come il corpo è l’involucro dell’anima, così la chiesa è il tempio dello Spirito. Il corpo privo di essenza spirituale è morto ed è morto anche se ha ancora tutti i suoi tessuti, le sue cellule, i suoi apparati, i suoi sistemi e così la chiesa senza lo Spirito è morta ed è morta anche se possiede ancora tutti gli elementi esteriori del cristianesimo.
Nello Spirito c’è la vita, senza lo Spirito c’è soltanto la chiesa che ha perduta la vita. Le ricchezze della chiesa, le conquiste umane, i progressi sociali, gli sviluppi organizzativi, quando non c’è lo Spirito sono le membra inerte di un cadavere composto nella bara.
IL BATTESIMO NELLO SPIRITO
Ogni volta che il libro degli Atti si sofferma a descrivere il battesimo nello Spirito, la terminologia acquista accenti altamente vibranti. Questa celestiale esperienza cristiana viene costantemente presentata come una delle più genuine ed evidenti manifestazioni della gloria e della potenza di Dio.
I credenti non vengono riscaldati da una sensazione passeggera o agitati da un’emozione fugace, ma vengono attraversati e riempiti da una potenza soprannaturale che prende possesso della loro vita fino al punto di elevarli nelle sfere divine del soprannaturale. La gloria prorompe dalle labbra e i doni divini dello Spirito traboccano e sgorgano in maniera naturale da tutti coloro che esperimentano il compimento della promessa del Redentore.
Le « lingue » della Pentecoste sono uguali alle « lingue » dei fedeli di Samaria, di Cesarea, di Efeso; la gioia e la potenza spirituale dei centoventi si ritrova ed appare con i medesimi segni nel mezzo dei cristiani di tutte le comunità visitate dalla potenza celeste.
Il battesimo nello Spirito è potenza, il battesimo nello Spirito e gloria, il battesimo nello Spirito è gioia; non è potenza, gloria e gioia di un’ora, ma di un’eternità. I discepoli cristiani hanno atteso in preghiera, sono rimasti fermi, ma dalla Pentecoste in poi hanno continuato il servizio cristiano nella potenza di quello che avevano ricevuto dall’Alto e che era sgorgato dall’intimo della loro vita.
E’ vero che la « camera alta » e le « camere segrete » non saranno « mai » disertate dalla chiesa apostolica, ma esse serviranno soprattutto per alimentare di nuovo, per alimentare ogni giorno la potenza divina che abita nel mezzo del popolo di Dio.
Separare il battesimo nello Spirito dalla gloria e dalla potenza è tentare l’impossibile e se noi abbiamo ripetutamente sostenuto che «l’evidenza» o il «segno».
del battesimo celeste è costituito dal miracolo delle «lingue», dobbiamo con maggior forza e con più autorità scritturale sostenere che la potenza e la gloria formano una medesima cosa con il battesimo dello Spirito.
Ma anche quest’aspetto della vita spirituale, purtroppo, ha subito la metamorfosi provocata da una cristianità infedele che oggi, non solo tenta, ma riesce a separare il battesimo nello Spirito, dalla gloria e dalla potenza… Ma come è possibile giungere a questa tragica conclusione, se abbiamo accettato e sostenuto che la separazione è assurda, è irraggiungibile?
E’ vero, la separazione è assurda quando il battesimo nello Spirito è autentico, quando le «lingue» che sgorgano da esso sono celesti, quando la gloria che prorompe è una vera gloria, ma non è più assurda quando il battesimo è soltanto apparente e quando le lingue e la gloria procedono da cause che non hanno nessuna relazione con la potenza dello Spirito Santo oppure che hanno una relazione soltanto passeggera e superficiale. Nel dire questo abbiamo già fatto tre distinzioni in relazione al fenomeno spirituale; abbiamo ammesso l’esistenza di un battesimo autentico, reale; abbiamo ammesso l’esistenza di un battesimo apparente, originato da cause estranee allo Spirito di Dio, ed abbiamo ammesso l’esistenza di un battesimo apparente originato invece da una imprecisa interpretazione di altre e più superficiali esperienze spirituali. Nel primo, ripetiamo ancora una volta, la potenza e la gloria sono congenite; nel secondo, queste caratteristiche sono assenti e nel terzo, infine, si possono trovare soltanto in misura ridotta e in forma temporanea.
Nella metamorfosi che si è verificata nella vita spirituale d’oggi, il fenomeno purtroppo appare più frequentemente nelle due forme apparenti piuttosto che in quella reale ed autentica e perciò non dobbiamo meravigliarci che le chiese siano giunte all’assurdo risultato di separare potenza e gloria dal battesimo dello Spirito. Possiamo incontrare infatti intere folle che asseriscono di avere esperimentato il battesimo divino, ma che non manifestano le naturali caratteristiche di esso; nella vita di queste moltitudini manca la gloria, manca la potenza, manca la gioia.
I credenti sono stati condotti verso un’esperienza spirituale che è stata definita «battesimo»; hanno anche esperimentate sensazioni più o meno profonde, hanno anche parlate lingue sconosciute… così asseriscono, così testimoniano…, ma dopo le emozioni di un giorno non è rimasto nulla o quasi nulla in loro e quella stessa emozione non ha prodotto alcun risultato nella loro vita e non ha recata nessuna benedizione per la chiesa o per il mondo.
E’ lecito chiedersi: E’ questo il battesimo dello Spirito Santo? Non ci sembra che assomigli a quell’esperienza divina che fece di un manipolo d’uomini incolti e poveri, un esercito poderoso capace di mettere il mondo sottosopra; non ci sembra che assomigli all’esperienza dei cristiani che attraverso i secoli hanno saputo rivivere la potenza del risveglio, non ci sembra neanche che assomigli al battesimo esperimentato dai pionieri del moderno risveglio della Pentecoste, ma soprattutto non ci sembra che assomigli al modello che ci è presentato dalla Scrittura.
Ed invece i cristiani sono soddisfatti, sembra quasi che essi abbiano bisogno del battesimo dello Spirito come se questo rappresentasse un certificato di abilitazione ecclesiastica. Devono poter dire che anche loro hanno parlato in «lingue», anche loro hanno raggiunto il livello di questa esperienza; se non
potessero dire questo si sentirebbero inferiori agli altri, menomati nella loro personalità sociale-cristiana e perciò hanno bisogno di « questo titolo ».
La loro vita è arida, il loro cristianesimo è debole, la loro personalità è realmente incompleta; ma che importa? Essi possono dire di essere stati battezzati nello Spirito.
Poveri illusi, non si accorgono che l’incoerenza della loro testimonianza è un’atroce beffa alla loro anima; essi non ingannano altri all’infuori di loro stessi, perché sono condannati a languire in una povertà che invano cercano di coprire con i titoli di una nobiltà decaduta o mai posseduta.
Un uomo battezzato nello Spirito è una fonte di potenza ed un popolo battezzato nello Spirito è un incendio in una foresta secca. Quando realmente lo Spirito satura i cuori, le anime, e può traboccare copioso ed impetuoso, la potenza del cielo si muove sopra la terra.
Le lingue, le profezie, la gloria, tutti i doni dello Spirito, i miracoli, l’evidenza del ministero e tanti, tanti altri fenomeni spirituali si trasformano in circostanze di ognuno e circostanze di ogni ora. Il credente è un braciere, la sua vita emana calore, il calore dello Spirito che è glorioso e costante, la chiesa è un incendio e le sue fiamme si vedono e si avvertono.
Ma purtroppo, come abbiamo già detto, oltre al battesimo autentico, reale, esistono falsificazioni del fenomeno. La prima falsificazione è di natura umana ed è quella che nasce dalle emozioni o dalle suggestioni.
Emozioni e suggestioni possono essere provocate o dall’opera del ministero svolto fuori della guida dello Spirito od anche dall’attitudine errata del credente di fronte alle promesse divine.
Abbiamo già lungamente parlato di un ministero esercitato non per la potenza e nell’autorità dello Spirito, ma per capacità tecnica del ministro; torniamo sull’argomento per ripetere che esistono elementi psicologici che, abilmente sfruttati, possono suscitare le più violente emozioni. Oggi molti ministri sfruttano questi elementi psicologici e riescono a creare un ambiente o a produrre degli stati di animo che esteriormente possono essere confusi con una manifestazione dello Spirito.
Non è raro vedere, in questo fenomeno di psicosi più o meno collettivo, l’apparire d’un entusiasmo religioso capace di condurre i credenti, o almeno quei credenti spiritualmente più superficiali, a compiere degli atti che potrebbero essere interpretati come manifestazioni spirituali. Naturalmente, non appena questo stato artificioso di potenza spirituale si esaurisce, e si esaurisce presto perché costituito da elementi umani, poco o nulla rimane nella vita di coloro che hanno subìto l’influenza della suggestione o dell’emozione. Ecco perché tanti spettacoli di fervore religioso rimangono fine a se stessi e perché tanti supposti battesimi di Spirito non
lasciano nessun segno nella chiesa e nel credente. Quello che può rimanere è soltanto la traccia di un’emozione, ma la potenza divina che non c’è mai stata non può certamente fare la sua apparizione per suggellare un inganno consumato dalla natura umana.
Siamo stati molte volte spettatori di queste manifestazioni di suggestione ed abbiamo notato un inequivocabile fenomeno di psicosi; i credenti sono stati condotti ad agire, mediante uno stato di eccitazione, sopra un piano imitativo che li ha resi totalmente uniformi nelle caratteristiche sensibili dei fenomeni apparentemente spirituali: le medesime invocazioni, le stesse reazioni, le identiche espressioni di glossolalia… tutto compiuto per evidente effetto della suggestione.
Ci sono anche autentiche manifestazioni spirituali che non producono però i risultati che il battesimo nello Spirito «deve» produrre e questo perché queste manifestazioni sono reali esperienze nello Spirito, ma non rappresentano però quell’esperienza che la Scrittura definisce «battesimo nello Spirito». Oggi anche i cristiani sono diventati frettolosi; vogliono tutto velocemente.
I discepoli, prima della Pentecoste, avevano fatto molteplici esperienze spirituali; erano entrati in un mondo nuovo, in un mondo meraviglioso e le realtà celesti erano diventate familiari alla loro coscienza. Però essi sapevano bene che l’autorità ministeriale che avevano ricevuta non era ancora il battesimo; sapevano bene che la rivelazione di Cristo e del Suo ministero non era ancora il battesimo; sapevano bene che il soffio del Redentore risorto sul loro viso non era ancora il battesimo. Ognuna di queste esperienze aveva in se stessa il suggello del soprannaturale e in esse i discepoli avevano ricevuta gioia, potenza, allegrezza, ma la loro aspettativa non si era esaurita; i centoventi nell’Alto Solaio continuarono ad attendere e a pregare fino al compimento reale, totale, della promessa divina.
Certo è più semplice ed e anche più sbrigativo chiamare « battesimo » le varie visitazioni iniziali dello Spirito; non si deve attendere, non si deve lottare in preghiera e qualsiasi esperienza è sufficiente quando si cerca di ottenere semplicemente un titolo ecclesiastico. Se vogliamo ammettere che queste esperienze possano essere definite «battesimo» nello Spirito, dobbiamo ammettere che sono battesimo per «aspersione» e non per «immersione».
Queste esperienze infatti stanno al battesimo nello Spirito esattamente come le gocce stanno al fiume nel quale possiamo e dobbiamo totalmente immergerci; ma se i cristiani sono disposti a chiudere gli occhi sulla differenza che esiste fra «aspersione» ed «immersione» allora possiamo anche accontentarci di questi battesimi approssimativi, superficiali, passeggeri. Non crediamo affatto che questi termini possano menomare le
esperienze spirituali del credente, perché se è vero che il battesimo nello Spirito è presentato dalla Scrittura come l’esperienza spirituale apportatrice della pienezza della potenza divina, deve essere anche vero che tutte le esperienze precedenti a questa e distinte da questa, devono essere considerate almeno cronologicamente precedenti al reale battesimo nello Spirito.
Rimane però da chiarire un punto: – Come può nascere l’equivoco fra esperienze spirituali contrassegnate da caratteristiche o segni inconfondibilmente diversi?
Nell’ipotesi precedente questo interrogativo non esiste perché ovviamente quando si parla di emozioni o suggestioni si accetta anche la probabilità che questi stati interiori possano provocare artificialmente anche le manifestazioni esteriori, ma nel caso che stiamo esaminando ora non esistono condizioni di alterazione e quindi come può un errore d’interpretazione far scorgere segni e manifestazioni che dovrebbero esistere soltanto in un reale, autentico «battesimo nello Spirito»?
La domanda è complessa e la risposta è impegnativa, ma non vogliamo per questo fare cadere l’argomento ed anche senza affrontare il problema nei suoi molteplici sviluppi, desideriamo fornire la « nostra » risposta.
Noi crediamo che «ogni» esperienza spirituale provoca fenomeni spirituali perché crediamo che quando la personalità naturale viene elevata ad un livello soprannaturale si verificano immancabilmente reazioni evidenti e sensibili che possono appunto essere definite segni o manifestazioni. Naturalmente le caratteristiche di queste reazioni non sono sempre uguali, anzi si differenziano per fisionomia e per durata.
Per classificare le esperienze od i fenomeni dello Spirito è indispensabile una «conoscenza» esatta delle reazioni o delle manifestazioni o, meglio ancora, è indispensabile un «discernimento» interiore che, purtroppo, è retaggio soltanto di pochi. Quando la conoscenza od il discernimento difettano si può facilmente creare confusione nella classificazione delle manifestazioni spirituali e definire segni evidenti del battesimo nello Spirito quelli che invece sono soltanto fenomeni transitori e superficiali di una diversa esperienza spirituale.
Per essere più accessibili desideriamo trasportare l’argomento sopra un piano pratico. La Scrittura, nel descrivere il miracolo delle «lingue» nel battesimo nello Spirito si esprime costantemente con queste parole: «presero a parlare lingue straniere». Non è difficile comprendere che questo segno soprannaturale si manifesta attraverso un reale «favellare» ed il credente che lo esperimenta «parla» , «discorre», «conversa». E’ una lingua nuova, arcana, che viene esercitata ed è un discorso che viene tenuto e
perciò si deve udire varietà di parole, diversità di frasi, successione di vocaboli.
Quando colui che parla balbetta soltanto alcuni monosillabi che ritornano meccanicamente e con monotonia sulle sue labbra, non si può affermare che egli si sta esprimendo in una «nuova lingua», ma tutto al più si può ammettere che egli si sta avvicinando al mondo dello Spirito ed incomincia perciò ad articolare una favella che dovrà parlare nel futuro.
Ritorniamo ancora alla Scrittura per approfondire il nostro argomento: Il battesimo nello Spirito, come è stato detto ripetutamente, viene descritto come un autentico riempimento e perciò i segni carismatici vengono presentati sotto il profilo esemplificativo del «traboccare» del vaso; la gloria, la potenza, i segni soprannaturali traboccano dalla vita del credente battezzato nello Spirito per un processo spontaneo e naturale. Non possono traboccare soltanto per un’ora e soltanto una volta perché un vaso pieno è e rimane un vaso pieno; ogni piccolo movimento deve farlo traboccare… invece oggi incontriamo credenti che hanno manifestata l’esuberanza di un’ora ed hanno esperimentati i segni carismatici soltanto una volta eppure affermano di essere stati battezzati nello Spirito.
Noi crediamo che sia più logico pensare che essi hanno partecipato un fenomeno collettivo ed impersonale piuttosto che pensare ad un «battesimo» passeggero. Quando lo Spirito scende, quando i profeti profetizzano, quando la presenza divina e viva e sensibile, tutti possono essere investiti e tutti possono avere e realizzare fenomeni transitori, ma soltanto coloro che vengono riempiti dallo Spirito in maniera totale e permanente possono essere definiti battezzati.
Il battesimo nello Spirito conferisce una gloria duratura, conferisce una vita carismatica costante.
Noi pensiamo che il «segno» è realmente un segno, quando però il battesimo appare in tutta l’evidenza della sua soprannaturalità celeste. Si deve vedere la potenza divina, la gloria di Dio; soprattutto si deve vedere la fisionomia d’una esperienza che lascia nel credente, e quindi che porta nella chiesa, la manifestazione di quell’autorità celeste che non può andare disgiunta dal battesimo divino.
Se un credente ha articolato, balbettando alcuni suoni incomprensibili, se ha esperimentato fenomeni spirituali di fervore, quasi di estasi, se durante questi fenomeni ha compiuto azioni che possono essere definite di natura spirituale, ma se con questo, oltre questo e dopo questo, non appare l’evidenza gloriosa e costante della potenza divina, noi concludiamo che certamente egli ha realizzate esperienze spirituali, ma non ha esperimentato il battesimo nello Spirito Santo.
La conseguenza è quella che abbiamo descritta all’inizio di questo capitolo: un popolo che proclama di aver esperimentato il battesimo dello Spirito ed offre soltanto lo spettacolo della propria desolante povertà spirituale. L’atmosfera soprannaturale, la vita miracolosa, la potenza divina, l’autorità celeste sono assenti dal seno di questo popolo il quale ostenta i propri titoli, che risultano però essere titoli falsi.
La promessa divina però è ancora attuale e la Pentecoste è una data che non è tramontata; il battesimo nello Spirito è offerto dal Redentore divino a tutti coloro che sono disposti ad ascoltar Lui e a seguir Lui, soltanto Lui. Forse è necessario compiere il più eroico atto di rinuncia, quello del manto della propria religiosità, e forse bisogna accettare la più profonda delle rivoluzioni spirituali, quella che può cambiare concetti, schemi, tradizioni, ma la promessa è qui, oggi come ieri, attuale per tutti i cuori sinceri.
Il battesimo nello Spirito, nell’evidenza della sua manifestazione soprannaturale, è il solo che può, in maniera decisa e precisa, rivelare tutte le falsificazioni esistenti nel seno della cristianità e può metterle al bando nello splendore della propria luminosa autorità.
Noi crediamo alla Pentecoste; noi crediamo che la Pentecoste tornerà oggi ad infiammare ed illuminare il mondo; noi crediamo che esistono già molti cristiani che hanno realizzata l’esperienza della Pentecoste e crediamo infine che soltanto il ripudio di una falsa pentecoste riporterà la pienezza dell’esperienza divina nel seno della cristianità di questa generazione.
DOVE’ LO SPIRITO…
2 Corinzi 3:17-18 – (Studio schematico del soggetto).
INTRODUZIONE: Dalle parole di Paolo è facile concludere che lo Spirito può esserci e può «non» esserci, come pure può esserci pienamente o può esserci parzialmente. La presenza dello Spirito non è indicata dagli elementi esteriori della vita religiosa perché anche dove sono presenti chiesa, organizzazione, programmi ecclesiastici, liturgia e quindi cantici, preghiere, sermoni… lo Spirito può essere assente. Ovviamente in questo non infrequente caso, tutto quello che viene manifestato è soltanto formale, ipocrita e falso.
La presenza dello Spirito è indicata in maniera inequivocabile dagli effetti che lo Spirito produce e che non sono, come alcuni credono, quei fenomeni di vigore fisico che emergono anche dove lo Spirito è assente. Le emozioni violente, i gridi ed i gorgheggi, i sermoni dinamici non possono essere presi come punto di riferimento per individuare la presenza dello Spirito perché molte volte queste manifestazioni servono soltanto per riempire il vuoto desolante che esiste per la totale assenza dell’Ospite divino.
Dov’è lo Spirito, afferma Paolo, sono presenti gli effetti dello Spirito e cioè: «libertà» «gloria» « potenza».
1) IL PRIMO EFFETTO DELLO SPIRITO: LIBERTÀ’ (Dov’è lo Spirito ivi è «libertà»)
a) Lo Spirito conferisce libertà dagli schemi liturgici e dalle formalità ecclesiastiche.
NOTA: La potenza e la guida dello Spirito liberano dalle forme e dalle consuetudini e permettono al credente di muoversi nelle sfere soprannaturali e celestiali. Nello Spirito c’è varietà di temi, originalità di azioni, soprattutto potenza di sostanza perché la meccanicità, l’imposizione, la regola vengono superate nella manifestazione della libertà.
b) Lo Spirito conferisce libertà dalle limitazioni e dalle soggezioni naturali. NOTA: Il timido e l’incolto trovano fonte di franchezza e di sapienza nella potenza dello Spirito. Essi possono esercitare liberamente il ministerio cristiano fuori dalle catene delle loro limitazioni naturali.
c) Lo Spirito conferisce libertà dalle servitù morali e spirituali.
NOTA: L’effetto più evidente dello Spirito è quello della «redenzione». Il credente che vive nello Spirito o la chiesa «dov’è lo Spirito» realizzano totalmente quella libertà cristiana che mantiene fuori e sopra le tendenze peccaminose della vecchia natura. Vizi, passioni, peccato, mondanità non
dominano e non possono dominare quelle chiese nelle quali è presente, realmente, lo Spirito.
2) IL SECONDO EFFETTO DELLO SPIRITO: «GLORIA» «…e noi tutti contemplando a faccia scoperta la gloria»…») (oppure, secondo altra versione: « …e noi riflettendo, a mo’ di specchio, la « gloria »…)
a) Lo Spirito ci fornisce una visione della gloria celeste e noi possiamo contemplare il divino.
NOTA: Dov’è presente lo Spirito è presente Dio; dov’è presente Dio noi possiamo contemplare la gloria di Dio. Quando Iddio è veramente presente fra il Suo popolo, tutto è gloria, tutto è splendore, tutto è bellezza ogni riunione, ogni programma, ogni attività si traducono in meravigliosi spettacoli di gloria.
b) Lo Spirito appare glorioso attraverso la nostra vita e noi tutti riflettiamo, come specchi, la gloria di Esso.
NOTA: Come Mosè rispecchiava lo splendore e la gloria di Dio, così i credenti che vivono dov’è lo Spirito riflettono Iddio. Dio appare sui loro volti, Dio si ode nelle loro parole, Dio si vede nella loro vita.
Un popolo povero, incolto, incapace si trasforma semplicemente in una lastra argentata e tutto quello che appare in esso è gloria, la gloria dello Spirito di Dio. La sapienza, la potenza, l’autorità, il coraggio, i doni dello Spirito, i ministeri soprannaturali… sono e diventano le particolari caratteristiche della gloria riflessa dai fedeli; essi non hanno più la loro bellezza, ma la bellezza dello Spirito; la loro cultura, ma la cultura dello Spirito; la loro forza, ma la forza dello Spirito.
3) IL TERZO EFFETTO DELLO SPIRITO: « POTENZA » (siamo « trasformati » alla stessa immagine).
a) Lo Spirito esercita una potenza che trasforma.
NOTA: La presenza dello Spirito non può avere soltanto un aspetto teorico, ma deve avere sempre un risultato pratico; lo Spirito trasforma, deve trasformare continuamente la vita dei credenti e delle chiese. Dove c’è vita stazionaria, dove la religione si è paralizzata e la chiesa si è cristallizzata, lo Spirito non è presente.
b) Lo Spirito trasforma all’immagine di Dio
NOTA: L’evoluzione che si compie per la potenza dello Spirito è vera evoluzione e cioè è parabola ascensionale. Molte chiese si trasformano
giornalmente, ma la loro trasformazione è involuzione perché è una discesa progressiva verso il mondo, verso il peccato.
Lo Spirito trasforma mediante quella potenza che elimina gli elementi terreni e peccaminosi e quindi eleva nelle sfere del vero, del bene, del bello; dov’è lo Spirito l’opera della santificazione è costante e profonda e la chiesa non rinnega le vittorie del passato, ma le esalta attraverso la ricerca audace ed entusiastica delle vittorie del presente e del futuro.
CONCLUSIONE: Lo Spirito è una realtà concreta della rivelazione cristiana ed Esso rappresenta, in modo assoluto, la sussistenza della chiesa. Dov’è lo Spirito è anche la chiesa o meglio è la chiesa cristiana nel significato intero di questa definizione, ma dove lo Spirito è assente la chiesa è soltanto formale ed esteriore. La scienza psicologica insegna che il debole è fatalmente influenzato dal più forte e noi possiamo valerci di questo insegnamento per affermare che soltanto quando lo Spirito è il più forte nella chiesa e nella vita, il nostro cristianesimo è realmente celeste. Quando lo Spirito è assente il più forte è inevitabilmente l’elemento materiale cioè il mondo, la natura umana, e l’influenza esercitata da questo elemento non può fare altro che ridurre la chiesa ad una organizzazione religiosa mondana e formale.
I DONI DELLO SPIRITO
Non possiamo assolutamente immaginarci una riunione di culto dell’età apostolica uguale alle riunioni di culto che si tengono in questi giorni. Oggi molte chiese posseggono armonium ed organi perfetti e posseggono anche complessi musicali che non hanno nulla da invidiare alle orchestre classiche; molte dispongono addirittura di corali, quartetti, duetti, solisti da aggiungersi ai più abili presentatori ed ai più eloquenti predicatori e non poche posseggono pastori e conduttori preparati con tecnica accurata.
Non è difficile con tutto questo materiale formare i più interessanti programmi liturgici; un abile organizzatore ecclesiastico può anticipatamente curare ogni particolare del programma religioso e lo schema può anche essere stampato tempestivamente affinché tutti i membri della comunità possano seguire la riunione alla luce del programma-guida.
Molti amano sapere prima quel che si fa e si farà nella riunione di culto; desiderano conoscere in anticipo gli inni che si canteranno, in quale ordine si seguiranno e desiderano anche sapere, se è possibile, l’argomento del sermone.
Una buona organizzazione ecclesiastica è sempre pronta ad andare incontro a queste esigenze e a questi desideri e perciò le riunioni di culto vengono spesso preparate alla scrivania di coloro che hanno la responsabilità del programma liturgico; in seguito tutto procederà in maniera ordinata e… sincronizzata e la riunione di culto si muoverà proprio come le lancette di un orologio.
Questi spettacoli di perfezione umana sono indubbiamente suggestivi, ma non hanno nessuna relazione con l’attività comunitaria delle assemblee di Dio dell’età apostolica; a quell’epoca non si dipendeva molto dagli strumenti o dai cantanti celebri e la chiesa non era affatto legata ad un programma liturgico. Le riunioni di culto non erano programmate in anticipo e nessuno conosceva in precedenza quel che si sarebbe fatto e come si sarebbe fatto durante lo svolgimento della riunione stessa; gli argomenti dei dottori o dei pastori o dei profeti potevano essere conosciuti soltanto nel momento che questi iniziavano i loro discorsi e nessuno sapeva chi avrebbe svolto un qualsiasi ruolo edificativo nel corso della riunione. Tutto era posto sotto l’autorità ed affidato alla guida dello Spirito Santo e se non c’erano solisti e quartetti, c’erano però i «doni» che lo Spirito distribuiva secondo il piano della «Sua volontà». I fedeli riuniti nel nome di Gesù Cristo avevano «linguaggi», «interpretazione», «profezia», «parole di sapienza», «parole di scienza», «discernimento», «fede », «potenti operazioni», «guarigioni»; cioè avevano per lo Spirito e nello Spirito un patrimonio celeste che doveva servire, secondo un piano soprannaturale e misterioso, ad esaltare il nome di Dio e ad edificare il popolo di Dio.
Lo Spirito poteva distribuire i doni e farli usare in maniera così estemporanea da dare ad ogni riunione un carattere di originalità e da fare di ogni riunione una fonte di piacevoli sorprese spirituali. Nulla di meccanico, nulla di stereotipato, nulla di ripetuto sul binario di una fredda consuetudine, ma tutto fresco e nuovo come lo zampillo spumeggiante d’una fontana.
Le riunioni non concedevano perciò quell’abbandono pigro che si determina sempre quando vengono compiute operazioni monotone e meccaniche, ma imponevano un impegno, un interesse capace di mantenere tutti i credenti in uno stato di sacra tensione spirituale. Tutti erano in attesa; in attesa di udire e ricevere cose nuove e in attesa di essere investiti dallo Spirito per l’opera del ministero ognuno poteva profetizzare o parlare in lingue ed ognuno poteva esercitare un dono e quindi ognuno doveva mantenersi pronto per assecondare la volontà dello Spirito.
Queste riunioni qualche volta erano essenzialmente preghiera e qualche altra volta erano predominantemente insegnamento; poteva avvenire che la profezia fosse prevalente o poteva avvenire che le attività soprannaturali si equilibrassero erano sempre riunioni controllate dallo Spirito ed organizzate dallo Spirito in una sfera di conoscenza divina; l’opportunità e la tempestività erano elementi vagliati fuori delle povere ed imprecise considerazioni umane. Ai giorni apostolici la chiesa cristiana, nel- l’esercizio del ministero spirituale, aveva realmente la possibilità di immergersi nelle onde dello Spirito ed i credenti, nelle riunioni di culto, avevano modo veramente di respirare l’atmosfera del soprannaturale. Anzi non soltanto i credenti, ma anche gli inconvertiti, nel seno delle assemblee, potevano vedere uno spettacolo di potenza che li obbligava a confessare che «Dio era nel mezzo del Suo popolo».
Oggi invece ci sembra difficile fare le medesime esperienze nel seno di tante comunità, che soltanto in maniera impropria si definiscono pentecostali. La presenza dello Spirito è, quasi sempre, soltanto apparente e quel succedersi di atti di culto è, troppo spesso, un esercizio formale che ricalca temi e schemi conosciuti da tutti: gli stessi cantici, le medesime preghiere, le identiche testimonianze… tutto nella medesima forma… tutto dalle stesse persone. Monotonia, grigiore, soprattutto assenza di una guida e di una potenza spirituale; vengono alla superficie elementi umani e finalità umane, ma gli elementi spirituali che sono i soli elementi che possono fare di una riunione un culto cristiano sono assenti, assenti quasi nella totalità.
Anzitutto bisogna notare che in questi schemi liturgici esistono attività che non figurano neanche nel catalogo dei doni o delle operazioni del ministero, che noi possiamo desumere dalle Scritture; secondariamente dobbiamo rilevare che tutte o quasi le manifestazioni dello Spirito sono omesse nel succedersi degli atti di culto che vengono compiuti nelle riunioni.
Noi possiamo assistere ripetutamente a identiche riunioni di culto: due o tre cantici iniziali, preghiere racchiuse entro frasi obbligate, testimonianze che ripetono sempre, e che ripetono con le stesse parole, esperienze ormai raccontate meccanicamente decine di volte. Oppure possiamo trovarci presenti mentre vengono compiuti atti di cortesia sociale a favore di visitatori occasionali ai quali viene accordata la parola senza che questa però venga accordata ed unta dallo Spirito.
Non sono tutti questi elementi, elementi umani che prendono il posto e sostituiscono gli elementi divini? Infatti mentre queste cose sono immancabilmente presenti, siamo obbligati a registrare la tragica assenza dei doni e delle manifestazioni dello Spirito; sono assenti le profezie, sono assenti i messaggi in lingue straniere, sono assenti le potenti operazioni, insomma, è assente il soprannaturale perché è assente lo Spirito.
Il popolo di Dio ostacola deliberatamente lo Spirito e quindi anche nel culto cristiano affiora lo sviamento di una chiesa che ha eletto il sentiero della propria carnalità. L’affermazione è grave, ma è la sola che corrisponda alla situazione dell’ora; la chiesa cristiana anche nell’esercizio del culto ha cercato e cerca di soddisfare le più basse inclinazioni umane.
Molti oggi possono aver la soddisfazione di ostentare, in clima di falsa libertà, una artificiale loquela religiosa, o di esercitare uno studiato fervore religioso; la natura umana è appagata, soddisfatta, perché non è neanche richiesto più un vero impegno interiore, una vera responsabilità spirituale. Sembra proprio che sia stato instaurato il regno degli orgogliosi, dei vanagloriosi, dei pigri, degli indolenti tutto, tutto a disposizione dell’uomo nell’attuazione di una liturgia fossile.
Guardiamo di nuovo al culto cristiano descritto dal Nuovo Testamento; esaminiamolo ancora nelle sue inconfondibili caratteristiche. Esso ci viene chiaramente e costantemente presentato come un impetuoso fenomeno spirituale; le attività umane e le esigenze umane sono escluse per potenza soprannaturale e i vanagloriosi, i superbi, i superficiali, gli indolenti vengono respinti oltre i margini, per l’azione dello Spirito Santo.
Rimangono soltanto i credenti sinceri ed umili che non possono muoversi quando vogliono e come vogliono, perché chiamati a vivere nell’attesa della fede; lo Spirito è sovrano, lo Spirito soltanto può muovere e dirigere. Noi possiamo quindi vedere una chiesa che in profonda umiltà esercita la vibrante tensione dell’attesa; una chiesa protesa quindi verso le più alte sfere spirituali, pronta a ricevere gli impulsi celesti, pronta ad esercitare i doni dello Spirito.
Come è bello contemplare il regno delle estasi, delle rivelazioni, dei rapimenti mistici, delle manifestazioni soprannaturali, dei doni spirituali; è il regno nel quale i credenti sono chiamati a vivere con un profondo impegno, con un palpitante senso di responsabilità. Abbiamo detto che nel culto cristiano esiste una tensione interiore, ebbene questa tensione è impegno, è responsabilità.
Poveri schemi liturgici lacerati, poveri programmi ecclesiastici gualciti e gettati via… nella chiesa cristiana soltanto lo Spirito può dire e deve dire quando si può parlare, quando si deve tacere, quando possiamo muoverci e quando dobbiamo stare immobili; lo Spirito è ugualmente contrastato per l’opera di colui che compie un’azione che non deve essere compiuta e per l’opera di colui che non compie un’azione che deve essere compiuta e perciò quando lo Spirito è assecondato gli schemi cadono e le sollecitudini umane vengono espulse assieme alla pigrizia, alla vanagloria e all’orgoglio.
Questo è vero culto cristiano, questo è vedere l’evidente manifestazione dei doni dello Spirito; i doni dello Spirito sono la «mente» dello Spirito, la «bocca» dello Spirito, le «mani» dello Spirito che vengono manifestate attraverso la bocca dei credenti, la vita dei credenti. Il popolo cristiano infatti deve essere, come e stato ripetuto molte volte, il «corpo» dello Spirito perché lo Spirito è presente nel mondo, ma non ha mezzi fisici per esprimersi, non ha mani, piedi, occhi, bocca e quindi vuole esprimersi ed operare a mezzo della strumentalità dei figli di Dio.
I «doni» dello Spirito ci fanno udire la voce dello Spirito e ci fanno vedere la forza dello Spirito e quelle gloriose manifestazioni soprannaturali, che emergono nella chiesa quando viene esercitato il vero culto cristiano, possono giustamente essere definite le azioni dello Spirito nel popolo e a mezzo del popolo.
Ma sembra che questa meravigliosa vita soprannaturale sia scomparsa, tramontata per sempre nella chiesa. Eppure essa era l’unica vita della chiesa apostolica ed è stata la sola vita di quei genuini movimenti di risveglio spirituale che hanno fatto rivivere la chiesa apostolica attraverso i secoli; nel primo secolo e nei secoli seguenti, fino a noi, i doni dello Spirito sono apparsi e sono stati esercitati con potenza ed il ministero cristiano si è manifestato in tutta la sua gloria soprannaturale.
Non esistono ragioni che giustifichino e spieghino l’assenza dei doni dello Spirito dal seno del popolo di Dio; i doni dello Spirito, la potenza dello Spirito, la guida dello Spirito sono il patrimonio della chiesa per ogni età e perciò se queste realtà celesti sono assenti, sono assenti soltanto per effetto dello sviamento cioè dell’infedeltà della chiesa. La chiesa può avere la mente dello Spirito a mezzo dei doni dello Spirito e cioè può avere scienza, sapienza e discernimento; può avere la bocca dello Spirito e cioè profezia,
lingue, interpretazione; può avere le mani dello Spirito e cioè fede, guarigioni, potenti operazioni, ma per avere queste ricchezze celesti «deve» calcare fedelmente i sentieri dello Spirito dove i doni sono presenti e si manifestano.
La chiesa oggi non soltanto calca sentieri umani, sentieri che suggellano lo sviamento, ma purtroppo non sembra neanche desiderare i tesori divini; la chiesa è felice, è soddisfatta di una felicità umana e di una soddisfazione terrena. I doni mancano, la potenza è assente, ma la chiesa è soddisfatta della propria liturgia, dei propri predicatori; è soddisfatta essenzialmente della propria organizzazione che è riuscita finanche a farle acquistare prestigio in mezzo al mondo.
E’ vero che tutto è grigio e che tutto è monotono e freddo, ma che importa quando tutto è ordinato, poco impegnativo e piacevole al mondo? Questa metamorfosi è riuscita anche ad eliminare molte persecuzioni e molte lotte e perché quindi non accettarla con entusiasmo?
Il mondo finalmente è riuscito a trovare nella chiesa elementi propri e per questo simpatizza con una chiesa che ha lasciate le sfere dello Spirito ed è discesa al livello delle associazioni umane; e la chiesa è contenta di andare avanti senza doni, senza manifestazioni soprannaturali, ma col favore del mondo.
I doni dello Spirito si sono allontanati all’orizzonte e non possono tornare fino a tanto che il loro posto non venga sgomberato da tutti quegli elementi che hanno usurpato una posizione nella chiesa; molte splendide istituzioni devono essere demolite, molte vittorie brillanti devono essere ripudiate e poi si deve effettuare l’eliminazione radicale del tecnicismo ministeriale e delle consuetudini liturgiche. Insomma la chiesa deve rientrare nelle sfere dello Spirito, libera da tutti quegli ingombranti bagagli che ha accettato dalla carne e dal mondo, affinché possa essere posseduta di nuovo dalla potenza divina che vuol manifestarla a tutti come evidente risultato dell’opera di Dio.
Quando un desiderio sincero ed umile produrrà una decisione eroica e riporterà la chiesa allo Spirito, noi non udiremo più parole ripetute meccanicamente decine di volte, e non assisteremo più a riunioni che ormai conosciamo in ogni più insignificante particolare, ma udiremo e vedremo lo Spirito, cioè la gloria di Dio e la potenza di Dio.
Le riunioni torneranno ad essere in modo preciso simili alle riunioni dell’età apostolica e assomiglieranno anche in maniera fedele a tutte le riunioni che hanno fiorito i risvegli cristiani attraverso i secoli: tutto sarà miracolo, tutto potenza, tutto gloria e tutto servirà per esaltare Iddio e per edificare la chiesa.
Indubbiamente, quando i credenti torneranno a bramare i doni spirituali e quando torneranno anche a ricercare i doni spirituali, si vedrà la gloria celeste in questa terra, ma non ripeteremo mai abbastanza che desiderio e ricerca non potranno apparire nel seno della chiesa fino a tanto che la sfrenata corsa verso la materializzazione della vita religiosa non venga arrestata ed il popolo cristiano non compia quell’atto di ravvedimento che possa portarlo di nuovo verso le mete dello Spirito. Non dobbiamo perdere di vista, infatti, l’insegnamento biblico che ci precisa in maniera inequivocabile che i doni e le manifestazioni dello Spirito sono il risultato spontaneo di una vita nelle sfere dello Spirito e quindi anche di un’attività culturale svolta fuori del mondo naturale, umano, materiale.
Il credente, ogni credente può vivere nel naturale e nel soprannaturale e cioè nella sua personalità umana o nella personalità partecipata in Dio; quando vive nel naturale persegue scopi che appartengono alla natura terrena e compie azioni che rispecchiano il carattere di essa, quando invece vive ed agisce nello Spirito, persegue scopi elevatamente spirituali e manifesta azioni soprannaturali.
La decisione, ripetiamo per concludere, deve essere dunque una soltanto: ripudiare le capacità naturali e mettere all’indice le finalità naturali per tornare con lo slancio della fede verso la vita dello Spirito, la potenza dello Spirito, i doni dello Spirito, il ministero dello Spirito.
Dobbiamo tornare a studiare il meraviglioso e profondo soggetto cristiano che ci illumina intorno al culto che la chiesa deve offrire a Dio; a studiare le lezioni che ci parlano dei doni dello Spirito, delle operazioni dello Spirito; dobbiamo mettere a nudo le deficienze della chiesa, il formalismo del popolo e forse di fronte all’evidente spettacolo della nostra povertà e del nostro sviamento ci decideremo alfine a modificare l’errata posizione che abbiamo presa e che manteniamo nel cospetto di Dio.
I doni oggi non si vedono o sono rari, rarissimi o addirittura assenti; eppure la chiesa va avanti tranquilla e serena d’una serenità incosciente senza considerare che la assenza di questo patrimonio costituisce un ostacolo determinante all’assolvimento del ministero cristiano e all’esercizio del culto cristiano.
IL FRUTTO DELLO SPIRITO
Da molti pulpiti è stato ripetuto che frequentemente la cristianità ha curata la ricerca de doni dello Spirito a danno dello sviluppo del frutto dello Spirito. Non si può escludere che è stata affermata una verità valida almeno per certi periodi e per certi luoghi; la mancanza di equilibrio e di armonia sono comuni nella natura umana.
Pensiamo però che questa verità non si riferisca alla attuale situazione del popolo di Dio; oggi non si può parlare di abbondanza di doni spirituali e di immaturità di vita cristiana perché l’assenza dello Spirito ha prodotto purtroppo la deficienza di ambedue queste realtà. Non ci sono e non si manifestano i doni e non c’è e non appare il frutto dello Spirito.
La situazione quindi è più tragica di quella che può emergere da una mancanza di equilibrio cristiano dove la vita e la potenza dello Spirito sono assecondate in maniera disordinata e imperfetta, ma pure sono parzialmente assecondate.
Qui invece l’opera dello Spirito è rifiutata, ostacolata e non può apparire in nessuna specie di vita religiosa; mancano i doni, manca il frutto, c’è l’assenza completa dei fenomeni spirituali perché c’è l’assenza dello Spirito.
Che cos’è il «frutto» dello Spirito? Possiamo entrare nel soggetto rispondendo subito a questa domanda: Il frutto dello Spirito è il risultato spontaneo della potenza divina nella vita morale e spirituale del credente. Lo Spirito riproduce se stesso mediante un fenomeno di biologia soprannaturale ed appare attraverso la vita del credente, nelle sue caratteristiche o nei suoi attributi morali.
Non rientra nel soggetto di questo scritto studiare didatticamente questo fenomeno spirituale e perciò non possiamo soffermarci a commentare esegeticamente i passi biblici che si riferiscono all’argomento, ma non è superfluo ricordare che il «frutto» dello Spirito nella «singolarità» della sua natura possiede una «pluralità» di manifestazioni distinte; l’apostolo Paolo infatti così definisce questa meravigliosa realtà spirituale: – Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza.
Queste molteplici e diverse realtà si trovano, così sembra, in un unico frutto e perciò coesistono contemporaneamente nella vita di quel credente ove lo Spirito ha la possibilità di maturare la manifestazione dei suoi attributi morali. I «doni» nella loro pluralità, possono apparire nella vita del cristiano separatamente ed indipendentemente l’uno dall’altro; un credente cioè, può ricevere ed esercitare un dono senza necessariamente ricevere gli altri, ma non può invece portare il «frutto» dello Spirito senza avere le diverse parti di esso.
Nel linguaggio spicciolo il «frutto» dello Spirito è stato assomigliato ad una arancia che serra sotto una medesima buccia i diversi spicchi, cioè le varie, distinte, ma integranti parti del frutto. Questa limpida esemplificazione ci aiuta a comprendere la netta differenza che esiste fra i «doni» dello Spirito ed il «frutto» dello Spirito nella vita del credente: i due fenomeni hanno caratteristiche distinte e diverse negli effetti pratici della vita cristiana.
La diversità degli effetti non esclude però l’unicità della causa e possiamo perciò ritornare nel vivo del nostro soggetto. ribadendo quanto affermato e cioè che il « frutto » dello Spirito, come i «doni» dello Spirito, rappresenta il risultato naturale della reale e dinamica presenza dello Spirito nella vita del credente. Quando lo Spirito è presente, ed è libero di svolgere la sua azione divina, i doni, il frutto, le operazioni ed i ministeri si manifestano come conseguenza automatica, ma quando lo Spirito è assente od è contrariato e contristato, non soltanto i doni mancano, ma con i doni mancano tutti gli altri fenomeni spirituali incluso quello del «frutto», cioè della vita morale del cristiano.
Crediamo di aver esaurientemente chiarita la premessa per poter andare avanti nell’argomento: – La vita morale del popolo di Dio può essere pienamente realizzata soltanto per la presenza e per la potenza dello Spirito. In altre parole, soltanto il «frutto» dello Spirito rappresenta la reale vita morale del cristiano e qualsiasi altra «vita morale» fuori dello Spirito non è autentica morale di fronte a Dio.
Oggi, purtroppo, questa verità non è tenuta in grande considerazione e dal seno di una cristianità separata dallo Spirito parte la ricerca per una morale pseudo-cristiana. I predicatori proclamano l’eccellenza dell’amore, dell’allegrezza, della pace, della longanimità e di ogni altra manifestazione del «frutto» dello Spirito, ma non predicano la necessità di ricevere e far operare lo Spirito.
Sembra quasi che si voglia compiere il tentativo di riprodurre artificialmente e forse anche separatamente le manifestazioni del frutto dello Spirito. I risultati raggiunti fino a questo momento sono desolanti e l’amore, la pace o l’allegrezza che oggi si trovano nelle chiese non costituiscono davvero un incoraggiamento a proseguire il temerario esperimento.
L’amore prodotto per un processo di fecondazione artificiale non assomiglia neanche debolmente all’amore che esiste nel «frutto» dello Spirito, e l’allegrezza o la temperanza conseguenti all’opera d’un ministero estraneo allo Spirito non hanno nulla in comune con le medesime virtù che si trovano entro quel glorioso frutto che viene prodotto dallo Spirito.
Ma sembra, purtroppo, che anche sul piano morale le chiese cristiane siano soddisfatte; l’etica che insegnano e vivono, arida, fredda, improduttiva rappresenta un manto capace di coprire, da un punto di vista esclusivamente
sociale, l’impudicizia dell’immorale natura animale, e le chiese ne sono soddisfatte, obliando che quel manto non può e non potrà mai coprire le immonde nudità che appaiono agli occhi di Dio. Soltanto una vita realmente spirituale può generare quel «frutto» che contiene in se stesso tutte le caratteristiche di una vita morale conforme alla natura e quindi ai desideri di Dio.
La vita spirituale invece è assente; è assente nell’amore, è assente nella pace, è assente nella longanimità, è assente nell’allegrezza; è assente insomma in ogni particolare della vita morale della chiesa e quindi nella chiesa esistono amore, pace od allegrezza, ma esistono soltanto come ignobili falsificazioni di queste virtù soprannaturali. Gli attributi di Dio dovrebbero essere gli attributi dei figli di Dio; essi dovrebbero possedere e manifestare la pace «di» Dio, l’amore «di» Dio, la pazienza «di» Dio, invece essi posseggono pace, amore, pazienza, ma questo patrimonio non è il patrimonio «di» Dio perché non è prodotto dalla potenza soprannaturale dello Spirito Santo.
Anche qui la chiesa ha pagato e paga il suo tributo al mondo perché è proprio il mondo che esige che sia posta in circolazione la valuta della terra al posto della valuta del cielo. I credenti chiedono infatti che ci sia esuberanza d’amore, ma quale amore vogliono?
Ieri, quando la chiesa era fedele, era spirituale; i credenti chiedevano l’amore che «Dio spande nei cuori per lo Spirito Santo», ma oggi che la chiesa paga fedelmente il proprio tributo al mondo, i credenti chiedono l’amore che nasce dalla natura umana L’amore contenuto nel «frutto» dello Spirito è sostanzialmente diverso dall’amore umano, ma un popolo che ha smarrito lo Spirito non sa comprendere questa differenza e istintivamente si sente attirato verso gli elementi terreni.
Non meravigliamoci dunque se gli assertori dell’amore dimostrano di ignorare totalmente la conoscenza del vero amore. L’amore del quale essi parlano, l’amore che difendono energicamente, non possiede in se stesso, nessun elemento spirituale perché non nasce dallo Spirito; è un sentimento umano che persegue scopi umani, sociali, contingenti.
Se vogliamo dare una definizione a questa specie di amore possiamo dire che è «quel saper stare assieme nella gioia», quel «saper indulgere opportuno e calcolato », quel «saper dividere egoisticamente i piaceri».
Sono espressioni che si riferiscono anche a circostanze particolari della vita religiosa e perciò che illustrano le caratteristiche dell’amore oggi invocato nelle chiese.
L’amore spirituale invece è quell’eroico sentimento che persegue il bene eterno dell’umanità; è un sentimento pieno di luce, di verità, di
giustizia. Nella manifestazione pratica l’amore vero può essere dolce e può essere severo, può essere indulgente e può essere energico, ma non è mai calcolatore, opportunista, ipocrita.
Soltanto lo Spirito può generare questo amore e può alimentare questo amore; quando lo Spirito non c’è, questo amore non può apparire. Infatti quest’amore oggi non appare od appare raramente anche perché, come è stato detto, i credenti si sentono più attirati dalle paroline melliflue, dalle strette di mano ipocrite e formali, dalle espansività teatrali e bugiarde.
Ma non è soltanto l’amore che manca perché se lo Spirito è assente, sono anche assenti tutte le altre caratteristiche del «frutto» dello Spirito; è assente cioè l’intera vita morale della chiesa intesa nel senso cristiano della parola. I credenti hanno un abito religioso una divisa morale, ma quell’abito è stato cucito senza la presenza e la guida di Dio.
Non ci stancheremo mai di sottolineare che anche le caratteristiche della vita morale, cioè le manifestazioni del « frutto » dello Spirito, sono, come i doni dello Spirito, espressioni di soprannaturalità. Il «frutto» dello Spirito è, in altre parole, il miracolo morale nella vita dell’uomo e l’uomo che realizza questo miracolo vive una morale soprannaturale, una morale divina.
Si deve vedere chiaramente che la pazienza è pazienza soprannaturale e che l’allegrezza è allegrezza soprannaturale e che ogni dettaglio della vita morale è raggiunto per la presenza e la potenza dello Spirito di Dio. Il credente, cioè il figlio di Dio, deve vivere su un piano soprannaturale, sia nell’esercizio del ministero cristiano e sia nell’azione della sua vita morale.
Mancano i doni manca il «frutto» perché manca lo Spirito. Le sostituzioni sono palesi un ogni campo e se i doni vengono suppliti con il tecnicismo, il frutto viene surrogato con l’educazione religiosa, ma gli uni e l’altro ci offrono soltanto la dimostrazione dell’aridità spirituale del popolo di Dio.
Quando lo Spirito sarà sparso di nuovo sopra ogni carne, quando si udrà ancora una volta il suono del vento impetuoso, quando riappariranno le lingue di fuoco, quando gli uomini, convinti dallo Spirito, nasceranno di nuovo d’acqua e di Spirito, quando i figli di Dio saranno ancora condotti dallo Spirito di Dio, quando la chiesa sarà guidata potentemente in ogni verità dal Consolatore e soltanto dal Consolatore, allora il deserto tornerà ad essere un Carmel, e il Carmel fiorirà e fruttificherà, ed il suo frutto sarà il «frutto» dello Spirito.
I cristiani torneranno a vivere la vita stessa di Dio e quella vita apparirà in loro per la potenza dello Spirito e l’amore sarà l’amore che offre fino al sacrificio supremo, ma che non tradisce mai la verità; l’allegrezza sarà l’allegrezza pura che si alimenta nella speranza cristiana; e la pace sarà la pace profonda ed inviolabile fondata sulla fiducia in Dio; la longanimità sarà
la benevolenza illuminata, equilibrata dalla giustizia divina; la benignità sarà la generosità fraterna ispirata dall’esempio di Cristo; la bontà sarà la premura generosa potenziata dalla grazia celeste, la fedeltà sarà la costanza virile che si compone in Dio; la dolcezza sarà soavità di parole e di gesti senza falsi infingimenti; e la temperanza, alfine, sarà la concretizzazione del più perfetto equilibrio morale alla luce di una fonte di potenza spirituale.
Vita cristiana, vita raggiunta fuori del naturale e che non rappresenta perciò l’utilizzazione od il perfezionamento di elementi naturali, ma che appare, in maniera inequivocabile, come il risultato dell’azione divina e soprannaturale dello Spirito Santo.
Non dimentichiamoci che la verità centrale nell’opera della grazia è costituita dalla «nuova nascita» e cioè da quella rigenerazione che si compie per la potenza dell’acqua e dello «Spirito». Questa verità stabilisce che soltanto le opere compiute dalla «nuova creatura» sono accettevoli davanti a Dio; queste opere sono le opere dello Spirito, possiamo ben dire il «frutto» dello Spirito.
Con troppa facilità ci lasciamo ingannare dagli elementi che dovremmo invece saper valutare e discernere; un «buon» carattere umano, una elevata educazione sociale, una ottima morale ecclesiastica sono per noi soddisfacenti sostituzioni del frutto dello Spirito. Siamo pronti ad elogiare ed anche ad insignire di titoli e privilegi quei membri di chiesa o quei «bravi giovani» che manifestano una educazione raffinata o un carattere piacevole anche senza avere il più piccolo segno di una nuova nascita.
Non ogni frutto è il frutto dello Spirito, non ogni morale è la vera morale cristiana, ma noi siamo divenuti estremamente indulgenti e ci accontentiamo di qualsiasi frutto e di qualsiasi morale. Ma non in ogni frutto e, non in ogni morale c’è Cristo e noi viviamo Cristo e manifestiamo la santità celeste di Cristo non quando possediamo un’educazione squisita o quando esercitiamo una qualsiasi morale ecclesiastica, ma quando maturiamo in noi e manifestiamo attraverso noi il frutto dello Spirito.
Nella nostra vita, ripetiamo, deve apparire non qualsiasi specie d’amore, ma l’amore che viene dallo Spirito; non qualsiasi genere d’allegrezza, ma l’allegrezza dello Spirito; devono insomma manifestarsi gli effetti divini di una causa divina e questi effetti devono essere una dimostrazione di potenza soprannaturale almeno analoga a quella dei più evidenti e gloriosi miracoli operati dallo Spirito.

Chiesa promette di tornare decima se 90 giorni non sono benedetti

Chiesa promette di tornare decima se 90 giorni non sono benedetti

“Perché crediamo che cosa dice la Bibbia sulla decima, vi promettiamo che se pagate la decima per tre mesi e Dio non è vero per le sue promesse di benedizioni (Malachia 3:10), vi rimborseremo il 100 per cento della sua decima “, ha detto in una dichiarazione alla chiesa.

  •  ECONOMIA
  •  1 APR 2016
  •  3212

USA- Chiesa americana promette di tornare decima alla congregazione se 90 giorni non sono benedetti. La Chiesa della Carolina del Sud pascere Perry Noble ha promesso di restituire la decima al gregge se quel vasto arco di giorni, Dio non moltiplicare le vostre finanze.

“Perché crediamo che cosa dice la Bibbia sulla decima, vi promettiamo che se pagate la decima per tre mesi e Dio non è vero per le sue promesse di benedizioni (Malachia 3:10), vi rimborseremo il 100 per cento della sua decima.

Nessuna domanda “, ha detto NewSpring Chiesa sul suo sito web in cui parla decima sfida in 90 giorni e firmare per coloro che credono.

“Dopo la registrazione, vi invieremo le risorse e incoraggiamento. Vorremmo anche sentire la tua storia lungo la strada -. In che modo Dio ti benedice dopo l’assunzione di questo passo successivo nel camminare con Lui? “, Dice il messaggio.

Secondo Christian Post , la sfida della decima linea è in vigore per almeno due anni.

Non è chiaro se la chiesa è tornata decima per le persone, ma la chiesa fatto una relazione nel 2014, più di 1.600 persone e decimato alcuni 59,3 milioni durante la sfida della decima in 90 giorni.

Nel 2013, la chiesa riuniti intorno 50,7 milioni. “La decima sfida di 90 giorni. Ognuno ha un problema con il denaro e io dico, ‘Beh, io sono affidabile per voi’. E ‘difficile, ma mi fido,’ ‘ha detto Roshanda Fuller un membro NewSpring un video’.

Domenica scorsa ho messo i miei ultimi 11 dollari sul vassoio durante la raccolta. E mi sono detto: ‘Oh, ho dimenticato il gas. Come faccio a ottenere il gas? Ma ho trovato nel mio portafoglio. Ha funzionato. Ieri era esattamente quello che abbiamo ottenuto ed è stato coinvolto nelle ricevute non sapevo nemmeno che avevo. ”

Noble ha detto che la sfida: “Crediamo che questo e crediamo che nella misura in cui sono difficili da prendere la nostra sfida decima 90 giorni e 90 giorni, se non ti senti come Dio ti ha benedetto, se si sente che Dio non ha fatto dice nella sua parola, se si crede che Dio è un bugiardo, questo è quello che faremo. Rimborseremo ogni centesimo che hai dato nel corso di tale periodo di 90 giorni. ”

UN INCONTRO CON GESÙ

tommaso-2

La decisione di ricevere Gesù nel nostro cuore è il primo passo per vedere un cambiamento nella nostra vita; infatti divenendo una nuova creatura in Cristo le cose vecchie vengono superate. Il nemico ci tenta di continuo anche dopo il nostro ravvedimento, mettendo nel nostro cuore pensieri e argomentazioni che tentano di bloccare le benedizioni che Dio ha già provveduto per noi. Il compito dei discepoli è “sciogliere” le persone dai legami di peccato e demoniaci che non gli permettono di ricevere e portare le persone a raggiungere la pienezza in Cristo. Gli obbiettivi dell’incontro sono: 1) Certezza della salvezza; 2) Sperimentare un genuino ravvedimento; 3) Distruggere maledizioni e legami; 4) Ricevere guarigione dell’anima 5) Ricevere il battesimo nello Spirito Santo 6) Ricevere l’impartizione della visione della propria chiesa (nel nostro caso: Evangelizzare; Consolidare; Discepolare; Inviare). Ogni nuovo credente deve essere liberato da ciò che il diavolo ha messo nella sua vita, il peccato distrugge i sogni delle persone! Per questo non dobbiamo permettergli di regnare nella nostra vita, ma dare spazio solo a Cristo nostro Signore e Salvatore. C’è un potenziale in ogni vita, e Dio ci chiama a portare frutto duraturo, non portare frutto è un segno visibile che il peccato sta bloccando la nostra vita spirituale; ma ogni credente è stato scelto per fare la volontà del Padre, per questo tutto ciò che riceviamo attraverso gli insegnamenti, la parola dobbiamo trasmetterlo agli altri per fare del bene alle loro vite. L’opposto del ritardo è l’accelerazione, e Gesù è stato il primo a sperimentarla e nello stesso tempo viveva nel riposo di Dio. Tanti cristiani attualmente sono combattuti dallo Spirito di “ritardo” perché demoni ed altre condizioni stanno ostacolando la loro crescita spirituale. Vi sono condizioni che possono paralizzare la nostra vita spirituale: – Ferite di rigetto e di rifiuto nella fanciullezza; – Esperienze traumatiche nella propria vita; – Influenza esercitata da pratiche occulte come magia e stregoneria; – Relazioni sbagliate con fidanzati o fidanzate che possono allontanarci da Dio; – Maledizioni dichiarate da autorità nella propria vita (genitori). Ogni uomo descritto nella Bibbia ha avuto un incontro soprannaturale con Dio prima di rispondere alla Sua chiamata; Il popolo d’Israele dopo quattrocento anni di schiavitù e oppressioni è stato guidato alla liberazione da un essere umano: Mosè! Dio usa uomini e donne per la Sua opera, e desidera impegno da parte nostra, coinvolgimento in ciò che Lui ci chiama a fare senza trovare inutili scuse. Siamo chiamati a muoverci in un livello maggiore di soprannaturale, a non parlare alle persone con umana sapienza ma con l’unzione dataci da Dio, in questo modo il soprannaturale porterà cambiamento nella nostra vita, determinando i segni che accompagnano i veri credenti!

ANTONIO RUSSO

PAURA

Non lasciare che la paura ti blocchi.

“RAVVIVA IL DONO DI DIO CHE È IN TE” 2 Timoteo 1:6

=>Non lasciare che la paura ti faccia nascondere i tuoi talenti e le tue abilità. Un autore cristiano dice: “Dio si aspetta che noi usiamo al meglio ciò che Egli ci dà…per mantenere i nostri cuori ardenti, crescere nel carattere e nella personalità e ampliare le nostre esperienze in modo da essere sempre più efficaci”. Paolo disse ai Filippesi: “Continuate a crescere in conoscenza e in comprensione (Filippesi 1:9) Ed egli disse a Timoteo: “Assicurati di usare le capacità che Dio ti ha dato. Mettile all’opera (I Timoteo 4:14-15). “Ravviva il dono di Dio che è in te”. Quando non eserciti i tuoi muscoli essi si indeboliscono e atrofizzano, e quando non usi le capacità che Dio ti ha dato succede la stessa cosa. Riferendosi al servo, che a causa della paura nascose il suo talento nella terra, Gesù disse: “Toglietegli il talento e datelo a colui che ha dieci talenti (Matteo 25:28). Non aver paura. Utilizza i tuoi doni e le tue abilità ed esse cresceranno e si svilupperanno attraverso la pratica. Nessuno raggiunge un pieno sviluppo in una sola volta. Ma con lo studio, i riscontri e la pratica, un buon insegnante può diventare un insegnante migliore e, col tempo, arriverà ad essere un grande insegnante. Impegnati. Impara tutto quello che puoi. “Sforzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi” (2Timoteo 2:15). Sfrutta ogni opportunità di sviluppare ed affinare le tue abilità. Ricorda che in cielo serviremo il Signore per sempre, ma ci prepariamo facendo pratica qui, sulla terra. Come atleti che si preparano per le Olimpiadi, noi ci alleniamo per il grande giorno.”

Gocce dal cielo.

Il sangue prezioso, tu sei prezioso!

“MA CON IL PREZIOSO SANGUE DI CRISTO.” (1 Pietro 1:19)

=>La Bibbia dice: “Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati…ma con il prezioso sangue di Cristo” (1 Pietro 18-19). Devi arrivare a un punto, nella tua vita, dove sei sicuro di chi tu sei “in Cristo” senza permettere alla tua autostima di basarsi sulle opinioni o azioni degli altri. Smetti di cercare valore in come appari, in ciò che fai nella vita o in come le persone ti trattano. Il tuo valore agli occhi di Dio è incalcolabile, perché Gesù ha sparso il Suo sangue per te. “Il sangue prezioso, tu sei prezioso!” Sì, tu hai dei difetti. Sì, ci sono cose di te stesso che devono essere cambiate, ma Dio sta lavorando su di te nello stesso modo di come sta lavorando su tutti gli altri. Non far sì che qualcun altro scarichi i proprio problemi su di te. Sei un figlio di Dio comprato col sangue! Non far sì che gli altri ti facciano sentire senza valore o inutile perché non sanno come trattarti in maniera giusta, o non sanno amarti come meriti di essere amato. Non trascorrere la tua vita cercando avere la loro accettazione o approvazione. Sei già stato accettato e approvato da Dio, quindi fai in modo che la tua auto-convalida e la tua autostima vengano da Lui. Sei stato redento dal sangue di Cristo, coperto dal sangue di Cristo e accettato attraverso il sangue di Cristo. E poiché il Suo sangue è “prezioso”, ciò fa anche di te prezioso! Satana, che è chiamato “l’accusatore”, vorrebbe che tu ti scordassi di ciò e che vedessi te stesso solo alla luce dei tuoi difetti e fallimenti. Invece, alzati ogni mattina, guardati allo specchio, e annuncia, “Io sono prezioso, perché sono stato redento con il sangue prezioso di Gesù.”

Da gocce dal cielo

Sii sincero con te stesso

 Sii sincero con te stesso

Stampa

“I TESORI ACQUISTATI CON LINGUA BUGIARDA SONO UN SOFFIO FUGACE”. (Proverbi 21:6)

=>E’ più semplice conservare la propria integrità che riguadagnarla. Fare la cosa giusta può essere un sacrificio, ma abbandonare i tuoi principi avrebbe un costo di gran lunga maggiore. “Chi acquista ricchezze, ma non con giustizia, è come la pernice che cova uova che non ha fatte; nel bel mezzo dei suoi giorni egli deve lasciarle e quando arriva alla sua fine non è che uno stolto” (Geremia 17:11). Nel 1994, il giocatore di golf Davis Love chiese per se stesso un tiro di penalità nel secondo round del Western Open. Aveva spostato il suo contrassegno fuori dall’area di lancio di un altro giocatore. In seguito, non riusciva a ricordare con certezza se avesse rimesso la pallina nel punto corretto. Poiché non era sicuro, chiese un tiro extra di penalità, tiro che lo eliminò dal torneo. Al termine dell’anno, mancavano a Love 590 dollari per essere qualificato automaticamente ai Masters: avrebbe dovuto vincere un torneo per poter partecipare ad uno degli eventi più prestigiosi del golf. La storia ha un lieto fine: la settimana prima del grande evento, Love vinse un torneo a New Orleans, guadagnò poi 237,600 dollari finendo in seconda posizione ai Masters del 1995. Gli fu chiesto come si sarebbe sentito se non avesse potuto giocare ai Masters per via di quel tiro di penalità chiesto per se stesso. Davis Love rispose: “La vera domanda è un’altra:come mi sarei sentito se avessi vinto e avessi dovuto passare il resto della mia vita nell’incertezza di aver vinto barando?”. Per dirlo con Shakespeare: “Sii sincero con te stesso, e da ciò segue di necessità, come la notte il giorno, che tu non riuscirai allora ad essere falso con alcun uomo”.

da: gocce dal cielo

Perdonare davvero

Perdonare davverodownload

di Marco deFelice,

Che cosa dobbiamo fare quando pecchiamo contro qualcuno?

Prima di tutto, dobbiamo chiedere perdono di cuore. Non dobbiamo scusarci, né spiegare che abbiamo peccato per questo o quel motivo. Dobbiamo chiedere perdono, senza mezzi termini. Per esempio, potremmo dire: “Fratello, voglio chiederti perdono. Non sono stato abbastanza attento a vari commenti che ho fatto con te. Non avrei dovuto fare ciò che ho fatto né dire quelle parole”. Oppure: “Ho sbagliato menzionando quel determinato fatto. In questo, ho mancato di amore verso di te, prezioso fratello. Ti chiedo di perdonarmi di cuore”, come leggiamo in Matteo 18:21-35 (da leggere con cura), e anche in Colossesi 3:13. Leggere attentamente anche Matteo 6:14,15.

È importante capire il senso biblico del perdono. Il perdono ristora il rapporto. Cioè, è impossibile perdonare e non ristabilire il rapporto. Se il rapporto non si ristabilisce, non c’è stato un vero perdono. E se non c’è un vero perdono, la persona che continua a rifiutare di perdonare dimostra così di non avere mai ricevuto il perdono di Dio, di non essere credente; perciò passerà l’eternità nel tormento eterno, se non si ravvede e crede in Gesù per ricevere il vero perdono.

Che cosa facciamo quando qualcuno pecca contro di noi? Perdoniamo in modo biblico?

Spesso, quando qualcuno pecca contro di noi, il nostro modo di pensare riguardo al suo peccato è fondato su sentimenti, e non su principi biblici.

Dobbiamo renderci conto che un vero figlio di Dio non deve mai vivere la sua vita in base a come si sente. Ogni volta che prendiamo decisioni piccole o grandi in base a come ci sentiamo, anziché in base alle verità che Dio ci ha dato nella sua parola, stiamo seminando per la carne, e chiunque semina per la carne mieterà sicuramente corruzione. (Galati 6:7-9)

Cari fratelli e sorelle, fermatevi a riflettere seriamente. Volete veramente seminare per la vostra carne, volete prendere decisioni importantissime in base a come vi sentite? Se fate così, mieterete sicuramente corruzione! Non dobbiamo ingannarci, chi semina per la carne mieterà corruzione! Prendere decisioni in base a come ci sentiamo equivale a seminare per la carne.

Come risolvere i problemi biblicamenteimages (9)

In questa vita, pecchiamo tutti gli uni contro gli altri. Una domanda importantissima da porci è la seguente: che cosa dobbiamo fare quando qualcuno pecca contro di noi? Inoltre, che cosa dobbiamo fare quando non abbiamo più voglia di vedere quella persona?

Nel mondo, fra le persone perdute che stanno andando al tormento eterno, persone senza Dio, persone accecate dai loro peccati, è abbastanza normale, quando si verifica qualche scontro, voler rompere i rapporti. Questa è una reazione estremamente carnale e peccaminosa.

Ho già citato sopra Colossesi 3:13:

“sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi.” (Col 3:13 LND)

In questo versetto, Dio ci comanda di sopportarci gli uni degli altri. La parola “sopportare”, nella Bibbia, non ha lo stesso significato che gli attribuisce l’italiano moderno, ma vuol dire “portare i pesi” di una persona, cioè, significa che, quando qualcuno mi fa soffrire, devo, con l’aiuto di Dio, portare quel peso. Il versetto, continuando, recita: “perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro”. Abbiamo delle lamentele gli uni contro gli altri. La parola “lamentela” usata qua implica ovviamente che qualcuno ha fatto del male a un’altra persona. In questo brano, in greco, il significato originario del termine reso in italiano con “lamentela” è quello di “insoddisfazione, malcontento” senza però che questo risentimento sia espresso apertamente da chi è stato offeso. Il versetto comanda dunque a chi ha subito il torto di perdonare, anziché continuare a provare risentimento. Che cosa bisogna fare in questi casi? Qui, il nostro Signore ci comanda di perdonare, come Cristo ci ha perdonato. In altre parole, nello stesso modo in cui Gesù Cristo ci ha perdonato, dobbiamo perdonare gli altri. Non si tratta di qualcosa di facoltativo.

Perdonare vuol dire ristabilire il rapporto.

In Matteo 6, e anche altrove, Gesù ci insegna che se rifiutiamo di perdonare gli altri, Dio non perdonerà noi! Leggo.

“14 Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre.” (Mat 6:14-15 LND)

Se siamo veramente salvati, dobbiamo abbandonare la nostra carne, dobbiamo combattere contro la carne, dobbiamo crocifiggere la nostra carne, per essere un vero seguace di Gesù Cristo.

“Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: “Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Marco 8:34)

L’unico modo di seguire veramente Gesù Cristo come Signore e Salvatore è rinnegare noi stessi, dire “no” alla nostra carne, prendere la nostra croce, ossia crocifiggere la nostra carne, e seguire Gesù Cristo.

Gesù Cristo perdona veramente, e il suo perdono equivale a ristabilire il rapporto fra noi e Dio.

Se rifiutiamo di seguire Gesù Cristo quanto a perdonare gli altri, allora stiamo rifiutando Gesù Cristo stesso. O cari, non rifiutate Gesù Cristo! Non date spazio alla vostra carne, non rompete un rapporto con qualcuno perché non ve la sentite di mantenerlo.

Il combattimento contro i nostri ragionamenti

Dobbiamo riconoscere che la nostra battaglia è contro i nostri pensieri. E’ sempre questo il mio campo di battaglia, ed è anche il tuo.

In 2Corinzi 10 leggiamo:

“3 Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, 4 perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, 5 affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo, 6 e siamo pronti a punire qualsiasi disubbidienza, quando la vostra ubbidienza sarà perfetta.” (2Cor 10:3-6 LND)

Probabilmente la battaglia più grande che un credente deve affrontare è il combattimento contro i ragionamenti sbagliati.

È molto facile avere ragionamenti che a noi SEMBRANO giusti o ragionevoli, quando in realtà vanno contro la guida di Dio nella sua Parola.

Ricordiamo un principio di vita molto importante: ogni volta che i nostri ragionamenti ci portano a voler rompere il rapporto con un’altra persona, e soprattutto con un altro credente, possiamo essere sicuri che questi ragionamenti non vengono da Dio, bensì dalla nostra carne. Basta pensare ai versetti sopracitati riguardo al perdono.

Aggiungo un commento molto importante. Se dovessimo pensare che è possibile perdonare senza comunque ristabilire il rapporto, dobbiamo ricordare che Colossesi 3:13 ci dice di perdonare come Gesù Cristo perdona noi, cioè, nello stesso modo. Gesù ci perdona ma continua a non avere più alcun rapporto con noi? Chiaramente non è così, anzi, il perdono che Egli ci dà è un perdono che ristabilisce completamente il rapporto fra noi e Dio.

Quindi, ogni ragionamento che ci sembrerebbe autorizzarci a rompere un rapporto è un ragionamento sbagliato, peccaminoso, contrario ai comandamenti di Dio.

Se ci lasciamo guidare dai nostri sentimenti, non siamo guidati dallo Spirito di Dio. In questo caso, stiamo seminando per la carne.

Capisco molto bene che cosa vuol dire non avere più rapporti con alcune persone, soprattutto se hanno peccato contro di me.

Però, ho imparato dalla parola di Dio che non devo lasciarmi guidare da come mi sento. Ciò equivarrebbe a camminare per la carne, in base ai miei ragionamenti, e non secondo lo Spirito di Dio. Ogni volta che camminiamo per la carne, possiamo essere certi che mieteremo corruzione, il che è una cosa terribile che ci rovinerà la vita e anche l’eternità.

Tristemente, negli anni, ho conosciuto tante persone che hanno lasciato anche la chiesa perché stavano male in questo o quell’altro rapporto. Purtroppo, devo dire che in tanti anni, non credo di aver mai visto qualcuno agire così e continuare a camminare con Cristo. Tutti hanno abbandonato Gesù Cristo, e ripreso la via della perdizione. La loro condizione è diventata peggiore di quella che in cui vivevano prima di aver sentito parlare di Gesù Cristo. O fratelli, non seguiamo i nostri sentimenti, ovvero la nostra carne, perché questo ci porterà alla rovina!

La nostra influenza sugli altri

Ognuno di noi influisce sugli altri, spesso molto più di quanto ce ne rendiamo conto.

Quindi, voglio incoraggiare ciascuno di voi a ricordare che davanti a Dio, avete la grandissima responsabilità di essere un buon esempio per gli altri figli di Dio. Gesù Cristo è estremamente geloso dei figli di Dio. Fare inciampare un figlio di Dio o prendere decisioni che recano un danno a un figlio di Dio sono cose gravissime agli occhi di Dio. Infatti, parlando proprio di questo, Gesù Cristo dichiara:

“”E chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.” (Marco 9:42 LND)

Qui, la parola “scandalizzare” vuol dire “far inciampare”. Se il nostro cattivo esempio fa inciampare un altro, non facciamo solo del male a noi stessi, ma rechiamo anche un danno spirituale a quella persona: è questo il significato che ha qui il verbo “scandalizzare”. È un fatto così grave che Gesù ci dice che sarebbe meglio morire di una morte terribile che agire così.

Perciò, quando valutate come reagire, tenete sempre a mente che dovrete rendere conto a Dio per la vostra influenza sugli altri.

Ricordiamo la veritàdownload (1)

Spesso, quando qualcuno pecca contro di noi, tendiamo a focalizzare i nostri pensieri sul male commesso, e non a pensare al bene fatto da quella persona. E questo, di solito, costituisce un modo di pensare errato.

Non dobbiamo scartare tutti pensieri buoni e belli per ricordare solo quelli negativi, i quali vengono poi ingigantiti ogni volta che li ripassiamo nella nostra mente.

Dio ci comanda invece di abbondare nel ringraziamento. Solitamente, esistono sempre delle cose per cui possiamo ringraziare Dio riguardo agli altri, compresi coloro che ci hanno fatto del male.

Ricordiamo che, alla luce dell’eternità, la vita su questa terra è molto breve e finirà ben presto. Dovremo apparire davanti a Gesù Cristo per rendere conto di come abbiamo vissuto. Viviamo alla luce di quest’incontro!

Leggo 2Corinzi 5:1-9, che ci parla di come vivere tenendo sempre in mente questa verità.

“1 Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un’abitazione non fatta da mano d’uomo eterna nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or colui che ci ha formati proprio per questo è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito. 6 Noi dunque abbiamo sempre fiducia e sappiamo che mentre dimoriamo nel corpo, siamo lontani dal Signore. 7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione. 8 Ma siamo fiduciosi e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare con il Signore. 9 Perciò ci studiamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che partiamo da esso.” (2Cor 5:1-9 LND)

Sei veramente salvato?

Ma se non te la senti di perdonare qualcuno, che cosa devi fare?

Se non vuoi perdonare qualcuno, in realtà, devi esaminarti per riconoscere se sei veramente salvato. Non c’è niente di più importante della salvezza. Quindi, prima di ogni altra cosa, bisogna esaminarti, per riconoscere se in te c’è un chiaro frutto della salvezza. Questo è il comandamento in 2Corinzi 13.

“5 Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati.” (2Cor 13:5-6 LND)

È chiaro che devi esaminarti, ma prima occorre porre la domanda seguente: come fare a valutare se sei salvato?

Prima di tutto, essere salvati vuol dire riconoscersi peccatore, e vedere in Gesù l’unica salvezza.

Però, non si può avere Gesù come Salvatore, senza anche averLo anche come SIGNORE, cioè, come Sovrano della propria vita.

Gesù dichiara, in Matteo 7, e poi in Luca 6:

“Non chiunque mi dice: “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” (Mat 7:21 LND)

“Ora, perché mi chiamate, Signore, Signore, e non fate quello che dico?” (Luca 6:46 LND)

Quindi, per poter rispondere alla domanda: “sono veramente salvato?”, devi anche chiederti: “sono veramente pronto ad ubbidire a Gesù Cristo in tutto quello che Egli mi comanda?”

Non puoi avere alcuna conferma di essere salvato se non hai un cuore pronto ad umiliarti davanti a Dio e a camminare in ubbidienza.

Quindi, se non vuoi perdonare qualcuno, dovresti valutare la tua salvezza, per vedere se in te c’è un frutto di vera salvezza. Se non vedi questo frutto, allora, ti esorto ad umiliarti davanti a Dio e ad impegnarti per avere il frutto di perdonare gli altri, il quale, se ci sarà, confermerà che sei davvero salvato.

Che cos’è il vero perdono

Un frutto importante della vera salvezza è la prontezza a perdonare gli altri veramente. La Bibbia è molto chiara quando afferma che se rifiutiamo di perdonare qualcuno, Dio non ci perdonerà. La vera salvezza produce un cuore pronto a perdonare davvero. Hai questo cuore?

Ricordiamo le parole di Gesù Cristo:

“14 Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre.” (Mat 6:14-15 LND)

Quindi, perdonare è assolutamente necessario. Non perdonare vuol dire essere condannati eternamente.

Tuttavia, per poter perdonare veramente, è essenziale capire che cosa vuol dire perdonare. Basta forse pronunciare le parole “ti perdono”? Oppure, si tratta di qualcosa di più?

Perdonare significa molto, ma molto di più che pronunciare semplicemente le parole “ti perdono”.

Prima di tutto, tenete in mente che Dio userà con noi il metro che noi usiamo con gli altri. Leggo da Matteo 7.

“Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate, e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi” (Mat 7:2 LND)

Dio ci comanda di perdonare gli altri, COME Cristo perdona noi, cioè, nello stesso modo. Leggo Colossesi 3:13:

“sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi.” (Colossesi 3:13)

Bisogna capire come Cristo ci perdona, visto che dobbiamo perdonare gli altri nello stesso modo, altrimenti significa che non abbiamo ancora veramente perdonato. Dobbiamo perdonare COME Cristo ci perdona, sennò non stiamo perdonando realmente, e ciò vuol dire che non siamo ancora stati perdonati da Dio.

Come ci perdona Dio? Leggiamo alcuni brani che ci descrivono il modo in cui Dio ci perdona.

Leggo innanzi tutto il Salmo 103:12.

“Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre colpe.” (Sal 103:12 LND)

Quando Dio ci perdona, i nostri peccati vengono totalmente allontanati da noi. E non solo! Leggo anche Isaia 43:25.

“Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati.” (Isa 43:25 LND)

Quando Dio ci perdona, Egli non si ricorda più dei nostri peccati. È come se non esistessero più per Lui. Leggo anche Geremia 31:

“Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conoscete l’Eterno! perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande,” dice l’Eterno. “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”.” (Geremia 31:34 LND)

Quanto è importante capire questo fatto. Quando Dio ci perdona, Egli cancella il ricordo del nostro peccato. Perciò, Egli non ci penserà mai più, né ripasserà quel peccato nella sua mente. Dio non lo rievocherà mai più, per ricordarci quanto abbiamo fatto del male. Il vero perdono significa che quel peccato viene seppellito, coperto per sempre dal sangue di Cristo.

Se rifiutiamo di seppellire il peccato che qualcuno ha commesso contro di noi, stiamo disprezzando il sacrificio di Gesù Cristo. Il perdono di Dio purifica la persona, come leggiamo in 1Giovanni 1:7

“ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.” (1Giov 1:7 LND)

Quando ci perdona, Dio ci purifica totalmente dal nostro peccato. Esso non esiste più per Lui.

Allora, se qualcuno pecca contro di noi, e noi DICIAMO di perdonarlo, ma continuiamo a pensare al suo peccato contro di noi, non stiamo accettando il fatto che egli è stato purificato da Dio per mezzo del sangue di Gesù.

Così facendo, stiamo disprezzando il sangue di Gesù Cristo, che ha già purificato quella persona. Il fatto di pensare ancora all’offesa implica che il sacrificio di Cristo non sarebbe sufficiente a purificare quella persona. Questo è un gravissimo peccato contro Cristo.

Quindi, perdonare veramente vuol dire smettere di pensare a quel peccato o a quell’offesa. Vuol dire, perciò, NON PARLARNE più. Significa ritornare ad avere buoni rapporti con colui che ci ha fatto del male perché similmente quando Dio ci perdona, Egli ritorna ad avere comunione con noi.

È importante capire questo: se ancora pensi o parli di un’offesa o di un peccato che hai subito, oppure, se ti tieni a distanza da chi ti ha fatto del male, vuol dire che in realtà non hai ancora perdonato. Restare in questa condizione è un gravissimo peccato contro Cristo Gesù e significa disprezzare il suo sacrificio.

Il vero perdono vuol dire non pensare più al peccato e ristabilire la comunione con quella persona, come nel passato, perché questo è ciò che Dio fa con noi quando ci perdona, grazie a Dio!

Se cadiamo nel terribile peccato di non perdonare veramente siamo in grave pericolo e abbiamo bisogno di ravvederci di cuore, per non cadere sotto la terribile ira di Dio.

Quindi, perdonare davvero gli altri e ristabilire con loro il rapporto che esisteva precedentemente è un frutto fondamentale che dimostra che siamo veramente salvati.

Ciò che rende possibile il perdonare gli altripoza 19

Quando qualcuno pecca contro di noi e ci fa veramente male, come possiamo perdonare?

So, come ognuno di voi sa, che a volte sembra impossibile riuscire a perdonare. E infatti, se guardiamo al male che una persona ci ha fatto, per noi, da soli, è impossibile perdonare.

Abbiamo già visto che non dobbiamo guardare al male che abbiamo subito. Piuttosto, dobbiamo guardare alla grandezza del perdono che abbiamo ricevuto da Dio.

Possiamo perdonare perché anche noi siamo stati perdonati. Infatti, il nostro debito con Dio era un debito eterno, assolutamente impossibile da saldare. Nessun debito che gli altri possano avere con noi è paragonabile al nostro debito con Dio.

Quindi, noi che siamo stati perdonati da Dio per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo siamo debitori nei confronti di Dio, ora e per sempre. Alla luce del nostro perdono possiamo dunque perdonare.

Perciò, quando ti è difficile perdonare, vuol dire che non stai ripensando a quanto è grande il perdono che hai in Gesù Cristo.

Menzogne

Parlando delle prove della salvezza, affrontiamo ora un altro discorso molto legato a quello che abbiamo appena fatto: si tratta del parlare e pensare secondo verità, anziché basandosi su menzogne.

È importante, anzi, fondamentale, non mentire, né con i nostri pensieri, né con le nostre parole. La Bibbia ci insegna che tutti i bugiardi saranno esclusi dal cielo, come leggiamo in Apocalisse 21:7,8

“7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio. 8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda”.” (Apocalisse 21:7-8 LND)

Alla luce di questo fatto, è indispensabile che un vero credente eviti le menzogne. Mentire mette in dubito la veracità della salvezza di una persona.

Allora, come deve vivere un vero credente? Il passo biblico che citeremo tra breve tratta della necessità di parlare in modo totalmente onesto, e dell’atteggiamento che dobbiamo assumere gli uni con gli altri.

È giusto che ogni vero credente si esamini per riconoscere se le cose menzionate in quel passo si trovano nella sua vita.

Quando qualcuno ci fa del male, e passiamo e ripassiamo quel male nella nostra mente, che frutto c’è nella nostra vita? Stiamo seguendo Gesù Cristo? Leggete con me Colossesi 3:18-14, che parla del tipo di cuore e dell’atteggiamento che dobbiamo avere.

“8 Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, cattiveria; e non esca dalla vostra bocca maldicenza e alcun parlare disonesto. 9 Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con i suoi atti, 10 e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato. 11 Qui non c’è più Greco e Giudeo circonciso, e incirconciso, barbaro e Scita, servo e libero, ma Cristo è tutto e in tutti. 12 Vestitevi dunque come eletti di Dio santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine e di pazienza, 13 sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. 14 E sopra tutte queste cose, rivestitevi dell’amore, che è il vincolo della perfezione.” (Colossesi 3:8-14 LND)

Questa è una descrizione di come dobbiamo camminare, se veramente ci siamo ravveduti dai nostri peccati e crediamo in Gesù Cristo come Signore e Salvatore.

State vivendo secondo questo brano, come comanda il Signore Gesù Cristo? State vivendo così, avendo simili pensieri verso la persone che vi ha ferito?

Spesso, quando qualcuno ci fa del male, quando qualcuno pecca contro di noi, tendiamo a pensare a quell’avvenimento in modo esagerato.

Dobbiamo pensare e parlare secondo verità. Esagerare è una forma di menzogna. Pensare o descrivere qualcosa in modo storto è una forma di menzogna, e chi lo fa è un bugiardo.

Dobbiamo riconoscere che focalizzarci su un male subito reca un certo piacere alla nostra carne. Lamentarci e brontolare soddisfa la carne. Il peccato soddisfa la carne, ed è per questo che è così facile peccare.

Amico o amica, se stai serbando nel tuo cuore e ripassandolo nella mente un male subito, ti esorto, ravvediti da questo peccato terribile! È come un tumore dentro di te che ti rovinerà, per la vita e per l’eternità.

Se questo è il tuo caso, per il tuo bene eterno, ti esorto a ravvederti veramente, e a perdonare veramente, come perdona Dio, il che vuol dire, come abbiamo visto, abbandonare completamente i pensieri che riguardano l’offesa e ristabilire il rapporto con l’offensore. Fare meno di questo significa non perdonare davvero!

Pensare al bene

Anziché riempire i nostri pensieri con qualcosa di malvagio che abbiamo subito, ubbidiamo a Filippesi 4:8:

“Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose.” (Fil 4:8 LND)

In ubbidienza a Dio, NON pensate alle cose negative, ma piuttosto pensate alle cose buone, oneste, giuste, alle cose pure, e alle altre virtù elencate nel passo menzionato.

Se facciamo questo, avremo la pace e la gioia di Dio in noi!

Se sei nel peccato, hai disperatamente bisogno del perdono di Dio. Infatti, se arriverai al giudizio senza il suo perdono, sarai senza speranze.

Per avere il perdono di Dio o, più esattamente, per dimostrare che hai ricevuto il perdono di Dio, DEVI perdonare gli altri di cuore, COME perdona Dio.

Prego di vedere questo frutto in ciascuno di voi, come anche in me stesso.

Che frutto c’è nella tua vita?

Quando non vogliamo perdonare di cuore, che frutto vediamo nella nostra vita? In quel caso, non vediamo affatto il frutto dello Spirito Santo. Ascoltate mentre leggo Galati 5:22. Che vita è senza questo frutto?

“Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.” (Galati 5:22 LND)

Che vita è senza queste cose? Non avere questo frutto vuol dire non essere pieni dello Spirito Santo, vuol dire camminare nella carne e, continuare così rivela che il nostro è un cuore senza Dio.

Sei una benedizione per le persone intorno a te? Prego che ciascuno di noi possa capire la gravità di tenersi dentro ferite e offese.

O fratelli e sorelle, non diamo sfogo alla nostra carne! Umiliamoci davanti a Dio, e troveremo in Lui il vero riposo delle nostre anime!

Che cosa vuoi?

Vi lascio con una domanda importante: che cosa volete, nella vita e nell’eternità? Allora, in quale via camminate? Quale via scegliete?

Abbiamo due vie davanti a noi. Possiamo scegliere una di queste vie, ma non possiamo scegliere dove queste vie portano.

Da una parte, possiamo:

—- seminare per la carne, dare spazio alla nostra carne, seguire i nostri ragionamenti, i nostri pensieri, non stare attenti a conoscere e seguire i comandamenti di Gesù Cristo.

Chi vive così, mieterà corruzione. Resterà sotto l’ira di Dio in questa vita e, anche se riuscirà a vivere come desidera sulla terra, non avrà pace nel cuore.

Dopo la morte, sarà giudicato e condannato ad un’eternità di tormento costante.

Oppure, al contrario, possiamo:

— seminare per lo Spirito. Dire “no” alla carne, e “sì” allo Spirito. Possiamo umiliarci davanti a Dio ed accettare la Sua volontà in ogni campo della nostra vita, in ogni decisione e in ogni rapporto.

Quando ci umiliamo davanti a Dio, Egli ci innalza. Leggo.

“6 Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli v’innalzi al tempo opportuno, 7 gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi.” (1Pietro 5:6-7 LND)

O cari amici, quanto desidero vedervi innalzati dal Signore! Se Egli vi innalza, nessuno potrà buttarvi giù. Sarete al sicuro.

Grazie a Dio per il SUO perdono! Perdoniamoci gli uni gli altri, di cuore e davvero!

STA SCRITTO

 pc

The Xcellent Files

STA SCRITTO

Dave Hunt
traduzione Susanna Giovannini

Questo mondo è immerso nella confusione spirituale, che sta diventando sempre peggiore. Ci sono migliaia di denominazioni, di sette e religioni rivali. Nel clamore di voci conflittuali, ognuna delle quali afferma di parlare per Dio e di portare a Dio, come si fa a conoscere la verità?

E’ ragionevole credere che se in noi c’è il desiderio di conoscere la verità, Dio soddisferà completamente quel desiderio in ogni ricercatore sincero (Geremia 19:13). Questa è stata la Sua via dall’inizio. Colui che ha creato Adamo ed Eva, e l’universo in cui si sono trovati, ha conversato personalmente con loro (Genesi 2:16; 3:3,8). Loro conoscevano la Sua voce e comprendevano l’unico comando che aveva dato loro: “Ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17). Ma influenzati da Satana, dubitarono della Parola di Dio e disobbedirono a Colui a cui dovevano l’esistenza. Il tragico risultato è registrato nella storia dell’uomo, dall’omicidio di Abele a causa di suo fratello Caino, ai molteplici assassini, crimini e guerre dei nostri giorni.

Satana, “un bugiardo ed il padre di ogni menzogna” (Giovanni 8:44) è l’ultimo egomaniaco autoingannatore. Egli si vantava: “Sarò come l’Altissimo” (Isaia 14:14). Ovviamente, ci poteva essere solo un “Altissimo”. In uno scatto di pazzia, Satana aveva rifiutato il monoteismo (fede in un vero Dio) e aveva introdotto il politeismo (fede in molti déi). Portando questa bugia sul pianeta Terra attraverso il suo primo seguace umano, Eva, Satana è diventato “il dio di questo mondo” (2 Corinzi 4:4), l’autore e il sommo sacerdote di ogni setta e falsa religione.

“Dio non ha detto?” è stata la pretesa di Satana nei confronti della Parola di Dio. Poi si pose come esperto religioso e vendette ad Eva la sua falsa interpretazione. Lei era così contenta di trovare un guru che le spiegasse chiaramente la Parola di Dio e che le dicesse quello che voleva sentirsi dire. Da allora, le bugie di Satana sono diventate così famose su questa terra che guru, profeti, pastori, sacerdoti o il papa sono seguiti più di Dio e della Sua Parola. Quando si parla di conoscere Dio, moltitudini di egoisti aprono la porta della mente e seguono stupidamente i professionisti.

Il percorso dell’Eden si ripete in ogni setta e falsa religione. Ognuno di essi ha un leader che afferma che solo lui o lei può interpretare la Parola di Dio e deve essere seguito/a senza questioni. Fino ad oggi, 89 anni dopo la morte di Mary Baker Eddy, nessuna chiesa della Scienza Cristiana si azzarda a deviare dalla sua interpretazione delle Scritture e ogni cristiano scientista crede ancora nelle sue bugie sataniche (“sicuramente non morirai”) le quali dicono che la morte è un’illusione! I testimoni di Geova non possono essere Bereani, poiché ognuno di essi interpreta la Bibbia a modo loro. Seguono come pappagalli tutto quello che dichiarano i falsi profeti. I mormoni devono seguire implicitamente la gerarchia di Salt Lake City.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Oh, quanto amo la tua legge! Essa è la mia meditazione per tutto il giorno.(Salmo 119:97)

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Allo stesso modo i Cattolici Romani sanno che solo la Chiesa può interpretare la Bibbia, e le massime autorità del cattolicesimo dichiarano:

… i fedeli sono obbligati a sottomettersi alla decisione dei loro vescovi… in materia di fede e moralità… Questa fedele sottomissione alla volontà e all’intelletto deve essere data… [al] Pontefice Romano, anche se non parla ex cattedra… Perché il Pontefice Romano… ha un potere pieno, supremo ed universale su tutta la Chiesa (Vaticano II, Lumen Gentium, III, 22., 24.)

Quest’ineguaglianza fra leader e seguaci è un altro segno della setta. Notate che Satana non ha offerto ad Eva ciò che lui stesso desiderava, cioè “essere come l’Altissimo”. Le promise invece che sarebbe stata un dio anche lei: “E sarete come Dio [ma non Dio stesso]” (Genesi 3:5). Satana l’avrebbe fatta regnare. Sia il Vecchio che il Nuovo Testamento dichiarano che ci sono molti falsi déi: “Eseguirò il mio giudizio contro tutti gli déi d’Egitto” (Esodo 12:1); “Ci sono molti déi… ma c’è un Dio solo” (1 Corinzi 8:56).

Chi sono questi falsi déi — e chi li adora? Forse il terzo degli angeli che ha seguito Satana nella sua ribellione (Apocalisse 12:4). Questi demoni (alle dipendenze del Diavolo) sono déi pagani: “..le cose che i Gentili sacrificano [nei loro rituali religiosi], le sacrificano ai demoni, e non a Dio” (1 Corinzi 10:19-20). Dietro ogni idolo c’è un demone che inganna e schiavizza adoratori pagani. Per questo motivo, dietro ogni falso profeta c’è un demone: “Provate gli spiriti per vedere se sono da Dio perché sono sorti molti falsi profeti nel mondo” (1 Giovanni 4:1). E’ una solenne verità che Dio permette agli spiriti maligni di ispirare i falsi profeti per ingannare coloro che vogliono credere alle bugie di Satana (1 Re 22:19-23).

Che la caduta nel Giardino dell’Eden non sia mito ma storia è provato dal fatto che tutti i discendenti di Eva sono ossessionati dalla bugia in cui è caduta lei. Eva ha trasmesso ai suoi discendenti la passione di diventare déi. Sembra che scorra nel sangue dell’umanità. Per esempio, la forza dominante che regola il mondo della scienza e della tecnologia è la sapienza divina dell’universo attraverso la conquista dell’atomo e dello spazio. Questo tema domina la fiction scientifica, i film spaziali ed i cartoni animati. Il movimento New Age / Potenziale Umano (paganesimo/occultismo in chiave moderna) cerca lo stesso obiettivo attraverso pratiche spirituali e mistiche che promettono di risvegliare il potenziale illimitato delle potenze divine che tutti noi abbiamo.

Così è con l’Induismo. L’obiettivo dello yoga, ora praticato virtualmente in ogni YMCA, è l’auto realizzazione (raggiungere uno stato di deità). Le sette della Scienza Mentale (Scienza Cristiana, Scienza della Mente, Scienza Religiosa, Unità, ecc..) sono molto New Age, come lo è il Mormonismo. Una volta ho discusso all’Università di Boise State con due Mormoni che insistevano sul fatto che Joseph Smith era “il primo profeta della New Age”. Spiegai che Smith non era il primo; quella titolo apparteneva al serpente nel Giardino. Il Mormonismo è fondato sul credo che la bugia detta da Satana ad Eva è una verità di Dio. E visto che Gesù ha chiamato Satana “un bugiardo”, Brigham Young ha dichiarato: “Il diavolo aveva detto la verità”. Uno degli ultimi presidenti dei Mormoni, Spencer W. Kimball, ha detto: “In ognuno di noi c’è il potenziale per diventare degli déi…”. Il Dio dei Mormoni una volta era un uomo venuto da un altro pianeta che aveva sviluppato le sue piene potenzialità — e perciò questo è l’obiettivo di ogni mormone! L’essenza del Mormonismo si trova in una delle loro dichiarazioni più famose: “Come Dio una volta era uomo, così anche l’uomo può diventare Dio”.

La bugia del serpente è dovunque: “L’antico serpente, chiamato Diavolo e Satana… il seduttore di tutto il mondo” (Apocalisse 12:9). La Chiesa Ortodossa Orientale dichiara: “Osservando i comandamenti.. l’uomo diventa dio.. la deificazione è il motivo per cui siamo stati creati”. Papa Giovanni Paolo II dice: “La divinizzazione dell’uomo viene da Dio”. Leader della confessione positiva come Hagin, Copeland, Price, ecc. danno una mano al serpente dicendo: “Siamo già degli déi!” Molti avranno visto Benny Hinn e Paul Crouch insistere sulla TBN: “Siamo dei piccoli déi!”

Crouch è così sicuro che la bugia di Satana sia la verità di Dio che nel suo notiziario “Praise the Lord” del marzo 1993 ha dichiarato: “Se non siamo ‘piccoli Déi’ ci scuseremo con voi di fronte a miliardi di persone sul Mare di Cristallo!” Se Crouch (e coloro che grazie alla TBN la pensano come lui) continueranno ad insistere di essere “piccoli déi”, non si troveranno con i santi davanti al mare di cristallo. Dio ha pronunciato la condanna di tutti coloro che si dichiarano déi:

Ma il Signore è il vero Dio.. Gli déi che non hanno fatto i cieli e la terra.. scompariranno dalla terra e da sotto il cielo (Geremia 10:10-11).

Cosa interessante, i Testimoni di Geova hanno fatto Cristo un piccolo dio. Non volendo accettare ciò che dice la Bibbia: “E la Parola era Dio”, la Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova dice: “Nel principio era la Parola e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio” (Giovanni 1:1). Vi diranno che “Dio” in questo verso è, naturalmente, Geova, e “dio” si riferisce a Gesù. Perciò i Testimoni di Geova hanno un Dio grande e uno piccolo. Ma, come la Bibbia dichiara chiaramente, c’è solo un Dio e tutti gli déi sono usurpatori destinati alla distruzione.

Torniamo ad Adamo ed Eva: come aveva dichiarato Dio, sono morti spiritualmente nel momento in cui hanno disubbidito. La morte fisica ha dovuto attendere più a lungo per conquistare i loro corpi. Oggi ci mette di meno. Lo Spirito di Dio si è dipartito da questi due ribelli e così è venuto alla luce il loro Io. La connessione è chiara al concetto psicologico dell’auto amore, dell’auto asserzione, dell’immagine positiva di se stessi, del gloriarsi della propria gloria, ecc.. Una volta Adamo ed Eva avevano vissuto per Dio; dopo la Caduta hanno iniziato a vivere per se stessi. La loro discendenza è morta spiritualmente, schiava dell’egoismo, ed in loro c’è “un vuoto a forma di Dio” come diceva Pascal. Dopo la Caduta, il resto della Bibbia è un resoconto di Dio che, con amore e attraverso i Suoi profeti e il dono del Suo Figlio, chiama l’uomo a Sé e rende possibile quella riconciliazione — e di Satana che cerca di ingannare l’uomo per farlo restare nelle tenebre e nella morte della separazione. Le tattiche di Satana non sono cambiate. Ancora mette dei dubbi, attacca e reinterpreta la Parola di Dio attraverso i suoi falsi profeti. Inoltre, Satana può offrire solo gli stessi beni con i quali ha tentato Eva, che sono “tutto ciò che c’è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita” (2 Giovanni 2:16).

Quando Eva “vide che l’albero era buono da mangiare [concupiscenza della carne], che era piacevole da vedere [la concupiscenza degli occhi] e che era desiderabile per rendere saggi [l’orgoglio della vita], prese il frutto…” (Genesi 3:6). Gesù affrontò le stesse tre tentazioni.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini (Matteo 15:9)

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Eva era ben nutrita; Gesù dovette passare 40 giorni senza mangiare o bere. Eva rigettò la Parola di Dio; Gesù la usò per sconfiggere Satana, rispondendo ad ogni tentazione con: “Sta scritto!” (Matteo 4:1-11; Luca 4:1-13).

Satana tentò Cristo, che aveva fame, di “comandare che queste pietre si trasformino in pane [la concupiscenza della carne]”. Il nostro Signore replicò: “Sta scritto: L’uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola che procede da Dio”. Satana allora “gli mostrò tutti i regni del mondo” [la concupiscenza degli occhi] e promise di dargli tutte le “potestà.. e la loro gloria” se solo si fosse inchinato e lo avesse adorato. La risposta di Cristo fu di nuovo: “Sta scritto: Adorerai il Signore tuo Dio, e solo a Lui renderai il tuo culto”. Allora Satana tentò di farlo buttare giù dal pinnacolo del tempo affinché le persone potessero ammirarlo quando gli angeli lo avrebbero preso e condotto sano e salvo a terra, come stava scritto nel Salmo 91:1-2 [l’orgoglio della vita]. Ma Gesù rispose ancora una volta: “Sta scritto: Non tentare il Signore tuo Dio”.

Sta scritto! Conoscere, avere fiducia ed obbedire alla Parola di Dio è l’antidoto contro le bugie di Satana e le tentazioni. Cristo ha citato la Bibbia come ultima autorità e manuale di vita. La Bibbia, secondo il modo in cui l’ha usata Cristo, pone gli standard, detta le regole e fa scappare Satana. Ciò che sta scritto è la parola di Dio per l’umanità. “Santi uomini di Dio hanno parlato mossi dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21). “Tutte le Scritture sono ispirate da Dio” e questo è sufficiente per renderci “perfetti [maturi, completi], forniti in tutte le buone opere” (2 Timoteo 3:16,17). Ma la psicologia cristiana, come abbiamo documentato, nega la sufficienza delle Scritture e la integra con le bugie di Satana contenute nelle teorie umaniste.

La grande tragedia della chiesa odierna è che molti leader importanti, invece di rimanere fermi su ciò che “è scritto”, dubitano di ciò che Dio ha dichiarato inequivocabilmente. Il Papa, Cristiani Oggi, Promise Keepers, Billy Graham e molti altri leader, insieme a molte università e scuole cristiane, hanno confermato il fatto che Dio abbia usato l’evoluzione per creare l’uomo. Eppure questa teoria, come abbiamo mostrato, contraddice la Parola di Dio. Graham è sicuramente l’evangelista vivente più onorato, eppure anche lui dubita del fatto che il diluvio abbia coinvolto tutto il mondo, anche se la Parola di Dio lo dice in un linguaggio semplicissimo. Il Natale scorso, nel programma “Larry King Live”, riguardo al cielo Billy ha detto: “Se il sesso è necessario per la nostra felicità e per la nostra soddisfazione, allora ci sarà anche lì”. Ancora una volta contraddiceva la Bibbia.

Gesù diceva: “Sta scritto!” Anche Satana può citare la Bibbia, e l’ha fatto, ma la sua applicazione era falsa e Cristo l’ha ribattuta con un altro passo in cui rifiutava la perversione. Anche i ministri di Satana citano e pervertono la Scrittura. L’antidoto ad una tale perversione è consultare il resto della Bibbia: l’uomo non vive solo grazie a versi preferiti estrapolati dal contesto, ma “di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”.

Se usiamo male la Bibbia per sostenere le nostre teorie e i nostri programmi, siamo vittima delle bugie di Satana e diventiamo seguaci di falsi déi. Se cerchiamo con tutto il nostro cuore di conoscere il vero Dio, Egli si rivelerà a noi (Geremia 29:13). E se noi vogliamo fare la volontà di Dio, conosceremo la vera dottrina (Giovanni 7:17) e non saremo portati via.

“E’ scritto” è anche la nostra àncora nella tempesta delle false dottrine, delle teorie umanistiche e delle tentazioni umani che infieriscono intorno a noi. Rimaniamo sicuri e irremovibili sulla Parola immutabile, infallibile e sufficiente. Che Dio ci aiuti ad aiutare gli altri a fare lo stesso.


Il rapimento rivelato

index
Il rapimento è qualcosa di ancora non ben chiaro nelle menti dei cristiani di tutto il mondo. Il motivo principale è che esso è stato, ed è tuttora, descritto in molti modi contrastanti da libri, film e simili, al punto da diffondere un falso punto di vista tra i credenti, che è quello con cui ciascuno di noi guarda a questo evento.
Alla domanda “Perché ci sarà il rapimento?”, la maggior parte dei cristiani risponderebbe: “Perché in questo modo la Chiesa non dovrà affrontare la tribolazione!”
Tale risposta non fa altro che annullare la stessa dottrina del rapimento, perché lo vede come un semplice mezzo per fuggire dal dolore e dalla sofferenza. Se crediamo che la ragione per cui saremo rapiti sarà evitare le pene e i guai della tribolazione, allora stiamo negando il punto focale del vangelo di Cristo. So che sono parole forti, ma vi assicuro che prima della fine di questo articolo avrete compreso cosa vogliono davvero significare.
Innanzitutto, per comprendere una dottrina bisogna iniziare a spiegare le cose dal principio: “Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello superiore e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio, della dottrina dei battesimi, dell’imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno.” (Ebrei 6:1-2)
Dunque, ciascuno di noi consideri se ha davvero ricevuto chiarezza riguardo agli aspetti basilari della vita cristiana, quelli cioè che devono essere appresi appena nati di nuovo, una volta e per sempre:
  1. Ravvedimento dalla opere morte;
  2. Fede in Dio;
  3. Dottrina dei battesimi;
  4. Imposizione delle mani;
  5. Risurrezione dai morti;
  6. Giudizio eterno.
Per prima cosa, qualcuno vede scritto in questa lista il rapimento? Quello che vediamo scritto è piuttosto la risurrezione dai morti, ossia l’atto di tornare in vita dopo essere defunti. Proprio come ha fatto Gesù.
Fratelli, Gesù ha detto “Io sono la risurrezione e la vita” (Giovanni 11:25), quindi la speranza per coloro che sono morti è di essere risorti a vita eterna! Il nostro Signore ha circa seimila anni di santi defunti che devono essere fatti risorgere, perciò il rapimento non riguarda il sottrarre i cristiani viventi da una situazione spiacevole. Infatti, nella Bibbia la parola “rapimento” non compare mai. Ciò che compare, invece, è la parola “risurrezione”.
Vedete ora perché ho detto che se uno pensa che il rapimento abbia a che fare con l’evitare la sofferenza, nega il vangelo? Il vangelo riguarda la risurrezione a vita eterna, non la fuga dalla tribolazione.
Andando avanti, consideriamo che se Dio un giorno risusciterà tutti i Suoi figli defunti, allora in quel giorno vi saranno anche dei figli di Dio ancora viventi che assisteranno a tale evento. Dunque, per questi ultimi Dio userà un piano diverso, che consisterà nel tramutare nei corpi senza che debbano passare per la morte. Così, dopo la risurrezione dei morti, anche i viventi si uniranno ad essi vedendo i propri corpi mortali trasformati in corpi immortali.
“Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati.” (1 Corinzi 15:51-52)
La domanda che ora sorge spontanea è: quando avverrà la risurrezione? Anche in questo caso, vogliamo sapere qual è la verità, cioè cosa dice la Bibbia, non gli uomini.
“Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla Sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.” (1 Corinzi 15:22-24)
Questi versi ci dicono che esistono solo due gruppi di risorti: Cristo e coloro che sono in Cristo alla Sua venuta, ossia tutti i morti in Cristo nel corso della storia e coloro che saranno ancora vivi alla Sua venuta. Inoltre, ci viene detto che esiste un ordine in cui la risurrezione avrà luogo: per primo Cristo e per secondi coloro che sono in Lui, prima i morti e poi i vivi.
Infine, ci viene espressamente detto che “poi verrà la fine”, cioè dopo la resurrezione. Non c’è scritto “poi verrà la tribolazione”. Questo è un elemento che indica chiaramente quando avverrà la risurrezione dai morti, ma ci sono altri versi che confermano questa tempistica.
“Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno.” (Giovanni 6:39)
Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Giovanni 6:40)

 

“Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Giovanni 6:44)
“Così l’uomo giace, e non risorge più; finché non vi siano più cieli egli non si risveglierà né sarà più destato dal suo sonno.” (Giobbe 14:12)
Potrebbe essere più chiaro di così? La nostra speranza è la risurrezione che avrà luogo nell’ultimo giorno! Ossia l’ultimo giorno di quest’era.
Alcuni potrebbero obiettare che questo termine indichi il giorno prima dell’inizio della tribolazione, ma il verso di Giobbe ci dice chiaramente che non vi saranno più cieli. Quindi come potrebbe la terra continuare ad esistere senza cieli ed andare avanti per altri sette anni di tribolazione? È assurdo!

In conclusione, fratelli, il nostro concetto di rapimento non è altro che una discutibile tradizione umana. Dovremmo invece riferirci a questi eventi come alla “nostra speranza della risurrezione”.

 

GESU’ STA’ PER TORNARE!

 

  GESU’ SGesu torna; i segniTA’ PER TORNARE!

Al di la’ delle molte, oscure “profezie” di certi predicatori, la Bibbia e’ chiara:  Gesu’ torna per instaurare il Suo Regno eterno, di pace, amore, giustizia e salvezza eterna, per chi lo ha ricevuto come Salvatore! e lo segue.  Bisogna anche dire pero’, che la maggior parte del “cristianesimo” predicato oggi, e’ falso e politico. Il nome di Cristo viene spesso usato per costruire edifici religiosi (MAI esistiti nel Nuovo Testamento) per mantenere i seguaci sotto controllo. Falsi religionismi “cristiani” che, come Gesu’ ha detto, non salvano nemmeno chi li predica! (Mat cap 23)

IL VERO GESU’, ha dato segni precisi (tutti adempiti) e che indicano il Suo ritorno. Tra questi: Terremoti, guerre, carestie, epidemie, perdita di fede e di amore tra i cristiani, ecc.
Il ritorno avverra’ dopo l’ultimo segno: la persecuzione mondiale contro il cristianesimo (Matteo 24:3-21; Luca 21:7-32). Anche la “globalizzazione”, della quale i politici tanto amano parlare, e’ profetizzata. Sara’ una dittatura mondiale, capeggiata, da un demone incarnato come “politico” che la Bibbia chiama “Bestia” e “Anticristo” (vedi, 1Giov 2:18; Apoc 13:1-8).  In questo tempo della fine–in cui ora viviamo–i cristiani del mondo sono vistosamente divisi nelle ultime due chiese profetiche dell’Apocalisse: Filadelfia e Laodicea (vedi, Apoc 3:7-22).  Proprio come i credenti nominali (finti) di ieri, accettarono e sostennero, per tornaconto, comunismo, nazismo e simili, cosi’ avverra’ probabilmente con i credenti nominali di oggi; Accetteranno e sosterranno, il “Nuovo Ordine Mondiale” dell’Anticristo, ricevendo il suo “Marchio-666”. Questo probabilmente sara’ il sinistro microchip, gia’ in uso e publicizzato nel mondo (vedi, Youtube: “Microchip sotto pelle che ne pensate” e “Microchip Sottocutaneo”).  ATTENZIONE! Qualunque sia il “Marchio”, la Bibbia ci avverte: Riceverlo, equivale a vendere l’anima a Satana.  (Studia bene: Apoc 13:15-18; 14:9-13). — Gesu’ non ha dato una data precisa per il Suo ritorno, m a ha indicato “una generazione”, durante la quale, tutto questo si sarebbe compiuto!  Quindi compresi, il Suo ritorno e Rapimento della Chiesa (vedere, Mat 24:29-34; 1Tess 4:15-18).  QUANTO MANCA?! – Il PRIMO segno che Gesu’ ha dato per segnalare la data iniziale dell’ultima generazione, sono le guerre (Mat 24:3-6). Come sappiamo, le grandi guerre di quest’era moderna (tempo della fine) sono iniziate nel 1914, con la 1ma Guerra mondiale.  Quant’e’ lunga “una generazione”? 100 anni. (Vedere, Gen 15:13,16)  Il 2014, sembra quindi essere, sia pure approssimativamente, anno piu’ anno meno, la fine di quest’ultima generazione.  Gesu’ ci avverte: Situazioni da incubo, precederanno il Suo ritorno: Apoc 12:12 “Guai a voi, o terra, o mare! “Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo!” (Apoc cap 8 & 9; 12:17; 13:7). Togliamo quindi gli occhi dalle passeggere cure del mondo, dai problemi, dai soldi e mettiamoli su Gesu’, la Sua Parola nella Bibbia, la Sua volonta’.  (Mat 6:19-34)  ChiediamGli di riempirci del Suo Spirito Santo, tramite il Quale, potremo stabilire–se lo ricercheremo con tutto il cuore–una relazione diretta, giornaliera e continua con Lui, il Salvatore! Allora, avendo scelto questo continuo contatto, di cuore a cuore e spirito a Spirito con Lui, Egli potra’ guidarci e proteggerci da tutti i mali e da tutti i gli anticristi messi assieme! (Luca 21:36-38; Apoc 18:4; 12:6,14; Prov 22:3; Dan 12:7) – Ma solo se facciamo sul serio. Dio vi benedica e protegga! E lo fara’: Se lo amiamo, lo riceviamo e lo seguiamo—non solo “religiosamente” o a chiacchere, ma col cuore e nei fatti!

Perché la decima non è per i credenti del Nuovo Testamento

Io esporrò semplicemente la definizione della decima, come termine odierno, dal punto di vista che io ho percepito negli ultimi 20 anni di vita cristiana. Secondo questo punto di vista la decima è dare il 10% del vostro salario (prima o dopo le tasse – diverse opinioni) alla chiesa a cui appartenete (la chiesa che probabilmente frequentate ogni domenica). Questo denaro è usato per sostenere le spese della chiesa (affitto, pagamenti, salario per il personale, missioni, ecc.). Per molte persone non decimare è considerato un peccato. Molte volte tu sentirai la gente predicare Malachia 3:8-12 che dice:

“Può un uomo frodare Dio? Eppure voi mi frodate e andate dicendo: «Come ti abbiamo frodato?». Nelle decime e nelle primizie. Siete già stati colpiti dalla maledizione e andate ancora frodandomi, voi, la nazione tutta! Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo, – dice il Signore degli eserciti – se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti. Terrò indietro gli insetti divoratori perché non vi distruggano i frutti della terra e la vite non sia sterile nel campo, dice il Signore degli eserciti. Felici vi diranno tutte le genti, perché sarete una terra di delizie, dice il Signore degli eserciti.”

Molti usano questi versetti dicendo che se la gente non porta “le decime e le primizie” alla casa di Dio (in altre parole la chiesa che frequenti ogni Domenica) è un peccato e frena la gente dalle loro “benedizioni”. L’uso di questo il passaggio sopra citato, insieme ad altri passaggi del Vecchio Testamento, è stato utilizzato per sostenere l’applicazione della decima che era in vigore durante la legge Mosaica, ha causato dei grandi problemi perché la legge della decima era valida e fu scritta per il Vecchio Testamento. Il Vecchio Testamento è meraviglioso e fa’ parte delle Sante Scritture che Dio ha inspirato. Come Paolo dice in Romani 15:3-4

“Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me. Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza.

Tutto quello che è scritto nelle Scritture è stato scritto per la nostra istruzione. Possiamo imparare nel leggere Deuteronomio. Possiamo imparare nel leggere Malachia o altri libri del Vecchio Testamento. Comunque, benché tutto fu scritto per la nostra istruzione, no tutto quello che è scritto è per la nostra applicazione. Il Vecchio Testamento è indirizzato ai Giudei che vivevano sotto la legge Mosaica. Gesù Cristo non era ancora arrivato. Il prezzo di riscatto per i nostri peccati era ancora stato pagato. Il Santo Sacerdote non era ancora arrivato. Come dice Paolo in Galati 3:23-26

Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù”

C’era un periodo prima del sacrificio e della resurrezione del nostro Signore. Questo era il periodo della legge. E c’è un periodo dopo il sacrificio e la risurrezione del Signore. Questo è il periodo in cui viviamo oggi. C’è una grande differenza fra i due periodi, per la semplice ragione che quello che era valido nel primo periodo, la legge, non è più valido nel secondo periodo – grazia e diventando bambini di Dio attraverso la fede in Gesù Cristo – non era disponibile nel primo periodo. Possiamo imparare cosa era valido nel primo periodo? Certamente noi possiamo. Essa si applica a noi? No necessariamente. Puoi leggere i Salmi ed i Proverbi e ricevere guida per la tua vita attuale. È l’eterna saggezza di Dio che passa attraversa i tempi. Dall’atra parte, tu puoi andare ad un passaggio di una legge specifica, come quella della decima, o altri passaggi del sacrificio dei buoi o le celebrazioni che essi avevano in Israele. Benché tu possa imparare da questi passaggi, essi non sono direttamente applicabili a noi. Lo stesso è valido per tutto ciò che è riferito alla legge Mosaica, per la semplice ragione che la legge fu abolita con il sacrificio di Cristo. È come leggere il codice delle leggi che non sono più valide. Tu puoi imparare da esse ma non sono da applicare, perché esse sono obsoleto. Come Colossesi 2:13-14 dice:

“Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l’incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;

e di nuovo Efesi 2: 14-15
“Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace”

Ora se la legge è abolita, andremo ad applicarla di nuovo? Noi possiamo imparare da essa, ma non è più una legge per la nostra applicazione Essa è abolita! E la decima fa’ parte anche di questa legge. Decimare è una parola che è stata spesso usata nei libri della legge come il libro dei Levitici, Numeri e Deuteronomio. Qui ci sono alcune referenze:

Levitico 27:30-34
“Ogni decima della terra, cioè delle granaglie del suolo, dei frutti degli alberi, appartiene al Signore; è cosa consacrata al Signore. Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. Ogni decima del bestiame grosso o minuto, e cioè il decimo capo di quanto passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata al Signore. Non si farà cernita fra animale buono e cattivo, né si f faranno sostituzioni; né si sostituisce un animale all’altro, tutti e due saranno cosa sacra; non si potranno riscattare. Questi sono i comandi che il Signore diede a Mosè per gli Israeliti, sul monte Sinai.”

Da notare negli ultimi versi che la decima faceva parte dei comandamenti, una parte della legge che Dio diede a Mosè per i figli d’Israele sul monte Sinai. Questa legge era stata abolita dal sacrificio di Cristo. La decima, facendo parte della legge, non era stata data per un’applicazione generale, ma solamente per i figli d’Israele, fino alla sua cancellazione dal sacrificio e resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Qui ci sono altri passaggi riguardo la decima:

Numeri 18:20-32
“Il Signore disse ad Aronne: «Tu non avrai alcun possesso nel loro paese e non ci sarà parte per te in mezzo a loro; io sono la tua parte e il tuo possesso in mezzo agli Israeliti. Ai figli di Levi io dò in possesso tutte le decime in Israele per il servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno. Gli Israeliti non si accosteranno più alla tenda del convegno per non caricarsi di un peccato che li farebbe morire. Ma il servizio nella tenda del convegno lo faranno soltanto i leviti; essi porteranno il peso della loro responsabilità; sarà una legge perenne, di generazione in generazione; non possiederanno nulla tra gli Israeliti; poiché io dò in possesso ai leviti le decime che gli Israeliti presenteranno al Signore come offerta fatta con il rito di elevazione; per questo dico di loro: Non possiederanno nulla tra gli Israeliti». Il Signore disse a Mosè: «Parlerai inoltre ai leviti e dirai loro: Quando riceverete dagli Israeliti le decime che io vi dò per conto loro in vostro possesso, ne preleverete un’offerta secondo la rituale elevazione da fare al Signore: una decima della decima; l’offerta che avrete prelevata vi sarà calcolata come il grano che viene dall’aia e come il mosto che esce dal torchio. Così anche voi preleverete un’offerta per il Signore da tutte le decime che riceverete dagli Israeliti e darete al sacerdote Aronne l’offerta che avrete prelevato per il Signore. Da tutte le cose che vi saranno concesse preleverete tutte le offerte per il Signore; di tutto ciò che vi sarà di meglio preleverete quel tanto che è da consacrare. Dirai loro: Quando ne avrete prelevato il meglio, quel che rimane sarà calcolato come il provento dell’aia e come il provento del torchio. Lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre famiglie, perché è il vostro salario in cambio del vostro servizio nella tenda del convegno. Così non sarete rei di alcun peccato, perché ne avrete messa da parte l a parte migliore; non profanerete le cose sante degli Israeliti; così non morirete».”

Il passaggio di Levitico letto precedentemente tratta con i comandamenti ai figli d’Israele di decimare. Dove queste decime dovrebbero andare e per quale scopo? La risposta ci è data dal soprastante passaggio di Numeri nel verso 21:

Numeri 18: 21
“Ai figli di Levi io dò in possesso tutte le decime in Israele per il servizio che fanno, il servizio della tenda del convegno.”

La decima andava ai figli di Levi, i Leviti, che decidevano il prete per la tribù d’Israele, il dodicesimo di esso. Essa era la loro ricompensa per il servizio nella tenda del convegno e dopo del tempio. Numeri 18:31 dice chiaramente “perché è il vostro salario in cambio del vostro servizio nella tenda del convegno.” Esso era considerato da loro come “quel che rimane sarà calcolato come il provento dell’aia e come il provento del torchio” (Numeri 18:30). In fatti i Leviti dovevano dare la loro decima da esso. Questo era stato dato ad Aronne e doveva essere l’offerta prelevata al Signore. Molti prendono questo passaggio e erroneamente lo applicano nel periodo del Nuovo Testamento, nei nostri tempi, dicendo che dovremmo continuare a dare la decima per pagare il salario dei preti, pastori ed il clero in generale. Ma questo punto di vista non può corretto nel Nuovo Testamento poiché non ci sono classi speciali di clericali e preti. Come Pietro e Giovanni ci dicono, i credenti nel Signore Gesù Cristo:

1 Pietro 2:5
“anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.”

1 Pietro 2:9
“Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce;”

Rivelazione 1:5-6
“e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.”

Ed anche come il Signore dice quando parlò ai suoi discepoli:

Matteo 23: 8-12
“Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.”

Questi passaggi non si riferiscono ad una classe speciale di gente ma a tutti i credenti. Tutti i credenti sono stati fatti sacerdoti dal Signore Gesù Cristo al Suo Dio e Padre. Ciò vuol dire che non dovremmo finanziare i credenti che viaggiano di città in città per stabilire nuove chiese e servendo il Signore come missionari? Questo non vuol dire ciò e lo vedremo dopo in questo studio. Quello che significa è che il sopporto e i doni nel Nuovo Testamento non sono più regolati dalla legge della decima. Invece ci sono nuovi principi al posto loro nel Nuovo Testamento, i doni ed il dare che noi vedremo nell’andare avanti in questo studio. Questa parte dello studio è focalizzata su quello che la Bibbia NON ci dice riguardo il dare – anche se la gente dice il contrario. Nell’andare avanti, ci concentreremo su ciò che la Bibbia ci dice.

Ritornando alla decima; il soprastante era – la decima dei Leviti – la sola decima? Sembra che non era così, come in Deuteronomio 14: 22-29 vediamo di nuovo che la decima è menzionata ma in un altro contesto e sembra anche per un altro scopo. Come leggiamo in questo passaggio, ogni anno gli Israeliti dovevano prendere “la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto” (Deuteronomio 14:23) andrai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto (Deuteronomio 14:25) “Mangerai davanti al Signore tuo Dio, e gioirai tu e la tua famiglia” (Deuteronomio 14:26). Ma se il cammino è troppo lungo essi potevano vendere diversi oggetti, prendere il denaro “lo impiegherai per comprarti quanto tu desideri: bestiame grosso o minuto, vino, bevande inebrianti o qualunque cosa di tuo gusto” (Deuteronomio 14:26). Questo sembra che sia una decima festiva. La gente prenderebbe la decima ed usarla per mangiare e bere davanti al Signore nel luogo che egli sceglierebbe. Da notare che questa decima è usata dallo stesso popolo. Questo è differente da quello che abbiamo letto in Levitico e Numeri precedentemente, quando la decima andava ai Leviti. Essa è quindi una decima differente. In fatti, ogni tre anni la decima era usata differentemente: alla fine dell’anno questa decima era da essere raccolta “e il levita, che non ha parte né eredità con te, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città, verranno, mangeranno e si sazieranno, perché il Signore tuo Dio ti benedica in ogni lavoro a cui avrai messo mano” (Deuteronomio14:29). Ed in più ogni sette anni la terra doveva avere un Sabato in cui non si doveva né seminare, né raccogliere dal proprietario della terra (Levitico 25:1-5) ma la gente aveva il privilegio di mangiare qualunque cosa la terra dava da se stessa (Levitico 25: 6-7) come pure dalla grande abbondanza del sesto anno che Dio aveva promesso di dare (Levitico 25:20-22).

Conclusione

Andiamo a riassumere quello che abbiamo imparato fino ad adesso. Come abbiamo visto, la decima faceva parte della legge del Vecchio Testamento, parte delle ordinanze che Dio diede ai figli D’Israele attraverso Mosè. Mi sembra d’avere capito che ci sono due tipi di decime. La prima decima andava ai Leviti mentre la seconda era usata dallo stesso popolo per rallegrarsi davanti al Signore o nel terzo anno essa era raccolta per i poveri e (ancora) per i Leviti. Decimare faceva parte della legge come anche sacrificare animali, tutto faceva parte della stessa categoria, e tante altre regole che la legge dettava. Più avanti abbiamo visto che nel Nuovo Testamento mette enfaticamente chiaro che la legge con le sue ordinanze era stata abolita con il sacrificio di Gesù Cristo. Oggi, a causa di ciò, noi non dobbiamo più sacrificare animali. Se qualcuno chiede perché non facciamo più cosi, noi rispondiamo correttamente “Perché questa fa’ parte della legge Mosaica e questa legge non è più valida. Gesù Cristo, attraverso il sacrificio sulla croce, abolì nella Sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti contenuta nelle ordinanze. Noi non siamo più sotto la legge”. La stessa ragione per cui noi non sacrifichiamo più animali è anche vero per decimare. Decimare era, con il sacrificio degli animali come anche altre ordinanze, parte della legge Mosaica. Qualunque cosa che è valida per uno è anche valida per gli altri. La legge Mosaica perse il suo effetto circa 2000 anni fa’, con il sacrificio di Cristo. Insieme con esso il sacrificio degli animali, decimare e le altre ordinanze della legge diventò senza effetto! Noi possiamo imparare da loro, ma non sono per una diretta applicazione. È quindi la decima un concetto biblico? Sì essa lo è. Essa è biblica perché è nella Bibbia. Però, è la decima rilevante e valida per i Cristiani? Qui la riposta è no! Quello che è per la nostra diretta applicazione riguardo il dare è scritto nel Nuovo Testamento. E quello che noi vediamo lì non è decimare e decimanti ma dare con un cuore allegro, secondo le abilità di ciascuno. Allora prendiamo una svolta e facciamo cosi.

Anastasio Kioulachoglou

ICEBERG IN AVVISTAMENTO!

Gesu’ e’ l’unica guida in un mondo che va’ sempre piu’ alla deriva.

ICEBERG IN AVVISTAMENTO!

Il mondo e’ come un “Titanic”, troppo sicuro di se’ ed incurante degli icebergs”

     LA NOTTE DEL 14 APRILE 1912, la nave piu’ lussuosa del mondo viaggiava dall’Inghilterra alla volta di New York. I passeggeri, tra i piu’ ricchi del mondo, mangiavano, bevevano, fumavano, ballavano, facevano l’amore … Improvvisamente, un’iceberg e uno schianto.  Due ore e quaranta minuti piu’ tardi in quella buia notte, il Titanic, gia’ sopranno-minato “l’inaffondabile”, colava a picco sepellendo nelle fredde acque dell’oceano, 1.517 vite.

    GESU’ HA DETTO (Luca 13:1-5): “Pensate che quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, fossero piu colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?  No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro.” (Luca 12:20-23)  “..Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sara’ ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sara’? Cosi e’ di chi accumula tesori per sé e non e’ ricco davanti a Dio.. Percio’ vi dico: non siate in ansia per la vita vostra (in questo mondo), di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita e’ piu’ del nutrimento e il corpo piu’ del vestito.”

    IL PRESENTE “SISTEMA” DEL MONDO” e’ come un “Titanic”, che molti ritengono “inaffondabile”. Nazioni e popoli senza Dio, viaggiano a massima velocita’, ballando, bevendo e divertendosi, in acque buie di guerre, ateismo, arrivismo, carriera ed egoismi personali e nazionali.  NELLA BIBBIA i popoli pagani adoravano il Dio del denaro, Mammona (Matteo 6:24).  Oggi “Mammona”, e’ chiaramente il materialismo e comprende tutto cio’ che e’ tangibile: oggetti, case, vestiti, cibo, terre, ecc. Un’insegnamento che,  per potercelo portare, Gesu’ ha dovuto pagare un non piccolo prezzo, sul calvario… IL MATERIALISMO e’ rappresentato  nella Bibbia da “Babilonia”(Apoc. cap. 17, 18). Il desiderio per il materialismo—oltre che per il potere—e’ il motivo principale di quasi tutti i mali del mondo: l’odio tra le persone, la corruzione, l’attuale corsa al nucleare, le passate, presenti e future  guerre… LA PAROLA DI DIO DICE: Romani 12:19-21, “A Me la vendetta; io daro la retribuzione, dice il Signore! Anzi, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene!”

    La presente catastrofe finanziaria mondiale, riconferma l’eterna verita’ della Parola di Dio nella Bibbia; qualsiasi cosa, non basata sull’amore e la verita’ della Parola di Dio, e’ destinata alla distruzione. Questo spiega perche’ tutti i regimi e le istituzioni umane non hanno mai avuto successo. L’attuale crollo del presente sistema finanziario mondiale, egoista, e’ solo l’ultima conferma. Coloro che basano la loro vita sul denaro preso in prestito, scoprono sempre prima o poi—e a loro spese—l’immutabile legge di Dio: Proverbi 22:7,  “Il ricco domina sui poveri, e chi prende in prestito e schiavo di chi presta!”

La soluzione e’ sempre la stessa: Solo le persone e i popoli che riconosceranno Dio e accetteranno i Suoi comandamenti di amore, attraverso Suo Figlio Gesu’, potranno vivere una vita moderatamente contenti in questa vita e divinamente felici nella prossima!—Ma solo attraverso Gesu’! Basta provarLO! DIO VI BENEDICA E VI PROTEGGA!  

DA RADIO BLAST

MICROCHIP Sottocutaneo Apocalisse 13:16: Una profezia che man mano sta diventando Realtà!!!

 

VIDEO SULLA TV NAZIONALE che mostra quanto siamo vicini al microchip / marchio della bestia OBBLIGATORIO!

Apocalisse 13:15-16

(15)  Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia.

(16)  Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte.

 

MICROCHIP Sottocutaneo Apocalisse 13:16:
Una profezia che man mano sta diventando Realtà!!!

Il TG1 ci dice che il 40% delle imprese subiscono 9 mld di euro di danni all’anno, per via di attacchi pirateria informatica.
Suppostamente l’installazione del microchip sottocutaneo risolverebbe il problema.
Il NWO ovviamente si guarda bene dal trovare soluzioni anti- pirateria, e usa il linguaggio dei danni finanziari, per fare leva sulle masse affinchè accettino il /chip/ marchio/ bestia/
(apocalisse 13:15-18).
Ormai ci siamo. E questione di poco e il “chip” sottocutaneo sarà obbligatorio.

Fratelli siate svegli.

SOLO GESU’ SALVA

599052_411237245636482_1888865583_n1

1 TIMOTEO :3-16

3 Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è conforme alla pietà, 4 è un orgoglioso e non sa nulla; ma si fissa su questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contese, maldicenza, cattivi sospetti, 5 acerbe discussioni di persone corrotte di mente e prive della verità, le quali considerano la pietà come una fonte di guadagno. 6 La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. 7 Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla; 8 ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti. 9 Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.
11 Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la costanza e la mansuetudine. 12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni. 13 Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose, e di Cristo Gesù che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato con quella bella confessione di fede, 14 ti ordino di osservare questo comandamento da uomo senza macchia, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo, 15 la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, 16 il solo che possiede l’immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere; a lui siano onore e potenza

Siamo nati per gioire!

“Siamo nati per soffrire!” si dice, roteando gli occhi in modo che si veda solo il bianco per dimostrare che ne siamo profondamente convinti. Ma è necessariamente vero?

Che la vita porti delle difficoltà, non c’è dubbio. Ma che la sofferenza sia un programma stabilito, come la legge dei Medi e dei Persi, non è neanche vero.

Continua a leggere “Siamo nati per gioire!”

Io odio il porno

pc

La pornografia è un problema.

Il porno è come un narcotico, che dirotta il cervello e ridefinisce la sessualità umana. Nel frattempo rovina vite, distrugge famiglie, destabilizza ministeri. E onestamente, è un problema che mi rende stanco, stanco della devastazione che Satana sta causando a bambini, a donne, a famiglie, a pastori, a chiese, e al mondo intero con questo tragico male.

Continua a leggere “Io odio il porno”

RICORDATI DI GESU°

” RICORDATI DI GESÙ ”
 

Come sarà la tua vita ?
È bello parlare di tutto ciò che senti
Non puoi scoraggiarti
Hai bisogno di perseverare fino alla fine


Immaginati là sul Calvario
Gesù Cristo fu crocifisso per te
I chiodi nelle Sue mani
Con l’amore nel Suo cuore
Tutto questo per te 


È difficile portare la croce che Egli portava
Portarla senza lamentarsi
È impossibile dimenticare la sua morte sulla croce
Ricordati di Gesù, Ricordati di Gesù


Immaginati là sul Calvario
Gesù Cristo fu crocifisso per te
I chiodi nelle Sue mani
Con l’amore nel Suo cuore
Tutto questo per te 


È difficile portare la croce che Egli portava
Portarla senza lamentarsi


È impossibile dimenticare la sua morte sulla croce
Ricordati di Gesù, Ricordati di Gesù

Ricordati di Gesù, Ricordati di Gesù

L’isis e gia in europa

 
Se pensavate che l’ISIS è lontano centinaia di Km da noi date uno sguardo a questo video girato alcuni giorni fa in Olanda nella città di Aia sede dello stato e del governo olandese. Una manifestazione “pacifica” contro la guerra in Palestina si è trasformata in una protesta contro Israele e pro stato islamico. Sono comparse le bandiere nere che hanno caratterizzato il genocidio che sta avvedendo in Iraq e in Siria in questi giorni. Gli slogan erano gli stessi: “distruggiamo Israele, uccidiamo i Cristiani e gli infedeli”.
Non stiamo sognando, siamo in Europa e tutto ciò accade senza intervento delle forze dell’ordine! Da notare che, questo dell’Olanda, non è un caso isolato, ma in molte parti d’Europa dove ci sono state manifestazioni pro-Palestina, sono apparse le bandiere nere che incitano allo stato Islamico.
Si stima che in Europa al momento i musulmani annoverano il 5-6% della popolazione e in molte città stanno imponendo le loro leggi (basate sulla Sharia), addirittura in Gran Bretagna hanno persino tribunali islamici che decidono e si sostituiscono ai tribunali legali.
Alexander Rar, uno studioso politico tedesco, prevede che si raggiungerà la cifra di 70 milioni di musulmani in Europa nel 2025, grazie all’immigrazione dai paesi islamici e l’alta percentuale di nascite rispetto alla famiglia media europea.
Che cosa succederà quando le percentuali saliranno al 10-20%? E se di questi 70 milioni anche solo l’1% (per essere ottimisti) fosse di natura estremista?
Che cosa possiamo fare per arginare l’Islamizzazione dell’Europa? (o meglio cosa possono fare i governi Europei)
Prima di tutto agire subito: 
1. Rendere illegale ogni tipo di legge basata sulla violenza della Sharia; 
2. Espellere e/o processare tutti quelli che sono affiliati a movimenti terroristi o che sventolano bandiere a favore dello stato islamico (non sono pacifisti);
3. Ribadire l’origine Cristiana del nostro continente.

Il ritorno di Gesù Cristo.

DSC_0652

Un messaggio di speranza in questi tempi travagliati.

In questi tempi non sentiamo molti sermoni sul cielo. Può sembrare strano, visto che dovrebbe essere la gioia di ogni cristiano, quella di essere con il Signore per l’eternità. La promessa del cielo è il nocciolo dell’Evangelo che predichiamo.
Ma c’è un motivo per cui non sentiamo molto parlare di questo

Continua a leggere “Il ritorno di Gesù Cristo.”

SALVEZZA

Ci siamo tutti comportati in maniera che preferiremmo dimenticare.Abbiamo ignorato le scadenze di lavoro, i compiti in classe, e di pagare ogni conto in tempo.Abbiamo disobbedito ai genitori e ignorato ripetuti avvertimenti dalle figure di autorità.Alcuni hanno deviato dal loro coniuge, sia nella loro vita di pensiero o attraverso azioni di nascosto.

Quando la benzina sta per finire

stock-photo-open-book-28000415

Quando faccio il pieno di benzina con la mia auto, posso percorre circa 750 Kilometri.

Man mano che guido, l’auto mi segnala i Kilometri che restano da fare fino ad esaurimento.

Un apposito apparecchio luminoso e sonoro mi segnala gli ultimi 80 Kilometri di autonomia dell’auto dopodiché se non provvedo a rifornirm

Continua a leggere “Quando la benzina sta per finire”

PANE INASPETTATO

PANE

INASPETTATO

0

Il pane inaspettatoTEMPO FA, un leader molto noto e popolare, alla fine di un suo lungo discorso, si rese conto che la gente che era venuta da tutte le parti ad ascoltarlo, era affamata. Era un uomo di grande compassione. Vedendo il disagio di quella folla di oltre 5.000 persone ordinò ai suoi collaboratori di provvedere loro del cibo. Per le poche risorse di cui disponevano — solo cinque pani, due pesci e qualche moneta — questi si chiesero se non fosse il caso mandare tutti a casa senza mangiare.

Continua a leggere “PANE INASPETTATO”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: