Geremia 31:37 Così dice l'Eterno: «Se si potessero misurare i cieli in alto, o esplorare le fondamenta della terra in basso, allora anch'io rigetterei tutta la progenie d'Israele per tutto ciò che hanno fatto, dice l'Eterno.
Lo sapevi che puoi chiamarti cristiano ed essere spiritualmente morto?
Il cristiano nominale è una persona che si definisce cristiana solo di nome, ma la cui vita non riflette Cristo. Il termine nominale viene da nome, cioè nome senza sostanza. È qualcuno che porta un’etichetta religiosa, ma non una vita trasformata.
Molto spesso la sua fede non nasce da una scelta personale, ma da una tradizione familiare, dal contesto sociale o da un battesimo ricevuto da bambino. Non c’è stata una risposta consapevole al Vangelo, né pentimento, né nuova nascita.
Parliamo di una fede minimalista, fatta di riti occasionali o di assenso intellettuale. Ma questa fede non incide sulle decisioni morali, né sullo stile di vita quotidiano.
La Bibbia è chiarissima su questo punto. Tu credi che c’è un solo Dio e fai bene. Anche i demoni lo credono e tremano. Giacomo 2:19. Il cristiano nominale sa che Dio esiste, ma questo sapere non lo trasforma. Spesso esibisce opere per dovere, per apparire giusto agli occhi degli altri o per guadagnare meriti religiosi. È un processo esteriore, non spirituale. Si entra in una comunità per conformità sociale.
Si cerca di piacere al pastore, come se la salvezza dipendesse dagli uomini. Il cristiano nominale accetta Gesù come figura storica, come maestro morale o come un salvatore d’emergenza da chiamare solo nei momenti di bisogno, ma mantiene il controllo della propria vita.
Gesù lo descrive così: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Matteo 15:8. Gesù parla anche dei costruttori sulla sabbia, persone che lo chiamano Signore Signore, ma non fanno la sua volontà. Matteo 7. La loro vita spirituale crolla davanti alle prove, perché manca di fondamenta reali.
E poi c’è la Laodicea, la chiesa tiepida. Non sei né freddo né fervente, perciò ti vomiterò dalla mia bocca. Apocalisse 3:15-16. È il cristiano nominale autosufficiente che pensa di non aver bisogno di nulla, ma che davanti a Dio è povero, cieco e nudo. Conclusione. Tu hai fame di vivere, ma sei morto. Apocalisse 3:1. Tu cosa ne pensi?
Per uscire dall’anestesia del cristianesimo nominale non basta uno sforzo di volontà o un miglioramento morale; serve un cambio radicale di natura, quello che le Scritture chiamano la “nuova nascita”.
(Nicodemo, Giovanni 3): Nicodemo era un maestro religioso, un uomo irreprensibile dal punto di vista morale e dottrinale. Eppure Gesù gli dice che tutto il suo bagaglio non basta: bisogna nascere dall’alto. La religiosità naturale non può produrre vita spirituale, esattamente come la carne genera solo carne.
La morte dell’ego e la nuova vita (Galati 2:20): Quando Paolo scrive “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, sta descrivendo uno scambio di identità. Il vecchio “io” — con la sua pretesa di gestire la propria vita e di giustificarsi attraverso la religione — viene crocifisso. La vita cristiana non è una scimmia che imita Gesù, ma Gesù stesso che vive la sua vita attraverso la persona.
Un nuovo punto di partenza (2 Corinzi 5:17): Essere una “nuova creatura” significa che la vecchia identità basata sulle tradizioni, sul merito o sulla conformità sociale è superata. Non è un restauro del vecchio uomo, ma una creazione totalmente nuova.
Per passare da una fede formale a una vita spiritualmente viva
Due uomini, uno anziano con occhiali e coppola blu e uno giovane con barba e chignon, seduti su una panchina in un parco autunnale, si guardano e si sorridono.
Vorrei raccontarvi una cosa che negli ultimi tempi sto comprendendo sempre di più.
Il padre è qualcosa di speciale
Un padre può essere una presenza, una casa, una voce che ti aspetta. Una persona che sai che c’è. A volte basta semplicemente sapere che tuo padre è lì, anche senza bisogno di dire niente.
Ma nella vita può succedere che un padre manchi.
Un padre e suo figlio condividono un momento d’affetto al tramonto, seduti insieme con un pallone da basket dopo una partita.
Può mancare perché non c’è più. Può mancare perché è lontano. Può mancare perché la vita ti ha portato altrove.
E quando manca un padre, sembra mancare qualcosa anche dentro di noi.
Io mio padre terreno l’ho avuto e l’ho amato, ma non ho potuto viverlo quanto avrei voluto. Sono stato spesso all’estero, lontano da casa. La vita mi ha portato in tanti luoghi e, mentre io partivo e tornavo, il tempo passava.
Quando tornavo e lo vedevo, però, era una festa.
Forse proprio perché gli incontri erano pochi, quei momenti diventavano ancora più preziosi.
Ma dentro di me è rimasto un desiderio: avere mio padre più vicino, poter condividere con lui più giornate, più conversazioni, più momenti semplici della vita.
Perché un figlio, anche quando cresce, rimane sempre un po’ figlio.
E quando ti manca tuo padre, ti manca una parte di quella casa che porti dentro.
un padre e un figlio che si ritrovano dopo tanto tempo, la gioia nei loro volti
Poi, negli ultimi tempi, è successo qualcosa.
Ho iniziato a conoscere veramente il Padre Celeste.
Non soltanto a sapere che Dio esiste, ma a conoscerlo come Padre.
E ho cominciato a capire che esiste una presenza che non dipende dalla distanza.
Posso essere in qualsiasi parte del mondo. Posso essere lontano da casa, sentirmi solo o attraversare una giornata difficile.
Lui è lì.
Tre persone sedute che guardano verso un cielo che luccica cercando la presenza di DIo
Non devo prendere un aereo per raggiungerlo.
Non devo aspettare di tornare a casa.
Non devo aspettare che qualcuno apra una porta.
Posso semplicemente dire:
“Padre.”
E Lui è già vicino.
Gesù ci ha insegnato a rivolgerci a Dio con una parola straordinariamente intima:
“Abba, Padre.”
La Bibbia dice:
“Avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: Abba! Padre!” — Romani 8:15
“Abba” è una parola che esprime vicinanza, confidenza, relazione.
E questo mi tocca profondamente.
Perché io conosco la distanza. So cosa significa essere lontano da mio padre.
Ma sto imparando che con il Padre Celeste la distanza non è un ostacolo.
Un Padre che corre incontro
Dipinto d’epoca che raffigura l’abbraccio affettuoso e pieno di perdono tra un padre e il suo giovane figlio inginocchiato.
Posso essere dall’altra parte del mondo, in mezzo a mille persone oppure solo nella mia stanza: Lui può essere vicino a me.
E allora penso alla parabola del figlio prodigo.
Quel figlio se ne va lontano. Sbaglia, perde la strada, si allontana dalla casa del padre.
Ma quando decide di tornare accade qualcosa di meraviglioso.
Gesù racconta:
“Quando era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; gli corse incontro…” — Luca 15:20
Questa immagine mi commuove.
Perché il padre non aspetta che il figlio arrivi davanti alla porta.
Lo vede quando è ancora lontano.
E gli corre incontro.
Forse è proprio questo che sto scoprendo nella mia vita:
anche quando io ero lontano, Dio non era lontano da me.
Io potevo essere lontano da casa e dalla mia famiglia, potevo trovarmi dall’altra parte del mondo, ma non ero fuori dallo sguardo del Padre.
Una mancanza che non viene cancellata
C’è un altro versetto che oggi sento in modo particolare:
“Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi accoglierà.” — Salmo 27:10
«Un padre che accoglie e abbraccia suo figlio, immagine dell’amore con cui Dio accoglie ciascuno di noi»;
Non lo leggo soltanto come una frase della Bibbia.
Lo sento come una verità che può parlare a chiunque abbia conosciuto una mancanza.
Perché nella vita possono mancare tante persone.
Può mancare un padre, una madre o qualcuno che amavi.
E quella mancanza non si cancella semplicemente dicendo: “Adesso c’è Dio.”
No.
La mancanza rimane.
Io mio padre terreno avrei voluto viverlo di più. Avrei voluto avere più tempo con lui: più giornate normali, più conversazioni, più momenti insieme.
Questo non voglio cancellarlo né nasconderlo.
Ma proprio dentro quella mancanza ho scoperto qualcosa di ancora più profondo:
un Padre che non mi ha mai perso di vista.
Un Padre che non ha bisogno della mia presenza fisica per essermi vicino.
Un Padre che non mi ama soltanto quando faccio tutto bene.
Un Padre che mi vede anche quando sono lontano.
Un Padre che sa dove sono anche quando io non so più bene dove sto andando.
E allora oggi, quando penso a mio padre terreno, sento gratitudine per i momenti che abbiamo avuto.
E quando sento la mancanza di ciò che non abbiamo potuto vivere, guardo verso il cielo e dico:
“Padre, sono qui.”
E nel mio cuore sento:
“Io sono qui con te.”
Questa, per me, è una delle cose più belle che sto imparando.
Un ragazzo in abiti d’epoca con camicia e bretelle seduto all’aperto sotto un cielo nuvoloso.
Una casa che porto sempre con me
Il padre terreno può aspettarti a casa.
Il Padre Celeste ti accompagna mentre stai tornando.
Il padre terreno puoi doverlo cercare.
Il Padre Celeste ti cerca.
Il padre terreno puoi abbracciarlo con le braccia.
Il Padre Celeste impari ad abbracciarlo con il cuore.
Non dico questo per mettere in competizione l’amore di Dio con quello di un padre umano.
È qualcosa di diverso.
È un amore che arriva dove la presenza umana non può arrivare.
È un amore che attraversa la distanza.
È un amore che rimane.
E forse oggi, dopo tanti anni passati lontano, dopo tanti luoghi attraversati, tante partenze e tanti ritorni, sto finalmente comprendendo una cosa:
io non sono mai stato veramente senza Padre.
Perché anche quando non potevo tornare a casa,
avevo già una casa nel cuore del Padre Celeste.
Oggi posso guardare alla mia storia, alle mie partenze, alle mie lontananze e anche alle mie mancanze, e dire:
“Grazie, Padre.”
Perché quando pensavo di essere lontano,
Tu eri già con me.
E quando pensavo di dover tornare a casa per trovarti,
“Chi manderò? E chi andrà per noi?” Allora io risposi: “Eccomi, manda me.” Isaia 6:8.
Dio non aveva rivolto il Suo appello direttamente ad Isaia; Isaia aveva solo sentito dire che Dio chiedeva: “Chi andrà per me?” La chiamata di Dio non è solo per pochi eletti, ma per tutti. Che io oda o non oda la chiamata di Dio dipende dallo stato del mio udito; e quello che riesco ad udire dipende dalla disposizione del mio animo. “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”, e ciò significa che pochi dimostrano di essere gli eletti. Gli eletti sono coloro che, per il tramite di Gesù Cristo, hanno instaurato con Dio una relazione tale che la disposizione del loro animo ne è stata cambiata, le loro orecchie si sono aperte e possono udire la voce quieta e appena percettibile che chiede in continuazione: “Chi andrà per noi?” Dio non designa una persona particolare alla quale dire: “Ecco, andrai tu”. Egli non esercitò nessuna pressione su Isaia, ma Isaia era in presenza di Dio e perciò poté udire la chiamata e capire subito che non c’era altro da fare se non rispondere, in piena e consapevole libertà: “Eccomi, manda me”.
Allontana da te il pensiero di un Dio che eserciti pressioni e rivolga suppliche. Quando il Signore chiamò i Suoi discepoli, non vi fu nessuna irreducibile costrizione dall’esterno. Il Suo quieto, appassionato appello: “Seguimi”, fu rivolto a uomini che avevano tutte le loro facoltà assolutamente libere e in perfetta efficienza. Se permettiamo allo Spirito di trasportarci alla presenza di Dio, anche noi udremo una voce come quella udita da Isaia, la dolce, sommessa e appena percettibile voce di Dio; ed in perfetta libertà diremo: “Eccomi, manda me”.
Marcello Cicchese, saggista e fondatore di Notizie su Israele.
«Antisemita io? Ma per carità! Ci mancherebbe.» Di questo tipo è spesso la reazione di chi si sente dire che forse il suo atteggiamento verso gli ebrei assomiglia molto a quello degli antisemiti. Chi reagisce così di solito ha in mente un antisemitismo dichiarato, esplicito, attivo, nel quale naturalmente non si riconosce.
Ma accanto a un antisemitismo militante, facilmente riconoscibile, esiste un antisemitismo quiescente che può restare in stand by per molto tempo e, purtroppo, attivarsi nei momenti critici meno adatti. Del resto, per diventare o rimanere antisemiti non ci vuole molto: basta non fare niente. In questo modo, senza neanche accorgersene, si viene tranquillamente trasportati dal main stream, la principale corrente di questo mondo che segue gli impulsi del principe di questo mondo, che detesta e tenta continuamente di distruggere il popolo che Dio si è scelto.
E’ un antisemitismo per default, cioè in assenza di… In assenza di interesse e conoscenza si rimane, rispetto a Israele, indifferenti e ignoranti. L‘antisemita per default “non ce l’ha” con gli ebrei e con Israele per il semplice fatto che di loro non si interessa: i suoi problemi sono altri. Fosse per lui, non ne parlerebbe proprio.
Ma per sua sventura gli ebrei ci sono, Israele esiste e il mondo ne parla. Quindi, prima o poi anche lui è costretto a parlarne, e quando lo fa quasi sempre dice qualcosa di sbagliato. Naturalmente però non se ne accorge, a causa della sua ignoranza, e si sorprende se gli si fa notare che sta semplicemente ripetendo quello che tanti antisemiti dicono.
(Accusa del pozzo e della peste) l’accusa contro gli ebrei di essere la causa delle pestilenze o di aver “avvelenato i pozzi”.
La cosa è particolarmente grave quando l’antisemita per default è un cristiano evangelico, che in quanto tale dovrebbe avere la Bibbia come fondamento della sua fede e delle sue convinzioni. Perché è un fatto indiscutibile che nella Bibbia di Israele si parla dappertutto. Dicendo allora qualcosa di sbagliato su questo argomento si rischia di cadere nell’eresia; il che è grave, perché si può non essere d’accordo con molti, anche con gli ebrei, anche con Israele, ma non essere d’accordo con Dio è rischioso, perché si finisce per essere d’accordo con il suo nemico, che è Satana.
In molti casi però l’eresia non si esprime con formulazioni di dottrine sbagliate, ma con l’assenza di dottrine giuste. E’ un‘eresia di omissione. Come ci sono i peccati di omissione, ci sono anche le eresie di omissione. Questo avviene quando un aspetto importante della rivelazione biblica, che compare più volte in tutte le parti della Scrittura, viene sistematicamente negletto e trascurato. E’ il caso della dottrina su Israele.
Qualche anno fa è comparso in Italia un “Dizionario di teologia evangelica” di più di 800 pagine. Ebbene, tra le oltre 700 voci elencate nel dizionario non si trova il termine “Israele”. Non c’è. Non è strano? Non è significativa un’omissione come questa? E non è strano che certe parti della Bibbia vengano sistematicamente escluse dall’insegnamento nelle chiese? Ad un qualsiasi evangelico si potrebbe chiedere: quante volte nella tua chiesa hai sentito predicare sul libro di Ezechiele? E in particolare sugli ultimi nove capitoli che parlano del nuovo Tempio a Gerusalemme? E quante volte hai sentito un’istruzione ordinata sul concetto di “Regno di Dio” nei Vangeli? Riflettendoci su con calma, potremmo arrivare alla conclusione che la Bibbia per noi è come certi grossi programmi del computer: la usiamo sì e no al 30 per cento. Non potrebbe trovarsi in quel residuo 70 per cento l’eresia di omissione che riguarda la dottrina di Israele?
La questione dunque è grave e non può essere trattata in poche battute, ma qui si vuole sottolineare che il tema Israele non è un’appendice della dottrina cristiana, ma sta al centro del messaggio evangelico, perché sta lì dove Gesù stesso sta. Il tentativo sempre ripetuto nella storia di staccare Gesù da Israele e Israele da Gesù è di natura diabolica, perché corrisponde all’interesse storico di Satana. E’ triste doverlo riconoscere, ma in questa trappola diabolica sono caduti nel passato e cadono ancora oggi molti cristiani autentici, anche evangelici, anche nati di nuovo. Lo scandaloso caso di Lutero dovrebbe far capire che l’autenticità della fede personale in Gesù, se non è accompagnata da una dipendenza reale dallo Spirito Santo e dalla Parola di Dio nel preciso momento storico in cui si vive, non è una garanzia contro la possibilità di cadere in un autentico antisemitismo evangelico. Il quale – ed è una cosa grave – fa diventare anche i credenti in Gesù strumenti di Satana nel suo tentativo di disonorare prima e distruggere poi il popolo ebraico e, oggi, lo Stato d’Israele.
San Matteo l’Evangelista in una miniatura carolingia del IX secolo.
Come l’acqua, che in natura si presenta in diversi stati ma ha sempre la stessa struttura molecolare, così l’antisemitismo si presenta nella storia in diverse forme ma ha sempre la stessa struttura spirituale: l’odio per gli ebrei. Si parla di “struttura spirituale” perché l’odio che si manifesta è espressione dell’intima ribellione a Dio dell’uomo peccatore. L’antisemitismo è un frutto della carne: una carnalità che ha l’aggravante pericoloso di non essere quasi mai riconosciuta come tale. Anzi, in molti casi si presenta come anelito ad una superiore virtù. Nel periodo storico in cui viviamo la carnalità dell’antisemitismo assume due forme tra loro collegate: una anti e una filo. C’è l’antisionismo e il filopalestinismo. Il primo è più esteso, il secondo più ristretto, ma entrambi sono presenti negli ambienti evangelici, e in questo caso meritano il nome di antisemitismo evangelico perché le sue motivazioni pretendono di essere tratte dalla Scrittura. E questo ne aumenta la gravità.
Qualcuno sarà sconcertato da affermazioni così forti, altri saranno in netto disaccordo, altri ancora chiederanno di avere argomenti a sostegno di quanto si dice. Gli argomenti ci sono: chi è interessato può cercarli in questa rivista o in altri libri che possono essere indicati a chi lo desideri, ma qui è importante sottolineare ancora una volta che il tema Israele non può essere accantonato, perché è di enorme gravità spirituale. La preannunciata biblica apostasia degli ultimi tempi si sta avvicinando a grandi passi ed è penetrata anche in chiese evangeliche che un tempo si distinguevano per la loro fedeltà alla Scrittura. Una delle forme più gravi che questa apostasia sta assumendo è la conformazione al mondo nell’odio verso il popolo che Dio si è scelto per il suo piano di salvezza. Gli eventi incalzano e il tempo stringe: su Israele ciascuno ha il dovere di chiarirsi le idee e fare la sua propria scelta. Sulla sua responsabilità davanti a Dio
Quando egli fu in disparte… i dodici gli fecero delle domande. Marco 4:10.
La Sua solitudine con noi. Quando Dio ci fa essere soli attraverso la sofferenza, il cuore spezzato, le trappole della tentazione, le delusioni, una malattia, i desideri non realizzati per un’amicizia che si è rotta o per un nuovo legame che nasce — quando Egli ci fa essere completamente soli e tanto scoraggiati da non poter nemmeno formulare una domanda, allora comincia a darci una spiegazione. Osserva il modo in cui Gesù istruiva i dodici; erano i discepoli, non la folla lontana, ad avere dubbi; essi Gli facevano continuamente delle domande, ed Egli dava loro continuamente delle spiegazioni; ma essi compresero solo dopo aver ricevuto lo Spirito Santo (Giov. 14:26).
Se stai camminando con Dio, l’unica cosa che ti è chiara e l’unica cosa che Dio vuole ti sia chiara, è il modo in cui Egli guida la tua anima. I dolori degli altri e i loro dubbi non fanno che immergerti nella confusione. La nostra pretesa di capire i problemi degli altri scompare nel preciso momento in cui Dio fa luce sui problemi che sono nel nostro cuore. Vi sono in ognuno di noi diversi aspetti di ostinazione e di ignoranza che lo Spirito Santo deve farci scoprire, e questo può avvenire solamente quando Gesù ci fa essere soli. Siamo veramente soli con Lui, ora, oppure ci stiamo portando dietro inutili pensieri, stiamo rimanendo uniti a inutili compagni nel servizio di Dio, attaccati a sciocche idee riguardo al nostro corpo? Gesù non ci spiegherà nulla fino a che non ci saremo liberati da tutte le idee confuse e complicate della nostra mente e non saremo veramente soli con Lui.
Ma, quando erano soli, spiegava ogni cosa ai suoi discepoli. Marco 4:34
La nostra solitudine con Dio. Gesù non ci prende sempre da parte per spiegarci le cose. Egli ce le spiega attraverso il modo in cui riusciamo a comprenderle nella nostra vita. La vita delle altre persone è per noi come un esempio. Dio deve spiegare dentro di noi persino la nostra anima. È un lavoro lungo, tanto quanto quello che Dio svolge per rendere una persona utile secondo i suoi progetti. Le uniche persone che ci comprendono fino in fondo sono quelle che hanno permesso a Dio di mostrare loro quanto sono ancora limitate nella propria personalità. È sorprendente rendersi conto di quanto conosciamo poco noi stessi! Se ci irritiamo per l’invidia, la pigrizia o il nostro orgoglio, non li riconosciamo. Gesù, invece, ci mostra tutto ciò che è presente dentro di noi prima che la sua grazia cominci ad agire. Quanti di noi hanno imparato a guardare con coraggio dentro di sé?
Dobbiamo liberarci dall’idea di riuscire a comprendere noi stessi: questa è l’ultima forma di presunzione che dobbiamo abbandonare. L’unico che ci comprende veramente è Dio. La presunzione più grande della vita spirituale consiste nel pensare di poter fare tutto da soli. Se riusciamo a stare soli con Dio, non diremo mai: «Oh, come sono indegno!», perché saremo già pienamente consapevoli della nostra indegnità e sapremo che essa supera ogni possibilità di essere misurata. Quando, invece, iniziamo a non riconoscere più di essere indegni, Dio ci fa passare attraverso una situazione finché non ci ritroviamo soli con Lui. Se dentro di noi rimangono ancora zone di orgoglio o presunzione, Gesù non può spiegarci nulla. Egli ci fa affrontare le delusioni provocate dall’orgoglio intellettuale ferito e quelle del cuore; ci mostra le nostre passioni disordinate e i sentimenti ai quali non avevamo mai pensato. Dio dovrebbe davvero mostrarci la nostra natura chiamandoci in disparte! Se ascoltiamo molte lezioni e spiegazioni, ma queste non ci toccano personalmente, la vera spiegazione arriverà quando Dio ci prenderà da soli, in disparte.
Perché molti camminano (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), da NEMICI della croce di Cristo. (Filippesi 3:18)
Beneamata Chiesa del Signore esci esci e separati da costoro…
Ascoltatemi… Come non lo avete mai fatto in vita vostra. Noi dobbiamo deporre le nostre vite per i propositi di Dio. Questa non è una lezione domenicale su come adattarsi alla chiesa di Gesù Cristo, non è un invito a continuare a vivere una bella vita… Questa è una guerra! Per le anime degli uomini. Esci da mezzo a loro …mettiti in salvo. Perché questo riguarda la Tua vita! Non si tratta di un conflitto di teologia o di una diversa visione sulla nascita di Gesù Cristo! QUESTO RIGUARDA LA TUA VITA!
Nella mia mente, è impressa in maniera indelebile… La storia che ho sentito da alcuni agenti di polizia della città di New York: mentre le persone fuggivano dai palazzi che crollavano c’erano poliziotti, vigili del fuoco che correvano verso le torri gridando: “CORRETE! METTETEVI IN SALVO!!” A loro proprio rischio! E io credo che sapessero che ci avrebbero rimesso la vita, ma c’era questo senso del dovere… e così mi rivolsi a DIO! Oh Gesù! Fa che il mio senso del dovere non si affievolisce per il Tuo regno. Come questi beneamati soccorritori, che si preoccupavano per quelli che perivano e dei quali si sentivano responsabili.
Stiamo vivendo in una generazione dove Gesù sta crollando per le strade… Io voglio essere tra coloro che non fugge via dal conflitto, ma che corre verso il conflitto, mentre dico: “Mettetevi in salvo!”
SCAPPA!
Da vangeli che predicano solo successo e prosperità, FUGGI!
CORRI VIA!
Da coloro che usano il nome di Cristo solo per vantaggi personali… SCAPPA, da coloro che ti stanno rapinando nel nome di Gesù. SCAPPA! FUGGI, da evangelici che insegnano esclusivamente il miglioramento personale… SCAPPA! VATTENE, da chiese dove vengono glorificati uomini e non Cristo…
SCAPPA! SCAPPA!
Corpo di Cristo …Fuggi! USCITE …non toccate niente di immondo. FUGGITE! Dalle chiese in America o in Canada dove non c’è Bibbia! Non c’è la croce della teologia! Dove non c’è la Parola che ti esamina l’anima! Dove non c’è ravvedimento dal peccato! Non si menziona il sangue di Gesù!
SCAPPA!
Sono chiese immonde…
FUGGI!
Fuggi dalle chiese che vi rendono facile il vivere nel peccato… se entri nella casa di Dio e hai peccati nella tua vita e non provi condanna per essi… sei seduto alla tavola del diavolo! FUGGI, da pulpiti che sono pieni di uomini politici che usano il pulpito di Dio per promuovere le loro campagne.
SCAPPA!
Fuggi, da coloro che insegnano divisioni tra le razze e culture! SCAPPA!
Non conoscono NIENTE di Dio! FUGGI! Da movimenti contrari a Dio, che profetizzano niente altro che parole vuote. Beneamata Chiesa, mettiti in salvo! Scappa da predicatori che ti raccontano favole e barzellette, CORRI, come non hai fatto mai prima.
Quando obbediamo a Dio, è inevitabile che questa nostra obbedienza costi agli altri più di quanto costa a noi; e la situazione che si crea è come una porta aperta alla sofferenza. Se amiamo il Signore, la nostra obbedienza non ci costa nulla, anzi è per noi un piacere; ma costerà molto a coloro che non Lo amano. Se obbediamo a Dio, ciò sarà causa di sconvolgimento per i progetti di altre persone, che reagiranno deridendoci e dicendo: “È questo che tu chiami cristianesimo?”. Possiamo certamente evitare questa sofferenza; se però vogliamo obbedire a Dio, non dobbiamo evitarla, ma accettare di pagare questo prezzo.
Il nostro orgoglio umano qui si ribella e dice: “Non accetterò mai nulla da nessuno”. Non abbiamo il diritto di pensare che le nostre relazioni con gli altri possano essere diverse da quelle che ebbe il Signore
Quando pretendiamo di voler portare da soli il peso di tutte le conseguenze della nostra chiamata, la vita spirituale diventa stagnante; portare quel peso da soli non ci è possibile. Da un lato facciamo talmente parte dei progetti universali di Dio che, non appena Gli obbediamo, altri ne vengono coinvolti. Rimarremo fedeli nell’obbedienza a Dio accettando l’umiliazione di non essere indipendenti, o prenderemo l’altra strada dicendo: “Non voglio far soffrire altre persone”? Possiamo prendere quest’altra via e disobbedire a Dio, se lo vogliamo, e subito si allenterà la tensione della situazione difficile; ma allora avremo causato dolore al nostro Signore. Se invece scegliamo l’obbedienza, Egli si prenderà cura di chi ne avrà subito le conseguenze. Il nostro compito è semplicemente quello di obbedire e di lasciare a Lui il compito di occuparsi di tutte le conseguenze della nostra obbedienza.
Stai attento a non cedere all’impulso di dare ordini a Dio riguardo a quello che tu vuoi, o non vuoi, che succeda a causa della tua obbedienza a Lui.
Per aprire loro gli occhi… affinché ricevano… Atti 26:18.
Questo versetto è il miglior riassunto di tutto quello che viene detto nel Nuovo Testamento sul compito affidato al discepolo di Cristo.
La prima e suprema opera di grazia si riassume nelle parole: “…affinché ricevano il perdono dei peccati…”. Se qualcuno fallisce nell’esperienza personale della vita cristiana, quasi sempre gli accade perché non ha mai ricevuto nulla. L’unico segno che un uomo è davvero salvato è che ha ricevuto qualcosa da Gesù Cristo. Il nostro compito come operai di Dio consiste nell’aprire gli occhi degli uomini affinché possano passare dalle tenebre alla luce; ma questo passaggio non è la salvezza, è la conversione — è lo sforzo che fa un essere umano quando si sveglia. Non credo di esagerare quando dico che la maggior parte dei cristiani solo di nome si trova in questa fase; essi hanno aperto gli occhi, ma non hanno ricevuto nulla. La conversione non è la rinascita spirituale; la nostra predicazione di oggi ignora quasi totalmente questa differenza. Quando qualcuno è nato di nuovo, sa che ciò è avvenuto perché ha ricevuto un dono da Dio Onnipotente, e non perché ha deciso da solo di farlo. La gente pronuncia spesso promesse solenni e si impegna a rispettarle, ben decisa a non cercare scuse e a mantenere la parola data; ma la salvezza non consiste in nessuna di queste azioni. La salvezza consiste nell’essere portati al punto di poter ricevere qualcosa da Dio tramite la potenza di Gesù Cristo, ovvero: il perdono dei peccati.
Allora seguirà la seconda potente opera di grazia: “la loro parte di eredità tra i santificati”. Nella santificazione l’anima rigenerata rinuncia deliberatamente a ogni diritto su se stessa in favore di Gesù Cristo e si unisce del tutto al piano di Dio per aiutare gli altri uomini.
Se qualcuno un anno fa mi avesse detto che la mia vita non aveva delle sane fondamenta in Cristo Gesù ma che ero succube dell’uomo, cioè di un “ministro” e di ciò che mi diceva “da parte di Dio” non ci avrei creduto.
Ora grazie a Dio ho potuto aprire i miei occhi, è stato proprio così, ero completamente succube di ciò che egli diceva, io e mio marito ubbidivamo a tutto ciò che ci “comandava da parte di Dio” stravolgendo la nostra vita secondo la sua volontà, in parte non me ne rendevo conto ed in parte non avevo forza e coraggio di dire quello che pensavo fosse sbagliato. Ero così impaurita dal fatto che se non avessi fatto ciò che diceva mi avrebbe maledetta e messa nelle mani di satana…
Si… è questo che faceva, metteva nelle mani di satana le pecorelle del Signore che reputava miserabili peccatori non degni di stare alla Sua presenza, esse venivano abbandonate nel loro peccato in attesa di un qualche “segno”. Il tempo doveva far capire il loro stato e far giungere il pentimento (niente di più anti-biblico).
Provavo dolore per questo, e provavo dolore perché non vedevo lo stesso sentimento in lui, non vedevo sofferenza per i fratelli, né misericordia, ma solo giudizio e condanna.
È così che in me è iniziato un timore completamente sbagliato, credevo di avere il timore dell’Eterno e di fare la sua volontà e invece non era altro che puro timore verso l’uomo e la sua condanna. Questo “apostolo” aveva addirittura messo in mio marito paura vera e propria, gli disse che per avere maggiore fratellanza dovevamo cambiare casa trasferendoci vicino alla sua.
Mio marito doveva farlo ad ogni costo, niente doveva fermarlo, pure se fosse morta la nostra bimba! Io ero in totale disaccordo e non ero a conoscenza di quello che disse a mio marito. Credo sia stato un bene non saperlo perché non so come avrei potuto reagire. Alla fine abbiamo ubbidito, fu una decisione impulsiva e presa con paura. Per vari motivi il cambiare casa non fece altro che peggiorare la nostra situazione finanziaria.
Ho visto tanto odio. Ho visto maledizioni. Ho visto orgoglio e superbia. Mi è stato inculcato un Dio falso, un Dio che maledice e mette nelle mani di satana. Non ho visto amore, se non quello carnale e non secondo la Parola.
La cosa peggiore è che ero convinta di essere dalla parte giusta, di aver delle salde fondamenta nel Signore Gesù Cristo. Era veramente incredibile quanto fossi succube di lui, lo vedevo proprio superiore a tutti, con un rapporto straordinario con Dio in quanto “dialogava” con Lui ricevendo “profezie”… come avrei potuto mai dubitare?
Quando diceva che Dio gli aveva parlato, pensavo: -mi sottometto a lui visto che parla da parte di Dio- . Tutto ciò era semplicemente distruttivo, questo mi ha portata a confidare nell’uomo invece che in Dio.
Mi avrebbe detto lui quello che dovevo fare via via nella mia vita. Però questo nuovo modo di vivere mi dava anche strani sentimenti, mi chiedevo ad esempio come mai mio marito dovesse seguire quest’uomo come un cagnolino, non poteva anche lui avere questo dialogo con Dio?
Incredibile! Era lui che sceglieva al posto nostro: cosa fare, chi vedere, dove abitare, come vivere… intimorendo e usando parole suadenti mi convinceva a fare ciò che “Dio aveva comandato”. Solitamente tali comandi avevano come scopo l’essere riconosciuto leader a capo della “chiesa” che gli era stata affidata da Dio.
Dopo poco tempo quella realtà che vivevamo che credevamo fosse una chiesa vera si è dissolta: perché tutti i componenti erano stati messe nelle mani di satana, tranne noi ovviamente che eravamo i soli realmente ubbidienti e sottomessi.
Posso oggi riconoscere le parole dell’apostolo Paolo: Romani 16:18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici.
Era così strano, mi chiedevo come mai in tutti ci fosse sempre qualcosa che non andava e ogni speranza di far aggregare nuovi fratelli svaniva in un soffio, mi dicevo: – possibile che siamo solo noi giusti? Non c’è nessun altro che vuole seguire il Signore ad ogni costo come noi? – .
Incredibile quanta superbia, ignoranza e quanto poco discernimento. Io e mio marito non provavamo mai quanto lui ci comunicava, e non osavamo contraddirlo, eravamo così ciechi e succubi… convinti di vivere un santa fratellanza!
C’era così tanta superbia in noi che si era arrivati a pensare di esser vicini alla perfezione in Cristo, questo ci ha portati ad indossare una maschera, quella dell’apparire santi di fronte al mondo a cui dimostrare la bontà di Dio per noi in qualsiasi situazione della vita. 1 Giovanni 4:1 Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo.
Ogni tanto pensavo: – non sarà che ci vogliono accanto a loro senza sbatterci nelle mani di satana perché siamo troppo deboli per poterli contraddire? – Non so… può darsi, effettivamente con noi ha avuto un trattamento speciale, per questo abbiamo trascorso molto tempo assieme prima che anche noi ci separassimo.
In quel tempo ci siamo inebriati di false spiritualità, religiosità e santità che ci hanno reso ancor più difficile aprire gli occhi, inoltre eravamo pieni di timori, pensavamo che allontanarsi da lui era come uscire dalla volontà di Dio.
Questo “ministro” parlava spesso di grande unione, ma io ho visto solo anime spezzate e piuttosto disunione… parlava di amore fraterno, ma io ho visto odio verso i fratelli, anzi, spesso ho sentito proclamare che non erano tali… parlava di ubbidienza, che poi in realtà era sottomissione a lui per quello che era stato “chiamato a fare”… ho visto una persona che nel nome del Signore manipolava chi voleva innalzandosi al pari di Lui… che Dio possa avere misericordia di lui.
Ci tengo tanto a mettere in guardia quelle pecorelle deboli, che nel desiderio di fare la volontà del Signore ad ogni costo potrebbero non rendersi conto che davanti a loro c’è un falso profeta. Matteo 24:11 Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti.
L’immagine evoca il tema del falso profeta che inganna il gregge.
Questi usano la Bibbia per i loro scopi, e sicuramente non conoscono il vero messaggio del Vangelo e giustificano il loro stile di vita con la scusa della “libertà” in Cristo.
Sì, sono rimasta scottata… tutt’oggi faccio ancora così fatica a staccarmi da ciò che ci è stato inculcato, non mi rimane facile voltare pagina, mi pesa il male che anche io ho fatto nel tempo trascorso appresso a questo guru. Però riconosco che il Signore è stato buono con me, mi ha concesso la grazia di capire ciò che stava accadendo, e la possibilità di ricominciare. Ora il mio unico scopo è conoscere il vero Dio e non confidare nelle parole di un uomo ma nell’unica e santa Parola di Dio. Salmi 118:8 È meglio rifugiarsi nel SIGNORE che confidare nell’uomo. Salmi 119:105 La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.
Testimonianza di Max:
“Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l’albero cattivo fa frutti cattivi.
Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni.
Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco.
Li riconoscerete dunque dai loro frutti.” (Matteo 7:15-20)
Ringrazio Dio con tutto il cuore che mi ha liberato da una mortale schiavitù dell’uomo e mi ha aperto gli occhi convincendomi di peccato! Ora posso dire con franchezza di essere stato vittima di una macchinazione di Satana subendo del male e facendone altrettanto!
Circa un anno e mezzo fa, convinti di esser guidati da un vero desiderio di unione, cominciò un periodo di giustizia e condanna tra noi fratelli che portò invece solo divisione nella nostra chiesetta di circa 15 persone. Alla guida di questa macchinazione un fratello preso da se stesso e al quale noi abbiamo dato corda ubbidendogli senza indugiare.
In poco tempo molti fratelli sono stati messi con le spalle al muro, infatti avevano dei peccati, cercavamo di obbligarli a fare ciò che veniva dalle “rivelazioni” del nostro leader avute in preghiera da parte di Dio.
Essi dovevano staccarsi dalla comunità finché non si decidevano a seguirci secondo le nostre direttive. Eravamo convinti che noi seguivamo la volontà del Signore, quindi chi resisteva a tale volontà rischiava di “scadere dalla Grazia”. Essendo perciò fuori dalla Via del Signore, dovevano essere buttati fuori dalla chiesa.
Nel frattempo questo fratello ebbe “una chiamata in una città, come Apostolo di Cristo”. Cominciammo così a discutere (noi rimasti, cioè 4 giovani uomini e rispettive mogli) a parlare di riunirci tutti in questa città per crescere nell’unione e nell’amore fraterno, fu così che cominciammo a pregare.
Dopo qualche settimana ecco l’ennesima divisione, ad un fratello fu ordinato che doveva lasciare il lavoro, perché lavorare con il padre rappresentava un compromesso, infatti suo padre era uno di quelli ripresi e buttati fuori dalla chiesa. Era un rischio per lui e per il resto dei fratelli, in quanto il dialogo con suo padre poteva istillargli dubbi e creare disagi. Essendo questo fratello titubante abbiamo staccato da lui finché non si sarebbe deciso!
Ecco rimaste tre coppie. Come carro trainante c’era questo fratello che si dichiarava “apostolo” e il peggio è che noi glielo confermavamo!
Un giorno ricevetti una telefonata da lui: – il Signore mi ha detto che dovete cambiare casa a tutti i costi, niente può fermarvi neanche se dovesse morire vostra figlia! – .
Rimasi impaurito e frastornato, così pregai e “sentii” di ubbidire a quello che mi diceva: ero
convinto che fare ciò significava sottomettersi alla volontà del Signore. A mia moglie non dissi quella frase specifica… e facemmo il trasloco.
Dopo pochissimo arrivò un’altra batosta, l’altro fratello rimasto confessò all’ “apostolo” un suo peccato, e immancabilmente il Signore gli “rivelò” una cosa molto chiara: andava consegnato nelle mani di satana affinché si ravvedesse. Sentenziò poi che dovevano passare due anni prima che tale peccatore potesse ritornare in comunità.
Qui cominciai davvero a sentirmi strano, mia moglie in lacrime non capiva ma ogni volta che si parlava con questo “apostolo”, diceva che tutto faceva parte del prezzo e della sofferenza di seguire Cristo, e allora avanti…
Tutto quello che usciva dalla sua bocca erano “sante rivelazioni”, tant’è che pian piano smisi di leggere la Parola e di pregare: tanto c’era lui che mi diceva tutto quello che serviva tramite le “rivelazioni”. E io invece mi sentivo frustrato perché non riuscivo mai a sentire la “voce” del Signore come riusciva lui, così pensai che io ero un semplice servo e lui doveva essere la mia guida!… GRAVE ERRORE!
Nel giro di poco tempo furono messi nelle mani di satana ben cinque o sei persone, non si faceva a tempo a gioire di nuovi fratelli che dopo una “dose di amore” (FALSO AMORE), se capitava che resistevano a ciò che il Signore diceva tramite le “profezie” dell’ “apostolo” venivano brutalmente estirpati dalla comunione e gettati nelle mani di satana, spesso con un susseguirsi di maledizioni!!
Non mancava giorno che il nostro leader ci telefonava o veniva a casa nostra comunicandoci “nuove profezie”. Un giorno a casa mia disse che Dio gli confermava la “chiamata di apostolo” con dono di profezia, potenti operazioni e dono di guarigione… io apostolo con dono di fede e guarigione… e le nostre mogli serve del Signore con doni di profezia e saggezza. Mi dissi: che bello finalmente si fa sul serio!… POVERO ILLUSO!
Volendo essere più trasparenti possibile avevamo deciso di dirci tutto e così un giorno gli espressi quello che vivevo a livello mentale: paranoie, pensieri,… (non entro nei dettagli perché sarebbe troppo lungo). Parlando lui capì che queste cose lo riguardavano e anche lui aveva disagi simili.
Ci furono dei problemi con sua moglie e così, dopo qualche giorno, mi telefonò dicendo che a
sua moglie faceva troppo male quella situazione e che era pericoloso stare uniti. Dunque era meglio non vederci e non sentirci finché io mi fossi liberato dai miei disagi in modo da evitare di condizionarci con le nostre paranoie.
Poi ci fu una seconda telefonata nella quale mi disse che pregando il Signore capì come essere libero da quei suoi disagi simili al mio, però non condivise la soluzione perché diceva che io dovevo capirla da solo davanti a Dio!
Fu panico, eccomi solo con mia moglie! Mi caddero le montagne addosso! Una delle “profezie” diceva che io e lui eravamo “apostoli”, lui come Paolo, quindi avrebbe dovuto viaggiare molto ed io invece come Pietro, cioè rimanere nella città dove eravamo, dove avrei dovuto portare l’Evangelo… Dio avrebbe fondato una chiesa tramite me e io dovevo esserne una colonna portante!
Quindi cominciai ad uscire a portare l’Evangelo ma tornavo a casa frustrato e triste perché non riuscivo. Mia moglie e mia figlia le vedevo poco perché lavoravo tutto il giorno e la sera uscivo… eravamo divenuti quindi spenti e apatici… io e lei non facevamo più niente a causa delle miriadi di proibizioni che ci erano state imposte.
IN FIN DEI CONTI TUTTO ERA PER L’AMORE E L’UNIONE MA CI ACCORGEMMO CHE NON C’ERA NIENTE DI TUTTO CIÒ!!!
L’immagine evoca temi di oppressione, controllo e guerra.
Dopo mesi che non mi sentivo più con questo “apostolo”, un giorno mi chiamò perchè era successa una tragedia nella sua famiglia, scusatemi ma non mi va di spiegarla, fu l’ennesima legnata! Da qui li vedemmo due o tre volte ma poi fui io a staccare da loro perché sapevo che ero ancora troppo condizionato e avevo l’angoscia a vederlo e a sentirlo. La loro vita (stile di vita) era cambiato completamente, era tutto troppo strano e tutto scusato con la libertà in Cristo, dunque preferii non lasciarmi condizionare.
Non ce la facevo più così gli dissi che non volevo più vederlo e sentirlo per un po’, perché ci
eravamo accorti che io e mia moglie eravamo estremamente influenzati da loro, in tutto e per tutto. Così decidemmo di andare via da quella città e tornare dove abitavamo prima, eravamo atterriti, pieni di paure, di angosce e finanziariamente messi davvero male.
Nel frattempo un giorno incontrammo i fratelli, “gli esclusi” dalla chiesa (che per grazia di Dio si erano riuniti) e una sorella venne da me per chiedermi di parlare. Ci era stato praticamente vietato di avere contatti con i fratelli: niente telefonate, cancellare SMS senza neanche leggerli, e-mail e altro, niente di niente! In quel momento provai una grande paura, mi batteva il cuore, non sapevo cosa dire, non c’era più “la mia guida a difendermi”, così nella paura e nell’ incertezza risposi: – no no niente discorsi… il Signore farà capire il momento! – . Così se ne andò!
La sera ricevetti un SMS da un fratello (Simone – solopergrazia) che mi diceva quanto ero infantile e che mi stavo comportando non secondo la Parola. Mi arrabbiai allora presi il telefono e cominciai a scrivere un SMS. Ero confuso e tremante. Cominciai scrivendo: – non posso starti a sentire, tu non sei nel Signore ma nelle mani di sa….. – ; non riuscivo a scrivere “mani di satana”, era difficile e tremavo. Quindi cancellai il messaggio e non risposi!
La mattina seguente trovai una lettera di questo fratello, quando vidi che era sua il cuore cominciò a battere a mille, mi tremavano le mani e in me il conflitto era: – la leggo o non la leggo? Meglio di no, altrimenti faccio un compromesso e satana mi attira fuori dalla volontà di Dio! -. Un pensiero forte rimbombava nella mia testa: – se la leggi perdi la fede!! -.
Ma grazie a Dio cominciai a leggerla… rimasi molto colpito, testimoniava di quello che aveva
vissuto. E da lì i dubbi e i conflitti aumentarono in me e mia moglie.
Decidemmo di rispondere alla lettera spiegando che aravamo confusi e non ci fidavamo più di nessuno e ci veniva rabbia al pensare a tutte le volte che ci è stato detto “il Signore mi ha detto” e molto altro ancora, dunque chiedemmo loro di lasciarci tranquilli perché non avendo chiarezza non volevamo più farci influenzare da nessuno.
Dalla prima sera che eravamo tornati nella nostra casa, cominciai a pregare intensamente e a leggere la Sua Parola e per la SUA GRANDE MISERICORDIA E PIETÀ IDDIO mi parlò moltissimo proprio tramite la Sua Parola! Cominciò a mostrarmi cos’è la vera libertà in Cristo ed ebbi la conferma che la libertà in Cristo non era quella che ci era stata presentata.
Pregai Iddio che mi convincesse di peccato e così mi mostrò tutti gli errori e i peccati commessi: superbia, orgoglio, maldicenza, condanna, giudizio umano e la cosa peggiore PURO SETTARISMO (frutti della carne Galati 5:19-21) e tutto ciò lo avevo commesso USANDO LA PAROLA E IL NOME DI DIO!!!!!!!
Un primo piano di una grande Bibbia aperta, con testo a due colonne,
Tutto questo pensando di essere giusti e unici “santi cristiani” che seguivano la volontà di Dio!!!! Da qui il Signore ci ha spinti a chiedere perdono a tutti i fratelli ed in mezzo a mille paure, grazie anche al loro aiuto, ora siamo per grazia di Dio riuniti in Lui!
Mi rendo conto che abbiamo preteso di essere apostoli senza neanche capire chi è Cristo Gesù, senza capire l’amore di Dio, la misericordia e molto ancora e quanta ignoranza e orgoglio giovanile c’era dietro tutto questo!!
In quel giorno di quella tragedia che colpì la famiglia del nostro leader, Dio mi mostrò un
versetto che riassume tutto il nostro comportamento (purtroppo l’ho capito mesi dopo) che dice:
Ora, se sapeste cosa significa: “Io voglio misericordia e non sacrificio”, non avreste
condannato gli innocenti. (Matteo 12:7)
Noi abbiamo esattamente commesso questo: condannato i riscattati di Cristo Gesù!!
Che Dio abbia pietà e misericordia di questo falso apostolo che ha trainato tutte queste cose nel nome di Dio! E che abbia misericordia dell’ignoranza nella conoscenza di Dio e della Sua Parola dei Suoi figli!!!
State attenti a dipendere dall’uomo pensando che è Dio che parla tramite di lui, Egli ha lasciato una Parola scritta e lì troviamo tutto ciò che ci serve:
“Tutta la Scrittura è divinamente ispirata ed utile a insegnare, a convincere, a
correggere, e a educare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera.” (2 Timoteo 3:16-17)
State lontani da coloro che hanno continue rivelazioni personali, che vi danno ordini o vi buttano addosso i vostri peccati lasciandovi in un angolo!
Ci tengo a confermarvi con alcuni versetti che tutto ciò che è stato fatto, il comportamento, le azioni e i frutti, è l’esatto opposto di ciò che la Scrittura ci insegna:
“Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. (Galati 5:22)
“Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato. Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo.” (Galati 6:1-2)
Quindi non buttateli fuori dalla chiesa come se niente fosse!
“Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione. (Colossesi 3:12-14)
“Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà.” (2 Timoteo 2:24-26)
Questo bisognava vederlo in lui (e in me) se veramente eravamo servi di Dio!!!
“Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell’ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza… (1Pietro 2:1)
Abbiamo vissuto nelle maldicenze! Questa è una piccola parte che ci aiuta a riconoscere i veri e i falsi servi di Dio!
PROVATE OGNI COSA ALLA LUCE DELLE SCRITTURE! Che Dio vi benedica
«Tutto il vostro essere — spirito, anima e corpo — sia conservato integro e irreprensibile.» 1 Tessalonicesi 5:23
«Tutto il vostro essere, lo spirito…». Lo Spirito Santo compie la Sua grande e misteriosa opera nelle profondità più nascoste della nostra persona: profondità che noi stessi non siamo capaci di esplorare fino in fondo.
Leggi il Salmo 139. È come se il salmista dicesse:
«Tu sei il Dio dell’aurora, quando appare per la prima volta; il Dio della notte più profonda, delle cime delle montagne e del mare. Ma la mia anima, o Dio, ha orizzonti più vasti dell’alba, tenebre più fitte della notte, vette più alte delle montagne e abissi più profondi di qualsiasi oceano.
Tu che sei il Dio di tutto ciò che esiste, sii anche il mio Dio. Io non riesco a raggiungere le parti più profonde di me stesso e non posso conoscermi completamente. Dentro di me ci sono motivazioni che non riesco a riconoscere e sogni che non riesco a realizzare… O mio Dio, esaminami Tu fino in fondo».
Crediamo davvero che Dio non sia capace di proteggere e purificare anche le parti più profonde della nostra mente, ben oltre ciò che noi possiamo conoscere e controllare?
«Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato». Se questa promessa riguardasse soltanto i peccati e le esperienze di cui siamo consapevoli, Dio abbia pietà di noi! L’uomo reso insensibile dal peccato può arrivare a dire di non essere cosciente del proprio peccato. Ma la purificazione deve raggiungere ogni parte del nostro essere, fino ai livelli più alti e più profondi del nostro spirito, se vogliamo rimanere nella luce, come Dio è nella luce.
Lo stesso Spirito Santo che sostenne la vita di Gesù Cristo si prenderà cura anche della vita del nostro spirito. Soltanto quando siamo custoditi da Dio attraverso la meravigliosa santità dello Spirito Santo, il nostro spirito, la nostra anima e il nostro corpo possono essere preservati senza macchia, integri e irreprensibili davanti a Dio, fino alla venuta di Gesù.
Non sempre permettiamo alla nostra mente di fermarsi, quanto dovrebbe, a meditare su queste grandi e maestose verità di Dio.
E Abraamo edificò l’altare e… legò Isacco suo figliuolo.Genesi 22:9
Questo episodio mette in luce il grande errore che commettiamo quando crediamo che Dio ci chieda la morte come sacrificio supremo. Ciò che Dio vuole davvero è il sacrificio attraverso la morte: quel sacrificio che ci offre la capacità e la possibilità di fare ciò che ha fatto Gesù, ossia offrire in sacrificio la nostra vita.
Quindi non dire: “Sono pronto a morire per Te”, ma piuttosto: “Voglio essere identificato con la Tua morte per poter offrire in sacrificio la mia vita a Dio”.
A volte diamo l’impressione di credere che Dio voglia che rinunciamo a cose specifiche. Dio ha purificato Abraamo da questo errore e vuole applicare la stessa disciplina alla nostra vita. Egli non ci ha mai detto di rinunciare a qualcosa solo per il gusto di farlo, ma ci chiede di rinunciarvi per amore dell’unica cosa che merita davvero di essere ottenuta: la vita insieme a Lui.
Si tratta prima di tutto di spezzare i legami che ostacolano la nostra vita. Questi legami si spezzano quando ci identifichiamo con la morte di Gesù: solo allora possiamo stabilire immediatamente una relazione con Dio e, di conseguenza, offrirGli la nostra vita in sacrificio.
A cosa servirebbe a Dio che tu Gli dessi la tua vita soltanto perché Egli la faccia morire? Egli vuole che tu sia un “sacrificio vivente” e che metta a Sua disposizione tutte le tue facoltà e le tue energie, liberate e santificate per mezzo di Gesù. Solo questo è gradito e accettevole a Dio.
Non vi è né rimprovero né sorpresa in queste parole che Gesù rivolge a Filippo, ma solo un incoraggiamento ad andare avanti. Gesù è l’ultima persona con la quale riusciamo a stabilire un rapporto di intimità. Prima della Pentecoste i discepoli Lo avevano conosciuto come Colui che dava la capacità(originariamente “potenza”) di dominare i demoni e di suscitare un risveglio spirituale (vedi Luca 10:18–20). Era già un’intimità meravigliosa, ma ve n’era in vista un’altra ben più profonda. “Io vi ho chiamati amici.” L’amicizia è rara sulla terra; essa comporta sintonia(originariamente “identità”) di pensiero, di cuore e di spirito. Tutta la disciplina della vita ha il fine di insegnarci ad entrare in questa più stretta relazione con Gesù Cristo. Noi riceviamo le Sue benedizioni e conosciamo la Sua parola; ma conosciamo Lui?
Gesù disse: “Egli è bene per voi che io me ne vada”; lo disse in previsione di questo stretto rapporto, per incoraggiarli ad andare avanti verso questa intimità. Quando un discepolo dedica il suo tempo ad approfondire la sua intimità con Lui, Gesù ne gioisce. Nella Parola di Dio il portare frutto è sempre menzionato come manifestazione di un’intima unione con Gesù Cristo (Giov. 15:14).
Quando siamo arrivati ad avere intimità con Gesù, non siamo mai più soli, non abbiamo più bisogno della comprensione(originariamente “simpatia”, usata nel senso latino di empatia/comprensione) umana e possiamo darci continuamente al servizio degli altri senza suscitare alcuna compassione(originariamente “nessun compatimento”) per il modo in cui ci affatichiamo. Il credente santificato che conduce una vita di intima comunione con Gesù non lascerà mai un’impressione basata sulla sua(originariamente “fondata sulla sua”) personalità, ma solamente quella che fra lui e Gesù non vi è nessuna separazione, perché Egli ha colmato i profondi abissi della sua anima, e cioè l’impressione di una vita calma e forte dotata di quella solida(originariamente “sana”) struttura che il Signore dà a coloro che sono Suoi.
«E piantò le sue tende, avendo Bethel ad occidente ed Ai a oriente, e quivi edificò un altare.»Genesi 12:8
Adorare è dare a Dio il meglio di ciò che Egli stesso ci ha dato. Sara aveva quello che Dio le aveva dato: ogni cosa che riceveva era una benedizione da Dio, restituendogli ciò che non era suo. Rischieresti del tempo per meditare alla presenza di Dio e offrirgli le benedizioni ricevute con un atto di fede?
Se cerchi di trattenere qualcosa per te, essa si trasforma in un arido mucchio spirituale, come accadde alla manna del deserto quando fu messa da parte. Dio non ti permetterà mai di tenere per te le tue risorse spirituali; esse devono essere restituite così che Egli possa trasformarle in benedizione per altri.
Bethel è il simbolo della comunione con Dio; Ai è il simbolo del mondo. Abrahamo piantò le sue tende fra le due città. La profondità della nostra comunione personale con Dio è la misura con cui valutare la nostra attività pubblica per Lui. La fretta è sempre un errore; il tempo per adorare Dio c’è sempre. Ma, d’altra parte, giornate troppo quiete passate con Dio possono essere una trappola. Dobbiamo piantare le nostre tende in un luogo in cui potremo sempre passare ore di pace con Dio, magari il frastuono — grande o piccolo — che sia — delle cose che passiamo con il mondo. Non ci sono tre piani separati nella vita spirituale: adorazione, attesa ed azione. Alcuni di noi sembrano “rare spirituali”: saltano dall’adorazione all’attesa, e dall’attesa all’azione. Ma nel piano di Dio queste tre espressioni della vita cristiana vanno avanti insieme, come sempre sono andate insieme nella vita del Signore Gesù. Egli agiva senza fretta e senza perdere tempo. È un modo di vivere, frutto di una disciplina che non si impara da un giorno all’altro.
Dopo aver pronunciato queste parole, Gesù disse a Pietro: «Seguimi».
Già tre anni prima Gesù gli aveva detto «Seguimi». In quel primo momento, trascinato dall’entusiasmo e dal fascino che Gesù emanava, Pietro non aveva avuto alcuna difficoltà a seguirlo, né aveva sentito il bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo. Più tardi, però, arrivò il momento in cui rinnegò Gesù, e ne ebbe il cuore spezzato. Solo in seguito ricevette lo Spirito Santo, e fu allora che Gesù gli disse di nuovo: «Seguimi».
Questa volta non c’è più la folla o l’entusiasmo di prima: c’è solo Gesù di fronte a lui. Il primo «Seguimi» non aveva nulla di mistico; significava semplicemente seguirlo fisicamente. Adesso, invece, si tratta di seguirlo condividendo la sua sofferenza interiore (vedi Giovanni 21:18).
Tra la prima e la seconda chiamata, Pietro aveva rinnegato Gesù imprecando e giurando, toccando davvero il fondo della propria umanità e scoprendo la totale illusione della propria autosufficienza. Non gli era rimasta più alcuna certezza su cui fare affidamento. Eppure, proprio quella condizione di totale debolezza era il presupposto migliore per ricevere dal Signore risorto ciò che Egli voleva donargli.
«Soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo.»
Qualsiasi trasformazione Dio abbia operato in te, non fare affidamento su te stesso o sulle tue forze; costruisci la tua vita unicamente sulla Persona di Gesù Cristo e sullo Spirito che Egli ti dona.
Tutti i nostri buoni propositi e le nostre decisioni finiscono per fallire, perché non abbiamo la forza di metterli in pratica con le nostre sole capacità. Solo quando ogni nostra certezza crolla dentro di noi — non in modo teorico, ma nella realtà dei fatti — diventiamo finalmente capaci di ricevere lo Spirito Santo.
«Ricevete lo Spirito Santo»: l’idea è quella di un’ondata travolgente, di qualcosa che penetra e riempie ogni cosa. Da quel momento in poi, c’è un unico principio che guida la nostra vita: il Signore Gesù Cristo.
Punti chiave per comprenderlo meglio
La differenza dei due «Seguimi»: Il primo era un seguire esterno (emotivo e fisico), il secondo è un seguire interiore (spirituale e profondo).
Il valore della debolezza: L’autore spiega che il fallimento di Pietro (il rinnegamento) è stato necessario per distruggere il suo orgoglio. Solo quando ci si rende conto di non farcela da soli si diventa pronti a ricevere la forza dello Spirito Santo.