Archivi categoria: testimonianze

C’è speranza per un uomo come me

Schiavi dell’uomo

sciacalli
Testimonianza di Pry:

Se qualcuno un anno fa mi avesse detto che la mia vita non aveva delle sane fondamenta in Cristo Gesù ma che ero succube dell’uomo, cioè di un “ministro” e di ciò che mi diceva “da parte di Dio” non ci avrei creduto.

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La testimonianza di Corrie Ten Boom


La testimonianza di Corrie Ten Boom e della sua esperienza nel campo di concentramento di Ravensbrück in Germania è rimasta nel tempo come una delle storie più appassionanti di grazia sotto attacco e di amore nel mezzo di odio crudele. Rappresenta un messaggio senza compromessi di testimonianza al mondo e di un fermo impegno della Chiesa ad abbracciare la croce, non la spada, anche fino alla morte.
Corrie non risparmia nulla alla vera e propria mentalità folle tipica della Chiesa di Laodicea – ricco, pieno di beni e non ho bisogno di niente -. I giovani di oggi non hanno trovato una fede per cui valga la pena morire, perciò è tempo che coloro che si aggrappano con tanta determinazione al rapimento pretribolazionista della Chiesa – che Corrie afferma essere i “falsi insegnanti” degli ultimi tempi, profetizzati nelle Scritture (e questo è, per lei, Continua a leggere La testimonianza di Corrie Ten Boom

Testimonianza di un ex Prete

La risposta di Gesù al grido del mio cuore fu istantanea e meravigliosa. In quel momento sperimentai la potenza della grazia divina che mi lavava e purificava da tutti i peccati, sozzure e iniquità. Piangendo di gioia, dovetti inginocchiarmi per gustare la potenza dell’amore e del sacrificio redentivo di Gesù, Continua a leggere Testimonianza di un ex Prete

Mamma, ho bisogno di aiuto

Mamma, ho bisogno di aiuto”. Mamma, ho bisogno di aiuto”. Disperato e solo, mio figlio Jim mi stava telefonando alle quattro del mattino. Era disperato e affranto. Anni di alcool, droghe e promiscuità l’avevano lasciato con sensi di indegnità e solitudine. Mentre mi parlava dei suoi sensi di disperazione, la fragile voce gridava: “Non posso più vivere”. Sentiva di essere andato troppo in là e

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La storia di Betty Baxter

Il suo racconto

Per quanto posso ricordare, non ero normale come gli altri ragazzi e le altre ragazze. Il mio corpo era contorto e paralizzato e deformato. Credo che non dimenticherò mai l’orribile sensazione di sentirsi senza speranza. So come ci si sente nell’avere il medico di famiglia guardarti in faccia e dirti: ‘Betty, non c’è speranza’, e anche come ci si sente nell’essere trasportati da un ospedale all’altro e vedere gli specialisti scuotere le loro teste e dire: ‘La scienza medica non può fare niente’.

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Testimonianza di Antonio Sammartino

Il mio incontro con il Cristo vivente.

22 luglio 2009             

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di sammartinoantonio

  Il mio incontro con il Cristo vivente

PACE. Mi chiamo Antonio Sammartino e sono nato in Torre Annunziata (NA) una Cittadina nell’hinterland Napoletano; sono il Penultimo dei figli e sono nato il 1/2/1948. Fin da piccolo ho avvertito nella Mia vita come se Dio mi volesse per Sè e quindi all’ETA’ della “prima comunione”, siccome la mia Famiglia era di condizione economica molto povera, il prete della parrocchia da me frequentata aveva due sorelle le quali sapevano cucire e mi fecero il vestito per la prima comunione e

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Ero un sacerdote romano… poi conobbi la verità che mi fece libero.

Salvatore Gargiulo, dopo un lungo ministero sacerdotale, scopre che il cattolicesimo non è cristianesimo e lo abbandona per trovare la liberazione in Cristo e nell’Evangelo.
Ex sacerdoti escono dal cattolicesimo romano… Come mai invece pastori evangelici vogliono rientrarvi?

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” On the road “ testimonianza

Nato in Francia, trasferito in Lussenburgo, cresciuto in Belgio da dove ha avuto inizio la mia vita precaria, dormendo qua e la, dove le mie risorse lo permettevano, comunque allo sbaraglio, dividendo un’esistenza tra il lecito e l’illecito, del tutto inconsapevole delle ovvie conseguenze. Tutto ciò come segno di ribellione alle mie ferite interiori mai superate…

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( Martinus Bjerre )Io e la potenza del cristianesimo

Come il Signore battezzò Martinus Bjerre con lo Spirito Santo
‘Sentivo l’intenso bisogno di una più profonda comunione con Dio. La mia anima era assetata di Lui .. Una sera, dopo il lavoro, sentii dentro di me una voce che mi invitava ad andare nella stalla e ad inginocchiarmi in quell’ ‘alto solaio’ dove pregavo spesso. Obbedendo alla voce del Signore, mi inginocchiai dinanzi all’Iddio vivente e mi presentai a Lui.
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Testmonianza di Franco Ienco

Avevo appena finito il servizio militare quando mi trasferii in provincia di Brescia; precisamente a Lumezzane: era il 1976.

Un giovane di 21 anni, normalmente, ha tanti bei progetti e, in modo particolare, tanta voglia di vivere: era questo il mio caso. Niente di male in tutto questo; anzi!…

Fu proprio in quel periodo che, invitato da un mio cugino, mi ritrovai, una sera, in una famiglia, la famiglia Caré, in cui si svolse una riunione un po’ strana e “irregolare”, cioè, fuori dalla “norma” (così la considerai in un primo tempo). Continua a leggere Testmonianza di Franco Ienco

LA BIBBIA RUBATA

Peter V. Deison, nel suo libro The Priority of Knowing God [La Priorità di Conoscere Dio], parla di Ramad, un uomo Indiano che era un membro di una banda di ladri. In una occasione, mentre stava svaligiando una casa, Ramad notò un piccolo libro nero che conteneva delle pagine molto fini perfettamente adatte per fare sigarette. Così egli prese il libro. Ogni sera lui strappò una pagina, l’arrotolava attorno a del tabacco e si faceva una fumatina. Notando che le piccole parole sulle pagine erano scritte nella sua lingua, egli cominciò a leggerle prima di avvolgere le sue sigarette. Una sera, dopo avere letto una pagina, egli si inginocchiò sul terreno e domandò al Signore Gesù di perdonare i suoi peccati e di salvarlo. Egli allora andò a consegnarsi alla polizia con grande sorpresa della polizia. Ramad il bandito diventò un seguace di Gesù Cristo. E in prigione dove egli scontò la condanna per i suoi crimini, egli condusse molti altri al Salvatore. La parola di Dio, per Ramad, diventò ‘la potenza di Dio per la salvezza’ Romani 1:17-18.

Tratto da: SermonCentral.com

IL Signore disse a mia moglie: sulla tua tavola non mancherà mai un pezzo di pane.

Pace fratelli. Mi chiamo Antonio (o Tony come molti mi chiamano), sono sposato, mia moglie si chiama Rosalia. Fratelli scusatemi per gli errori scritturali o magari qualche virgola messa fuori posto perché non sono molto bravo a scrivere.
Voglio farvi partecipi della nostra testimonianza, e spero che sia di edificazione e d’incoraggiamento a qualche anima.
Io e mia moglie ci siamo conosciuti nel 1982 e proprio alla fine dell’anno, precisamente il 13 Dicembre, scappammo via come tante altre coppie. Oggi per grazia di Dio so che è sbagliato un passo simile.
I nostri genitori erano e sono delle famiglie semplici, come pure tuttora lo siamo anche noi. Non siamo delle famiglie agiate in quanto nella nostra vita abbiamo trovato molti disagi nel campo economico, ma non voglio stancarvi con questi discorsi.
Per un breve tempo, circa 8 – 9 mesi, io e mia moglie vivevamo in casa di mio suocero, dopo questo breve tempo abbiamo preso in affitto una casa di piano terra, era molto vecchia e le pareti a volte erano bagnate d’acqua per la troppa umidità e fragilità. Alcune mattine quando mi svegliavo appena poggiavo i piedi a terra toccavo il pavimento bagnato dall’acqua, perché dell’acqua fuoriusciva dal pavimento non a motivo di qualche perdita d’acqua che c’era, ma perché sotto quel pavimento c’erano delle sorgenti.
Andammo avanti così per circa 13 anni perché non avevamo la possibilità di cambiare casa per mancanza di soldi, le nostre condizioni di vita erano molto umilianti, non c’era prosperità ne benedizioni. A volte i giorni passavano senza speranza di lavoro, senza una lira (in quel tempo c’era la lira) a volte mettevamo la casa sottosopra con la speranza di trovare dei spiccioli di soldi per le sigarette, che in quel tempo erano molto più preziose del pane: chi aveva anche lui questo vizio potrà capire. A volte andavamo a letto senza mangiare e qualche volta mangiavamo del latte col pane o addirittura solo a bere. Quando riuscivamo a comprare un po di carne, per noi era festa grande.
I giorni passavano e lo scoraggiamento si faceva sempre più forte, qualche volta mi trovavo costretto a rubare qualche cosa e venderla per pochi soldi per comprare del cibo, perchè le porte del lavoro erano come sigillate. Pensieri strani incominciarono a tormentare la mia mente, pensieri di suicidio, di abbandonare ogni cosa e scappare dalla presenza di tutti, mia moglie nel suo silenzio piangeva perché vedeva soltanto tenebre intorno a noi, non c’era nemmeno uno spiraglio di luce.
Dopo circa 9 anni, mia moglie rimase incinta e nel tempo stabilito nacquero due gemelli; figuratevi la gioia per quell’evento. Ci fu un breve tempo come se qualcosa stava cambiando, ma fu soltanto apparenza, lavoravo solo per breve tempo, e dopo ricadevo sempre nelle medesime condizioni. Qualche volta il latte per i bambini potevo comprarlo, e qualche volta qualcuno ci dava i soldi per comprarlo, ma per noi a volte non c’era niente come al solito. Andammo avanti così per circa due anni, i bambini intanto crescevano ed alcuni si erano dimenticati pure di loro, diverse sere non avendo nulla da dare ai bambini, mettevamo un po d’olio in un piattino e qualche mollica di pane, e i bambini inzuppavano le molliche con quell’olio e le mangiavano; questo era il cibo spesse volte per loro.
In quella casa eravamo come prigionieri.
Iniziai nuovamente a lavorare per un altro breve periodo. Una sera mentre ero seduto a tavola guardando la tv ho visto che parlavano di una medaglia che secondo loro aveva dei poteri soprannaturali, si parlava di prosperità, di amore e di tante altre cose che un’anima del mondo non conoscendo la verità purtroppo appetisce. Quel amuleto o medaglia con la catenella, per funzionare doveva essere portato al collo senza toglierlo notte e giorno, perché se uno l’avesse tolto era come se spezzava la benedizione o il potere, quindi non avrebbe avuto alcun risultato nell’individuo che lo portava( GRAZIE a Dio ora sappiamo che queste cose sono delle menzogne del diavolo per ingannare le anime).
Allora con molto entusiasmo raccolsi la cifra, se non erro costava in quel tempo L 25.000 e la mandai a ritirare. Dopo qualche settimana arrivò questa medaglia. Allora per come era stato detto la presi e senza perdere tempo la indossai; immaginate, camminare con quel grosso medaglione al collo, qualunque movimento facevo era un disturbo continuo. Passavano i giorni ma non succedeva niente e pensavo: ‘Forse domani succederà qualcosa, ma non accadeva niente. Continuavo a tenere il medaglione e ogni giorno che passava anziché arrivare la prosperità venivano i dubbi della fregatura che avevamo preso. In quel tempo lavorai per un paio di settimane ed ero riuscito a mettere da parte 150 mila lire, e parlando con qualcuno della mia situazione (non confidate mai nell’uomo perché è solo polvere) mi fece conoscere un fattucchiere dicendomi che aveva dei poteri soprannaturali, e io allora lo invitai a venire a casa (sapete questa gente falsa pur di svuotare le tasce e anche le case viene in qualunque momento li inviti). Costui venne a casa e incominciò ad osservare la casa, poi fece sedere mia moglie e cominciò a pregarle di sopra, in quel momento pensai: ‘Quest’uomo sa il fatto suo’, poi incominciò a passeggiare dentro la casa e iniziò a fare dei segni che non capivo cosa erano, poi incominciò ad invocare gli spiriti e ad incollare dei bigliettini di carta con delle cose scritte sulle porte e nelle finestre, dicendoci di non toccarle e non avvicinarci a loro perché quei foglietti servivano di protezione. Alla fine, prima di domandarci i soldi, ci disse che doveva venire ancora per completare quel rito (oggi comprendo che lo disse per derubarci di altri soldi).
Prima di andarsene ci domandò una grossa cifra, non ricordo quanto, ma noi non avevamo soldi tranne quelle 150 mila lire. Io non pensavo che avrebbe domandato tanti soldi, e gli dissi: ‘Noi non possediamo questa cifra. Ma lui insisteva che voleva quanto aveva chiesto e ci mise paura. Allora gli dissi: ‘Ascolti, noi, teniamo soltanto 150 mila lire che ci servono per mangiare e non abbiamo latro, e lui mi disse: ‘Dammi questi e la prossima volta se ne parla. Allora presi quei soldi e li diedi a lui, ci lasciò senza soldi, senza lasciarci neppure quelli per comprare del pane.
(Questa gente non ha pietà per il prossimo, sono anime senza scrupoli di coscienza, e senza timore di Dio, dicono che fanno questo per opera di Dio, ma è soltanto una macchinazione di satana, non li avvicinate!!!!.)
Ringrazio Dio perchè mentre noi soffrivamo, Lui si muoveva nell’invisibile preparandoci la via della salvezza. Circa qualche po’ di tempo dopo l’accaduto, mio cognato e mia sorella furono evangelizzati in un ospedale. Si trovavano lì a motivo della loro figlia (credo che l’Onnipotente creatore del cielo e della terra mosse le cose in questa maniera per portare avanti il suo disegno benevolo, perché noi non crediamo al caso, ma è Lui che guida i nostri passi , e non è nell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi, Geremia 10:23) e il Signore aprì loro il cuore e credettero.
Era circa un mese che mio cognato e mia sorella erano nella fede e di tanto in tanto mio cognato mi parlava di Gesù, era gioioso e io qualche volta gli resistevo (credo perché non era ancora giunta l’ora della mia chiamata).
Circa un mese e mezzo dopo la loro conversione, mi vennero a trovare a casa insieme ad una coppia di cugini, anche loro nella fede. Vi ricordo che ancora avevo il medaglione e quei biglietti incollati nelle aperture. Incominciarono a parlare di Gesù, della sua morte in croce a causa dei nostri peccati e della salvezza per mezzo d’Esso. Quella sera il Signore aprì anche i nostri cuori e io e mia moglie quella sera ricevemmo da Dio la salvezza per grazia in Cristo Gesù.
Quella stessa sera mi sentii pieno di forza e incominciai a togliere tutti quei biglietti appesi, ricordo che li strappai con grande sdegno, presi pure il medaglione e li buttai fuori nella SPAZZATURA!!!!. Dopo quella sera che il Signore ci fece grazia, tutto continuò come prima, non ci fu nessun cambiamento subito, per circa due altri mesi si continuò a vagare nella disperazione del cibo e di tante altre cose che mancavano, però non avvertivamo più quell’aria pesante. Attorno a noi c’era aria pulita, sentivamo come qualcuno che ci dava coraggio. Una mattina però, qualcosa si mosse, io ero uscito presto in cerca di lavoro, e mia moglie alzandosi, e sapendo che non c’era niente da mangiare per i bambini, incominciò a piangere, e rivolgendo una breve preghiera a Dio disse: “Signore, come faremo oggi, e cosa daremo da mangiare ai bambini?”
Fratelli, posso dirvi che Dio ascolta la preghiera semplice fatta col cuore, Egli non ama le moltitudini di parole, perché Egli è colui che vede e provvede. Qualche ora più tardi da quella breve preghiera, una donna anziana che abitava nel palazzo accanto, chiamò mia moglie dicendo: “Rosalia vieni da me e portami i bambini”. Così ella prese i bambini e salì da quella donna, ignara di quello che sarebbe successo. Quando arrivò sopra, la fece accomodare e gli offrì del caffè, poi baciò i bambini, e si diresse in cucina, prese un bel pò di cibo, della carne e li diede a mia moglie, poi le prese la mano e gli donò 50 mila lire. Vi lascio immaginare le lacrime di gioia che mia moglie provò in quell’istante.
Quando ritornai a casa, trovai la tavola imbandita di cibo e mia moglie sorridente, allora chiesi dove aveva preso quel cibo e mi raccontò tutto. Ci fu gioia quel giorno e lodammo e ringraziammo il Signore per la provvidenza, per il suo amore e per la sua misericordia, e voglio aggiungere: “Grazie Signore perché ci hai eletti a salvezza mediante la grazia in Cristo Gesù, avanti la fondazione del mondo, eravamo tuoi e Tu ci hai chiamati”.
Da quel giorno incominciammo a sentire pace nei nostri cuori, gioia e forza, sentivamo che qualche cosa stava cambiando, altro che medaglie e fattucchieri, avevamo incontrato la realtà, cioè Colui che stende la mano e rialza, Colui che non chiede niente in cambio se non l’ubbidienza, l’Iddio creatore del cielo e della terra, Colui che può ogni cosa, l’Iddio di ogni grazia.
Dopo circa un mese, mia moglie fu riempita di Spirito Santo, e dopo circa due mesi il Signore riempì anche me, con l’evidenza del parlare in altre lingue. Dopo circa sette mesi di fede il Signore glorificò il Suo nome, provvedendoci un’altra casa, era piccola ma asciutta, mi ricordo che quando misi piedi in quella casa per dare una pitturata, entrai nella camera da letto, e ad un tratto sentii forte la presenza del Signore, sentii come una mano che mi spingeva verso terra, non resistetti a quella forza e caddi in ginocchio. Incominciai a piangere, per tre volte tentai di alzarmi perché dovevo lavorare, e per tre volte non resistetti a quella potenza, incominciai a pregare in altre lingue, a cantare in altre lingue non riuscivo a fermarmi, sentivo il cuore scoppiarmi dentro, non sapevo se piangere o ridere di gioia, quella casa era stata provveduta da DIO.
Il Signore aveva spezzato ogni catena, in quella casa vecchia pagavamo 30 mila lire e li pagavamo sempre in ritardo o addirittura dopo parecchi mesi, ma dopo che uscimmo da quella casa le cose cambiarono, la cifra di pagamento si moltiplicò di almeno dieci volte nella seconda casa, ma il Signore ha mostrato di essere DIO Fedele e fino ad oggi non è venuto meno. Il Signore disse a mia moglie: “Sulla tua tavola non mancherà mai un pezzo di pane”, e così è stato. Ogni mese puntualmente per la potenza di Dio, paghiamo l’affitto, e posso dire come Davide: “Il Signore è il mio Pastore e non manco di nulla”.
Fratelli e sorelle non siamo diventati ricchi, ma abbiamo trovato la vera ricchezza che è Gesù Cristo il Figliolo di Dio, Colui che ha dato sè stesso per riscattare la nostra vita, ed a Lui sia la gloria nei secoli dei secoli.
Oggi andiamo avanti sostenuti dalla mano di Dio, Egli ci ha fatto una promessa, non solo a noi , ma a tutti coloro che sono chiamati secondo il suo proponimento, e la manterrà fino alla fine dei tempi. La promessa è questa: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebrei 13:5).
Egli non è un Dio, Egli è DIO.
Avrei altre cose da raccontare, ma mi voglio fermare qui.
Volevo soltanto dire questo, fratello e sorella, chiunque tu sia, non ti scoraggiare nelle avversità di questa vita, perchè Colui che è in te è più grande di colui che è nel mondo, e io dico Amen!!!

Che Dio vi benedica.

Pace da Tony e Rosalia Quartararo, salvati per grazia in Cristo Gesù.

Le avventure di una Bibbia

In un nuvoloso pomeriggio di Gennaio una giovane vedova era seduta nel suo salottino, e guardava con indifferenza per la finestra.

Era una bella casa situata sopra una delle migliori piazze di Dublino nell’Irlanda. Ogni cosa rivelava il benessere e la ricchezza, ma la persona che la possedeva non era felice.

La signora B. era cattolica romana, fervente e coscienziosa nel praticare la sua religione; ma negli ultimi tempi la sua anima erasi sentita oppressa dal peso dei suoi peccati. Riti, penitenze, preghiere a nulla avevano giovato, il peso non era stato rimosso.

Aveva raccontato le sue pene al confessore, ed aveva seguito il di lui consiglio nel darsi ad opere di carità; eppure, sebbene tali cose l’interessassero e l’occupassero per un tempo, il sentimento delle sue colpe l’aggravava ognora più. Il confessore, giovane prete simpatico e bonario, le concedeva assoluzione plenaria; ma quelle buone parole non riescivano a confortarla.

Mentre la signora stava così meditando, si udì picchiare all’uscio, e prima che avesse potuto riacquistare la calma, una visita era entrata.

Che potrei fare per darvi conforto e per fare sparire quella mestizia dalla vostra faccia?

Ah! Padre Giovanni, voi siete buono ed avete fatto del vostro meglio; ma il peso del quale vi ho parlato grava sempre sul mio cuore.

Date retta a me: ecco quello che dovete fare: Domani sulla Rotonda verrà un uomo faceto, capace di farvi sbellicar dalle risa, e voi verrete a sentirlo.

Padre Giovanni!…

No, non una parola. Non voglio sentire scuse; ve lo comando: Voi dovete venirci.

Il giovane prete le spiegò, che un noto buffone di società doveva prodursi davanti ad un uditorio aristocratico, e che secondo la sua opinione quella sarebbe la miglior cosa per lei. A nulla valsero le di lei proteste; essa non poteva disubbidire al suo consigliere spirituale. Egli avevale perfino recato un biglietto per la rappresentazione: e così nel pomeriggio dell’indomani la signora B. trovavasi davanti al luogo stabilito, dove grandi avvisi annunziavano il divertimento cui le si ordinava di assistere.

La Rotonda di Dublino contiene parecchie sale per il pubblico: V’è la gran sala Rotonda, la sala delle Colonne, ed una o due altre; sonvi eziandio varii ingressi. Pertanto avvenne che la signora B. avendo sbagliato l’ora, invece della folla ch’essa avrebbe vista se fosse venuta all’ora stabilita, osservò poche persone soltanto che entravano nell’edificio. Essa le seguì, si trovò in una delle sale secondarie, e si mise a sedere.

Le pareva strano che nessuno le chiedesse il biglietto, ma pensò che vi sarebbe un controllo prima della fine. Senza darle tempo d’aspettare altro, un signore salì sulla piattaforma e indicò un inno. Allora ella si avvide di essersi sbagliata, di essere in una sala differente, e peggio che mai, di essersi disgraziatamente imbattuta in una riunione Protestante. La signora B. era timida e sensibile, era impossibile per lei di uscire in presenza di tante persone. Che doveva fare? Decise di andar fuori alla fine dell’inno, affine di destar l’attenzione il meno possibile.

Quando adunque volle alzarsi, nell’ansietà di far presto, lasciò cadere a terra l’ombrello, ed a quel rumore parecchie persone si voltarono. La povera signora, tutta spaventata, ricadde sulla sedia, quasi augurandosi di venire abbassata fino al suolo per nascondersi agli sguardi.

Seguì un profondo silenzio, poi si udì dalla piattaforma la voce d’un uomo che pregava. Essa non potè fare a meno di ascoltare, non avendo finora mai sentito nulla di simile: era molto diverso delle “Ave Maria” ed altre preghiere del suo libro di devozioni. L’uomo era rispettabile, eppure sembrava felice mentre pregava; questo le parve straordinario.

Terminata la preghiera, l’oratore annunziò che leggerebbe un brano della S. Scrittura sul “perdono dei peccati”; il soggetto appunto sul quale essa bramava da tanto tempo di venire illuminata. Avvenisse che voleva, Padre Giovanni dicesse pur quel che gli pareva, essa doveva udir questo.

L’oratore lesse i primi diciotto versetti del capo decimo dell’Epistola agli Ebrei, quindi spiegò l’ammaestramento dato dal testo con tanta semplicità ch’esso le apparve chiaro come il sole. Il sacrificio unico di Cristo era il prezzo di redenzione per tutti quelli che lo chiedevano nel nome della vittima sacrificata; tutto questo era chiarito, illustrato da numerosi altri passi del Nuovo Testamento.

Come la terra arida beve la pioggia d’estate, così quella povera anima accoglieva quelle maravigliose verità. Giammai le aveva udite prima, cosicchè esse la inondarono fino in fondo al cuore, e desiderava di sentirne dell’altre ancora.

L’oratore tacque, e dopo un’altra preghiera, il culto ebbe fine.

La signora B. sentì che da questa opportunità poteva dipendere l’intiera sua vita: perciò si fece coraggio, si avanzò verso la piattaforma, e domandò all’oratore di chi fossero le parole ch’egli aveva lette.

Quel signore, a tal domanda, scese lo scalino, e subito si trovò esposto a tante interrogazioni, che le propose di metterle per iscritto le risposte ch’essa poi avrebbe lette quietamente a casa. Tuttavia quando seppe che la signora non era mai stata in possesso d’una Bibbia, il suo interesse crebbe di tanto.

Le presterò la mia, disse: La prego di leggere i passi che ho segnati, poi di restituirmela fra pochi giorni; quel libro è l’oggetto più prezioso che io abbia.

La signora lo ringraziò vivamente, e s’affrettò verso casa col cuore allegro e gli occhi brillanti di nuova luce. Sentivasi tutta differente della misera creatura che due ore prima erasi incamminata verso la rotonda.

Nei giorni che seguirono, la signora non pensò ad altro che al suo nuovo tesoro; leggeva e rileggeva i versetti segnati e molti altri ancora. Una nuova luce le illuminava la mente; il peso che per così lungo tempo le aveva aggravato la coscienza, scivolò via come in un sepolcro aperto, e la pace di Dio le riempì il cuore e l’intelletto.

Ma era ormai venuto il giorno in cui doveva restituire la Bibbia. Era così intenta al nuovo studio ed immersa nei pensieri, che non udì il suono del campanello alla porta. Una persona fu introdotta nel salotto, e d’un tratto si vide il confessore davanti. Questi osservò subito le maniere impacciate della signora, ed in pari tempo nei suoi occhi una calma incomprensibile.

Che le è avvenuto? le disse. Non avevo sentito come le fosse piaciuto il trattenimento, e siccome non la vidi alla messa l’ultima Domenica, temevo che Ella fosse indisposta.

La signora B. era stata sorpresa così d’un tratto, che non si seppe dominare. Il suo desiderio era stato di tenere la cosa segreta almeno per un tempo; ma ormai sentendosi scoperta, colla semplicità d’un fanciullo raccontò il tutto: lo sbaglio della sala, il tentativo di andarsene, le parole udite, il libro prestato, e finalmente la gioia e la pace che le inondavano il cuore.

Essa parlava cogli occhi bassi, ma quando li volse in su, fu proprio spaventata dall’aspetto dell’uomo che le stava dinanzi. Era verde di rabbia. Giammai essa aveva visto una faccia così furiosa.

Mi dia quel libro! le comandò con voce rauca.

Non è mio! gridò, provando di allontanarlo.

Me lo dia, o l’anima sua sarà dannata eternamente. Quell’eretico l’ha quasi condotta all’inferno, e né lui né lei non leggerà mai più questo libro.

Così dicendo, glielo strappò di mano, se lo mise in tasca, e guardandola torvo, uscì dalla stanza.

La signora cadde a sedere come paralizzata; udì la porta esterna chiudersi, e qualcosa nel cuore eziandio le parve si chiudesse, lasciandola sola col suo terrore. Quel terribile sguardo sembrava trapassarla da parte a parte. Quelli soli che sono nati e cresciuti nella chiesa di Roma conoscono l’orrore indicibile che l’idea del potere del prete può infondere loro. Allora le sovvenne pure il pensiero del signore che le aveva prestato la Bibbia; il suo indirizzo eravi scritto dentro, ma essa non se lo rammentava, né sapeva dove scrivergli. Questo la penava assai; ma quello sguardo la bruciava come un marchio sulla memoria. I giorni passavano lentamente, ed il confessore prima desiderato ed ora così paventato, non ritornava. Però il coraggio le ricresceva di giorno in giorno, ed in capo a due settimane la signora decise di fargli una visita. Voleva tentare un ultimo sforzo per riavere il libro e restituirlo al suo padrone.

Padre Giovanni abitava ad una certa distanza, in una casa aderente ad un convento, del quale egli era il confessore. L’uscio le fu aperto da una suora che alla vista della signora B. sussultò istintivamente, ed alla domanda se il prete fosse in casa, dapprima la guardò con occhi luccicanti, poi tosto coi tratti ridiventati rigidi e col contegno freddo, rispose: “Sì, Padre Giovanni è in casa, è nella sua camera. Volete entrare a vederlo?” Così parlando, condusse la signora in una camera che dava sull’atrio. La visitatrice appena entrata, mandò un grido acutissimo, perché si trovò davanti ad una bara aperta, nella quale giaceva la forma immobile del suo confessore.

Prima che la signora si fosse riavuta dalla sorpresa, la suora le si avvicinò pian piano e le sibillò all’orecchio queste parole: “Egli morì maledicendovi. Voi gli deste una Bibbia, ed egli m’incaricò di dirvi che vi malediva col suo ultimo sospiro. Ora, andate via!” E prima che sapesse ciò che le accadeva, la signora trovavasi di nuovo sulla strada, e la porta chiusa dietro a lei.

Trascorsero varie settimane. L’aura primaverile aveva soffiato sulla campagna, dando vita e grazia a foglie e fiori. Una sera la signora B. sedeva solitaria ripensando ai casi occorsi negli ultimi quattro mesi. La gioia del perdono le rallegrava il cuore, perché essa aveva comprato una Bibbia, e la leggeva ogni giorno. Gli antichi errori nei quali era stata ammaestrata, svanivano uno dopo l’altro; tuttavia una pena le rimaneva incancellabile: Quanto era stata triste, dolorosamente triste, la breve malattia e la morte improvvisa del giovane prete! L’ultimo suo sguardo, le ultime parole, l’estremo messaggio, com’erano terribili!

Perché era dessa stata così benedetta, condotta nel porto della pace, ripiena di gioia celeste…perché le medesime parole non aveano recato a lui un messaggio altrettanto lieto? Era uno di quei misteri che non sarebbe mai riescita a comprendere; e pensava: Perché un Dio d’amore fa Egli cose simili?

In quel momento la serva introdusse nel salotto una signora coperta d’un fitto velo, la quale sulle prime rimase come indecisa. Tosto però disse: “Voi non mi conoscete con questa veste, ma presto mi riconoscerete”. Così dicendo, alzò il velo e scoperse la faccia della suora che le aveva ripetuto il messaggio di maledizione mentre stavano davanti alla bara aperta.

La signora B. si ritrasse indietro, incerta di ciò che stava per seguire; ma la visitatrice la calmò subito colla domanda: Mi permettete di sedere e di dirvi poche parole? Ad un cenno cortese della signora, sedette, poi continuò: Due cose ho da dirvi; ma sarò breve perché ho fretta. Anzitutto perdonatemi, di grazia, la mia colpevole menzogna. Ho chiesto perdono a Dio, ma devo chiederlo anche a voi. Padre Giovanni morì benedicendovi con tutta l’anima sua. La vigilia della sua morte, egli mi pregò di dirvi che in quel libro egli aveva trovato il perdono dei suoi peccati, e che vi benedirebbe durante tutta l’eternità perché l’avevate condotto a conoscere il Salvatore. Ora, mi volete perdonare?

Certamente, e di tutto cuore esclamò attonita la signora. Ma perché quel giorno mi parlaste così diversamente?

Perché io vi odiava. Io amavo lui e odiava voi, perché credevo che voi l’aveste mandato all’inferno. Ora sentite: Io mi struggevo dal desiderio di leggere quel ch’egli aveva letto; e dopo il suo funerale, non potei resistere più oltre, e presi il libro. Esso mi affascinò subito, e lo lessi e rilessi, finchè anch’io trovai perdono e pace nel mio Salvatore. Sono varie settimane ormai dacchè io studio la Bibbia; ed ora eccola e la produsse fuori.

Sono fuggita dal convento questa stessa sera, e questa notte voglio salpare per l’Inghilterra. Ma io sentiva che il mio primo dovere era di venire a restituirvi questa Bibbia, e di affermarvi che per tutta la vita anch’io vi benedirò per avermi insegnato con quel libro la via per ottenere il perdono dei miei peccati. Addio! Il Signore vi benedica! Ci rivedremo in cielo.

Detto questo, la suora si precipitò fuori, e non fu vista più.

Era un sogno? Una piccola Bibbia, molto usata, era lì sulla tavola. Davvero non era un sogno, ma una gloriosa realtà. Quel libro, senza una parola umana per spiegarlo, aveva condotto tre preziose anime dalle tenebre alla luce.

Figuratevi i sentimenti del suo possessore quando la signora gliela riportò con questo maraviglioso racconto. Con tutta verità Colui che rivelò la Bibbia al mondo ha detto:

La mia parola non ritornerà a me a vuoto, anzi essa opererà ciò che io avrò voluto, e prospererà in ciò per che l’avrò mandata

(Isaia 55,11).