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L’AMORE DI DIO VINCE E CACCIA VIA LA PAUR

L’AMORE DI DIO VINCE E CACCIA VIA LA PAURA

Past. Evangelista Heros Ingargiola

Dio desidera mostrare ad ognuno dei suoi figli cose nuove, ma come si evince nei versi rhema del 2017 di I Corinzi 2.9-10, in modo particolare le rivela a chi lo ama. Nell’intimità che stabiliamo con Dio Padre, riceveremo le rivelazioni che Lui vuole darci. Avere intimità con Dio non significa vivere in modo indipendente.

Molti credenti sono bloccati dalla paura e dall’intimidazione e ciò diventa un ostacolo nel potere ascoltare la voce di Dio.

I Giovanni 4.18

Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore.

Dio desidera fare crescere nella nostra vita il Suo amore e la rivelazione di esso, affinchè diventi maturo nella nostra vita. Uno degli aspetti che blocca la rivelazione dell’amore di Dio è la paura. Quest’ultima è un sentimento, ma anche un canale che apre la porta al demone della paura.

Quando abbiamo incontrato Cristo per la prima volta nella nostra vita, abbiamo sperimentato la potenza del suo amore: la paura e il senso di condanna hanno lasciato immediatamente la nostra vita. Nel nostro cammino cristiano, nonostante abbiamo vissuto esperienze miracolose, possiamo constatare che la paura a volte ritorna perchè il nemico cerca di distruggere tutto quello che Dio ha compiuto nella nostra vita.

La paura è un seme che il diavolo ha piantato. Quando Adamo ed Eva si trovavano nel giardino dell’Eden non esisteva la paura, ma a causa del peccato si generò un senso di vergogna in loro e si nascosero tra gli alberi del giardino perchè ebbero paura.

Genesi 3.7,10

Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture.
Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto».

Il sentimento della paura, generato dal peccato, si diramò da Adamo ed Eva fino a tutte le generazioni future.

Esoso 3.4-6

 Il SIGNORE vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: «Mosè! Mosè!» Ed egli rispose: «Eccomi». 5 Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». 6 Poi aggiunse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe». Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio.

La paura incide in modo negativo nel nostro rapporto con Dio. Con la paura arrivano anche sensi di colpa, condanna, insicurezza, intimidazione. Se viviamo uno stile di vita di paura, si apriranno porte anche al demone della paura. Giobbe affermò che quello che lui temeva, gli accadde. La paura infatti è fede negativa e muove la mano del nemico, al contrario della fede che muove la mano di Dio.

C’è differenza tra timore e paura. Il timore è rispetto riverenziale, questo è quello che noi dobbiamo avere nei confronti di Dio. La paura invece è un sentimento che ti fa essere terrorizzato. La paura ci conduce fuori dalla volontà di Dio, come accadde ad Adamo ed Eva che si ritrovarono fuori dal giardino dell’Eden. Il piano originario che Dio aveva per le sue creature venne distrutto e loro si ritrovarono a fronteggiare con sensi di inferiorità, che li fecero sentire senza valore.

La paura crea fobie, incubi, tormento, pensieri ossessivi e negativi e a volte crea anche blocchi al linguaggio.

Luca 11.14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto; e, quando il demonio fu uscito, il muto parlò e la folla si stupì.

Matteo 9.33 Scacciato che fu il demonio, il muto parlò. E la folla si meravigliava dicendo: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele».

La paura ti schiavizza, immobilizza.

Luca 1.67-75 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo:
68 «Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele,perché ha visitato e riscattato il suo popolo,
69 e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo,70 come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti;71 uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.72 Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto,73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre,74 di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici,lo serviamo senza paura,75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita.

I credenti devono servire Dio senza paura, con santità e giustizia. L’obiettivo del nemico è legarci alla paura per non farci entrare nella gioia del Signore e per farci sotterrare i talenti che Dio ci ha dato. L’incoraggiamento che oggi viene dato alla chiesa è di andare a riprendere i talenti che abbiamo sotterrato, affinchè iniziamo a servire Dio ed a trafficare i talenti che Lui ci ha dato per il Suo regno e per la Sua gloria.

La paura ti ruba l’eredità.

I Cronache 4.9-10

Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: «L’ho partorito con dolore». 10 Iabes invocò il Dio d’Israele, dicendo: «Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!» E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.

Iabes, il cui nome significa dolore, poteva decidere di rimanere nello stato in cui si trovava, rimanendo marchiato dalla paura o decidere di dare una svolta alla sua vita. A volte i credenti si ritrovano in questa stessa condizione, marchiati dalle parole che gli altri hanno proferito nella loro vita e diventano schiavi della paura. Non dare valore all’identità negativa che forse gli altri ti hanno dato perchè tu sei prezioso ed hai un valore inestimabile per Dio. Dove gli uomini ti dicono di no, Dio ti dice di si, perchè Lui non guarda come guardano gli uomini.

Giovanni 11.9-16

Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11 Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12 Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!»

La paura ti fa pensare e interpretare gli eventi in modo errato. Mentre Gesù dichiarava il pensiero del Padre nei confronti di Lazzaro, i discepoli non compresero il Suo pensiero perchè la loro mente non era connessa a quella di Cristo essendo essi influenzati dalla paura.

Lo spirito di paura non ti fa intendere la volontà di Dio e ti ruba le rivelazioni che Dio vuole darti.

Giovanni 11.21-26

21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»

 

Lo spirito di paura ti ruba la possibilità di vedere la gloria di Dio, come rubò ad Adamo ed Eva la possibilità di dimorare nella gloria di Dio.

Giovanni 11.35-39

 Gesù pianse.
36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l’amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?»
38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno».

Quando leggiamo che Gesù pianse, questo ci fa comprendere che Dio non è indifferente al nostro dolore. La pietra che era davanti al sepolcro, rappresenta l’ostacolo che ci sarà tra quando Dio decide di fare   il miracolo e quando esso si deve realizzare, per questo noi dobbiamo collaborare con Dio. La pietra rappresenta incredulità, paura, mancanza di speranza. E’ necessario che rimuova la pietra per ritornare alla vita. Lazzaro era già morto da quattro giorni e – secondo gli insegnamenti della legge ebraica – lo spirito rimane nel corpo fino a tre giorni, quindi umanamente era impossibile richiamarlo alla vita. Dio è l’unico che ha l’autorità di riportare alla vita. Ricorda che la fede osa sempre e se tu credi per certo vedrai la gloria di Dio.

Romani 8.28-29 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;

L’amore perfetto di Dio caccia via ogni paura dalla tua vita e ti da la vittoria su ogni difficoltà con la quale ti potrai fronteggiare. Decidi di prendere una posizione di fede contro la paura, riprendi in mano la tua vita e ricomincia a servire Dio con gioia, perchè è tempo di vedere la sua gloria nella tua vita.

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UNZIONE..

UNZIONE SACERDOTALE E UNZIONE REGALE

… e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa”. Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele». Esodo 19:6

 

Il tema di oggi riguarda due tipi di unzione che andranno oltre il tempo in cui esisterà la Chiesa di Cristo sulla terra: l’unzione regale e quella sacerdotale. Quando la Chiesa non ci sarà più e regneremo con il Signore, infatti, non ci servirà più l’unzione che Dio ci dà per svolgere il compito a cui ci chiama, le uniche categorie di unzione che rimarranno saranno quella regale, che ci servirà per regnare con Lui, e quella sacerdotale, che ci servirà per adorare.

Nella Sua intenzione originale, Dio aveva progettato un regno di sacerdoti.

 “… e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa” Esodo 19:6

L’apostolo Lirio precisa che il sacerdozio del Nuovo Testamento non è quello aronico, che era temporaneo, ma quello secondo l’ordine di Melchisedek, che è un sacerdozio eterno. Illustrerà in un altro momento le caratteristiche del sacerdozio di Melchisedek e le notizie relative alla sua vita.

In origine Dio voleva che i primogeniti di tutte le famiglie del Suo popolo venissero appartati per Lui, ma poiché Israele non accettò tale ordine, dovette scegliere un’intera tribù, quella di Levi, che assumesse il ruolo destinato ai primogeniti.

Questo avvenne per un tempo, perché Dio non cambia mai le Sue intenzioni originali.

Viene precisato che nel Regno non esiste il volontariato, è Dio che sceglie, chiama, unge, e tutti devono sottomettersi alla Sua volontà. Non esiste alcun personaggio della Bibbia che non sia stato scelto, chiamato e unto da Lui per un determinato ministero. Nel Regno nulla nasce da iniziativa personale, ogni cosa nasce da Dio e tutti devono ricevere l’unzione per potere adempiere il compito a cui sono chiamati.

Dio scelse Mosé, che cercò di opporsi alla Sua volontà. Scelse Gedeone, anche se era il più piccolo della sua famiglia. Scelse Geremia, che protestò dicendoGli di essere solo un ragazzo. Scelse uno ad uno i discepoli e scelse anche Paolo, a cui Gesù si manifestò sulla via di Damasco.

Il primo sacerdote fu Dio stesso, infatti dovette sacrificare degli animali per coprire con le loro pelli le nudità di Adamo e di Eva dopo la caduta nel peccato, ma il primo sacerdote (ebr. kohen) menzionato nella Bibbia è Melchisedek,

Genesi 14:18 Allora Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino. Egli era sacerdote del Dio Altissimo.

Il nome ‘Melchisedek’ è costituito da due parole: Melek, che vuol dire “re”, e Zedek, che vuol dire “giustizia”.  Costui era re di Salem, che significa “pace”. A lui Abramo diede la decima di ogni cosa.

Salmi 110:4 L’Eterno ha giurato e non si pentirà: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek».

 

Riferendosi a Gesù, Dio Padre non disse:  “Tu sarai sacerdote in eterno”, ma “Tu sei sacerdote in eterno”, perché Gesù, essendo eterno, è fuori dal tempo, Egli vive in un eterno presente.

Grazie al piano di redenzione adempiuto da Gesù, Dio Padre ha realizzato quello che era il Suo progetto originale: un Regno di sacerdoti. Nella sua prima epistola l’apostolo Pietro dice infatti alla Chiesa, cioè ai nati di nuovo, che sono una stirpe eletta, un regal sacerdozio.

1Pietro 2:9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;

 

Melchisedek non è il Figlio di Dio (come alcuni credono) e non è come Lui, ma è simile a Lui. Il fatto che fosse sacerdote in eterno indica che esiste un tabernacolo eterno, quello del cielo, che Dio mostrò a Mosé affinché lo riproducesse sulla terra.

Ebrei 7:1 Infatti questo Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo andò incontro ad Abrahamo, mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; 2 a lui Abrahamo diede anche la decima di ogni cosa. Il suo nome significa innanzitutto “re di giustizia”, e poi anche “re di Salem”, cioè “re di pace”. 3 Senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, ma fatto simile al Figlio di Dio egli rimane sacerdote in eterno.

 

Dio scelse Mosé, che è figura degli apostoli, i quali non sono unti ma inviati, e lui unse il suo fratello maggiore Aronne. Il sacerdozio di Aaronne non era eterno, avrebbe avuto una fine.

Levitico 8:12 Versò quindi un po’ dell’olio dell’unzione sul capo di Aaronne e lo unse per consacrarlo.

Esodo 29:7 Poi prenderai l’olio dell’unzione, lo verserai sul suo capo e lo ungerai. 8 Farai quindi avvicinare i suoi figli e li rivestirai delle tuniche.  9 Cingerai Aaronne e i suoi figli con delle cinture e metterai su di loro dei copricapo; il sacerdozio apparterrà loro per statuto perenne. Così consacrerai Aaronne e i suoi figli.

 

L’olio veniva versato sul capo, scendeva sulla barba e scorreva fino all’orlo delle vesti. Questo vuol dire che l’unzione non è qualcosa di statico, ma si muove al fine di rispondere a tutti i nostri bisogni.

Salmi 133:2 È come l’olio prezioso sparso sul capo, che scende sulla barba di Aaronne, che scende fino all’orlo delle sue vesti.

Aaronne quindi fu consacrato. Sul suo copricapo c’era la scritta in oro: “Santo all’Eterno”, cioè: “Appartato per Dio”, e sapeva che non poteva fare altro se non quello per cui era stato consacrato. Dal momento in cui fu consacrato per il servizio a Dio, Aaronne fu considerato santo, cioè messo a parte per uno scopo divino.

Per prima cosa Dio fece ungere il tabernacolo, cioè l’ambiente in cui il sacerdote avrebbe operato, poi unse Aaronne. Secondo lo stesso principio, Dio creò il giardino prima di porvi Adamo. Egli prepara sempre in anticipo l’ambiente in cui devono vivere e operare quelli che chiama.

Levitico 8:10 Poi Mosè prese l’olio dell’unzione, unse il tabernacolo e tutte le cose che vi si trovavano, e così le consacrò. 11 Con un po’ d’olio asperse sette volte l’altare, unse l’altare e tutti i suoi utensili, e la conca e la sua base, per consacrarli. 12 Versò quindi un po’ dell’olio dell’unzione sul capo di Aaronne e lo unse per consacrarlo.

 

Anche noi siamo frutto di un piano divino e siamo stati messi a parte per adempierlo.

 Mosé eseguì perfettamente le istruzioni di Dio e non appena Aaronne e i suoi figli s’insediarono, per prima cosa offrirono sacrifici all’Eterno, perché quella con Dio, come ogni altra relazione, si mantiene con il dare e con il ricevere.

Levitico 9:22 Poi Aaronne alzò le sue mani verso il popolo e lo benedisse; dopo aver fatto il sacrificio per il peccato, l’olocausto e i sacrifici di ringraziamento discese dall’altare. 23 Quindi Mosè ed Aaronne entrarono nella tenda di convegno; poi uscirono e benedissero il popolo. Allora la gloria dell’Eterno apparve a tutto il popolo. 24 Quindi un fuoco uscì dalla presenza dell’Eterno e consumò sull’altare l’olocausto e il grasso; tutto il popolo lo vide, proruppe in grida di gioia e si prostrò con la faccia a terra.

 

Aaronne offrì sacrifici per i peccati, anche per i suoi; offrì l’olocausto e sacrifici di ringraziamento. Nella tenda di convegno Mosé e Aaronne parlarono con Dio, poi diedero il resoconto al popolo e lo benedissero. Allora apparve la gloria, ossia il sigillo che tutto era stato fatto perfettamente secondo le istruzioni del Signore.

Nel vedere la manifestazione della gloria, tutto il popolo proruppe in grida di gioia e si prostrò con la faccia a terra. Questo ci dice che quando il servizio sacerdotale funziona prepara il popolo a vivere nella gioia e lo induce a prostrarsi davanti a Dio.

Gioia, riverenza e adorazione sono le risposte del popolo al servizio sacerdotale.

Ebrei 5:1 Infatti ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, è costituito per gli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati; 2 così egli può usare compassione verso gli ignoranti e gli erranti, poiché è circondato anch’egli di debolezza, 3 e a motivo di  questa è obbligato ad offrire sacrifici per i peccati, tanto per se stesso che per il popolo. 4 E nessuno si prende da se stesso questo onore, ma lo riceve colui che è chiamato da Dio, come Aaronne. 5 Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di diventare sommo sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse:  «Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato», 6 e altrove dice: «Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek»

Il sommo sacerdote dell’Antico Patto sperimentava la propria debolezza; per tale motivo era obbligato a offrire doni e sacrifici sia per i propri peccati che per quelli del popolo. Sapeva di non essere perfetto, ma sapeva di essere stato unto per uno scopo perfetto.

Melchisedek era sacerdote dell’Iddio Altissimo, non era sommo sacerdote come lo era Gesù.

Nel Nuovo Patto, coloro che sono nati di nuovo in Cristo, il Primogenito, hanno il diritto di primogenitura, quindi hanno diritto a una doppia porzione di eredità.

Isaia 61:6 Ma voi sarete chiamati “sacerdoti dell’Eterno” e sarete chiamati “ministri del nostro DIO”. Voi godrete le ricchezze delle nazioni, e la loro gloria passerà a voi. 7 Invece della vostra vergogna avrete doppio onore; invece della confusione esulteranno nella loro eredità. Perciò nel loro paese possederanno il doppio e avranno un’allegrezza eterna.

Dopo queste riflessioni sull’unzione sacerdotale, l’apostolo Lirio parla dell’unzione regale e inizia con il ricordare alla chiesa che i re governano, gli schiavi mormorano e si lamentano. Quando si ha l’unzione regale si è chiamati a governare le situazioni e giungere alla vittoria, perché l’unzione serve per vincere, non per perdere. Se siamo consapevoli dell’unzione, dobbiamo anche esserlo del fatto che ogni situazione avversa è una sfida che ci serve per dimostrare che Dio ci ha unti per vincere.

Viene quindi presa in esame la storia di Davide, che fu unto re d’Israele dal profeta Samuele nella casa di suo padre Isai.

1Samuele 16:13 Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno in poi lo Spirito dell’Eterno investì Davide. Poi Samuele si levò e andò a Ramah.

 

Anche noi abbiamo ricevuto l’unzione regale e quella sacerdotale, perché facciamo parte dell’adempimento del piano originale, secondo cui il dominio devono averlo quelli che hanno l’immagine di Dio.

Apocalisse 1:6 e ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen.

 Il Signore ci ha costituiti sacerdoti per adorarLo e offrirGli sacrifici, ci ha costituiti re per governare sulle circostanze della vita e sottometterle alla Sua volontà.

Apocalisse 5:10 e ci hai fatti re e sacerdoti per il nostro Dio, e regneremo sulla terra».

 

Quando Davide fu unto re di tutta la nazione, i Filistei ne furono informati e lo attaccarono. Si comportarono come il nemico, il quale cerca di distruggere l’opera di Dio sul nascere, quando ancora è fragile. Ne è prova il fatto che attacca i nuovi credenti proprio all’inizio della conversione, quando non hanno conoscenza e sono deboli.

2Samuele 5:1 Allora tutte le tribù d’Israele vennero da Davide a Hebron e gli dissero: «Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. 2 Già in passato, quando Saul regnava su di noi, eri tu che guidavi e riconducevi Israele. L’Eterno ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai principe sopra Israele”». 3 Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hebron e il re Davide fece alleanza con loro a Hebron davanti all’Eterno, ed essi unsero Davide re sopra Israele. 4 Davide aveva trent’anni quando cominciò a regnare e regnò quarant’anni. 5 A Hebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi; e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e Giuda.

Come reagirono i Filistei quando seppero che Davide era stato unto re su tutto Israele?

 

Samuele  5:17 Quando i Filistei vennero a sapere che Davide era stato unto re d’Israele tutti i Filistei salirono in cerca di Davide. Appena Davide lo seppe, scese alla roccaforte. 18 I Filistei giunsero e si sparpagliarono nella valle dei Refaim. 19 Allora Davide consultò l’Eterno dicendo: «Devo salire contro i Filistei? Li darai nelle mie mani?». L’Eterno rispose a Davide: «Sali, perché darò certamente i Filistei nelle tue mani». 20 Così Davide andò a Baal-Peratsim, dove li sconfisse, e disse: «L’Eterno ha aperto un varco tra i miei nemici davanti a me, come un varco aperto dalle acque». Per questo chiamò quel luogo: Baal-Peratsim.21 I Filistei abbandonarono là i loro idoli e Davide e i suoi uomini li portarono via. 22 In seguito i Filistei salirono di nuovo e si sparpagliarono nella valle dei Refaim. 23 Quando Davide consultò l’Eterno, egli disse: «Non salire; aggirali alle spalle, piomba su di loro di fronte ai Balsami. 24 Quando udrai un rumore di passi sulle cime dei Balsami, lanciati subito all’attacco, perché allora l’Eterno uscirà davanti a te per sconfiggere l’esercito dei Filistei». 25 Davide fece esattamente come l’Eterno gli aveva comandato e sconfisse i Filistei da Gheba fino a Ghezer.

I Filistei si misero alla ricerca di Davide e nella valle dei Refaim, abitata da giganti, si sparpagliarono per apparire più numerosi di quelli che erano. Da parte sua Davide vide il problema, ma invece di allarmarsi chiese all’Eterno se gli avrebbe dato i nemici nelle mani. Il Signore gli rispose che certamente glieli avrebbe dati nelle mani, quindi avrebbe cambiato una situazione difficile in una vittoria.  Pensando di poter  abbattere Davide con gli idoli, i Filistei se li erano portati dietro, ma poi constatarono la loro impotenza e li abbandonarono sul campo! In seguito cercarono di attaccarlo di nuovo, ma ancora una volta Davide non pensò a difendersi da solo e consultò il Signore. Questi gli disse di attaccare i nemici quando avrebbe sentito rumore di passi sui gelsi, perché in quel momento il Suo esercito spirituale si sarebbe messo in azione. Evidentemente Davide udiva e vedeva nel mondo spirituale.

Aaronne e Davide erano solo figure ombra di realtà spirituali future. La Chiesa di Cristo deve prendere consapevolezza che la Sua opera redentrice, che ci ha procurato l’abbondanza della grazia e il dono della giustizia, ha restaurato in noi l’unzione regale che ci consente di regnare nella vita.

Romani 5:17 Infatti, se per la trasgressione di quell’uno solo la morte ha regnato a causa di quell’uno, molto di più coloro che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell’uno, che è Gesù Cristo.

 

Gli apostoli avevano compreso di essere stati unti  re e sacerdoti, altrimenti Pietro e Giovanni non ne avrebbero parlato, e poiché ne erano consapevoli, sperimentarono l’accelerazione. Molti di noi hanno rallentato la loro vita spirituale, ma Dio ci chiama ad accelerare e a recuperare il tempo perduto, sapendo che la chiave di ogni sconfitta è fare di testa propria e che la chiave di ogni vittoria è obbedire alla volontà di Dio.

 

Atti 5:12 Or molti segni e prodigi erano fatti fra il popolo per le mani degli apostoli. Tutti con una sola mente si ritrovavano sotto il portico di Salomone. 13 E nessuno degli altri ardiva unirsi a loro; ma il popolo li magnificava. 14 Così si aggiungeva al Signore un numero sempre maggiore di credenti, moltitudini di uomini e donne 15 tanto che portavano i malati nelle piazze, li mettevano su letti e giacigli perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. 16 Anche la folla delle città intorno accorreva a Gerusalemme, portando i malati e quelli che erano tormentati da spiriti immondi, e tutti erano guariti

 

Moltitudini di uomini e donne si univano … l’ombra di Pietro guariva i malati… tale era l’unzione che accompagnava gli apostoli! Questa si chiama “accelerazione”! Questo è lo standard che ci proponiamo di raggiungere: che tutti vengano guariti, ma siamo solo all’inizio del percorso che ci porterà a quel livello. Guardiamoci dalla tentazione di credere di essere già arrivati. Da allora ad oggi Dio non è cambiato e sta reclutando un esercito che Lo onora, che farà vedere la Sua gloria sulla terra, che  manifesterà la Sua potenza e che, come gli apostoli, realizzerà l’accelerazione.

 Lirio Porrello

 

 

 

“Sigillo d’autore – II Parte”

Durante queste feste, dove sei stato ? Di che tipo di ambiente ti sei circondato? Perché l’ambiente in cui viviamo è quello che ci influenza.  Se due persone, ad esempio marito e moglie, frequentano per tutto il giorno due ambienti diversi, porteranno a casa l’influenza dell’ambiente che hanno frequentato tutto il giorno e potrebbero non capirsi. I ragazzi che tornano dal ritiro, ad esempio, sono influenzati dalla gioia che hanno vissuto e sperimentato.
In base all’ambiente che abbiamo frequentato durante il giorno, la cosa buona è farsi una bella doccia spirituale, oltre che corporea. Gesù ci invita di andare a Lui per trovare riposo.
Il 25 dicembre abbiamo accennato al fatto che in quella che, per il mondo,  sarebbe la festa di Gesù, nessuno pensa a fare il regalo al festeggiato.  Eppure sarebbe la Sua festa. Nella Bibbia, questo donare a chi pensi sia una persona importante – in questo caso, la più importante – si chiama primizia. Quando una persona è per te importante,  la più importante,  il suo pensiero è prevalente, tutto il giorno. La nostra mente, le nostre emozioni, i nostri sentimenti e le nostre energie dovrebbero essere tutte rivolte verso Gesù se è vero, come dichiariamo, che Lui è per noi il più importante.
Nel tempo che sono stati con Lui,  i discepoli sono stati influenzati da Gesù in modo profondo.
Riprendiamo il tema della predicazione precedente, quello del “sigillo”.
Su di noi c’è un sigillo che dice “proprietà di Dio”. Le cose che appartengono a Dio sono curate da Dio,  prosperano per la Sua volontà!  Ciascuno di noi tiene ai propri beni: ci occupiamo di ciò che è nostro e se noi siamo capaci di fare questo, quanto più può farlo Dio con noi che siamo Suoi! Nel sermone sul monte, quando parla degli uccelli e dei gigli che non fanno nulla ma che non mancano di nulla, Gesù parla proprio di questo.
Il sigillo ha a che fare con l’eredità. In II Corinzi 1, dal verso 20 al 22 leggiamo che le promesse di Dio, tutte le promesse di Dio, hanno il Si  e l’amen. Le promesse sono nella Bibbia che ci è stata data proprio perché le conoscessimo! Tutte le Sue promesse hanno in Cristo il Suo SI  ed il tuo amen!
Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sì» e l’«Amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi. 21 Or colui che ci conferma assieme a voi in Cristo e ci ha unti è Dio, 22 il quale ci ha anche sigillati e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

Comprendiamo cosa vuol dire essere stati sigillati? Siamo stati sigillati perché tutti vedano di chi siamo figli! Quando il diavolo viene, vede che c’è questo sigillo, ma cerca di entrare nel tuo territorio con l’inganno e cerca di non sembrare il diavolo: il più sottile inganno del diavolo è proprio quello basato sulla negazione della sua esistenza! Tu sei destinato alla gloria di Dio, sei Suo erede, sei destinato a comandare, regnare: su di te c’è un sigillo.  Pensiamo a Giobbe: il diavolo non poteva toccare Giobbe e i suoi beni senza il permesso di Dio.  Dio conosceva Giobbe e glielo ha dato quel permesso, ma Giobbe pur avendo perso tutto, non ha rinnegato Dio!
Torniamo al sigillo che ha che fare anche con l’unzione. Sei destinato al Regno e  fare la volontà di Dio, ma come facciamo a capire quale sia la volontà di Dio? La volontà di Dio la troviamo nella Parola, in ciò che viene dal Cielo.
Il passo che abbiamo menzionato prima, in II Corinzi, parla di caparra perché c’è un processo di redenzione per portarci ad avere tutto, pienamente, in Cristo.  Attualmente, non viviamo, questa condizione, ma avremo un corpo redento quando Gesù tornerà!
Quando Dio ha creato gli angeli, ne ha creato uno a cui aveva dato il sigillo della perfezione. In Ezechiele, al capitolo 26, si parla di questo.  Lucifero era il più saggio e potente angelo del Cielo. Era un angelo molto influente, tanto è vero che quando si è ribellato ha portato con sé un terzo degli angeli. La superbia, l’arroganza lo hanno indotto a competere con Dio e lì è morto! Lucifero non ha più il sigillo della perfezione, ma continua a promettere cose che non può più dare: successo e prosperità in cambio di adorazione. Ci ha provato anche con Gesù, ma sappiamo che Gesù gli ha risposto non piegandosi.
Il mondo vuole adorazione per le cose di questo mondo: pensiamo ai tre amici di Daniele che rifiutano di adorare gli idoli del re.
Un sigillo che dovremmo desiderare è quello che ha la forma della croce! Un altro sigillo, che vediamo nel battesimo in acqua, è quello del seppellimento del vecchio uomo! Un altro ancora è quello della resurrezione verso la quale ci si protende.
Lucifero era e non è più il sigillo della perfezione. Gesù era la dimora del sigillo: è Colui che sigilla ed infatti anche i libri che ci sono nell’Apocalisse vengono aperti in presenza dell’Agnello. Sono cose profonde, ma dobbiamo conoscerle e vivere in accordo alla luce che ci viene dall’opera redentiva in Cristo.
L’uomo che crede, riceve il sigillo e la gloria si compie in lui.
Quattro caratteristiche del sigillo: quattro cose che il sigillo fa.
Prima cosa: dà sicurezza!  Quando il re sigillava qualcosa, quella cosa era posta al sicuro perché era del re.
Seconda cosa: autenticità! Il sigillo che viene da Dio mette l’autentica sulla tua vita di fede, sulla tua posizione di figlio di Dio tramite il sacrificio di Gesù!
Terza cosa: proprietà! Il sigillo identifica a chi appartieni per far vedere che tu sei di proprietà di Dio!
Quarta cosa: autorità! Il sigillo non dice solo che sei proprietà di Dio e che Dio si occupa di te. Il sigillo è un riconoscimento di autorità e da questo comprendiamo che con esso Dio ci ha dato autorità affinché tutti possano conoscere il Regno perché tutte le autorità della terra sono sottomesse al Regno dei Cieli!
Aggeo 2:23 ci fa sapere che il sigillo ha a che fare anche con la chiamata: nella scelta di Dio c’è il Suo sigillo!
In quel giorno”, dice l’Eterno degli eserciti, “io ti prenderò, o Zorobabel, figlio di Scealtiel, mio servo”, dice l’Eterno, “e ti porrò come un sigillo, perché io ti ho scelto”», dice l’Eterno degli eserciti.

Nella scelta di Dio c’è il Suo sigillo. Su questa scelta, il secondo oppositore è il diavolo, ma il primo è la tua incredulità, la tua mancanza di ubbidienza alla scelta, alla chiamata. Quando noi non rispondiamo a questa chiamata per nome, ci stiamo opponendo. Nella scelta c’è potenza! Zorobabel viene scelto in un tempo molto difficile per Israele. Non importa quale sia il tuo nome, quale il tuo passato,  importa il sigillo che zio Dio ha messo su di te.
Lo Spirito Santo è anche il guardasigilli: quello che ci guida,  ci ispira, ci spinge e ci rivela tutto quello che dobbiamo fare e dove dobbiamo mettere il sigillo della Parola di Dio. Quando annunci il Vangelo,  sappi che hai la guida, l’unzione e l’autorità di portare la salvezza mediante lo Spirito Santo! Quando intercediamo, quando preghiamo,  stiamo mettendo il sigillo su una richiesta! Quello che blocca la preghiera è solo la nostra incredulità,  il dubbio: il dubbio mette il freno a mano agli angeli che stavano arrivando arrivando a portarti la risolta alle tue preghiere!
Beniamino Cascio

FEDE

download (1).Lirio Porrello

TRANSIZIONE DALLA FEDE SENSORIALE ALLA FEDE PER RIVELAZIONE

e ritengano il mistero della fede in una coscienza pura. 1Timoteo 3:9

 

Per processo di transizione s’intende il passaggio da una posizione a un’altra. Per quanto riguarda la fede essa è il passaggio dalla fede sensoriale a quella per rivelazione, di cui abbiamo estremo bisogno, visto che spesso parliamo di cose spirituali di cui non abbiamo piena comprensione. Il territorio della fede ad alcuni credenti porta trasformazione, ad altri frustrazione, perché attraverso di loro non si manifesta il soprannaturale anche se credono e pregano.

La predicazione di stamattina si propone di rispondere, alla luce della Parola di Dio, ad alcune domande che molti si pongono e per le quali non trovano le giuste risposte.

Ricordiamo la storia di quel padre che portò a Gesù il figlio epilettico. I discepoli avevano pregato per lui, ma senza successo, e quando il padre si rivolse personalmente a Gesù dicendoGli“ … se tu puoi… aiutaci”, Gesù gli disse: “Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede” Marco 9: 22-23.
Se riusciamo a comprendere pienamente il significato di quest’affermazione di Gesù, in noi s’innesca una trasformazione grazie alla quale nella nostra vita non dovrebbero esserci cose impossibili.

Gesù ammaestrò molto i discepoli riguardo alla fede, ma come avvenne a loro, anche noi molte volte non riusciamo a manifestare il soprannaturale e ci chiediamo il perché.
L’apostolo Lirio cerca di dare qualche risposta a questa domanda.

Dice che noi abbiamo un’incredulità inconscia e che quando ascoltiamo la Parola predicata, la nostra prima reazione non è di fede, ma di perplessità e di dubbio. Non ci comportiamo come i piccoli fanciulli, che credono a tutto quello che dice loro la maestra perché si fidano di lei. Senza accorgercene, ragioniamo sulla Parola e così facendo non onoriamo Dio. La nostra prima reazione non è quella giusta, perché non riceviamo le cose del Regno come piccoli fanciulli, i quali per prima cosa maturano la fiducia, non la razionalità. Hanno fiducia che il loro padre provvederà a loro e non s’interessano di sapere se lavora o se è disoccupato. Noi, invece, in presenza di situazioni difficili cominciamo a dubitare della Parola e ci chiediamo perché non si realizza quello che promette. Dimentichiamo che ciò che è scritto non avviene automaticamente, ma solo quando ci accordiamo con esso.

Un altro motivo per cui molti sono frustrati riguardo alla fede è il fatto che scambiano per fede quella che si basa sui sensi naturali e che quindi non può produrre risultati soprannaturali. Quello che è naturale produce risultati naturali, quello che è soprannaturale produce risultati soprannaturali.
La fede sensoriale è quella fede che crede a ciò che vede, a ciò che sente, e che determina le nostre convinzioni e le nostre decisioni.
Se ad esempio preghiamo per qualcuno che ha un dolore e sul momento il dolore non passa, siamo portati a pensare che la preghiera non abbia funzionato, perché crediamo più a quello che cade sotto i nostri sensi naturali che alla verità della Parola di Dio. Questa è fede naturale, mentre la fede per rivelazione crede a quello che dice Dio, aderisce alla verità da Lui rivelata e non è condizionata da ciò che vede o sente.
Abramo sapeva di essere vecchio, aveva quasi cento anni, ma non si basava su quello che vedeva, bensì su quello che Dio gli aveva detto. Anche lui, come noi, era partito da una fede sensoriale e attraversò un processo di trasformazione.

Com’è possibile che i discepoli di Gesù, che stettero per tre anni con Lui, pur avendo visto tanti miracoli straordinari, non avessero capito come funziona la fede?
Tommaso aveva visto tanti miracoli, ma non ne aveva ricevuto la rivelazione.

Giovanni 20:24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore». Ma egli disse loro: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò». 26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani, stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».

Tommaso dichiarò la sua incredulità e Gesù non lo dimenticò, infatti otto giorni dopo lo riproverò dicendogli: non essere incredulo, ma credente! Quelle parole produssero in Lui un forte pentimento che lo cambiò, ma Gesù gli diede ancora una lezione: “Perché mi hai visto hai creduto, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. In altri termini, con queste parole Gesù dice che la beatitudine consiste nel credere quando non si vede, sol perché lo dice Dio. La fede sensoriale, dunque, è una forma d’incredulità, è avere fiducia in quello che dicono i sensi, anche se è impreciso. L’apostolo fa l’esempio della temperatura e afferma che non tutti percepiscono allo stesso modo un determinato grado di temperatura, infatti a parità di grado per alcuni c’è freddo, per altri c’è caldo. I sensi naturali sono soggettivi, dipingono una realtà che non è oggettiva, ma soggettiva e personale. Di essi non ci si può fidare.
Tommaso si fidava solo dei suoi sensi, non si fidava neppure dei sensi altrui.
In definitiva dipende da noi: a cosa scegliamo di credere? Scegliamo di credere alle cose che vediamo o scegliamo di credere alle cose che non si vedono e che sono eterne? Se dopo aver pregato il dolore non passa, crediamo al dolore o a quello che dice Dio? Se crediamo a quello che dicono i sensi, in pratica rinneghiamo la verità della Parola.

Un po’ tutti, senza rendercene conto, possiamo commettere quest’errore e piuttosto che vivere per fede, viviamo nell’incredulità.
Quando le nostre esperienze negative si ripetono, ci creiamo dei paradigmi, cioè convinzioni personali che determinano il nostro tipo di fede.
Gesù vuole distruggere i nostri paradigmi mentali per farci diventare come piccoli fanciulli, aperti a ricevere la Sua Parola, invece di poggiare sui ragionamenti che ci impediscono di riceverla.

Proverbi 3:5 Confida nell’Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento;
2Corinzi 5:7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione (per ciò che vediamo con gli occhi naturali).

Vediamo cosa insegnò Gesù ai discepoli.
Marco 11:12 Il giorno seguente, usciti da Betania, egli ebbe fame. 13 E, vedendo da lontano un fico che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualcosa; ma, avvicinatosi ad esso, non vi trovò altro che foglie, perché non era il tempo dei fichi. 14 Allora Gesù, rivolgendosi al fico, disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te in eterno». E i suoi discepoli l’udirono. 20 Il mattino seguente, ripassando vicino al fico, lo videro seccato fin dalle radici. 21 E Pietro, ricordandosi, gli disse: «Maestro, ecco, il fico che tu maledicesti è seccato». 22 Allora Gesù, rispondendo, disse loro: «Abbiate la fede di Dio! 23 Perché in verità vi dico che se alcuno dirà a questo monte: “Spostati e gettati nel mare”, e non dubiterà in cuor suo ma crederà che quanto dice avverrà qualunque cosa dirà, gli sarà concesso.

Gesù non aveva bisogno di accertarsi che il fico fosse seccato, perché per Lui già lo era nel momento in cui lo maledisse, perché in Dio la Parola coincide sempre con i fatti. Pietro invece si meravigliò del fatto che si fosse seccato.
Gesù, il secondo Adamo, è venuto per mostrarci come viveva il primo Adamo prima della caduta, a mostrarci l’autorità che questi aveva al tempo della creazione e come con la Parola riportava all’ordine le cose che non funzionavano secondo il progetto di Dio. Gesù maledisse il fico perché era un albero da frutto che non portava frutto, come Dio aveva stabilito, e il fico seccò.

È da notare che Gesù non pregò per fare seccare il fico, semplicemente parlò, perché sapeva che quella era la volontà del Padre. Come Lui, anche noi, che conosciamo la volontà di Dio, dobbiamo agire per ripristinare l’ordine quando viene meno. Non dobbiamo pregare perché Dio faccia le cose, come non dobbiamo pregare perché Dio salvi le persone, perché già sappiamo che questa è la Sua volontà e che dobbiamo predicare l’Evangelo ad ogni creatura.
Gesù è venuto a mostrarci l’autorità che abbiamo sulla natura, ma se invece di agire come Lui viviamo secondo le nostre convinzioni mentali, inevitabilmente vivremo nell’insuccesso. Quello che Gesù fece sulla terra, lo fece da uomo, non come Dio. E come Lui, anche noi abbiamo l’autorità, dichiarando la Parola di Dio, di ripristinare l’ordine quando viene meno. I sensi dipingono un mondo che non esiste, ma purtroppo noi restiamo ancorati a quel mondo. Dobbiamo renderci conto che se nella nostra vita spirituale qualcosa non funziona, non è perché la Parola non è la verità, ma perché noi non l’abbiamo capita.

Salmi 119:89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli.

La Parola di Dio funziona sempre, quello che Egli dice avviene. Chi dipende dai sensi è ancora all’inizio del processo di trasformazione. È così chi ha bisogno dell’imposizione delle mani per ricevere una guarigione fisica. La verità della Parola è il massimo grado della realtà e quando noi ci accordiamo con la verità eterna di Dio e diventiamo tutt’uno con Lui, anche per noi la Sua Parola diventa realtà.

Quando Gesù morì sulla croce, il Padre vide i nostri peccati e la nostra natura di peccato inchiodati sulla croce, vide che il prezzo per quei peccati era stato pagato per sempre. Quando ci guarda ci vede perdonati, ci vede morti al peccato e capaci di vivere nella giustizia. Se noi crediamo che Gesù portò sulla croce i nostri peccati, dobbiamo credere anche che per le Sue lividure siamo stati guariti, perché la Parola di Dio è tutta vera o non lo è per nulla.

1Pietro 2:24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.

Se Dio dice che per le Sue lividure siamo guariti, chiaramente ci vede guariti, e se ci vede guariti, dobbiamo prendere la nostra guarigione! Quando siamo nati di nuovo, non solo siamo stati legalmente guariti, ma siamo divenuti strumento di guarigione per altri, perché nella famiglia di Dio la malattia è illegale ed esistono solo persone che guariscono.

La fede che si riceve per rivelazione deve avere tre elementi.
Bisogna conoscere bene la Parola di Dio e meditarla.
Chi non la conosce non può prendere le Sue promesse.
Nella parabola del prodigo (Luca 15) leggiamo che al ritorno del figlio il padre fece ammazzare il vitello ingrassato, cosa che il fratello maggiore non approvò e che lo portò a lamentarsi del fatto che a lui non aveva dato neppure un capretto. Parlava come un mendicante e il padre gli fece notare che ogni cosa che egli possedeva era anche sua. Quel figlio era erede, ma non lo sapeva.
Questa è la condizione di chi non conosce quello che Dio ha compiuto per noi nel sacrificio della croce. Il Padre dice a ciascuno di noi che tutto quello che è Suo è anche nostro e possiamo prenderlo.

2. Bisogna essere convinti che quello che Dio dice avviene.
Come chi ha la mentalità di povero continua a vivere da povero anche se accumula ricchezze, così sul piano spirituale per vivere secondo la volontà di Dio bisogna fare una transizione da una fede naturale a una fede per rivelazione e passare da un linguaggio naturale a un linguaggio soprannaturale. Dobbiamo anche parlare in altre lingue perché è il linguaggio del cielo, che crea l’atmosfera del cielo e ci prepara a ricevere le opere del cielo.

Abramo obbedì a Dio quando gli comandò di lasciare la sua terra per andare in un luogo che gli avrebbe mostrato. Si fidò di Lui e non Gli chiese dove lo avrebbe fatto andare, ma Abramo aveva un problema, era sterile e Dio gli promise un figlio. Visto che passavano gli anni e il figlio non arrivava, d’accordo con sua moglie pensò di averlo dall’unione con una schiava. Da quel rapporto nacque Ismaele. Così Abramo credette di avere risolto il problema della discendenza ricorrendo a un compromesso dettato dal razionalismo, ma non era quella la volontà di Dio, non era quello il figlio promesso. Anche lui dovette attraversare un processo e, come sul piano naturale ogni processo ha un inizio e una fine, così è anche sul piano spirituale. Abramo dovette vincere la fede sensoriale per arrivare alla fine del processo, dove si raccolgono frutti perché si diventa pienamente convinti della Parola di Dio.
Romani 4:19-21 afferma che Abramo non dubitò per incredulità alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e divenne pienamente convinto che Dio era potente da fare ciò che aveva promesso. Abramo aveva completato il processo! Non fu lui che dovette attendere i tempi di Dio, ma fu Dio che dovette attendere i suoi tempi. Dio non poteva dare un figlio a chi non era pienamente convinto e vacillava nella fede. Quando non vacillò più ricevette quello che Dio gli aveva promesso e nacque Isacco.

Bisogna mettere d’accordo il cuore con la bocca.
La bocca deve dire quello che si crede nel cuore.

Deuteronomio 30:14 Ma la parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

Nell’epistola ai Romani (10:9) l’apostolo Paolo dice: poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza.

Teoricamente molti credono alla Parola, ma nella vita quotidiana non fanno che concentrarsi sulle circostanze. Dicono “Amen” quando in chiesa si dice che Dio è un Dio di prosperità e che tutto quello che è Suo è nostro, ma poi parlano in chiave negativa sulla base delle loro convinzioni mentali, sulla base dell’evidenza dei sensi e di fatto annullano gli “Amen” espressi in chiesa. In realtà abbiamo ancora la cultura diabolica che ci porta alla lamentela, ma dobbiamo sapere che se dichiariamo la prosperità avremo prosperità, se dichiariamo miseria avremo la miseria, se dichiariamo che c’è un Dio che si prende cura di noi, gli angeli si mettono all’opera per portarci la provvidenza.
Poiché Dio non può mentire, se non crediamo a Lui, crediamo a una bugia.

Alla croce tutto è stato portato a compimento, alla croce c’è la risposta a ogni nostro bisogno. L’apostolo Paolo afferma che Gesù ha provveduto a tutti i nostri bisogni sia naturali che spirituali.
2 Pietro 1:3 Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù.

GUARIRE I CUORI ROTTI

Pastore B. Cascio

images (9)Il pastore introduce l’ultimo tema che concluderà l’argomento affrontato nelle ultime predicazion, della guarigione dell’anima dalle sofferenze e ferite riportate da esperienze passate.

Il processo di guarigione non sempre è breve, ma va affrontato con fiducia e speranza guardando bene dentro di noi . Con l’aiuto dello Spirito Santo ogni rancore ,amarezza verranno tolti dal cuore e i brutti ricordi saranno allontanati, non più in grado di procurare dolore o fastidiose sensazioni.

La guarigione dalle paure e dalle cattive relazioni renderà liberi grazie all’opera della parola che ci consente di conoscere la verità la quale libera e ci affranca da ogni ignoranza.

Salmo 34:18

L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto”.

Ecco l’opera dello Spirito Santo, che quale Consolatore cura e fascia la ferite dell’anima.

Questo processo di guarigione ha inizio con la rivelazione della parola di Dio che tramite l’ubbidienza ad essa compie la purificazione della mente e dell’anima.

Spesso lo stato negativo della anima è determinato dai cattivi rapporti con il prossimo che influenzano anche il rapporto con Dio, impedendoci di amare nella libertà sia l’uno che l’altro,

difficile amare il prossimo se pregiudizi razziali culturali ambientali dividono, difficile amare Dio quando lo si ritiene responsabile di tante situazioni e sofferenze, nostre o di altri.

Eppure I comandamenti per eccellenza sono: ” Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente” e ”Ama il prossimo tuo come te stesso”.

L’amore ci rende liberi.

La relazione con Dio Padre si sviluppa intorno a tre aree: Amore, Fiducia, Comunione.

 

AMORE

I Giovanni 4:11

Carissimi se Dio ci ha amato in questo modo anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri; Nessuno ha mai visto Dio , se ci amiamo gli uni gli altri Dio dimora in noi e il suo amore è perfetto in noi”.

Non sempre è facile amare chiunque, per tanti fattori, abbiamo visto però che questa difficoltà spesso dipende dalla nostra anima dolente che si chiude all’amore, eppure dalla parola del Signore ci viene fornita la possibilità di essere in grado di amare , perchè “chi dimora nella mia parola conoscerà la verita e la verità vi farà liberi” quindi è necessario essere guariti per amare di un amore vero senza ipocrisie tutti quanti, nella libertà che ci viene dalla conoscenza della parola che ci affranca da tutti quegli impedimenti che non consentono di darsi agli altri con tutto il cuore.

Di grande esempio l’amore del Signore verso chi lo aveva flagellato e crocifisso e verso il ladrone che lo riconosce Signore!

FIDUCIA

Ebrei 10:38

E il giusto vivrà per fede ..…”

La fiducia è importante per avere una giusta relazione con Dio, infatti senza fede non possiamo fare niente, nè camminare nè conquistare nè ricevere, perchè il dubbio ha preso il suo posto.

Esempio della devastante azione del dubbio lo abbiamo leggendo già le prime pagine della Genesi: Adamo lasciò spazio al dubbio che il serpente insinuò in lui, conosciamo bene gli effetti che produsse, oltre tutto non si prese la responsabilità delle sue azioni dandola alla moglie che Dio gli aveva messo accanto; così facendo disprezzò l’opera di Dio e il suo intervento nella sua vita .

La fiducia è un elemento basilare in qualsiasi rapporto, sia familiare che sociale, senza di essa non possono esserci relazioni durature e armoniose fra coniugi, fra genitori e figli, dunque con tutti.

COMUNIONE

Comunione – dal greco koinonia – è l’armonia spirituale frutto dello Spirito Santo che consente di godere della presenza di Dio, è un piacere che soddisfa tutto l’essere, il desiderio più forte del nostro spirito rigenerato. Chi non è ancora convertito continua a peccare, il vuoto lasciato nel cuore da Dio a causa del peccato non può essere colmato da niente o da nessuno, solo Dio può soddisfare quella mancanza che involontariamente ognuno sente: quando si riappropria del suo posto nel cuore dell’uomo, sedendosi sul trono della sua vita.

Il pastore si ricorda della poesia di Giuseppe Ungaretti, Mattino “ E mi illumino di immenso”, e la sensazione che provò leggendola gli fece sentire come il suo rapporto con Dio lo illuminasse della Sua immensità.

Comunione significa stare bene alla presenza degli altri e condividere tutto insieme.

Matteo 6:6

chiudere la porta significa che nessuna distrazione deve disturbare, ma anche chiusura ai I dubbi e ai pregiudizi, comunione vuole dire essere liberi da tutto questo.

Salmo 16:11

“ C’è abbondanza di gioia alla tua presenza, alla tua destra vi sono delizie in eterno”.

Questo verso parla da solo, l’abbondanza di gioia si trova solo alla presenza di Dio insieme a tante delizie durature……. non effimere come quelle terrene.

Un esempio dei sacrifici che erano presentati all’Eterno era l’olocauso – Levitico 1:3-4 –

questo animale doveva essere bruciato tutto quanto, non poteva essere mangiato come gli altri sacrifici, esso era figura di Cristo Gesù donato e consumato per intero per noi.

Gesù ha dato tutto se stesso, spirito anima e corpo, ha vissuto come uomo ubbidiente giusto e perfetto, l’unico che ha potuto espiare I nostri peccati.

Ma c’è una descrizione interessante di questo capitolo ai versi 8e 9 :

…………..ma laveranno con acqua gli intestini e le gambe e il sacerdote farà fumare ogni cosa sull’altare come un olocausto un sacrificio fatto con fuoco di odore soave all’Eterno”.

Stranamente benchè bruciate con il fuoco, queste due parti dovevano prima essere lavate con acqua, immagine della purezza di Gesù sia nel suo essere interiore che nel suo cammino, essa è il simbolo della Parola che ha provato che tutto era perfetto in Lui, in questo rituale il sacerdote indicava il futuro sacrificio di Cristo.

Tutto di Lui è stato messo alla prova e trovato eccellente da Dio “un odore soave all’Eterno”.

Anche a noi è richiesto di applicare la Parola e viverla, di purificarci con essa e con l’ubbidienza.

Per essere guariti.

Il pastore conclude con questo verso:

I Pietro 1:22

“ Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore”.