La radice del terrorismo islamico

f3558-isis2bisil2bin2beuropaDomande legittime.
Viene legittimo chiedersi se i vari atti terroristici ad opera di movimenti radicali islamici come Al Qaeda sono parte integrale dell’islamismo, ovvero, sono approvati dall’Islam, avendo conferma nel Corano o negli Ahadith (sentenze e prescrizioni scritte anch’esse da Maometto).
In questa occasione vogliamo fare una breve analisi, degli ultimi fatti successi, anche da un punto di vista religioso.
Gli estremisti islamici considerano i loro misfatti come parte della “Guerra santa”.
Stando alle considerazioni attuali, ciò si può applicare anche ai terroristi autori degli attentati delle Torri gemelle, di Washington e, senz’altro, agli innumerevoli atti di violenza degli ultimi anni.
Fra questi, per esempio, le prese in ostaggio e gli assassini compiuti dal gruppo Abu Sayyaf, i massacri di cristiani e di altri parti della popolazione il Indonesia, in Sudan ed in Nigeria, gli omicidi in Pakistan, le chiese copte bruciate in Egitto…
Vi sono diversi fattori da cui prende forma questa radicale e aggressiva manifestazione di un aspetto dell’Islam; in altri casi possiamo dire che alcuni (terroristi) si riparano dietro il fattore religioso per mettere in atto la loro opposizione a situazioni, regimi e ordini sociali, appunto, con azioni di terrorismo.
Per esempio, per l’estremista cresciuto nell’Arabia Saudita, il fattore scatenante dell’aggressione è l’alleanza della sua patria con gli Stati Uniti nella guerra del Golfo contro il dittatore iracheno Saddam Hussein.
Il fatto che degli “infedeli” abbiano potuto muovere guerra a dei musulmani (gli irakeni) dal paese più santo per l’Islam (La Mecca e Medina si trovano in Arabia Saudita) sarebbe stata non solo un’enorme provocazione, ma anche un’umiliazione incredibile.
Anche Bin Laden ha motivato i suoi atti terroristici con una sorta di legittima difesa.
Egli diceva: “Contro un criminale ci si può difendere anche con il terrorismo… Ci derubano della nostra ricchezza, delle nostre risorse e del nostro petrolio; la nostra terra viene attaccata, uccidono i nostri fratelli, ci offendono nel nostro onore e nella nostra dignità, e se osiamo dire anche una sola parola di protesta contro la loro ingiustizia, ci chiamano terroristi” (Bin Laden, 1998).

Servitori di Allah.
Secondo Bin Laden, l’occidente è stato manipolato dal Sionismo per opprimere il mondo islamico, il quale sarebbe una vittima del terrorismo internazionale degli americani, su incarico d’Israele.
Bin Laden ha dato alla sua lotta un carattere religioso, una guerra santa: “Sono un servitore di Allah ed obbedisco ai suoi ordini. Un suo ordine è quello di lottare per la terra di Allah e lottare fino a che gli Americani verranno cacciati da ogni paese islamico. Noi siamo sicuri che, per la grazia di Allah, riporteremo la vittoria sugli ebrei e su quelli che combattono al loro fianco. Secondo una tradizione profetica autentica, il messaggero di Allah, Maometto, ci ha promesso che l’ora della resurrezione non verrà prima che i musulmani abbiano abbattuto gli ebrei, i quali si nasconderanno dietro gli alberi e dietro le rocce”.
La guerra santa (jihad) è un tema importante nella teologia islamica, la quale suddivide il mondo in paesi con un governo islamico (Dar-ul-Islam, Casa dell’Islam) e paesi nei quali l’Islam non regna (Dar-ul-Harab, Casa della Guerra).
Questi ultimi devono diventare, prima o poi, paesi islamici, perché il Corano rivendica il diritto di sovranità su tutti i popoli.
Dopo la fuga di Maometto a Medina, nel VII secolo, ebbe inizio il proponimento della guerra condotta in nome di Allah.
Maometto viveva, fra l’altro, degli assalti alle carovane della Mecca e questo ha portato a diverse battaglie contro la città, che alla fine egli sottomise al suo dominio.
Inizialmente però i suoi seguaci, fuggiti con lui dalla Mecca, non erano convinti di dover seguire il loro capo in guerra per l’indottrinamento delle vicine nazioni, per questo, Maometto fu costretto a trovare delle valide motivazioni.
Un motto per incitare i fedeli alla conquista fu: “Allah non vuole pazienza, ma lotta”.
In fondo, il Corano dice che chi partecipa alla guerra santa viene ricompensato generosamente nell’aldilà: “Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di Allah con i loro beni e le loro vite, hanno i più alti gradi presso Allah. Essi sono i vincenti. Il loro signore annuncia loro la sua misericordia ed il suo compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole, in cui rimarranno per sempre” (Sura 9:20-22).

Le origini.
I seguaci di Maometto credettero alla sua teologia della guerra santa: la ricompensa per la quale consiste il bottino in questo mondo è nel Paradiso dell’aldilà.
Con grande dinamismo e velocità incredibile, essi, dopo la morte di Maometto, conquistarono ampie zone del Medio Oriente ed in seguito si spinsero sino in Spagna, nei Balcani, in Sicilia e per due volte furono sul punto di conquistare tutta l’Europa meridionale.
La motivazione di morire per la fede ed entrare subito in paradiso, conferiva ai guerrieri una forza straordinaria, e mentre quelli morivano, i loro capi, come avveniva ed avviene anche nelle altre realtà militari, ne raccoglievano profitti ed onori terreni.
“Giuro su Allah che voglio essere ucciso sul suo sentiero, richiamato in vita e nuovamente ucciso, in modo da ottenere ogni volta nuovi meriti”, e “Combattere per il sentiero di Allah o essere deciso a farlo, è un dovere divino. Se il tuo Imam (capo religioso) ti ordina di andare il battaglia, obbediscigli”. Questi alcuni Ahadith (tradizioni scritti fuori dal Corano) per incitare alla guerra santa. Chi muore nella guerra santa diventa un martire.
Al contrario dell’accezione cristiana di questo termine, che esprime la perdita della vita a causa della professione di fede in Gesù Cristo senza opporre resistenza o violenza, il martire islamico è di solito qualcuno che muore in battaglia, e più vittime raccoglie più grande sarà il suo onore.
La battaglia non è motivata solo dalla speranza di andare in paradiso, ma anche dall’offesa che nella fattispecie gli Stati Uniti avrebbero recato ai musulmani per la sua presenza nella “terra santa” (l’Arabia Saudita), fatto che serve anche da copertura per il vero motivo di astio nei confronti sempre degli Stati Uniti che appoggiano palesemente Israele.
Le persone che, alla fine, sono realmente capaci di simili attentati, vivono in situazioni psicologiche particolari, di solito non hanno alcuna possibilità di sentire un’altra opinione e sono state indottrinate per anni con uno schema estremamente semplificato, che divide il mondo in amici e nemici e, guarda caso, non sono mai reclutate tra i figli e i parenti dei leader.
In altro modo non ci si può spiegare che tale forma di terrorismo venga praticata, sebbene essa trasgredisca persino alcune regole islamiche: l’uccisione di civili, in particolare di donne non combattenti, è proibita da diversi Ahadith.
I vili attacchi terroristici in Israele, negli USA, in Spagna, in Turchia, in Pakistan e in altre parti del mondo hanno poco a che fare con la guerra santa dell’Islam primitivo, che veniva essenzialmente portata avanti sul campo di battaglia aperto.

La guerra santa al di sopra di ogni cosa.
genocidio_ebrei_neri_550Dagli Ahadith: “Se i non credenti, dopo aver ricevuto la chiamata alla fede, non la seguono e si rifiutano di pagare il Testatico (la tassa per ogni singolo individuo) è dovere dei musulmani invocare l’aiuto di Allah e di fare guerra ai non credenti, perché Allah aiuta coloro che lo servono e distrugge i suoi nemici, i non credenti.
I musulmani devono attaccare i non credenti con tutte le macchine da guerra disponibili, dare alle fiamme le loro case, inondarli d’acqua, devastare i loro campi e distruggere i cereali, perché ciò indebolisce i nemici e il loro potere viene spezzato.
Tutti questi provvedimenti sono perciò santificati dalla legge“.
Nonostante il divieto di uccidere i civili, gli atti terroristici si potrebbero giustificare sulla base del Corano e degli Ahadith come conseguenza inevitabile di episodi implicati nella guerra santa.
Come è riportato in alcuni Ahadith: “Se un musulmano attacca dei non credenti, senza prima chiamarli alla fede, è un aggressore, perché ciò è proibito, ma se lo fa egualmente e li uccide e li deruba dei loro averi, egli non è comunque tenuto a versare un indennizzo, né risarcimento dei danni, perché ciò che li proteggerebbe (cioè l’Islam) non esiste presso di loro, e la sola trasgressione di un comandamento non giustifica né l’indennizzo, né il risarcimento dei danni.
Allo stesso modo, è vietata l’uccisione di donne e bambini di non credenti, ma non ne consegue l’imposizione di un indennizzo”.
Nella dogmatica islamica ci sono stati periodi in cui si pensava di fare della guerra santa la sesta colonna dell’Islam dopo la professione di fede, il digiuno, la preghiera, le elemosine ed il pellegrinaggio.
Per i musulmani estremisti, a lungo termine, non c’è nessun altra strada se non la guerra santa, tutto il resto è un tradimento nei confronti della religione islamica, come dimostra l’articolo 13 dello statuto del Movimento di Resistenza Islamico: “Iniziative politiche e cosiddette soluzioni pacifiche e conferenze internazionali per la soluzione della questione palestinese sono in contrasto con le convinzioni di fede del MRI… non c’è una soluzione della questione palestinese al di fuori della jihad”.
La pace con musulmani di tale orientamento non è immaginabile, a meno di volersi piegare al dominio islamico.
Tali estremisti sono certo in minoranza, però altimamente si è visto un incremento di popolarità che condiziona i rapporti diplomatici e le iniziative di pace e minaccia di rompere certi equilibri internazionali.
Ciononostante, i cristiani non dovrebbero lasciarsi paralizzare dalla paura dello spettro della guerra santa, ma continuare a dimostrare amore cristiano nelle relzioni con i tanti musulmani che vivono vicino a noi, senza pregiudizi, perchè nel momento che la paura condiziona le nostre reazioni il terrorismo ha raggiunto davvero il suo obbiettivo diabolico.

tratto da:  incontraregesù .it

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