18 pollici dal Cielo

L’ETERNO HA GUARDATO DAL CIELO PER VEDERE SE VI E’ UNA PERSONA INTELLIGENTE, CHE RICERCHI DIO.   (SALMO14:2)

 

“Raccontateci una storia!”, si sono sentiti dire i nostri genitori da coloro che oggi sono genitori a loro volta, cioè noi. “Raccontateci una storia!”, ci siamo sentiti dire dai nostri figli quando erano ancora in tenera età. Ogni qualvolta si è stati “chiamati in causa” a svolgere l’arduo compito di narratori, ci si è sentiti responsabilizzati, in dovere di adeguare il linguag­gio e il racconto stesso all’età e alla personalità del bambino, com’è giusto e doveroso. Qualche volta, forse, abbiamo ritenuto opportuno addirittura crea­re un “lieto fine” per non contristare il fanciullo o provocargli delle lesioni psi­cologiche.

Anche qui, in questo momento, mi sembra di sentire delle voci che escla­mano: “Raccontateci una storia!”, però con un’aggiunta: “Che non sia inven­zione, ma che, al contrario, racconti la verità. Quella verità che non riuscia­mo a vedere, perché i nostri occhi sono stati resi ciechi dai nostri pregiudizi, dalle nostre paure, dalle nostre superstizioni, da una “fede” che tutto è, esclu­so che fede nel vero senso del termine. Non temete di ferirci, perché “Chi ama ferisce, ma rimane fedele” (Prov.27:6).

Con la seguente storia, Antonio Cirillo risponde personalmente a questo ipotetico invito della sua gente che chiede disperatamente aiuto per uscire dal labirinto dell’ignoranza di sé stessi e di Dio.

La sua viva speranza è che il lettore attento rientri, per così dire, in sé, e scopra qual è il suo vero bisogno, senza cedere alla presenza delle forvianti bugie di chi vorrebbe convincerlo che “va bene così”, e (in contrasto con ogni logica) “questa religione ci hanno lasciato i nostri avi e con questa vogliamo morire”.

L’autore avrà raggiunto il suo scopo se anche un solo lettore ritroverà la strada smarrita di un vero rapporto con Dio per mezzo di Gesù Cristo, l’unico Mediatore fra Dio e gli uomini (lTim.2:5) e, di conseguenza, sperimenterà una reale trasformazione della propria vita che, finalmente, onori sul serio il nome di cui troppi si fregiano con sconcertante leggerezza: CRISTIANO!

FRANCO IENCO

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

Fabrizia, piccolo paese delle Serre Calabre, rappresenta una fonte inesauribile di storie del nostro passato comune; una miniera di nozio­ni dove le nostre radici si muovono vive e vitali per tramandare quel­lo che siamo stati, e quello che siamo, alle generazioni future.

La religione, in questi sobborghi dimenticati dal mondo, svolge un ruolo particolare nella vita di ognuno, e, per questo, è necessario saper riflettere su quello che realmente è la fede per i suoi abitanti.

La storia che leggerete fa parte di un passato recente, ma tutto comunque, come se veramente il tempo non fosse mai trascor­so, può essere tranquillamente ambientato nella Fabrizia d’oggi; una landa divisa da fazioni politiche e sociali, da guerre latifondiste e fratri­cide, da invidie e diatribe inverosimili. Queste divisioni, però, non sono più tali quando si tratta di accusare o rinnegare un servo di Dio. L’intero paese  infatti, indistintamente, si unisce nell’unica vera lotta contro l’avver­so apostolo della fede che annuncia, come duemila anni or sono, la buona novella.

In questo marasma collettivo s’inserisce così un Cristiano, servo e discepolo di Dio, un evangelico, che tenta, non appena ha conosciuto la verità, cioè Cristo, di persuadere la sua ragazza e il suo più caro amico a scegliere Gesù come personale Salvatore.

Dopo aver vanamente cercato di convincere l’amico, sarà costretto ad affrontare insidie e difficoltà che vanno al di là della “normale” perse­cuzione, immergendosi, come in un cunicolo temporale, nel secolo delle inquisizioni pontificie e subendo, incondizionatamente da tutti gli uomini e donne del paese, di qualunque strato sociale essi siano, compresi i suoi parenti, il più beffardo e atroce accanimento personale senza un reale motivo, se non la determinata e insensata ostinazione nel serrare alla Verità il loro incatenato cuore. Ma il Signore che da la vittoria e sventa i piani degli uomini “Fate pure dei piani, e saranno sventati! Dite pure la parola, e rimarrà senza effetto, perché Dio e con noi” (Isaia 8:10) “Il Signore degli eserciti  ha fatto questo piano; chi potrà fermarlo?” (Isaia 14:27), rimane fedele e dona la vittoria a coloro che persevereranno. Mentre chi si ostina a chiudere il cuore alla verità, proprio come l’esempio dell’ultima donna che troviamo in questa storia, perderà l’anima. Era arrivata proprio vicino al Cielo, ma le è sfuggito di mano per soli 45 cm. Si è fermata a 18 pollici dal paradiso. Questa è la distanza media che intercorre fra la mente e il cuore di un uomo. Non è infatti sufficiente sapere che Gesù è morto per la nostra salvezza, è indispensabile che questa conoscenza giunga al cuore e sia confessata apertamente. Purtroppo, un inganno ben congegnato dal diavolo è quello di far pensare che “credere” non sia abbastanza per essere salvati, ma che occorra fare anche delle buone opere, per meritare la salvezza. In realtà bisogna prendere Dio sul serio, in parola, e fidarsi di quello che dice. Perché solo così eviteremo di essere ingannati e non saremo delusi.

Gesù rimane fedele a ciò che promette, perché “Chiunque crede in Lui, non sarà deluso” (Romani 10:11).

Pioveva a dirotto. L’acqua era riuscita a penetrare anche in quella fes­sura all’angolo della cucina. Ntuani, lu spagnualu, mise allora una bacinella per arginarla, imprecando, come al solito, sant’Antonio. La porta intanto si apriva scricchiolando all’inverosimile. Era Damiano, il figlio ventiseienne di Ntuani, «a Damianu mio, ti ricugghisti?» «si, si!!» «chiai?» «e chiaiu, nenti. Vulia sulu m’aggiusti stu purtuni mpurrutu», «li sordi li caca la ciavula! Cu su lustru di luna si vola mu strica ndava tiempu», «guarda che volendo la porta l’aggiusti subito. Ti sei dimenticato d’esser un falegname?» «a biedu mio! Li scarpari vannu scazi »…… «si, si, sempi la solita canzuni»…. «sienti ca a Damianu, cu è lu patri ca; tu o io? Mbeci mu rispundi stranu, mpaddati li manichi e va fatica, ma tu bellu miu fatica nondi vua, e non vua mancu mu vai ntra nu bar mu ti divierti! Tu, bellu mio, no si no carni e no pisci».

Tra i due non vi erano affatto buoni rapporti perché Damiano era restio ad uscire fuori, nelle botteghe di vino, come invece faceva il padre, che sollecitava continuamente Damiano con queste parole «non putivi stari natru puacu fora?». Il padre voleva a tutti i costi che suo figlio facesse amicizia con personaggi di una certa fama, mafiosa possibilmente, perché crescesse forte e senza paura…

«Picchi non vai mai a nu cagghiu di bar?» «a pà, aiu mu studiu» «sempi chi studi! Spuriati nu puacu ogni tantu o trovati armenu na figghia di mamma mu ti divierti», «papà! guarda ca unu non ava mu si menta cu na guagliuna sulu mu si diverta, ava puru mu prova carcosa!», «e malanova mia chi mbranatu chi si, proprio a tia avia mu mi manda lu Signuri?!».

I litigi erano quotidiani e serrati; i due non riuscivano a capirsi e l’unica persona che cercava di far da conciliatrice era la povera madre, Rosetta la mpingia muschi, che, in questa maniera, subiva da una parte e dall’altra.

Proprio lei una sera, mentre Ntuani dormiva, chiese al figlio: «no la pua spicciari cu patrìta? ogni santu iuarnu chi vi mingriiati!» «a ma, està idu chi mi cunsigghia mali pid’ogni cosa; no sugnu chiù nu zitiedu, aiu vintisia anni sonati e sacciu chidu chi està buanu pi la vita mia!» «si, è veru, ma ogni tanto fai finta ca nci pigghi li paruali», «finti, finti! ntra su paisi sapiti sulu mu fati finti. Fati finta ca vi salutati e pua vi jistimati, fati finta ca vi parrati e pua vi diciti “allu prosu”, fati finta ca vi domandati cuamu stannu li parenti e pua non viditi l’ura mu li levanu allu cimiteru! Falsi, tutti falsi, ipocriti!», «a Damianu mio, dassa stari, no ti la pigghiari di sa manera, tutti su accussì, lu mundu cu lu cangia? Va dorma ca si stancu e no t’arraggiari», «si ca vaiu mu mi curcu accussì duarmu e no pienzu a nenti!», «mo la ngagghiasti! Bonanotti…. Ah, mavia scordatu…… lu matinu nci dinnu la missa alla bonanima di pappu tua Ruaccu picchì nci fannu l’anniversariu, si pua viniri, all’otto simu alla chiesi di lu carmini», «a ma…ma sava dec’anni chi muriu! Bonanotti!!».

Da molto tempo ormai Damiano cercava qualcosa o qualcuno che potesse rassicurare la sua vita ed i suoi pensieri. I dubbi dell’adole­scenza non s’erano dipanati e anzi, col tempo, erano semmai diventa­ti ancor più gravosi.

Damiano non stava bene ne, tanto meno, prevedeva imminenti cam­biamenti che potessero mutare questo stato di cose negativo. Ma un gior­no di fine maggio, tornato a casa dall’Università in anticipo rispetto alle altre volte,  s’accorse, mentre tutti erano fuori  per i  più  svariati   motivi, d’aver necessariamente voglia di pregare.

«Ho pregato santi e madonne, ho pregato tutte le immagini e le statue collocate e sparse nelle varie chiese del mondo, ma non è successo nulla. Oggi, e se non Mi risponde sarà l’ultima volta che lo faccio, pregherò addirittura Dio». Andò nella sua stanzetta e si mise a pregare il Signore, come non aveva mai fatto prima: «Signore, Gesù, se ci sei, Ti prego di rispondermi. Ho assoluta necessità di parlare con Te. Questo, Ti avverto, è l’ultimo tentativo che faccio nella mia vita. Ho scomodato sacro e profano, ma nessu­no mi ha mai risposto. Ho fatto come mi ha detto don Pasquale e ho recitato decine di volte il rosario, ma la madonna non ha mai risposto alla mia supplica! Che devo fare? Se non mi rispondi neanche Tu, divento ateo! Dio, Ti imploro, nel nome di Gesù, entra nella mia vita!».

Non aveva nemmeno finito di pronunciare il nome di Gesù che scop­piò a piangere. Pianse a dirotto per delle ore, nel buio della sua stanza. Era certo che quel nome, Gesù, aveva mosso qualcosa nel suo animo. Era l’una e mezza quando sentì aprire la porta di casa. I suoi erano tor­nati. S’alzò allora correndo verso il bagno per sciacquarsi il viso e quel­le lacrime, che adesso, dopo oltre due ore di preghiera, non erano più così amare.

«A Damianu adduvi sì?» «su allu bagnu pà, mo viegnu» «e chi fai allu bagnu?» «a papà! chi si facia allu bagnu?» …e no ti venanu na vota si cacariedi! Sempi allu bagnu si! ti la pigghiasti a da muzzu….!».

Damiano non rispose. Uscì dal bagno e s’incammino fuori a passeggia­re, attraverso corso Vittorio Veneto, su e giù, giù e su. Si sentiva stranamente tranquillo; “vuoi vedere che la preghiera al Creatore ha funzionato davvero…” considerò fra sé e sé, “vuoi vedere che menzionando Gesù, l’Onnipotente mi ha ascoltato…” pensò ancora. I suoi occhi ad un tratto si inchiodarono sulla scritta: Chiesa Cristiana Evangelica.

“Cos’è questa? Non sono mai entrato in una chiesa Evangelica!” Detto fatto! Del resto lo incuriosivano quelle voci modulate che cantavano inni al Signore.

«Permesso?» «Pace, pace, entra pure». Il pastore aveva accolto con un sorriso Damiano e questo lo imbarazzò a tal punto da fargli pensare “Chi è questo che mi riceve con tale allegrezza? Perchè lo fa? Che gioia posso dargli se nemmeno mi conosce!”

Il pastore esclamò subito, senza esitazioni, «il Signore ti stava aspet­tando già da tempo……..>> «aspettava me……? E lei che ne sa?» «Se sei entrato qui c’è un motivo e non è certo un caso; siediti pure». Damiano non esitò, accomodandosi subito. Tutto gli sembrava assurdo, compreso sentirsi a suo agio tra persone che non conosceva. «Ho capito!» sentenziò sicuro Damiano, «attraverso la vostra religione conoscete la verità», «la verità?» replicò il pastore pacata­mente, «la verità non siamo noi, la verità è Gesù; e poi non siamo una religione, non siamo religiosi per come conosci questo termine, qui siamo solo ed esclusivamente Cristiani…….>> «Cristiani? Anch’io sono Cristiano allora». «Si che lo sei, se hai accettato Gesù nella tua vita», «che significa…? Gesù l’ho accettato con il battesimo ad un anno!». Il pastore sorrise: «il battesimo ad un anno non ti fa Cristiano e neanche la comunione o la cresima. Cristiani si diventa quando si accetta il sacrificio di Cristo sulla croce, quando il proprio fondamento è la Parola ispirata di Dio, la Bibbia, e quando si fa affidamento sul Signore per mezzo di Suo Figlio Gesù e non a tutte le statue e alle immagini che voi cattolici venerate; ecco, allora, e solo allora, si è veramente Cristiani». Damiano si sorprese per quelle parole che, nel contempo, erano dolci e severe e parlavano al cuore e alla mente.

«Posso pregare con voi?» chiese Damiano, «certo, Alleluia, Gloria a Dio, è una gioia per noi proferire con il Signore e cantargli inni e lodi dal profondo del cuore; questa è la nostra comunione con Dio». Nel cuore di Damiano stava accadendo qualcosa di indefinibile; era turbato, ma nel contempo entusiasta. Nessuno gli aveva mai parla­to così spontaneamente, nessuno gli aveva mai ispirato tanta fiducia.

Pregarono. Invocarono Dio per lui che, incredulo, si chiedeva il perché di tanto amore nei suoi confronti. Lodarono il Signore e lessero la Bibbia. Al termine del culto Damiano era sorridente e felice perché sentiva che il Signore aveva parlato al suo cuore. Alla fine il pastore chiese a Damiano se avesse voluto ancora frequentare ancora la chiesa evangelica. Lui rispose: «Si, lo voglio…». Si salutarono con un abbraccio. Il pastore regalò una Bibbia a Damiano, dicendogli: «Que­sta dev’essere il tuo pane quotidiano e la luce che illuminerà il tuo cammino. Ma sappi anche che se scegli Gesù, il mondo, la tua famiglia, gli amici o la tua ragazza potrebbero voltarti le spalle».

«Perché?» «Perché è Gesù stesso che dice, in Matteo 10:34: “Non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua“». Damiano sbiancò in viso,  ma acconsentì, dicendo: «Sono pronto a tutto per Gesù!»

Per la prima volta nella sua vita tornò a casa felice; certo che Gesù era vivo, certo che Gesù gli aveva risposto. Ma a casa, ben presto, si sarebbe dovuto confrontare con le parole di Cristo che avvertivano, per coloro che l’accettavano come Signore della propria vita, la persecuzione. Capì subito, comunque, che la sua scelta avrebbe rotto i già di per sé fragili equili­bri della sua famiglia.

Damiano intanto trascorse un mese nella lettura e nello studio della Bibbia prima di parlare con i genitori, sebbene avesse già discusso di tutto questo con la sua fidanzata Sara, che, in verità, lo incoraggiava, perché aveva visto in lui un grande cambiamento. Inoltre Damiano continuava a fre­quentare i culti, anche assieme a Sara, ma di nascosto, perché anche i genitori di lei, e soprattutto la madre, le avevano proibito assolutamente di frequentare tale chiesa, pena il non matrimonio stesso con Damiano. Ma già in paese si malignava animatamente su questa insolita presenza nel locale evangelico.

Un giorno però, Damiano, colpito dalla parola di Dio nell’intimo del suo cuore, annunciò al padre: «Papà…» si soffermò un attimo e poi continuò «Ti devo parlare. Ho scoperto il Signore, sono un evangelista!», « chiava? trasisti ntra na lista?», suo padre era indaffarato a guardare il telegiornale e non capì subito «Papà! ti voglio bene!» «ma… mbivisti? Ntra quali lista trasisti? Cu chida di lu sindacu Cicciu?» «Ma cosa hai capito! Il Signore è entrato nella mia vita e mi ha redento, mi ha sal­vato, sono diventato un evangelista e voglio perciò servire Dio!» «Aspetta nu puacu mu spiccia su cumunicatu ca mo parramu».

Damiano s’adoperò intanto a cercare sua madre, che però era uscita da qualche minuto. «Papà, dov’è la mamma?». La sigla del telegior­nale era appena terminata ed il padre s’avvicino con fare minaccioso a Damiano. «Chi dicisti prima? No criju ca sentivi buanu? Parrasti di vangelisti?».

Damiano vide nelle cruente parole del padre il primo segno di persecuzione…… «perché papà?» «sienti Damianu, parrami puru di lu diavulu, ma di li vangelisti no! E pua tu chi cintri cu chidi pacci gridazzari?» Damiano, struggendosi, rispose «Papà, qui di fron­te a te hai proprio un pazzo evangelista che desidera gridare il nome dell’Onnipotente al mondo! Il Signore mi ha salvato e voglio portare la Sua parola ovunque… Io ti voglio bene… Non aveva ancora terminato di parlare che un ceffone gli arrivò forte in faccia, «picchi mi minasti nu schiaffu?!!>> «unu sulu? Si turni a diciri n’atra vota na cosa di chisti ti cacciu d’intra!»

Damiano vacillò. Le parole di suo padre l’avevano profondamente tur­bato, molto più della sberla. Capì presto sulla sua pelle le parole di Gesù sulla tribolazione d’affrontare. Guardò triste suo padre, che intanto gli lanciava occhia­tacce di sfida, e andò via con le lacrime agli occhi. Nel frattempo arri­vava la madre che, preoccupata, gli chiedeva: «Chiai a Damianu mio? Ti sienti mali?» «a ma, vulia a tia, vulia propriu a tia. Ho detto a papà che sono diventato…. Proprio in quell’istante però veniva fuori suo padre urlando: «Malanova mia, diventau vangelììììstaaaaa, malanova mia diventau vangelista! Avia parratu puru cu quattru amici mu si lu portanu cu didi ingiru mumpara li regoli di sta società! Mu ti levavano ammazzatu allu cimiteru, figghiciedu miu!!! Miegghiu muartu ca vangelista! Mi svergognasti na famigghia!!». La madre, che fino a qualche secondo prima sembrava preoccupata per Damiano, proseguì: «No mi diri ca esta pi davieru chidu chi dicia patrita?» «perché mamma? Che male c’è ad accettare Gesù nella vita?» «iiiiiiiiiiiiiiii!!! E manculicani! Ava raggiuni lu spagnualu ca si scemu! Vattindi di davanti all’uacchi mia e davanti a chidu acciuamu di patrita». Damiano fuggì via all’istante, stordito, affranto ed incredulo per quel­lo che proprio di fronte a se era accaduto. La prima cosa che fece fu quella di recarsi dal suo più caro amico per raccontargli l’accaduto.

«Giuseppe, Giuseppe, sono io, Damiano, apri per favore». «Arrivo!».

I due erano cresciuti insieme e si conoscevano a menadito. Damiano incominciò a raccontargli i fatti accaduti, soffermandosi sui particolari e non trascurando soprattutto di sottolineare la presenza di Gesù nella sua vita. Alla fine del resoconto, dopo averlo fatto parlare, Giuseppe sentenziò: «allura cangiasti religioni?» «ma scusa, ava na ura chi parru e non capiscisti nenti! Gesù non è na religioni! altrimen­ti restava cu la chiesa cattolica» «ma guarda ca puru da pregàmu lu Signuri…» «a Pieppi, ma chi cunti! Para ca non di canuscimu. Cu jiu mai alla missa pi lu Signuri! semmai andavamo per corteggiare o per sfoggiare il nuovo abito a natale e a pasqua…… No Giuseppe, là non c’è Gesù. Là ci sono solo un mucchio d’idoli che, come afferma la Parola di Dio nel Salmo 115: “Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odora­no, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano“».

«Tu bellu mio niscisti pacciu! Stai faciendu peccato!»

«Io fazzu peccatu? Ma se bestemmi dalla matti­na alla sera, Giuseppe! Ma ti rendi conto di quello che dici?» «E chi cintra? Tutti jistimanu…». «Peppe! Non riesco a starti dietro. Mi sembrate tutti così strani. Vado via!». «Vi ca ti ficiaru na maija sti vangelisti! Va cunpessati va, altrimenti non vai mancu ntra lu purgatuariu!»

«Ma cosa dici? lo devo dar conto solo al Signore dei miei peccati e non ad un uomo! Come dice la Bibbia, infatti, c’è un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti“, e poi non esi­ste il purgatorio! E’ solo una bugia cattolica; è un inganno, è un’ispirazione di satana per ingannare i semplicioni e i “dotti preti”. Voi siete solo delle persone superficiali e idolatre che cercano di districarsi con una falsa religione, tentando di portare avanti quello che vi è stato imposto per tradizione dai vostri avi, dai genitori e dai vostri prelati negli anni. Voi infarcite con mistura di santificante tutto ciò che però non lo è agli occhi di Dio e della Sua Parola ispirata. Ecco che allora, caro Giuseppe, come dal nulla spunta per il Fabriziese una via transitoria tra il Paradiso e l’inferno, tra la libertà e le catene, tra quello che è giusto e quello che è sbagliato, tra il nero e il bianco: il purgatorio.

Questo presunto stato intermedio serve solo per assicurare, al povero malcapi­tato che vi crede, che se non si commettono peccati di una certa gra­vità in questa vita, si possono scontare le proprie negligenze terrene in un luogo transitorio e di purificazione.

Il purgatorio perciò, il luogo che in realtà non esiste se non nella com­media di Dante Alighieri e nelle assurde e senza fondamento afferma­zioni della chiesa cattolica romana, diviene il posto comune dove vanno, come pecore all’ammasso, quasi tutti, perché, quasi tutti, in fondo, non sono veramente e completamente cattivi, perciò pur peccando a piacimento siete giustificati dalla stessa chiesa, tutti trasgredite ma vi pentite, tutti bestemmiate, ma tuttavia pregate (recitate) contemporaneamente! Ipocriti! Ci sono solo due strade; il paradiso e l’inferno. Gesù stesso disse in Matteo 7:13: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è spa­ziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entra­no per essa“. Due sono le vie. Una larga e allettante, quella del pecca­to, e l’altra stretta ed impervia, quella che passa attraverso l’accettazione del sacrificio di Gesù. Tu quale stai percorrendo, Giuseppe?»

Giuseppe guardò allibito Damiano; non poteva rispondere a tanta autorevolezza né, tantomeno, controbattergli niente, perché, come la stragrande maggioranza delle persone, era ignorante riguardo alla Parola del Signore. Damiano intanto s’era dileguato. Fuori era già buio. Passeggiava adesso animatamente, pensando a tutto quello che in giornata gli era successo. Ad un tratto, in prossimità d’un bar, qualcuno gli gridò «Fratello Damiano…». Era un ragazzo che lo ridi­colizzava per la sua fede.

«Fratello Damiano come va? Diventasti vangelista?» «Grazie a Dio», rispose tranquillo Damia­no.

«Allura mo pi tia non ava no natali e no pasqua? Alii fiesti vui no criditi, vero?» «Per chi sceglie Cristo come Signore della sua vita ogni giorno è festa!» «Si si, laviti la favella vui vangelisti, penzati ca sulu vui vi sarvati!» «Si salvano tutti coloro che credono in Gesù, ma non superficialmente, bensì con tutto il cuore», «va rigettati va; vidi mbeci ca n’atru puacu di juarni ncè la tridicina e va ndinocchiati davan­ti a sant’antuani nuastru». «Ti rispondo con le stesse parole che Gesù disse a satana, in Matteo 4:10, quando questi lo tentò nel deserto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”>>.

Damiano andò via esortando quel ragazzo con queste parole: <<Con­vertiti al Signore e non dar retta al mondo perché: “Chi bada al vento non seminerà, chi guarda alle nuvole non mieterà” (Ecclesiaste 11:4)>>.

La gente, mentre camminava per strada, lo guardava in maniera stra­na ed incuriosita. Chi rideva, chi lo fissava con la bocca aperta e chi con occhi ottenebrati dall’odio.

Un clacson intanto lo faceva sobbalzare. Era un uomo di mezz’età che gli faceva cenno con l’indice di fermarsi un attimo. «Mi dica», rispo­se Damiano alla sollecitazione sonora e a quel dito puntato che sembrava accusarlo, «viditi ca mi dissa lu previti ca parrau cu vostru patri e vostra mamma, oltre ca cu li socieri vuastri. Vi manda a diri ca si no tornati arriudu, supa li passi vuastri, e perciò nella chiesa cattolica, idu esta lu primu chi vi chiuda la porta nfaccia e ci dicia a tutti mu va abbandunanu e mu vi fetanu. Arricordativillu. Idu sulu vi pota giustificari cu lu pajisi. La sarvezza è sulu ncià la chiesi cattolica». «Rispondete a questo vostro superiore che voglio parlare con lui quanto prima, anzi, chiedetegli se va bene un incontro per domani pomeriggio alle 16. Le do il numero del mio cellulare: 347/1416620. Mi faccia sapere entro stasera.

Detto questo Damiano sparì inghiottito dai vicoli che s’intrecciavano l’un l’altro, destinazione casa della sua ragazza; Sara.

Giuntovi, sentì parlare animosamente al suo interno. Bussò e si fece un silenzio assordante.

<<Chi è?>> disse Sara dall’interno dell’abitazione. <<Sono io, Damiano>>. <<Entra, entra>>.

<<Ciao che…>>, non aveva ancora finito di parlare che la madre di Sara, Maria la bruvera, l’interruppe con tono fermo e minaccioso.

<<Mi dissaru ca stai iendu ntra la chiesi dili vangielisti cu figghiama?>>. <<E’ vero, siamo entrati qualche volta a pregare e…>> <<Mu pregati a cui? Para ca da ava statui e immagini di carchi santu e di la mbeata vergine Maria?>>. <<Guardate che Dio va adorato in spirito e verità e solo Lui, non altri, è Gesù che è morto per me sulla croce non Maria o quelli che chiamate santi!>>

<<Maaaaalanova mia, disgraaaaazia mia, chi stai diciendu?!! Ti lu ficiaru lu lavaggiu dilu cirviedu li evangelisti! Sienti cà; si ti viju natra vota ntra chida stanza supa lu ponti, non ti fazzu trasiri chiù cà mia e a figgiama non ti la mariti! Ndi capiscimma? E mo vattindi fora ca mi cacciastuvu la vita davanzi, tu e statra paccia di figghiama! E allura lu mundu votao alla storta? E chi serviru tutti li insegnamenti di la religioni chi ti dunaru mammata e patrita? Vua mu li mienti supa nu ciucciu iancu? Cu mia no la vincia nudu!

Sara era in un angolo, affranta, stava piangendo a dirotto. Rossa in viso per gli schiaffi e le botte che poco prima le aveva dato la madre. D’un tratto Maria la bruvera si giro di scatto digrignando i denti verso Sara e dicendole: <<Tu vattindi supa ca no ti fazzu nisciri pi tri misi!>> E non era quanto per dire. Sara non poté più andare con Damiano in chiesa e per punizione non uscirono per i successivi quattro mesi. Maria si era sbagliata, ma per difetto.

<<Vattindi alla casa e vieni cà quando torni in te>>.

Allibito, stordito, inerte, bloccato da quello che aveva visto e sentito, Damiano chiuse la porta e tornò a casa.

Ma proprio a casa lo aspettava l’ennesima sorpresa.

Infilò le chiavi nel portone e, pian piano, s’avviò verso la sua camera, ma mentre era in procinto di entrarvi, uno strano vocio lo attirò verso la cucina. La porta era socchiusa, ma uno spiraglio lasciava intravedere ciò che stava accadendo al suo interno. Due anziane donne, Pippina la magara e Cosimina la sturduta, assieme alla madre di Damiano e a sua nonna, Antonuzza la sbampata, recitavano delle strane parole in silenzio, (cuggjanu l’uacchio) senza farsi quasi sentire. In mano avevano un piatto che conteneva dell’acqua e dell’olio, una maglia di Damiano, un rosario, una penna d’oca bianca e del sangue, posto in un piccolo boccale. Proprio in questo bicchiere, Pippina la magara, intingeva il sangue, preso chissà dove, con la penna d’oca. Poi toccava la maglia di Damiano che, impallidito, stava a guardare senza che se ne accorgessero. Subito dopo cominciarono a recitare il rosario e, simultaneamente, bagnavano la maglia con quell’acqua intrisa d’olio. Infine invocarono l’anima di un morto, un certo Rafieli lu ncantaturi, che, si mormora in paese, in vita evocava gli spiriti. Le parole che uscivano dalle loro bocche erano delle vere e proprie eresie: <<Rafieli, Rafieli, ti supplicamu, pi l’anima di tutti li muarti, ti chiediamo di entrare nella mente di Damiano e di farlo tornare cu la santa chiesi cattolica romana. Ave Maria piena di grazia……>>.

Ma per Damiano era davvero troppo. Furioso, perché a casa sua, tra le sue mura, gli toccava vedere uno spettacolo pagano e senza senso proprio da parte di chi lo accusava di essere diventato evangelico, entrò adirato come mai, urlando: <<Per l’amor del Cielo, cosa state facendo? Dio non tollera queste cose idolatre! Fuori da casa!>> E, alzato il tavolo della cucina, scaraventò tutto a terra, proprio come fece Gesù entrando nel tempio, secoli prima: “Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendano e compravano; rovesciò le tavole del cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi” Matteo 21:13

<<Voi siete delle streghe! Voi state adorando satana! Il Signore detesta ciò che fate!>>

<<Nisciu pacciu! Nisciu pacciu!>> Gridava Giuseppina la magara.

<<Siete voi senza senno! Non conoscete le cose di Dio e state evocando quelle di satana, andate via immediatamente!>>

Uscirono tutte e quattro di corsa, impaurite dalla foga di Damiano che aveva difeso prima di tutto il Vangelo da queste sciagurate donne che si ritenevano perfino cristiane dopo aver fatto tutte quelle pratiche abominevoli agli occhi di Dio. A cominciare proprio dal rosario, che non aveva (e non ha) niente a che fare con la Sacra Bibbia.

Damiano allora s’inginocchiò a terra e cominciò a pregare: <<Padre Santo, perdona ti prego queste donne che non ti conoscono! Abbi pietà delle loro anime e fa  in modo che si possano convertire “dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a quello di Dio” (Atti 26:18). Te lo chiedo nel “nome che è al di sopra di ogni nome” (Filippesi 2:9); quello di Gesù!>>

Poi, alzatosi, se ne andò dritto nella sua camera. Si infilò tra le coperte del suo letto e piangendo ripensò a quel terribile giorno che aveva trascorso. Non aprì neanche la Bibbia quella sera, tanto era abbattuto, ma disse solo:<<Signore, aiutami>>. Il telefono, neanche un quarto d’ora dopo squillava. Damiano rispose: <<Pronto, chi è?>> <<Pronto. Iu su prontu. Tu mi para a mia ca no! Domani alle 16 vi aspetta don Pasquale. Mi raccomando puntualità e rispetto, giovanotto. Vi salutu>>.

Sembrava più un intimidazione mafiosa che un dialogo.

Damiano fissò lo sguardo al soffitto e rimase immobile delle ore. Poi, prima di addormentarsi, disse:<<Perché tutto questo a me? Cosa ho fatto di male, Gesù?>>

Ma proprio quell’ultima parola era la chiave di volta della risposta; Gesù! Chi accetta Gesù viene perseguitato e questo Damiano lo sapeva bene.

Dopo una notte pressoché insonne, Damiano s’alzò piuttosto stanco, ma più della spossatezza era la delusione per l’accaduto del giorno prima che lo debilitava moralmente.

<<Chi facisti aieri sira, disgraaaazia mia! Ndi cacciasti a tutti?!>> disse sua madre appena lo scorse fuori dalla sua camera, <<ho avuto un incontro particolare con dei burattini guidati dal male>>, rispose prontamente. <<Attia ti cacciaru pacciu dilu tuttu figghjciedu miu!>>.

Ma Damiano era già fuori dall’uscio di casa, proiettato mentalmente sull’incontro che avrebbe avuto da li a qualche ora con uno dei parroci del paese.

Uno messaggio sul telefonino lo avvisava di ciò che era successo alla sua ragazza “Non ce la faccio più Damiano, mia madre mi ha picchiato di brutto. A casa mia son venute almeno cinque persone diverse che le hanno detto che siamo andati in chiesa. Parlavano di possessione satanica da parte degli evangelici, hanno detto che abbiamo il diavolo (Sara si considerava già evangelica). Hanno detto che odiamo la madonna e i santi…. Non capisco più nulla ma…… ti amo…….”.

La risposta fu chiara e comprensibile: “Sara, ricordi cosa disse il pastore circa gli attacchi che avremmo dovuto subire se avessimo accettato Gesù come Unico e Personale Salvatore? Ricordi quando disse che i parenti stessi, quelli delle nostre case, sarebbero stati i nostri primi persecutori? Bene, allora siamo sulla strada giusta! Gloria a Dio! Dobbiamo decidere insieme amore, dobbiamo farlo contro tutti perché Gesù non si è risparmiato per noi sulla croce! Ok?”  “Ok…!”

Sicuramente Sara era ancora acerba, ma la Parola del Signore era comunque penetrata nel suo cuore e pian piano cominciava a capire. Damiano si era seduto nel frattempo su di una panchina al centro del paese. Stava seduto a fissare il cielo e a pregare. “Signore aiutami. Signore fa che possa rispondere secondo la tua volontà e la tua Parola, a don Pasquale. Fammi uscire vincitore in questa disputa! Come Davide contro Golia!”

Una pace sconosciuta invase il cuore di Damiano proprio in quel momento. Si alzò allora deciso, con una forza che proveniva dall’Alto e che mai sentì prima, precedendo verso la chiesa di don Pasquale.

Il parroco lo aspettava già in chiesa, certo che Damiano sarebbe ritornato nella chiesa cattolica. Nell’entrare nella porta di quella chiesa, che centinaia di volte aveva varcato nel corso degli anni, avvertì quel senso di morte che permeava il luogo e che aveva già sentito altre volte appena prima della conversione, ma questo non gli fece nessun senso, anzi, sapeva bene che l’Iddio tre volte Santo era con lui.  Una voce rauca, quella del parroco, lo invitava ad entrare in sacrestia.

<<Entra Damiano, entra, sono qui. Come stai figlio mio?>> <<Figlio vostro? Non mi avete mai chiamato così, don Pasquale. Come mai tanto affetto nei miei confronti?>> <<Damiano, ma cosa dici mai? Io sono sempre stato affettuoso con tutti!>> <<A memoria d’uomo non ricordo una siffatta gentilezza, ma è probabile che mi sbagli; perché mi avete fatto chiamare, don Pasquale?>> <<lo sai Damiano, lo sai>>.

<<E’ per il fatto che ho conosciuto Gesù, vero?>>

<<Eh, come corri in fretta. Conoscere Gesù non è così facile. Bisogna studiare, e molto, al seminario, caro Damiano, e bisogna, soprattutto, essere cattolici romani per conoscere la verità; perciò, Damiano bello, attento a come parli>>.

La voce del prete, da gentile e allettante era ben presto divenuta più nervosa e incerta.

Damiano invece, dopo aver ascoltato tali sciocchezze, ribatté sicuro: << Don Pasquale, avete detto, in una sola frase, ben quattro bugie!>> <<Come ti permetti giovanotto arrogante, lo sai chi sono io?>>

<<Ma poc’anzi non ero un vostro caro figliuolo? Ora sono divenuto un giovanotto arrogante? Misteri cattolici, vero reverendo?>>

<<Ora basta! Quali sarebbero le quattro bugie che avrei detto? Se mi dimostri dove ho sbagliato mi spoglio da prete!>>

<<Allora: Il primo errore che avete menzionato è che: conoscere Gesù non è facile. Eppure Gesù stesso disse che “chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa” (Luca 11:10). Personalmente ho chiesto a Gesù di lavare col Suo sangue i miei peccati, ho riconosciuto di essere un peccatore bisognoso di Lui e l’Ho invitato ad entrare nella mia vita. Non mi sembra così difficile come afferma lei>>.

Don Pasquale stava per intervenire di nuovo, ma Damiano lo interruppe con autorità.

<<Mi lasci finire di elencare gli altri errori: il secondo errore da lei citato è che: per conoscere Gesù bisogna studiare. Eppure il Signore insegnò diversamente “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rilevate ai piccoli. Si, Padre, perché così ti è piaciuto” (Matteo 11:25,26). “Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore; ha detronizzato i potenti e ha innalzato gli umili” (Luca 1:52).

Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio” 1Corinzi (1:27,29). Se così è scritto, perché si mente agli uomini, don Pasquale?>>

Il prete era allibito dalle risposte, bibliche, di Damiano. Stupito da tanta conoscenza e sicurezza.

Intanto il discepolo di Cristo continuava: <<Il terzo errore è nell’aver aggiunto alla parola studiare, di per se sbagliata, quella in seminario. Cos’è un seminario don Pasquale?>>

<<Il seminario è l’istituto di preparazione dei chierici. La si imparano i precetti della chiesa cattolica, là Dio interviene nella formazione dei nuovi parroci>>.

<<Risposta sbagliata. La Bibbia è il solo Libro in cui Dio ci parla. La Bibbia è il solo manuale di formazione dei servi di Cristo! Nei seminari, e voi lo sapete bene, non viene letta e seguita la Bibbia, anzi, al suo posto vige il regolamento del catechismo della chiesa cattolica e i suoi malsani articoli di fede. Don Pasquale, è Dio che chiama, non la fama e l’onore che dona il mondo ecclesiale davanti agli uomini! Pensate a tutti i preti pedofili che ci sono in giro, pensate a quanta ipocrisia, malvagità e perversità nascono nel cuore dell’uomo che non può avere una donna come invece dice la Parola di Dio in Genesi 2:18 “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” e Genesi 2:24 “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne”. Al concilio di Trento, più di quattrocento anni fa, avete istituito questa dottrina di demoni che va contro la Parola dell’Altissimo, e non vi accontentate solo di questo, ma insegnate cose che non solo sono sbagliate, ma vanno contro la Bibbia, come ricordò Gesù agli scribi e ai Farisei: “Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d’uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini. Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!” (Marco 7:6,9).  Non è questo che fate anche oggi, don Pasquale?>>

La bocca aperta, l’aria intontita e le ciglia aggrinzate disegnavano il volto, segnato dalle parole di Damiano, del prete. Un silenzio disarmante per qualche secondo interminabile trascorse nell’aria satura di muffa della sacrestia.

Poi Damiano continuò sereno: <<Il quarto errore, quello più grave, tratta della verità. Gesù disse a Pilato: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce. E Pilato gli disse: Che cos’è verità?” (Giovanni 18:37,38). Le rifaccio la stessa domanda. Cos’è per lei la verità, don Pasquale?>> <<La verità sta nella chiesa cattolica romana!>> <<Come volevasi dimostrare, conoscevo già questa vostra risposta. La verità non sta in una denominazione o in una religione, non sta nei libri del catechismo, la Verità è Gesù Cristo che disse in Giovanni 14:6 “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

<<No ti dico, la verità è si Gesù, ma è anche….>>

Damiano interruppe don Pasquale dicendogli: <<Scusatemi, se però  aggiungete il “ma”, a Gesù, allora siete contro Cristo. Gesù è tutto e tutto è compiuto in Lui. Perché aggiungere altro?>>

<<Le nostre tradizioni sono importanti quanto e come la Bibbia!>>

<<No. Non è vero. E’ questo lo dice la Bibbia: “Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato…” 2 Timoteo 3:16,17.

<<Devi tornare subito nella santa romana chiesa cattolica e basta! Lascia stare la Bibbia e ciò che vi è scritto. Vivi la tua vita!>> <<Ma vi rendete conto di quello che avete detto? voi siete un pastore d’anime!>> <<Non pronunciare la parola pastore, non è una vocabolo che amo. Io sono un povero prete di paese che è dedito alle tradizioni e a quello che mi hanno insegnato al seminario. Null’altro ho appreso e null’altro mi interessa>>. <<Ma così mandate all’inferno gli abitanti di Fabrizia!>>

<<Non esiste l’inferno. O meglio, esiste solo per satana e non per gli uomini; Dio è troppo buono per mandare all’inferno le persone>>. <<Si, Dio è buono, ma è anche Giustizia. E solo attraverso Cristo viene soddisfatta. Ma se non si crede a Gesù e a Lui solo, si va all’inferno, senza se e senza ma…>>.

<<Perché attraverso sant’Antonio no? Attraverso Maria no? Ah, già voi non credete ai santi…>>

<<Siete sarcastico don Pasquale. Adesso però, prima di terminare questo dialogo, fatemi dire alcune cose personali che penso di voi cattolici, senza giudicare. Poiché siete già giudicati dalla Parola di Dio.

Gli italiani, la stragrande maggioranza di loro, vivono in una sorta di torpore spirituale che si avvicina notevolmente alla passività. Accettano tutto quello che gli viene infagottato dalla chiesa cattolica per buono senza valutare se lo sia veramente. Per quanto possano decantare d’esser Cristiani, sono solo ed esclusivamente pagani e per questo non vivono nella Grazia di Dio.

Perché affermo ciò?

I punti a favore di questo che attesto sono molteplici. Per prima cosa la maggior parte delle persone non conosce la Parola di Dio, la Bibbia, e pur possedendone almeno una non la schiude se non di tanto in tanto per spolverarla. Alcune volte poi la mettono in disamina come se le loro prove potessero confutarla. In questa maniera negano la veridicità Divina che la ispirata. E intanto “il mio popolo perisce per mancanza di conoscenzaOsea 4:6.

Si muore, e parlo della morte spirituale più che di quella fisica, che è la conseguenza, perché l’ignoranza ha preso il posto alla volontà di conoscere e discernere la Verità.

Nessuno apre più quel meraviglioso Libro che ci dona l’acquisizione del sapere, la Bibbia.

Nessuno apre più il cuore a Cristo. Oggi si vuole credere a tutto tranne che a Dio. Lei, don Pasquale, dice che non adoriamo i santi e Maria? Oggi si ha fiducia senza riserve di quello che la religione impone, si presta certezza a ciò che i cosiddetti miracoli mariani fanno credere, alla moltitudine di santi, di statue, di figure, di apparizioni, di spiriti di defunti, ecc. Quante apparizioni mariane vi sono nel mondo?

Chi era Maria per le Sacre Scritture? Può veramente intercedere presso Dio in nostro favore? Esiste il papato nella Bibbia? Esiste la gerarchia ecclesiastica? Esiste il purgatorio?

No!!! Tutto falso!

Prendiamo ad esempio i cosiddetti medium. Essi pretendono d’essere coloro che fanno da tramite tra l’uomo vivo e quello morto. Non è vero. La Bibbia ci insegna, nel capitolo 16 di Luca. che non è permesso a coloro che sono morti di comunicare in alcun modo con i vivi. Ti chiedo allora chi è che parla con i viventi spacciandosi per defunto? Quando il medium non è palesemente un imbroglione, colui che si spaccia per un parente defunto è il demonio!

Vi siete mai domandato se tutto ciò che vi fanno credere sia vero o sia il frutto ingegnoso di un piano diabolico che si perpetua da secoli a danno dell’uomo? L’accusatore è un essere paziente furbo ed arrogante.

Egli <<ostacola l’opera di Dio>> 1 Tess.. 2:18; <<ostacola l’Evangelo>> Matteo 13:19, 2 Corinzi 4:4; <<possiede, acceca, inganna ed allaccia gli empi>> Luca 22:3, Apocalisse 20:7,8; <<afflige>> e <<tenta>>  Giobbe 1:12  i figli di Dio

Maria, la madre terrena di Gesù Cristo, è elevata oggi a divinità ed adorata come e più di Dio; ella era una povera ancella del Signore, una ragazza scelta tra le tante. E’ stata prescelta da Dio perché Gesù abitasse in mezzo a noi. Cristo doveva o no prendere il tempio fisico di un corpo per parlarci, istruirci e compiere miracoli? La scelta di Dio cadde su Maria, ma il grembo materno dove il Figlio di Dio fu incarnato poteva essere quello di qualsiasi altra ragazza. Non vi è santità in questo. Non ci deve essere cioè l’adorazione alla creatura. Eppure in questa epoca stolta, satana ha talmente accecato gli uomini che il culto inizialmente rivolto solo a Dio, è ora riversato sulla madre terrena di Gesù.

Ma aprite gli occhi! Essa non ha compiuto miracoli da viva, figuriamoci se li fa da morta! Il dio di questo mondo, il diavolo vestito da luce,  compie i miracoli! Se crediamo che sia Maria ha fare i miracoli cadiamo nel peccato d’abominio.

I peccati d’abominio, quelli odiati dal Signore, sono commessi sotto il protettivo manto della religione e della pietà cristiana, essi ingannano più d’ogni altra cosa, plagiando e possedendo.

Il nome di Dio viene usato falsamente e con apparenza di carità e miracolo, e gli uomini sono guariti dalle loro infermità e dalle loro patologie all’istante, in maniera tale d’esser posti, senza avvedersene, sotto il potere di satana che, “trasformatosi in angelo di luce opera miracoliDeuterenomio 13, 2-4; Matteo 7:22-23; 2 Corinzi 11-14.

Tutte le madonne che compaiono nel mondo e che realizzano prodigi e miracoli, tutte le statue che piangono lacrime o sangue, i dipinti o le reliquie che l’uomo stolto crede possano salvare, non sono altro che le medesime menzogne di un’unica falsa e occulta regia; quella del maligno.

Chiamatemi ora pure bestemmiatore, don Pasquale, ne sarò onorato.

Prima di me il mio Maestro Gesù è stato chiamato bestemmiatore, Egli stesso ci dice: “Il servo non è più grande del suo Signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostraGiovanni 15:20 >>.

<<Nessuno può essere come il Maestro!>>, obbiettò nervosissimo il parroco.

<<Certo, ma nel nostro piccolo siamo chiamati tutti ad essere Suoi discepoli e per questo è necessario avvisare gli uomini sulle terribili e malefiche astuzie dell’ingannatore, dell’accusatore degli uomini. Prendiamo la Bibbia e verifichiamo se quanto affermo è vero, don Pasquale!>>

<<La Bibbia no! La possiamo leggere e interpretare solo noi ecclesiastici. E non la prenderò certo stasera. E’ tardi, ho fame ed ho un appuntamento. Per quel che mi riguarda questa conversazione è terminata!>>

<<Va bene don pasquale. Ma sappiate bene che solo se si è disposti a lasciarsi aprire gli occhi e il cuore dal Signore, mettendosi sotto l’autorità della Sua Parola, potrete possedere la Verità>>.

<<Non voglio più parlare con te. Chi ti ha detto tutte queste cose? Ti hanno fatto il lavaggio del cervello e te lo hanno fatto in maniera portentosa. Se non ti conoscessi direi che sei indemoniato!>>

<<Ve l’ho detto prima. Chiamatemi come volete. Ma io seguirò Gesù e la Sua Parola per sempre>>.

<<Aveva ragione tua madre. Non c’è niente da fare con gli evangelici…>>.

<< Siete disposto ad aprire la Bibbia e a verificare che quello che scrivo è coerente con la Parola di Dio? Apriamola adesso. Ora è il momento della Grazia. Ora vi potete salvare. Non siamo al corrente di quanto tempo abbiamo a disposizione su questa terra, né sappiamo quale sia il momento in cui dobbiamo morire. Volete morire nel male, nell’errore? Se volete questo sappiate che lo vuole anche il “principe e dio di questo mondo” Giovanni 12:31, il demonio.

Abbiate cognizione, però, che un giorno vi giudicherà l’Onnipotente e non sarà semplice spiegargli che la chiesa romana cattolica vi ha fatto credere una cosa per un’altra, e comunque “l’ignoranza non diminuisce lo stato di colpa e di castigoLevitico 4 2-30, numeri 15, 22-29>>.

<<Ignorante a me? Ma lo sai quanto ho studiato al seminario!? Come ti permetti screanzato vangelista!>>

<<Un’altra volta con il discorso del seminario? Non avete ancora capito che avete gli occhi chiusi dal diavolo? Ma comunque non potrete dire al Signore, quando chiederà conto alla vostra anima, che nessuno vi ha avvertito, perché oggi io l’ho fatto! Assistiamo oggi alla fase finale della lotta di Satana contro Dio. E voi siete parte integrante di questa lotta. Ma siete dalla parte sbagliata della barricata>>.

<<Come osi dire questo? Con quale autorità stai parlando? Chi ti ha dato questa forza?>>

<<Gesù è stato a darmi l’autorità con cui parlo. Siamo alla fine dei tempi, don Pasquale. I segni caratteristici sono molti e si susseguono sempre più a ritmo incalzante. Gli sconvolgimenti ambientali, economici, politici, sociali, morali e spirituali sono già di per se degli avvertimenti per tutti.

Oggi l’umanità ha in prima fila le bugie dell’antico serpente, eppure non ve se accorge affatto!

L’idolatria è un segno tangibile della fine dei tempi>>.

<<Venerare i santi e Maria non è idolatria. Stai nuovamente bestemmiando!>>

<<Ah si? E allora come posso definire coloro che seguono le mute, cieche e sorde statue in processione? Come posso definire coloro che credono in queste inanimate creature dell’uomo e confidano in esse, pregandole e adorandole? I comandamenti del Signore parlano chiaro: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio gelosoEsodo 20:4.  Solo a Dio deve essere rivolto il culto e l’adorazione!

Oggi invece, lo sapete bene don Pasquale perché lo fate, accade che: “Il mio popolo consulta il suo idolo di legno, il suo bastone gli dà delle istruzioni; poiché lo spirito della dissolutezza lo svia, egli si prostituisce, sottraendosi al suo DioOsea 4:12.

“…Israele ha contaminato il paese e ha commesso adulterio con la pietra e col legnoGeremia 3:9.

Non hanno intelletto quelli che portano il loro idolo di legno e pregano un dio che non può salvareIsaia 45:20. “Le loro statue sono messe sopra animali, su bestie da soma; questi idoli che portate qua e la sono diventati un carico, un peso per la bestia stanca!” Isaia 46:1.

Oggi, come allora, l’adorazione agli idoli non è cambiata. Cambiano i tempi e le situazioni, ma la sostanza è immutata. Oggi non si adorano più vitelli o aquile. I personaggi che vengono divinizzati sono santi e madonne fatte di legno e pietra che non vedono, non sentono e non  parlano. Il demonio ha accecato gli occhi di tantissime persone che credono di fare una cosa buona ed invece perdono la propria anima! L’idolatria e la superstizione si trovano ovunque vi sono uomini e donne disposte a credere e a confidare nelle statue e nelle immagini create da loro stessi al posto dell’Iddio Vivente.

Come scrisse l’apostolo Paolo nella  lettera  ai   Tessalonicesi, siamo perciò  arrivati   nell’età in cui: “Dio manda loro una potenza d’errore perchè credano alla menzogna, affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell’iniquità,  siano giudicati2 Tess. 2:2-11>>

<<Cosa vuol dire questo versetto Bibblico?>>

<<Veramente lei è un prete e dovrebbe saperlo! È risoluto nell’affermare che Dio è stanco che abbiate comunione con i demoni, che abbiate chiuso il cuore a Lui, è stanco che crediate più alle bugie di satana che alla Verità. Perciò convincerà il vostro sentimento e la vostra mente d’essere nel giusto, mentre in realtà state sbagliando, vi farà credere e confidare nei santi oramai morti, in Maria, nelle statue che raffigurano uomini e donne del passato, nelle immagini che lacrimano, vi farà prostrare ad esse, farà in modo che le portiate in processione, vi farà pensare che sentano, farà in modo che voi le preghiate e in tutto questo non interverrà, affinché, essendovi compiaciuti del vostro peccato e avendo creduto in esso, siate in realtà muti, sordi e ciechi come loro.

L’unica differenza è che lei, a difformità loro, perderà l’anima.

Come Paolo anche io brancolavo nel buio, addirittura ero zelante delle cose della religione, non di Dio, avevo come voi “zelo senza conoscenza. Perché ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di DioRomani 10,2-3.

Poi però, proprio come Paolo sulla via che portava a Damasco, fui illuminato dal Signore che ha parlato al mio cuore. Ho acquistato la vista spirituale, mi sono consacrato al Vangelo e sono stato battezzato nello  Spirito Santo>>.

<<Basta! E’ troppo! Fuori di qui! Vai via immediatamente!>>

<<Si. Vado via, non c’è bisogno di spingere in questo modo>>.

Don Pasquale era furioso e stordito dalle parole di Damiano che, come lame affilate, penetravano nella sua mente.

Ma, come spronato da qualcuno, Damiano si girò di scatto, proprio a ridosso del portone d’entrata, dicendo: <<Don Pasquale sveglia!!! Anche voi potete scegliere Gesù come personale Salvatore, abbandonando la vecchia strada che porta dritta all’inferno. Anche voi potete essere Salvato. La salvezza non si ottiene tramite le opere “buone”, tramite tutti i sacrifici che fate voi cattolici, tramite il digiuno o per mezzo del sorreggere statue in processione con enorme fatica e lasciando i segni di questa vostra sofferenza sul corpo; tramite il pellegrinare in tutti i posti del mondo per venerare una statua, per mezzo dei vostri voti ai santi e le vostre preghiere alle figure scolpite. No, non vi salveranno, anzi, la vostra condanna è già arrivata!

E che dire delle vostre elemosine in chiesa? E le messe che a suon di euro vi fate pagare a suffragio degli estinti? Estingueranno questi i loro peccati e avranno meno anni in purgatorio? Voi sapete bene che i soldi non espieranno i peccati di un morto, non lo potranno mai fare. E’ come dire che un ricco può pagare la salvezza liquidando i peccati suoi o dei suoi cari a suon di monete! Gesù invece ha detto che: “E’ più facile a un cammello passare per la cruna d’un ago, che ad un ricco entrare nel regno di Dio” Luca (18:25).

E poi il purgatorio non esiste! Vi esorto ad aprire la Bibbia e a trovare solo una parola, una sola che sia purgatorio o simile. Non c’è! Gli inferi esistono invece, eccome! La loro porta è spalancata per coloro che vogliono credere alle bugie sataniche, compreso lei don Pasquale.

L’incredulità e la disobbedienza verso Dio e la Sua Parola aprono il cuore dell’uomo a “tutti gli spiriti di menzogna ed a tutte le potenze del mondo invisibile” Efesini 6:12, conducendo insensibilmente l’uomo all’idolatria e alla superstizione. Ravvedetevi e credete nel Figlio di Dio, in Gesù Cristo, poiché Egli stesso disse: “Nessuno viene a Dio se non per mezzo di MeGiovanni  14:6.

Se solamente Gesù è la Via per il paradiso, se solo Gesù è la Verità che tanto cerchiamo nel mondo, se solo Gesù è la Vita Eterna che desideriamo, se solo Gesù intercede con Dio, allora chi sono tutti gli altri che hanno la pretesa di Intercessione, di Vita di Verità e Via?

Voi preti e tutta la gerarchia ecclesiastica osate dire d’essere gli intermediari tra Dio e l’uomo. Il papa afferma: “Io sono il vicario di Dio sulla terra!” Stolto lui e chi crede in questo perché, se credete ciò, avete già sbagliato strada! “Infatti c’è un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti1 Timoteo 2:5. Quante volte avete detto la messa e quante volte avete confessato gli uomini? Non potevate farlo don Pasquale, siete un uomo peccatore quanto quelli che confessate!

Avete confidato negli idoli che adornano le vostre chiese, ma la vita che conducete è rimasta tale e quale a prima, anzi è peggiorata. Quando uscite dalle vostre cattedrali siete spiritualmente più poveri di prima perché non avete accettato Gesù come personale e unico Salvatore, perché solo Lui ci può cambiare, nessuna chiesa o nessun prete come lei o migliore di lei può farlo.

Siamo redenti solo attraverso un nome, quello di Gesù Cristo, l’Unto di Dio. “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12) >>.

Appena ebbe finito di parlare, già oltre la soglia della chiesa, un solenne schiaffo gli arrivò sulla faccia. Era il secondo ceffone che prendeva negli ultimi tempi, dopo quello di suo padre, ma era proprio  quello che gli confermava, laddove ce ne fosse bisogno, che quanto detto aveva turbato profondamente il parroco.

<<Perché questo schiaffo, don Pasquale? Gesù vi ama, arrendetemi a Lui>>

Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: <<Così rispondi al sommo sacerdote?>> Gesù gli rispose: <<Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” Giovanni 18:22,23.

Damiano uscì fuori. La chiacchierata s’era allungata molto più del previsto ed era già buio.

“Dove andare?”, pensava intanto tra se e se.

Qualunque persona di buon senso avrebbe fatto ritorno a casa dopo una simile conversazione, ma Damiano, pur affranto per la condizione spirituale attorno a se, decise di continuare la sua evangelizzazione andando a trovare una persona anziana di sua conoscenza. Gesù lo aveva chiamato nella sua Fabrizia e li doveva servirlo.

Era nei pressi dell’abitato vecchio del paese e si fermò presso un’abitazione fatiscente. Li viveva un’anziana signora, Carmeluzza la runca, vedova e abbandonata da anni al suo destino, anche dall’unico figlio che lavorava fuori regione. I due si conoscevano da tempo perché Damiano, da piccolo, giocava a pallone con i suoi amici proprio vicino all’abitazione di Carmela. Le chiedeva spesso dell’acqua per dissetarsi dalle ore passate a giocare. E lei non rifiutava, anzi, di tanto in tanto, gli offriva una merenda da mangiare. E Damiano non aveva dimenticato……

<<Signora Carmela? Ci siete?>> <<Cu è?>>. <<Sono Damiano, il figlio di Antonio lu spagnualo>>. <<A Damiano mio! Trasa, trasa. E quantava chi non ti viju, ti facisti natru tantu!>> <<A Carmeluzza bella, sicuramente stati penzandu chi vòla chistu cà mò!>>. <<No, no, chi dici. Assettati cà ca sugnu anni chi nùdu vena mu mi trova. Nùdu, compresu figgjuma Mario!>> <<Sono venuto a darvi una bella notizia>>.

<<Ti mariti a Damianu mio?>> <<No, vi devo dare una notizia più bella!>> <<E che c’è di più bello che sposarsi?>> <<C’è che ho incontrato Gesù e voglio parlavi di Lui>>.

Contrariamente a quello che pensava Damiano, cioè che Carmela potesse obiettare qualcosa sentito il nome Gesù, ella invece sembrò da subito interessata a quello che aveva appena sentito.

<<E dimmi fighju, parlami di Gesù>>.

Damiano, che comunque rammentava le parole del Signore sull’obbiettivo che deve avere un Cristiano, l’evangelizzazione, rimase un attimo in silenzio, come stupito dalla risposta positiva, ma poi raccontò di come il Signore aveva trasformato la sua vita ed era entrato a far parte, concretamente della sua esistenza, ora finalmente con un obiettivo. La cosa che più colpì Carmela, fu percepire che Gesù era morto per lei sulla croce.

La donna perciò, dopo averlo ascoltato attentamente, disse: <<Lo so che Gesù è morto in croce, ma non pensavo fosse morto per me…>>.

<<Si Carmela, è morto per ognuno di noi. Vuoi accettarlo ora come tuo personale Salvatore e confessare con le tue labbra che sei una peccatrice bisognosa di Gesù che è l’unico che ti può portare in Cielo?>>.

<<Ma io ho fatto tante opere buone, andrò lo stesso in Cielo!>>

<<No, non potrai andare in Paradiso per le tue opere. Nessuna carne sarà salva per le opere: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 10:34).

Ti immagini Carmela se acquistassimo la Salvezza eterna mediante le opere? Tutti a vantarsi d’essere salvati tramite i propri mezzi e con le proprie mani. E Gesù cos’è venuto a fare sulla terra? E’ venuto a morire come un bestemmiatore e un assassino o per trascorrere il tempo? In Cielo non stava bene?>>

<<Ma io sono cattolica. I miei genitori erano cattolici. Come faccio a cambiare religione ora che sono anziana?>> <<Non devi cambiare religione, devi accettare Cristo e confessarlo con la tua voce e il tuo cuore>>. <<Ma io non voglio cambiare religione>>, insistette ancora Carmela.

<<Col cuore, confessa Gesù con il tuo cuore, adesso, lascia stare le religioni>>.

<<No Damiano. Non è così semplice. Cosa direbbe mio figlio, i paesani, il prete?>>

<<Ma se sono anni, come tu stessa hai detto, che nessuno viene a trovarti?>>

<<Ma poi, se accetto Gesù, non posso più andare dietro le processioni dei santi, di sant’Antonio, di la madonna di lu carminu, non mi posso più confessare, non posso recitare il rosario. E poi natale, pasqua, la festa…>>.

Damiano l’interruppe dicendole: <<Lascia stare queste cose, sarà il Signore a liberarti pian piano o immediatamente dall’idolatria. Ora è il momento di accettare Cristo. Adesso>>.

<<Damiano non insistere. Sento che quello che hai detto è fermo nella mia testa, ma non è sceso nel cuore. Non riesco a fare quel che dici. Non insistere>>.

Ma Damiano, che conosceva bene l’importanza di accettare Gesù quando veniva presentato come l’Iddio vivente, e anche vista l’età della donna, insistette ancora, come dice la seconda lettera di Timoteo 4:2, “Predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole o sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza”, ma la donna disse ancora: <<Basta Damiano, sono stanca e vado a dormire. Non proseguire perché non me la sento. Magari un’altra volta, ne riparliamo un’altra volta>>. Damiano allora salutò Carmela, dicendole: <<Se le parole che hai ascoltato stasera scenderanno nel tuo cuore, non esitare. Invoca il nome di Gesù per la salvezza. Buonanotte, verrò presto a trovarti>>.

<<Vieni quando vuoi, ma non parlarmi più di queste cose!>>

Damiano uscì da quella casa e si avviò verso la propria. Non sera certo a conoscenza che quella era l’ultima volta che vide Carmela.

Quella notte infatti il Signore ridomandò l’anima sua, ed ella fu trovata sporca davanti a Dio. Il sangue di Cristo non poté coprire il suo peccato perché non aveva confessato con il cuore che Gesù era morto al suo posto. Era arrivata molto vicina al Cielo; giusto 18 pollici dalla meta. Senza purtroppo entrarvi.

Damiano continuò a predicare l’evangelo, senza stancarsi. Si sposò con Sara e servirono assieme l’Iddio Vivente. E il primo frutto che Damiano vide, dopo diversi anni, fu quello del padre Antonio, proprio colui che gli dette il primo schiaffo per l’Evangelo, che si convertì al Signore poco prima di morire. Gesù aveva cominciato un opera a Fabrizia. Chi poteva fermare la sua mano?

Allora Gesù, guardatali tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: <<Stendi la mano!>> Egli la stese, e la sua mano tornò sana” (Marco 3:5).

Antonio Cirillo

Amico/a, stendi la tua mano verso Gesù, prima che sia troppo tardi e possa perdere il Cielo per una piccola distanza. Ti bastano appena 18 pollici.

Il Signore ti Benedica!

Altre pubblicazioni dell’Autore: “Il Domani Profetico”; “L’Universo in un paese”; “Il Riflesso dell’Anima”; “L’Inganno del Cherubino Protettore”; “Li Fantasmi e l’improsaturi”; “Il Pescatore”; “Renovatio”.

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