Tradizione della C.C.R. (6): il sacramento della “Penitenza” (o Confessione)

 

La confessione dei peccati“- I.  Storia delle religioni. –  La pratica di confessare un peccato commesso, al fine di liberarsi dell’impurità e delle responsabilità morali che ne derivano e quindi di riacquistare la perduta innocenza e purezza, si ritrova presso numerose religioni.  Particolarmente diffusa nelle religioni dei popoli cosiddetti “primitivi”, essa è sopravvissuta anche nell’ambito delle grandi culture dell’antichità, in Egitto, in Mesopotamia, in Siria, presso gli Hittiti, gli Ebrei, i Greci, ecc. …”

Secondo l’insegnamento cattolico, l’autore che tratta la voce “confessione dei peccati” dà la seguente descrizione: ” II. Religione cattolica. – Confessione sacramentale. – E’ l’accusa dei peccati fatta a un sacerdote approvato per ottenerne l’assoluzione. E’ la parte centrale e più caratteristica del sacramento della penitenza, istituito da Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il battesimo. Per avere il sacramento infatti è ancora necessario il dolore interno del male fatto, e il ricevere l’assoluzione stessa. La formula essenziale dell’assoluzione insiste nelle parole: Io ti assolvo da tutti i peccati in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Se ne trova l’istituzione nel mandato di Gesù ai suoi apostoli di rimettere i peccati, con le parole: “I peccati da voi rimessi, saranno rimessi, quelli ritenuti, ritenuti” (Matteo, XVIII, 18). Questa potestà  è concessa a modo di un giudizio, il quale quindi non può essere pronunciato che con conoscenza della causa; implica quindi l’accusa della materia da assolvere. Il fedele è poi tenuto a eseguire per penitenza quelle opere che il confessore gli prescrive, oppure a recitare delle preghiere secondo che gli viene comandato. A ogni modo sarebbe difficile additare nella Chiesa antica degli esempi concreti di confessione quale oggi si intende. La disciplina d’allora si può ricavare solo indirettamente dalle istituzioni penitenziali del Medioevo, dalla dottrina dell’indefettibilità della Chiesa, e anche dalla considerazine che non si trova in nessun tempo e in nessuna regione che questa istituzione sia presentata come una novità. E’ certo però che anticamente la confessione fu molto meno usata e molto meno raccomandata che non nei tempi moderni. … La dottrina e la disciplina della confessione furono fissate specialmente dal Concilio di Trento in una celebre sessione (XIV del 25-XI-1551). Essa è necessaria (almeno in voto) per ottenere il perdono dei peccati mortali commessi dopo il battesimo. A differenza del battesimo si può ripetere ogni volta che si vuole; ogni fedele è tenuto a confessarsi almeno una volta l’anno, secondo i precetti generali della Chiesa; suppone nel confessore una facoltà di assolvere ricevuta dalla Chiesa; deve essere accompagnata dal dolore dei peccati e dal proposito di non ricadervi; deve imporre un’accusa completa al possibile di tutte le colpe gravi secondo il loro numero e la loro specie diversa. Non si è invece tenuti a confessare peccati dubbi (v. anche Confessore).” (GRANDE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO UTET – Fondato da Pietro Fedele – volume V).

La confessione richiesta per i devoti della Chiesa Cattolica Romana è completamente diversa dalla confessione prescritta nella Parola di Dio. Il dettame della Scrittura riguardo la confessione è: “Confessate i vostri falli gli uni agli altri” (Giacomo 5:16a), che implica che il prete dovrebbe confessare i suoi peccati alla gente, come la gente dovrebbe confessare i suoi peccati al prete, se uno dei due peccasse contro l’altro. Ciò non avrebbe mai servito a qualunque scopo del dispotismo spirituale e pertanto la Chiesa Cattolica Romana, abbandonando la Parola di Dio, è dovuta ricorrere al sistema babilonese. In quel sistema, la confessione segreta fatta al sacerdote, secondo una forma prescritta, era richiesta a tutti coloro che erano ammessi ai “Misteri”; e non ci sarebbe stata alcuna confessione se non ci sarebbe stata una completa iniziazione.

Salverte descrive questa confessione nel modo in cui veniva osservata in Grecia; essa consisteva in riti che possono chiaramente essere di origine babilonese:

“Tutti i Greci, da Delfi alle Termopili, erano iniziati nei Misteri del tempio di Delfi. Il loro silenzio riguardo ad ogni cosa che gli veniva comandata di rimanere in segreto era garantita sia dal timore delle punizioni minacciate da una falsa rivelazione, che dalla CONFESSIONE generale pretesa dagli aspiranti dopo l’iniziazione: una confessione che gli causava uno spavento più grande dell’indiscrezione del sacerdote, che gli diede ragione di temere la loro indiscrezione.”

Questa confessione è anche citata da Potter, nella sua opera “Antichità greche”,  sebbene sia stata generalmente trascurata. Nella sua relazione sui misteri eleusini, dopo la descrizione delle cerimonie preliminari e delle istruzioni prima dell’ammissione dei candidati per l’iniziazione nella presenza immediata delle divinità, prosegue in questo modo: “Allora il sacerdote che li iniziò, chiamato “ierofante”, proponeva delle DOMANDE, come: se avessero digiunato, ecc., a cui essi rispondevano in un certo modo. “Qui l’eccetra potrebbe non catturare l’attenzione di un generico lettore; ma è un eccetra significativo, e contiene un grande affare. Significa: “Sei libero da ogni violazione di castità?” E non solo nel senso di impurità morale, ma nel senso fittizio di castità che il Paganesimo tiene sempre in considerazione. “Sei libero dalla colpa di omicidio?” – nessuna colpa di strage, anche accidentale, sarebbe ammessa fino a quando non sarebbe stata espiata dal sangue, e c’erano certi sacerdoti, chiamati “Koes”, che “ascoltavano le confessioni” in alcuni casi e cancellavano la colpa. Il rigore delle indagini nel confessionale paganano è evidentemente implicito in certi  poemi licenziosi di Properzio, Tibullo e Giovenale. Wilkinson, nel suo capitolo sui “Digiuni riservati e penitenze”, dove dice che essi  “erano rigorosamente forzati” relativamente a “certe regole poste in determinati periodi”, ha molti riferimenti classici, che provano chiaramente da dove Popery ricavava il tipo di domande che caratterizzavano quel genere di oscenità nel suo confessionale, come mostrato nelle pagine note di Peter Dens.

La pretesa della richiesta di questa confessione auricolare era che le solennità a cui l’iniziato era ammesso erano così alte, così celesti, così sacre, che nessun uomo con qualche senso di colpa di menzogna nella sua coscienza e con qualche peccato non cancellato potesse essere legalmente ammesso ad esse. Pertanto, per l’incolumità di coloro che dovevano essere iniziati, si riteneva che doveva essere indispensabile che il sacerdote che presiedeva alle solennità doveva provare a fondo le loro coscienze, per timore che se qualcuno partecipasse senza  il purgamento delle precedenti colpe contratte, l’ira degli dei fosse provocata contro gli invasori profani. Questo era il pretesto; ma visto che sappiamo la natura essenzialmente demoniaca sia delle divinità che della loro adorazione, chi  può venire meno nel credere che ciò non era nient’altro che un pretesto? … e che lo scopo principale, nel richiedere dei canditati per l’iniziazione per fare la confessione al sacerdote di tutte le loro mancanze segrete e difetti e peccati, era proprio quello di porli totalmente sotto il potere di coloro a cui  venivano confidati i sentimenti più intimi delle loro anime ed i loro segreti più importanti? Ora, esattamente nello stesso modo, e per gli stessi identici scopi, la Chiesa Cattolica Romana ha messo a punto il confessionale. Invece di sacerdoti  e gente simile, che richiede di operare come la Scrittura richiede e cioè di “confessare i loro falli gli uni agli altri” quando uno dei due ha offeso l’altro, essa ordina, pena la perdizione, di confessare tutto al sacerdote, sia se hanno trasgredito contro di lui o no, mentre il sacerdote non è per niente sotto l’obbligo di confessare alla gente.

Quindi, nella Chiesa Cattolica Romana, senza confessione non ci può essere ammissione ai Sacramenti, allo stesso modo in cui, al tempo del paganesimo, senza confessione non ci sarebbe stata ammissione al beneficio dei Misteri. Ora, questa confessione è fatta da ogni individuo, in SEGRETO ed in SOLITUDINE, al sacerdote che siede nel nome di Dio e che è vestito con l’autorità di Dio, investito della potenza di esaminare le coscienze, di giudicare le vite, di assolvere o condannare secondo il suo volere, esclusivo ed arbitrario, e secondo il suo piacere. Ciò è il perno grandioso su cui l’intero “Mistero dell’iniquità”, rappresentato dal papato, è stato convertito; ed ovunque è presente sottomissione ad esso, ammirevolmente si fa parte del progetto di legare degli uomini in una miserabile sottomissione al sacerdozio.

Conformemente al principio in cui il confessionale acquista importanza, la “Chiesa”, ovvero il clero, è chiamata ad essere la sola depositaria della vera fede della Cristianità.  Come i sacerdoti caldei erano creduti  come gli unici ad avere la chiave della comprensione della Mitologia di Babilonia, una chiave lasciatagli in eredità  dai tempi primordiali, così i sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana si sono costituiti come i soli interpreti della Scrittura; solo loro hanno la vera tradizione, trasmessa attraverso i secoli, senza cui è stato impossibile giungere al suo vero significato. Pertanto esigono una fede implicita nei loro dogmi; tutti gli uomini sono stati legati a credere come la Chiesa credeva, mentre la Chiesa  in questo modo darebbe forma alla sua fede secondo i suoi piaceri. Inoltre, come possessori dell’autorità suprema, oltre alla fede, essi lascerebbero andare più o meno, secondo quando essi hanno ritenuto più opportuno; ed l’insegnamento delle grandi verità della religione “RICHIEDEVA” fondamentalmente un principio nel sistema di Babilonia, come lo è stato nel Romanesimo o nel Trattarianesimo. * E’ stata questa imposizione sacerdotale a dominare sulla fede dell’uomo, che “soffocava la verità con l’ingiustizia” ** nel mondo antico, così che “le tenebre sovrastavano sulla terra e le tenebre fitte sovrastassero sulla gente”. E’ stata proprio questa stessa affermazione, nelle mani dei preti cattolici, che è stata introdotta nei tempi bui, quando, durante un’epoca cupa, il Vangelo era sconosciuto e la Bibbia era un libro sigillato per milioni che portarono il nome di Cristo. Allora, con tutto il rispetto, vediamo come la Chiesa Cattolica Romana porta nella fronte il nome: “Mistero, Babilonia la Grande.

* Anche tra gli iniziate c’era una differenza. Alcuni erano ammessi solo ai “Misteri minori”; i “Maggiori” erano per pochi privilegiati. (WILKINSON – Gli antichi Egiziani).

** Romani 1:18. I migliori interpreti rendono il passo come dato sopra. Si osserva che Paolo sta espressamente parlando dei pagani.

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