Cosa devi fare per essere salvato

Tu devi nascere di nuovo       

Gesù Cristo un giorno disse a un capo dei Giudei di nome Nicodemo, che era andato da lui di10falli e nelle tue trasgressioni. Forse sei andato dal prete a confessare i tuoi peccati ma inutilmente,11e al suo regno, per pregare, per cantare, per compiere ogni opera buona alla gloria di Dio (cfr.12Cosa devi fare per ottenere la vita eternaO Cattolici romani, i preti vi hanno insegnato e vi insegnano quanto segue: ‘Dio dà il Paradiso13avere la vita eterna da Dio devo solo credere? Sì, proprio così. Gesù infatti disse: “Chi crede trebbe chiamare più il dono di Dio e il sacrificio di Gesù varrebbe quasi nulla. Forse dopo avere15dal corpo e d’abitare col Signore” (2 Cor. 5:8). Sì, abbiamo a tale riguardo in noi lo stesso16in cielo ha ordinato di battezzare coloro che credono in Lui infatti disse: “Andate dunque, 

notte: “Bisogna che nasciate di nuovo” (Giovanni 3:7). Quindi è imperativo nascere di nuovo

secondo quello che ha detto Gesù Cristo, il Figlio di Dio disceso dal cielo per annunciarci

quello che gli aveva ordinato di dire il Padre suo. Ma perché è necessario nascere di nuovo?

Perché come poco prima aveva sempre detto Gesù a Nicodemo: “Se uno non è nato d’acqua e

di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5). Il Regno di Dio di cui ha parlato

Gesù è il Paradiso celeste, un luogo splendido e glorioso che non si può vedere con questi occhi

ma che esiste nell’aldilà e precisamente nei cieli (cfr. 2 Corinzi 12:1-4). Sì, nei cieli, esiste

un luogo meraviglioso dove si entrerà subito dopo morti con l’anima – in attesa della resurrezione

corporale che avrà luogo al ritorno dal cielo di Gesù (cfr. Apocalisse 6:9-11; 1 Tessalonicesi

4:13-18) – ma come ti ho appena detto a condizione che uno sulla terra sia nato di nuovo.

Nel caso invece uno non è nato di nuovo quando morirà la sua anima andrà nell’Ades

(greco per ‘mondo invisibile’), conosciuto meglio come inferno, che è un luogo anche questo

che non si può vedere con questi occhi ma a differenza del Paradiso è un luogo di tormento,

dove regna il caos, dove ci sono tenebre fitte, dove arde un fuoco non attizzato da mano

d’uomo, e come disse più volte Gesù c’è il pianto e lo stridore dei denti (cfr. Giobbe 10:21-

22; 20:26; Luca 16:22-31). Là l’anima del peccatore attenderà il giorno del giudizio quando

risorgerà corporalmente per essere giudicato secondo le sue opere e scaraventato nello stagno

ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apocalisse 20:11-15; 21:8) dove rimarrà

per l’eternità in mezzo ad atroci e intensi tormenti. Riconosci dunque da te stesso

l’importanza che ha la nuova nascita; essa costituisce la maniera in cui si può essere salvati

dalle fiamme dell’inferno prima e poi dallo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Non una maniera,

ma l’unica maniera; non esiste un’altra maniera per mezzo della quale si può scampare

alla perdizione eterna. Fino ad adesso ti ho fatto solo sapere la destinazione di chi è nato di

nuovo e quella di chi non è nato di nuovo, una volta morti. Ora ti voglio fare sapere come si

sperimenta la nuova nascita nella propria vita. Per spiegartelo nella maniera migliore però sono

costretto a partire da molto lontano e cioè dal primo uomo, Adamo, perché per mezzo di

lui il peccato è entrato nel mondo e quando si parla della nuova nascita occorre parlare del

peccato. Ora, Dio quando creò l’uomo lo pose nel Giardino dell’Eden e gli comandò di non

mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, pena la morte infatti gli

disse: “Nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17). Adamo però disubbidì

e così in quel preciso giorno morì, ma non fisicamente bensì spiritualmente. E tramite lui il

peccato è entrato nel mondo e si è esteso a tutta l’umanità (cfr. Romani 5:12). Tutti quindi

hanno peccato e sono morti spiritualmente come lo era Adamo dopo avere peccato (cfr. Romani

3:23). Ecco il punto, la morte spirituale regna in coloro che hanno peccato (cfr. Romani

5:17). Anche tu dunque hai peccato davanti a Dio, non importa se tanto o poco, e non importa

di che tipi di peccati ti sei reso colpevole, se di un furto che ti ha fruttato solo poche lire o di

una rapina a mano armata in una banca che ti ha fruttato tanti milioni o persino miliardi, se di

una bugia detta per scherzare o per nascondere un misfatto compiuto da te o da altri, se di una

parolaccia contro il tuo prossimo o di una bestemmia contro Dio, e potrei proseguire, il peccato

è peccato, e il suo salario è in ogni caso la morte (cfr. Romani 6:23; Giacomo 1:15), perciò

tu sei un peccatore, sei morto spiritualmente. In te non c’è vita – spiritualmente parlando – solo

la morte. Sei un figliuolo d’ira dunque (cfr. Efesini 2:3) su cui posa l’ira ardente di Dio che

odia gli operatori di iniquità (cfr. Salmo 5:5). Ecco perché non hai comunione con Dio, ecco

perché non hai nessuna speranza, ecco perché hai paura della morte e quando ne senti parlare

fai degli scongiuri che per altro non riescono per nulla ad allontanare la morte perché essa si

sta avvicinando velocemente, ed ecco perché quando senti parlare dell’inferno sei preso dai

brividi e fai di tutto per cambiare discorso o cerchi di non sentire; perché sei morto nei tuoi

perché anche dopo che ti ha assolto e tu hai compiuto le cose che ti ha prescritto hai

continuato e continui a sentirti sempre un peccatore nel tuo intimo, un peccatore perduto senza

speranza. Quei peccati confessati sono ancora attaccati alla tua coscienza e pesano come un

macigno su di te. La coscienza che Dio ha posto in te questo te lo attesta chiaramente. E questo

perché il prete è un uomo che non può rimettere i peccati a nessuno.

Essendo dunque questa la situazione in cui tu ti trovi, hai bisogno di essere vivificato, di sperimentare

una risurrezione spirituale che porti in te la vita spirituale, la comunione con Dio, in

altre parole di nascere di nuovo. Ecco allora cosa devi fare per nascere di nuovo. Devi ravvederti

dei tuoi peccati, cioè pentirti dei tuoi misfatti e proporti di non compierli più, e credere

con tutto il tuo cuore in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (cfr. Atti 20:21). Quello che devi credere,

quando dico che devi credere in Gesù Cristo, è che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri

peccati, che fu seppellito, e che il terzo giorno risuscitò per la nostra giustificazione e apparve

a quelli che egli aveva scelto come suoi testimoni cioè gli apostoli (cfr. Atti 10:38-43). Questo

è il Vangelo di Dio (cfr. 1 Corinzi 15:1-5) che mostra agli uomini il grande amore che Dio ha

avuto per tutto il mondo offrendo il suo Unico Figliuolo per la propiziazione dei nostri peccati

affinché per mezzo di lui noi vivessimo (cfr. 1 Giovanni 4:9). Nel momento in cui farai ciò

avverrà questo; ti sentirai nascere di nuovo e diventare una creatura nuova (cfr. 2 Corinzi

5:17). Questo avverrà per la virtù della Parola di Dio (cfr. Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:23) che la

Scrittura paragona all’acqua (cfr. Isaia 55:10-11; Efesini 5:25-27), e dello Spirito Santo; ed è

qualcosa che non si può capire appieno. Sperimenterai sull’istante il lavaggio dei tuoi peccati,

e quindi il perdono di Dio che porterà in te la pace e la gioia della salvezza. Non sarai più un

figlio d’ira ma un figlio di Dio; non sarai più un nemico di Dio perché sarai riconciliato con

Dio; non sarai più uno schiavo del peccato perché sarai liberato dal peccato; non sarai più sulla

via della perdizione che mena alle fiamme dell’inferno ma sulla via che mena in Paradiso, e

perciò non avrai più paura di morire perché saprai dove andrai come anche non avrai più paura

dell’inferno. E tutto questo in virtù della grazia di Dio mediante la fede (cfr. Efesini 2:8-9).

Non ci sarà dunque da parte tua niente di cui gloriarti nel cospetto di Dio perché ciò che otterrai

lo otterrai gratuitamente e non in virtù di tue opere giuste compiute (cfr. Tito 3:4-7).

Una volta sperimentata la nuova nascita dato che lo Spirito Santo sarà in te ad attestarti che

sei un figlio di Dio lavato con il prezioso sangue di Gesù, devi farti battezzare in acqua per

immersione perché Gesù prima di ascendere in cielo ha ordinato di battezzare coloro che credono

in Lui infatti disse: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome

del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo” (Matteo 28:19). Il battesimo è necessario al fine

di avere una buona coscienza davanti a Dio perché l’apostolo Pietro dice che esso è “la richiesta

di una buona coscienza fatta a Dio” (1 Pietro 3:21). Mediante il battesimo si testimonia

al diavolo e ai suoi ministri (come anche alle persone del mondo che sono presenti o che

odono di esso) di essere diventati dei discepoli di Cristo Gesù, di non volere vivere più per sé

stessi ma per Colui che è morto e risuscitato per noi, e perciò di avere rinunciato a sé stessi ed

ai piaceri del peccato che offre il diavolo tramite questo mondo malvagio. Devi infatti sapere

che quando si nasce di nuovo si viene strappati da questo presente secolo malvagio che giace

nel maligno e trasportati nel regno del Figliuolo di Dio; che prima della nuova nascita si serve

il peccato ma dopo si comincia a servire la giustizia. E’ un atto dunque il battesimo con il quale

si dichiara di essere morti al peccato e al mondo. Cerca dunque subito una comunità di credenti

in Cristo Gesù e chiedi al pastore o agli anziani di questa comunità di battezzarti (cfr.

Atti 8:36,38).

E rimani con i membri di questa comunità perché sono anche loro nati di nuovo. Sono dei fratelli

e delle sorelle in Cristo Gesù che devi amare a fatti e in verità (cfr. 1 Giovanni 3:16-18)

perché così Cristo ha comandato (cfr. Giov. 15:17), e con cui devi camminare assieme in attesa

del ritorno del Signore dal cielo. Frequenta assiduamente le riunioni, cerca i fratelli anche

quando non ci sono delle riunioni ufficiali e sta con loro per parlare delle cose relative a Gesù

Atti 2:41-47). In questa maniera ti fortificherai e crescerai spiritualmente.

Naturalmente il tuo passaggio dalla morte alla vita sarà notato dai tuoi genitori, o da tua moglie

o da tuo marito, o dai tuoi figli, e da chiunque ti conosce. Che devi fare nei loro confronti?

Spiegargli cosa ti è accaduto, cioè come il Signore ha avuto pietà di te perdonandoti i tuoi

peccati e facendoti rinascere a nuova vita (cfr. Luca 8:39) e questo per guadagnarli a Cristo.

Non vergognarti di testimoniare dell’opera che Dio ha compiuto in te come Cristo non si è

vergognato di morire per te sulla croce (cfr. Marco 8:38). E’ importante poi che tu sii loro

d’esempio nel parlare, nell’amore, nella purità, nella condotta, al fine di fare vedere loro la luce

del Signore (cfr. Matteo 5:14-16) e naturalmente sempre per guadagnarli a Cristo. Questo

significa che ti devi astenere da qualsiasi concupiscenza carnale e mondana a cui prima di nascere

di nuovo eri dedito. Smetti di uccidere, di commettere peccati contro natura, di commettere

fornicazione, adulterio, smetti di effeminarti, smetti di rubare, di dire bestemmie menzogne

e parolacce, smetti di amare il denaro, smetti di essere arrogante, superbo, sgarbato, violento,

iracondo, smetti di vestirti in maniera sfarzosa o attillata, o provocante, smetti se sei

uomo di metterti in pantaloncini o a dorso nudo, smetti di guardare la televisione, di ascoltare

musica mondana, di andare in discoteca, al bar per giocare a carte o a passare inutilmente il

tuo tempo, smetti di andare allo stadio a sgolarti e a dire parolacce contro il tuo prossimo, di

andare di estate alla spiaggia al mare, in piscina per abbronzarti e divertirti – ed in particolare

se sei una donna smetti di metterti pantaloni, minigonne, abiti scollati, trasparenti, attillati,

sontuosi, collane, orecchini, braccialetti (cfr. 1 Timoteo 2:9-10), e smetti di truccarti – insomma

smetti di fare ogni sorta di male (cfr. Tito 2:11-14). Ti domanderai forse perché ti devi astenere

anche da tante cose che oggi molti non considerano più male: il motivo è perché tu nascendo

di nuovo sei diventato il tempio di Dio (cfr. 1 Corinzi 3:16-17; 6:18-20), cioè il tuo

corpo è diventato l’abitazione spirituale dove è venuto a dimorare Dio, e dato che Dio è santo

tu hai il dovere di prestare le tue membra non più al servizio del peccato e della vanità ma al

servizio della giustizia e della santità (cfr. Romani 6:12-23) e di conservare il tuo corpo in

santità ed onore (cfr. 1 Tessalonicesi 4:3-5). E quelle cose che oggi il mondo dice si possono

fare, davanti a Dio non sono altro che cose storte e perverse che non gli piacciono e per le

quali l’ira di Dio si rivela dal cielo. Sii zelante solo nel fare il bene, aiutando chi è nel bisogno

principalmente tra i fratelli (cfr. Galati 6:10) orfani vedove e poveri, partecipando a sostenere

materialmente il pastore e gli anziani che ti ammaestrano (cfr. Galati 6:6; 1 Corinzi 9:7-11,14;

1 Timoteo 5:17-18) perché essi ne sono degni; leggi e medita del continuo le sacre Scritture

(cfr. 2 Timoteo 3:14-17), prega del continuo Dio nel nome di Gesù Cristo (cfr. Colossesi 4:2)

con fede e aspettando con pazienza la risposta. Tra le cose che devi chiedere a Dio per gli altri

c’è il bene spirituale dei tuoi fratelli e delle tue sorelle (cfr. Filippesi 1:8-11; Colossesi 1:9-

12), la salvezza degli uomini (cfr. Romani 10:1 e 1 Timoteo 2:1-7), l’aiuto e la benedizione

per le autorità che ci governano (cfr. 1 Timoteo 2:1-2). Tra le cose che invece devi chiedere

per te stesso c’è la sapienza (cfr. Giacomo 1:5-8) per condurti in maniera saggia in ogni circostanza

della vita, il battesimo con lo Spirito Santo tramite il quale si viene rivestiti di potenza

(cfr. Matteo 7:7; Luca 11:13; Atti 1:8; 2:4), e i doni dello Spirito Santo che sono dati per

l’edificazione della chiesa (cfr. 1 Corinzi 14:12). Evangelizza tutti, Cattolici romani, Ebrei,

Induisti, Buddisti, Mussulmani, Testimoni di Geova, Mormoni, e chiunque altro; parlagli della

grazia di Dio che è in Cristo Gesù affinchè anche loro possano nascere di nuovo.

Un’ultima cosa, ma non per questo meno importante, ricordati che Gesù Cristo, il giusto, che

non commise alcun peccato e che cercò solo il bene della gente fu odiato dal mondo, per cui

non meravigliarti se quelli del mondo ti odieranno e perseguiteranno una volta che sarai passato

dalla morte alla vita (cfr. Giovanni 15:18-25; 1 Giovanni 3:13-14). Sopporta anche tu le

sofferenze come Cristo sopportò le sue, e rallegrati d’essere reputato degno di soffrire per il

suo santo nome che è benedetto in eterno (cfr. Matteo 5:11-12; Atti 5:40-41). Stai saldo nella

fede fino alla morte e otterrai la corona della vita.

ai buoni (…) Coll’essere buoni noi, colle sole nostre forze naturali, non potremmo meritare il

Paradiso; lo meritiamo colla grazia che Dio ci ha conferito nel Battesimo, per la quale le nostre

buone opere acquistano merito pel Paradiso (….) Ognuno attende con tanti sacrifici e lavori

a farsi un buon stato quaggiù, a guadagnare beni incerti, che poi si possono perdere da un

giorno all’altro, che non possono mai rendere felice nessuno poiché non appagano il cuore, e

che, in ogni modo, bisogna abbandonare presto per la morte. Pensate invece, prima di tutto, a

guadagnarvi il Paradiso’, ed anche ‘Perciò in grazia della speranza noi aspettiamo dal Signore

la vita eterna e tutte le grazie necessarie per meritarla quaggiù; ma per meritarla in qual modo?

Con le buone opere’ ed ancora: ‘Speriamo di salvarci perché Dio ci vuole salvi, e noi vogliamo,

da parte nostra, fare ciò che é necessario per salvarci, e cioè, come diciamo nell’atto

di speranza, speriamo da Dio ‘la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone

opere che io debbo e voglio fare’. Ma allora non bastano a salvarci i meriti infiniti di Gesù

Cristo? ‘Non bastano – dicono sempre i vostri preti – non perché essi non abbiano valore sufficiente,

ma perché Gesù Cristo stesso ha voluto il concorso e la cooperazione delle nostre opere

buone, perché per applicarcene il merito, vuole che noi sentiamo e vogliamo in unione a

Lui, perché ha voluto che noi praticassimo il Vangelo e vivessimo la vita cristiana’.

Ma le cose non stanno affatto così, infatti questa dottrina che attribuisce alle opere il potere di

far meritare la vita eterna agli uomini e di salvare gli uomini dall’inferno e che voi avete accettato

in buona fede pensando che fosse giusta perché vi viene insegnata da persone che hanno

l’appellativo di sacerdoti di Dio, è una dottrina falsa, diabolica che fino adesso ha menato

all’inferno centinaia di milioni di persone. Sì, ci sono centinaia di milioni di persone a soffrire

nelle fiamme dell’inferno – tra cui anche dei vostri parenti e magari familiari – proprio perché

in vita si erano appoggiati su questa dottrina sulla salvezza insegnatagli dai preti.

Ora la confuteremo e così vi renderete conto personalmente di quanto dico. Secondo quello

che dice la Scrittura, la vita eterna non é la mercede che Dio dona all’uomo che si sforza di

guadagnarsela, ma essa é il dono che Dio fa all’uomo che si ravvede dei suoi peccati e crede

nel nome del Figliuol di Dio. Paolo dice infatti: “Il dono di Dio é la vita eterna in Cristo Gesù,

nostro Signore” (Rom. 6:23), quindi la vita eterna, essendo il dono di Dio, l’uomo non la può

né meritare e neppure guadagnare operando il bene, altrimenti il dono non é più dono. Ma io

vi domando: se Dio desse la vita eterna come mercede a coloro che operano, ciò significherebbe

che Egli è debitore verso di essi perché Paolo dice che “a chi opera, la mercede non è

messa in conto di grazia, ma di debito” (Rom. 4:4); ma come può essere vero questo quando

lo stesso apostolo dice anche: “Chi gli ha dato per il primo, e gli sarà contraccambiato?”?

(Rom. 11:35) Ed ancora vi domando: ma se le opere buone sono meritorie di vita eterna, allora

perché mai il Figlio di Dio sarebbe venuto a soffrire in questo mondo? Poteva rimanere

presso Dio Padre senza venire in questo mondo! Non vi pare? Ma sappiate che Gesù Cristo

venne proprio per questo, per acquistarci con il suo sangue la vita eterna e fare sì che tutti gli

uomini, Giudei e Gentili, potessero riceverla per grazia mediante la fede in Lui. Egli sapeva

che gli uomini non possono meritarsi la vita eterna perché tutti sono sotto la condanna e meritano

la punizione eterna, e perciò venne a morire per noi affinché per i suoi meriti, e ripeto per

i suoi meriti, noi potessimo ottenere gratuitamente la vita eterna da Dio. Ed ancora vi domando,

ma come si può affermare che le opere buone sono meritorie di vita eterna quando messe

tutte assieme non possono in niuno modo raggiungere il valore che ha la vita eterna? Come si

può fare tale affermazione quando Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Quand’avrete fatto tutto

ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo

di fare”? (Luca 17:10) Bisogna essere veramente arroganti per affermare che Dio debba dare

la vita eterna per giustizia a coloro che fanno opere meritorie! Tu allora dirai: Ma allora per

ha vita eterna” (Giov. 6:48), e: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla

il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”

(Giov. 6:40), ed ancora: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol

dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Poiché Iddio

ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui

non perisca, ma abbia vita eterna” (Giov. 3:14-16). A proposito di queste ultime parole ti voglio

fare sapere la ragione per cui Mosè innalzò il serpente di rame nel deserto e così capirai

bene perché Gesù ha preso proprio questo episodio biblico per spiegare che per avere la vita

eterna si deve solo credere in lui. Quando gli Israeliti nel deserto mormorarono contro Dio e

contro Mosè “l’Eterno mandò fra il popolo de’ serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e

gran numero d’Israeliti morirono. Allora il popolo venne a Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato,

perché abbiam parlato contro l’Eterno e contro te; prega l’Eterno che allontani da noi questi

serpenti’. E Mosè pregò per il popolo. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Fatti un serpente ardente, e

mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà’. Mosè

allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’antenna; e avveniva che, quando un serpente

aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, scampava” (Num. 21:6-9).

Ora, Gesù ha paragonato il suo innalzamento a quello del serpente di rame fatto nel deserto,

ed il paragone è veramente appropriato perché come gl’Israeliti morsi dai serpenti per scampare

alla morte dovevano solo guardare al serpente di rame innalzato da Mosè (notate infatti

che quelli che venivano morsicati, per non morire, dovevano solo guardare il serpente di rame

e non compiere qualche rito o qualche opera buona scritta nella legge), così gli uomini morti

nei loro falli per essere vivificati ed ottenere la vita eterna da Dio devono solamente contemplare

il Figliuolo di Dio e credere in lui. In lui che prima fu appeso al legno della croce e poi

dopo essere risuscitato dai morti fu assunto alla destra di Dio. Sì, è proprio così che si ottiene

la vita eterna da Dio, (soltanto) credendo in Cristo Gesù; e non compiendo opere buone o

sforzandosi di essere buoni come invece proclamano i vostri preti morti nei loro falli che parlano

in questa maniera perché loro stessi ancora non hanno contemplato il Figliuolo e non

hanno creduto in lui. Anche Giovanni il Battista disse che la vita eterna si ottiene soltanto per

fede infatti proclamò: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna” (Giov. 3:36); e così l’apostolo

Paolo che disse: “Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse

in me per il primo tutta la sua longanimità, e io servissi d’esempio a quelli che per

l’avvenire crederebbero in lui per aver la vita eterna” (1 Tim. 1:16). D’altronde, se non fosse

soltanto per la fede che si riceve la vita eterna essa cesserebbe di essere un dono, perché occorrerebbe

fare qualche opera buona per meritarsela. In altre parole la Scrittura si contraddirebbe

perché un dono che si merita o si guadagna non è più un dono. Ti faccio un esempio per

farti capire meglio questo concetto. Mettiamo il caso che tu compri un regalo per un tuo familiare;

che ti aspetti da lui? Che lo accetti come regalo. Quindi che nella semplicità del suo

cuore, egli appena tu glielo consegni ti dica: ‘Grazie’. Ma mettiamo il caso che tu gli dica: ‘Te

lo regalo però devi pagarmelo (magari non tutto il prezzo, ma solo una parte). Si potrebbe ancora

chiamare regalo quell’oggetto? Assolutamente no. E così è con la vita eterna; se Dio afferma

nella Bibbia che essa è il SUO DONO tu lo devi accettare come tale mediante la fede in

Gesù Cristo, e ringraziarlo per questo grande dono. Non devi fare proprio nulla per meritartelo

perché Dio non ti chiede in cambio nulla, né tutto il prezzo e neppure una parte, perché il

prezzo l’ha pagato per te Gesù Cristo quando morì sulla croce per ciascuno di noi. Se Dio ti

chiedesse oltre che la fede anche le opere buone per avere la vita eterna egli sarebbe doppio

nel parlare; sarebbe come dire che Gesù Cristo sulla croce con le sue sofferenze e con il suo

sangue non fece abbastanza per acquistarci la redenzione eterna e quindi il sacrificio di Cristo

sarebbe ridotto ad un piccolo aiuto dato da Dio all’uomo, un aiuto datogli per meritarsi la vita

eterna; come dire insomma che per avere la vita eterna ci vogliono anche i meriti dell’uomo

perché quelli di Cristo non sono sufficienti. Ma ripeto, a questo punto la vita eterna non si po14

letto tutto ciò tu dirai: ‘Ma io credo, ma io credo in Gesù’. Bene, allora io ti domando:

‘Ma se credi in Gesù come dici, come mai non hai la certezza della vita eterna? Come hai infatti

potuto vedere Gesù ha detto che chi crede ha vita eterna. La ragione te la dico io: ‘Perché

in realtà tu dici di credere con la bocca, ma con il tuo cuore ancora non hai creduto che Gesù

Cristo è morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione’. Credi dunque con

tutto il tuo cuore che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati, e che il terzo giorno risuscitò

per giustificarci con il suo sangue. Allora, e solo allora, capirai che il tuo attuale credere è un

credere fasullo. A questo punto tu forse dirai: ‘Troppo semplice per essere vero!’. Al che io ti

dico: ‘Ma perché, le dottrine per essere vere devono essere complicate? ossia, più complicate

sono e più probabilità c’è che siano vere?’ Non ti pare che non è questa la maniera in cui si

capisce se una dottrina è vera o meno? Una dottrina è vera se è confermata dalla Bibbia a prescindere

se sia difficile a capire o facile da capire. Per il resto una dottrina può essere molto

semplice o molto complicata ma se la Bibbia non la conferma va rigettata. La via per ottenere

la vita eterna potrà sembrare facile quanto vuoi, una cosa è certa, ESSA E’ VERA. Noi

l’abbiamo percorsa e te lo possiamo dire per esperienza personale. Credi forse che siamo presuntuosi

nel dire che abbiamo la vita eterna? Bene, allora ascolta quello che dice l’apostolo

Giovanni, che ti ricordo fu testimone oculare della morte e della risurrezione di Gesù Cristo,

nella sua prima epistola: “Io v’ho scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna,

voi che credete nel nome del Figliuol di Dio” (1 Giov. 5:13). Egli non disse: ‘Affinché speriate

di ottenere la vita eterna voi che credete nel nome del Figliuol di Dio’, come se noi credenti

non possedessimo di già la vita eterna in noi stessi, ma disse di averci scritto quelle cose per

farci sapere che noi abbiamo di già la vita eterna. Lo stesso apostolo dice anche: “Chi crede

nel Figliuol di Dio ha quella testimonianza in sé… E la testimonianza è questa: Iddio ci ha data

la vita eterna, e questa vita è nel suo Figliuolo. Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il

Figliuolo di Dio, non ha la vita” (1 Giov. 5:10,11,12). Riconosci dunque che le parole

dell’apostolo confermano pienamente che noi che crediamo abbiamo la vita eterna. Ma io ti

vorrei domandare: ma come puoi dire che un credente che ha ricevuto Cristo nel suo cuore

non può dire con certezza di fede di avere la vita eterna, quando Gesù Cristo è “la vita eterna

che era presso il Padre e che ci fu manifestata” (1 Giov. 1:2) e “chi ha il Figliuolo ha la vita”

(1 Giov. 5:12)? Quando parli così è come se dicessi che un cittadino italiano non può dire di

avere la cittadinanza italiana perché questo è orgoglio! E’ come se dicessi che tuo figlio è una

persona presuntuosa perché dice ai suoi amici che tu gli hai regalato la bicicletta. Ma rientra

in te stesso: ‘Che presunzione può avere qualcuno nel dire di avere ricevuto da Dio il DONO

della vita eterna? Ma se essa è un dono è presunzione dire di averlo ricevuto? O magari dire di

averlo chiesto e di averlo ricevuto? E’ presunzione gloriarsi di avere ricevuto questo meraviglioso

dono da un Dio meraviglioso pronto a perdonare?’ Lo so che vi è stato detto: ‘Presumere

di salvarsi senza merito è superbia che offende la giustizia di Dio e, quasi, se ne burla,

come se Egli ci debba il Paradiso, o ci debba premiare del bene che non abbiamo voluto fare’.

Ma anche ciò è falso, perché ho ampiamente dimostrato che la vita eterna è il dono di Dio. In

realtà i superbi non siamo noi che diciamo che siamo certi di avere la vita eterna per la grazia

di Dio perché abbiamo creduto e crediamo, ma sono tutti coloro che dicono che si viene salvati

nel regno celeste compiendo opere buone.

Noi credenti siccome per la grazia di Dio abbiamo la vita eterna dimorante in noi, siamo certi

che quando moriremo, a condizione naturalmente che conserviamo la fede sino a quel giorno,

andremo in cielo ad abitare con Gesù perché Gesù ha detto: “Io son la risurrezione e la vita;

chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai” (Giov.

11:25,26), ed anche: “Se uno mi serve, mi segua; e là dove son io, quivi sarà anche il mio servitore”

(Giov. 12:26). E “siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch’è in quella parola della

Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo” (2 Cor.

4:13), dicendo come gli apostoli: “Siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire

sentimento che era in Paolo il quale aveva il desiderio di partire e d’essere con Cristo, e questo

perché essere con Cristo in cielo è cosa di gran lunga migliore del rimanere sulla terra.

Tutto ciò però per i preti è sfacciata presunzione; perché secondo loro, prima di andare in paradiso

tutti coloro che muoiono nella grazia devono andare in purgatorio ad espiare la pena

dei loro peccati! E guai a chi non accetta questa loro dottrina perché il concilio di Trento ha

detto: ‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi

peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale

che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel

futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli; sia anatema’

(Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30). Ma non è affatto così come dicono loro, perché la

Scrittura insegna che quando Dio rimette i peccati ad un uomo gli rimette di conseguenza anche

la pena eterna. L’esempio del ladrone pentitosi sulla croce in punto di morte ne è un esempio,

perché Gesù gli rimise tutti i suoi peccati con i relativi debiti di pena eterna infatti gli

disse: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43). Gesù non gli disse

che prima doveva andare a sostare nel purgatorio qualche tempo per purgarsi di una parte della

pena eterna dei suoi peccati e poi sarebbe potuto andare in paradiso, ma gli disse che in

quello stesso giorno lui sarebbe andato in paradiso! Riflettete; ma non è assurdo credere che

Dio rimetta tutti i debiti all’uomo che si pente e poi, quando muore, lo manda in un luogo di

tormenti come il purgatorio ad espiare parte di essi prima di farlo entrare nel regno dei cieli?

Eppure questo è quello che vi fanno credere i preti! Con tutto ciò non vogliamo dire che noi

credenti siamo giunti alla perfezione o che siamo senza peccato; lungi da noi questo, perché

noi riconosciamo di essere delle persone con dei difetti che abbiamo bisogno di essere perfezionati

e di perfezionarci, e che talvolta facciamo quello che odiamo e abbiamo bisogno perciò

di confessare i nostri falli al Signore per ottenerne la remissione. Ma vogliamo dire solamente

che in virtù della misericordia di Dio per la quale Egli ci ha fatti rinascere e diventare

figli di Dio e ci ha dato la vita eterna, siamo sicuri di essere stati perdonati appieno dal Signore,

di avere ricevuto il purgamento di tutti i nostri peccati e perciò se moriamo con Gesù con

lui andremo a vivere in cielo subito dopo essere morti. La chiamino pure presunzione questa

nostra fiducia i preti; continuino i concili a lanciare gli anatemi contro chi, secondo loro, ostenterà

questa certezza di remissione di peccati e di vita eterna; noi continueremo a gloriarci

nel Signore per avere ottenuto il purgamento dei nostri peccati con il sangue di Gesù, continueremo

a glorificare il suo nome per questo, e continueremo a predicare agli uomini che in

Cristo c’è la certezza di remissione dei peccati, che in lui c’è la certezza di avere la vita eterna;

ma nella teologia dei preti c’è ambiguità, falsità, incertezza; cose che generano nelle persone

che l’accettano nient’altro che dubbi, angosce e incertezze. O uomini e donne che giacete

nella paura della morte e non sapete dove state andando (o meglio sapete che andrete in un

purgatorio che però non esiste) perché avete dato retta ai falsi insegnamenti dei preti, vi supplichiamo

nel nome di Cristo a pentirvi e a credere in Cristo per ottenere la remissione dei

peccati e la vita eterna! Badate bene a non rifiutare il dono di Dio perché in questo caso ciò

che vi aspetterebbe quando morirete è il fuoco ardente dell’inferno, dove patirete tormenti indicibili

e dove sarà troppo tardi pentirvi e credere nel Figliuolo di Dio. Oggi è il giorno della

salvezza, oggi è il tempo accettevole; domani potrebbe essere troppo tardi. Non posticipare la

tua decisione per Cristo. Sai forse il giorno della tua morte? No, perciò adesso umiliati davanti

a Dio, confessagli i tuoi peccati, e credi nel suo Figliuolo Gesù Cristo; e subito, all’istante, sarai

perdonato, riconciliato con Dio e otterrai il dono della vita eterna e quando morirai sarai

sicuro di andare in paradiso con Gesù Cristo il tuo Salvatore e là troverai i santi del passato

(quelli veri) e quelli del presente e assieme loderemo e glorificheremo Iddio e il suo Figliuolo.

Una volta sperimentato il perdono di Dio nella tua vita e che sarai certo di avere la vita eterna,

dato che lo Spirito Santo sarà in te ad attestarti che sei un figlio di Dio lavato con il prezioso

sangue di Gesù, devi farti battezzare in acqua per immersione perché Gesù prima di ascendere

ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito

Santo” (Matteo 28:19). Il battesimo è necessario al fine di avere una buona coscienza davanti

a Dio perché l’apostolo Pietro dice che esso è “la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio”

(1 Pietro 3:21). Mediante il battesimo si testimonia al diavolo e ai suoi ministri (come anche

alle persone del mondo che sono presenti o che odono di esso) di essere diventati dei discepoli

di Cristo Gesù, di non volere vivere più per sé stessi ma per Colui che è morto e risuscitato

per noi, e perciò di avere rinunciato a sé stessi ed ai piaceri del peccato che offre il diavolo

tramite questo mondo malvagio. Devi infatti sapere che quando si viene perdonati da Dio si

viene strappati da questo presente secolo malvagio che giace nel maligno e trasportati nel regno

del Figliuolo di Dio; che prima di essere perdonati si serve il peccato ma dopo si comincia

a servire la giustizia. E’ un atto dunque il battesimo con il quale si dichiara di essere morti

al peccato e al mondo. Lascia dunque la parrocchia che frequenti e cerca subito una comunità

di credenti in Cristo Gesù e chiedi al pastore o agli anziani di questa comunità di battezzarti

(cfr. Atti 8:36,38). E rimani con i membri di questa comunità perché sono anche loro stati

perdonati ed hanno la vita eterna. Sono dei fratelli e delle sorelle in Cristo Gesù che devi amare

a fatti e in verità (cfr. 1 Giovanni 3:16-18) perché così Cristo ha comandato (cfr. Giov.

15:17), e con cui devi camminare assieme in attesa del ritorno del Signore dal cielo. Frequenta

assiduamente le riunioni, cerca i fratelli anche quando non ci sono delle riunioni ufficiali e sta

con loro per parlare delle cose relative a Gesù e al suo regno, per pregare, per cantare, per

compiere ogni opera buona alla gloria di Dio (cfr. Atti 2:41-47). In questa maniera ti fortificherai

e crescerai spiritualmente. Naturalmente il tuo passaggio dalla morte alla vita sarà notato

dai tuoi genitori, o da tua moglie o da tuo marito, o dai tuoi figli, e da chiunque ti conosce.

Che devi fare nei loro confronti? Spiegargli cosa ti è accaduto, cioè come il Signore ha avuto

pietà di te perdonandoti i tuoi peccati e donandoti la vita eterna (cfr. Luca 8:39) e questo per

guadagnarli a Cristo. Non vergognarti di testimoniare dell’opera che Dio ha compiuto in te

come Cristo non si è vergognato di morire per te sulla croce (cfr. Marco 8:38). E’ importante

poi che tu sii loro d’esempio nel parlare, nell’amore, nella purità, nella condotta, al fine di fare

vedere loro la luce del Signore (cfr. Matteo 5:14-16) e naturalmente sempre per guadagnarli a

Cristo. Questo significa che ti devi astenere da qualsiasi concupiscenza carnale e mondana a

cui prima di nascere di nuovo eri dedito; come anche da pratiche idolatriche e superstiziose

come la venerazione delle immagini e delle statue, la recitazione del rosario, le processioni,

l’adorazione dell’ostia, ecc. Un’ultima cosa, ma non per questo meno importante, ricordati

che Gesù Cristo, il giusto, che non commise alcun peccato e che cercò solo il bene della gente

fu odiato dal mondo, per cui non meravigliarti se quelli del mondo ti odieranno e perseguiteranno

una volta che sarai passato dalla morte alla vita (cfr. Giovanni 15:18-25; 1 Giovanni

3:13-14). Sopporta anche tu le sofferenze come Cristo sopportò le sue, e rallegrati d’essere

reputato degno di soffrire per il suo santo nome che è benedetto in eterno (cfr. Matteo 5:11-

12; Atti 5:40-41). Stai saldo nella fede fino alla morte e otterrai la corona della vita.

http://imieiscritti.lanuovavia.org/libro_messaggi_per_i_peccatori.pdf

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